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Archivi del mese: Febbraio 2015

PD allo sfascio

Sicilia 2015, fuga dal Pd. 500 iscritti lasciano il partito: “E’ come Forza Italia del 2001”

“Il Pd siciliano? Ha ormai le stesse facce che si trovavano in Forza Italia, ai tempi del 61 a 0 del 2001”. Parola di Erasmo Palazzotto, deputato di Sinistra Ecologia e Libertà, che ha presentato a Palermo l’esodo dal Pd di oltre 500 iscritti. “Davide Faraone – ha spiegato Palazzotto – ha dichiarato che il Pd è paragonabile al centrodestra dopo il 61 a 0: è l’affermazione più vera che abbia fatto. Il problema è che il Pd non ha assunto solo i modi, ma anche i volti di un sistema di potere che ha governato la Sicilia per 30 anni. Qui Renzi ha fatto solo un lifting, nessuna rottamazione”. Il riferimento è per l’entrata tra i democrat dei cinque deputati diArticolo 4, tutti provenienti dall’Udc che fu di Totò Cuffaro, e dal Mpa di Raffaele Lombardo. “In 500 non ci siamo più riconosciuti in questo partito, che non parla più col centro sinistra ma con il centro destra: le facce sono le stesse di sempre”, spiegaValentina Spata, leader degli “esuli democratici” e portavoce della corrente di Pippo Civati in Sicilia. “Ormai qui si rischia l’estinzione di minoranze e maggioranze”, continua. All’orizzonte la creazione di un nuovo polo elettorale a sinistra del Pd, che punta a dialogare anche con il Movimento 5 Stelle. La stessa Spata guadagnò notorietà quando decise di appoggiare pubblicamente il candidato sindaco del M5S alle amministrative della sua città, Ragusa, boicottando l’aspirante sindaco sostenuto dal Pd. “Io continuerà a interloquire con gli esponenti del Movimento, che secondo me inSicilia è migliore rispetto alle altre realtà: per cercare il bene di questa terra occorre parlare con le forze più sane che sono in campo”  di Pietro Giammona e Giuseppe Pipitone  

28 febbraio 2015
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Bronte, Siracusa e poi Messina, la storia di Mattia

 

Muore un neonato per una diagnosi errata

CARMEN VALISANO 28 FEBBRAIO 2015

CRONACA – Un’infezione non riconosciuta. Poi il parto urgente, avvenuto solo dopo il trasferimento nella città aretusea perché nel Catanese nessuno aveva posti a disposizione. Dopo la nascita il lento percorso di ripresa, bruscamente interrotto da un problema polmonare. Lo spostamento nel policlinico messinese dove arriva la diagnosi letale: acidosi metabolica irreversibile. Il piccolo è morto ieri, i genitori hanno sporto denuncia

Un’infezione non riconosciuta, un parto difficile avvenuto solo dopo che per tante volte la partoriente era stata rifiutata da altri ospedali, un problema polmonare insorto dopo il cambio dell’incubatrice. In mezzo un macchinarioche a detta di uno dei medici non sarebbe stato funzionante. Una vicenda che, proprio nei giorni nei quali infuriavano le polemiche per la vicenda della piccolaNicole, vede ancora una volta la morte di un neonato, Mattia. A riportare per prima la notizia è la testata LiveSicilia. La tragica storia parte in provincia di Catania, a Bronte, paese natale dei genitori. «La signora si fa seguire in quell’ospedale», racconta a Meridionews Dario Pastore, legale della coppia. Alla base di tutto «ci sarebbe una omessa diagnosi di una infezione vaginale così grave e non individuata da aver determinato la rottura della placenta e il parto prematuro. Il condizionale è d’obbligo, dato che ci sarà un’inchiesta».

La donna «viene ricoverata due volte. Quando le si rompono le acque, prima che il bambino nasca, viene trasferita all’Umberto I di Siracusa, nel reparto di terapia intensiva neonatale». Viene scelta la struttura aretusea perché «tutti gli ospedali negano il posto in ginecologia», chiarisce l’avvocato. Che aggiunge: «Anche questo sarà oggetto di indagini». A Siracusa «le fanno la diagnosi dell’infezione» e il piccolo viene al mondo. È il 19 gennaio, «il ricovero si protrae fino al 25 febbraio – racconta Pastore – Il bambino migliora, fino a quando il 18 febbraio viene cambiata l’incubatrice e poco dopo viene riscontrata al bambino una grave infezione polmonare. Cosa che prima non c’era», puntualizza.

Sono i giorni immediatamente successivi alla morte di Nicole, deceduta in ambulanza perché non c’era posto per lei nelle strutture neonatali del Catanese. «In quel momento c’era l’ispezione ministeriale voluta dal ministroBeatrice Lorenzin e dall’assessore Lucia Borsellino, i genitori vedevano nel reparto di terapia neonatale del movimento», riporta l’avvocato. Nella struttura siracusana, secondo il padre e la madre del piccolo Mattia, le apparecchiature non sarebbero state a norma. «A Mattia manca il lembo osseo che separa le due narici – spiega l’avvocato che riporta il racconto della coppia – perché a dire di un medico il macchinario c-pap (che serve ad alleviare problemi respiratori, ndr) era difettoso», ripete.

La situazione precipita pochi giorni fa, il 25 febbraio. «Il primario chiama la signora e le dice che il bambino aveva bisogno di terapia ossidonitrica». Nulla di urgente o di pericoloso, la rassicurano. Mattia viene dunque trasferito al policlinico di Messina, dove ai genitori viene detto che la terapia prescritta a Siracusa è l’ultima delle preoccupazioni. «I parametri vitali erano tutti fuori norma, il bambino era affetto da una grave acidosi metabolica (l’aumento degli acidi nel sangue, ndr) che non è stata curata. Irreversibile. Ieri è morto».

Stamattina i genitori del bambino hanno sporto denuncia tramite il loro legale, «probabilmente la salma verrà sequestrata per l’autopsia, è ancora alla camera mortuaria del policlinico di Messina», conclude Pastore. Che non riesce a trattenere l’amarezza: «Non è possibile che in Sicilia si muoia perché non si sa fare il proprio lavoro».

28 febbraio 2015

Sicilia, nasce prematuro e muore a 38 giorni di vita: esposto in Procura

Il piccolo Mattia ha smesso di respirare al Policlinico di Messina, dove era stato portato da Siracusa per problemi respiratori. I genitori chiedono di fare chiarezza sulle responsabilità

19:44 – Un bimbo di 38 giorni di vita, nato prematuro, è morto al Policlinico di Messina, dove era stato trasferito d’urgenza dall’Umberto I di Siracusa per presunti problemi respiratori. Il piccolo era stato partorito alla 24esima settimana il 19 gennaio a Bronte. Sul caso il legale dei genitori ha presentato un esposto alla Procura di Catania. La madre era stata trasferita a Siracusa perché in Terapia intensiva neonatale a Catania non c’era posto.

Sicilia, nasce prematuro e muore a 38 giorni di vita: esposto in Procura

Il bambino, che si chiamava Mattia, era il secondo figlio di una coppia che vive nel Catanese. “Potrebbe essere un caso di malasanità – afferma l’avvocato dei genitori, Dario Pastore -. Noi vogliamo che sia fatta chiarezza, a tutti i livelli. Abbiamo chiesto il sequestro della salma, che è all’obitorio del Policlinico di Messina, e che sia disposta l’autopsia”.

Il legale ricostruisce la vicenda fin dal 19 gennaio, quando alla mamma di Mattia si rompono le acque, nonostante sia ancora alla 24esima settimana di gravidanza. La donna viene portata nell’ospedale di Bronte, nel Catanese. Attraverso il 118 si cerca un posto in un’Unità di terapia neonatale intensiva di un ospedale di Catania per ricoverare il piccolo dopo il parto. Ma non c’è la disponibilità e la gestante viene condotta in ambulanza all’Umberto I di Siracusa. Il parto avviene l’indomani, il 20 gennaio. Nasce Mattia, che pesa 870 grammi ed ricoverato nell’Unità terapia intensiva neonatale dello stesso nosocomio.

“I medici a Siracusa – racconta ancora l’avvocato – alla mia assistita dicono che la rottura delle acque è dovuta a un’infezione, ma che per il neonato non ci sono problemi. Il 18 febbraio gli cambiano l’incubatrice, e due giorni dopo ci sono i primi segnali di un aggravamento”.

Il 25 febbraio il piccolo viene trasferito al Policlinico di Messina, dove, spiega il penalista, “è possibile sottoporlo a una terapia ossidonitrica che a Siracusa non poteva essere fatta. Ma appena arrivato – osserva il legale – ai miei assistiti viene detto che la situazione era compromessa e che il piccolo stava per morire per un’acidosi metabolica. Cosa che è avvenuta due giorni dopo. Adesso noi vogliamo sapere dalla magistratura se ci sono state responsabilità”

ENNESIMA TRAGEDIA

Nuovo caso Nicole, muore neonato
Trasferito a Siracusa e Messina per mancaza di posti

Sabato 28 Febbraio 2015 – 13:54 di
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Si chiama Mattia, il suo calvario è durato 30 giorni. Dall’ospedale di Bronte è stato trasferito a Siracusa e poi a Messina. Esposto dei genitori assistiti dall’avvocato Dario Pastore in Procura.

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  • CATANIA- Da Bronte a Siracusa a Messina per mancanza di posti letto in terapia intensiva a Catania. C’è un nuovo caso Nicole alle falde dell’Etna, l’ennesimo, possibile, caso di malasanità. L’ultima vittima si chiama Mattia, i genitori sono sconvolti dopo un calvario durato 30 giorni a cavallo di 3 ospedali. Affiancati dal noto penalista Dario Pastore hanno presentato un esposto in Procura .

BRONTE. Il calvario del piccolo Mattia è iniziato, secondo quanto denunciato da genitori, all’ospedale di Bronte dove non sarebbe stata diagnosticata un’infezione che ha causato, nel giro di pochi giorni, un parto prematuro. Per partorire, la signora è stata trasferita da Catania a Siracusa, ospedale Umberto Primo. Non c’erano posti in terapia intensiva a Catania. La storia si ripete.

SIRACUSA. “Il piccolo resta in terapia intensiva a Siracusa fino al 25 febbraio -spiega a LivesiciliaCatania l’avvocato Dario Pastore- giorno in cui il primario di Siracusa comunica che è necessario il trasferimento al Policlinico di Messina per effettuare una terapia ossidonitrica che a Siracusa non poteva essere fatta”. All’improvviso le condizioni del bambino si aggravano.

MESSINA. Arrivato a Messina il 25 febbraio, i medici avrebbero scoperto -secondo la ricostruzione della difesa- che i problemi respiratori “non erano la causa principale della gravi condizioni del bambino, che aveva in corso una grave acidosi metabolica”.

Dopo aver cambiato 3 ospedali e percorso quasi 300 chilometri in cerca di un luogo idoneo in cui essere curato. “Potrebbe essere un caso di malasanità – afferma l’avvocato Pastore – noi vogliamo sia fatta chiarezza, a tutti i livelli. Abbiamo chiesto il sequestro della salma, che è all’obitorio del Policlinico di Messina, e che sia disposta l’autopsia”.

Neonato morto a Siracusa:
nuovo caso di malasanità?

Neonato morto a Siracusa: <br /> nuovo caso di malasanità?

Nuovo presunto caso di malasanità. A denunciarlo, con un esposto in Procura, l’avvocato penalista Dario Pastore che assiste i genitori del piccolo Mattia, deceduto dopo essere nato prematuro di 24 settimane, con un peso di appena 870 grammi.

Nell’esposto l’avvocato riferisce che la nascita prematura del neonato sarebbe avvenuta per un’infezione vaginale della donna che è stata trasferita lo scorso 19 gennaio dall’ospedale di Bronte, nel Catanese, all’ospedale Umberto I di Siracusa, perchè non c’erano posti Utin nella provincia di Catania.

Il piccolo Mattia nato il 20 gennaio, 24 ore dopo il ricovero nell’ospedale siracusano, per 37 giorni è stato in incubatrice e poi trasferirlo a Messina, dove è morto il giorno dopo. Sull’episodio indaga la Procura di Catania.

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LA SENTENZA Falsi incidenti con rimborsi record Raffica di condanne per le truffe alle assicurazioni

MESSINA. Sono 20 gli anni e 8 i mesi inflitti complessivamente dal Gup di Messina Monica Marino ai cinque imputati del processo con rito abbreviato per associazione a delinquere finalizzata alle truffe assicurative. Poco più della metà degli anni richiesti dalla Procura peloritana. La condanna più severa, 6 anni, è per il giarrese Lucio Parisi, considerato dall’accusa il deus ex machina dell’organizzazione criminale capace di mettere in piedi un numero impressionante di falsi sinistri, ottenendo, in alcuni casi, anche 40mila euro di risarcimenti danni dalle compagnie assicurative per ogni singolo incidente. Il Gup ha concesso al 55enne, rinchiuso in carcere dallo scorso luglio, le circostanti attenuanti generiche, ritenute equivalenti alle aggravanti contestate dalla Procura.

Sono 5 gli anni di carcere inflitti al medico di Calatabiano Rosario Genati, dipendente dell’ospedale San Vincenzo di Taormina. Per l’uomo, accusato di aver fornito al sodalizio falsi referti medici, il pubblico ministero aveva chiesto una condanna esemplare a 14 anni. Il Gup ha concesso al medico le attenuanti generiche, ritenute prevalenti rispetto alle aggravanti contestate.

Stessa pena per Salvatore Moschella, di Taormina, e Massimo Donato, di Gaggi, il primo accusato di aver vestito i panni di testimone o conducente dei mezzi nei falsi sinistri, ed il secondo di aver reclutato i soggetti da coinvolgere negli incidenti. Entrambi sono stati condannati a 3 anni e 4 mesi.

Inflitti, infine, tre anni al giarrese Carmelo Compagnino, per l’accusa a servizio dell’organizzazione per il disbrigo delle pratiche.

LE REAZIONI. Parzialmente soddisfatti dalla sentenza i legali della difesa. “Siamo soddisfatti perché abbiamo dimezzato le richieste di condanna del pm – dichiarano Enzo Trantino e Ivan Albo, difensori di fiducia di Lucio Parisi – ma è ancora troppo alta la pena rispetto ai fatti accertati e al comportamento processuale del Parisi”. Anche il difensore di Genati commenta la sentenza del Gup. “Una sentenza che per essere valutata appieno necessita della conoscenza dell’apparato motivazionale – dichiara Ernesto Pino – ma che sin da ora brilla per una concreta ed effettiva commisurazione tra intensità del comportamento antigiuridico del mio assistito e pena inflitta. Tale merito – prosegue il legale – è maggiore se si fa mente alle richieste di pena dell’accusa, di certo sproporzionate rispetto all’assoluta incensuratezza ed al passato del dottor Genati, costellato – conclude Pino – da successi professionali e diuturni sacrifici tutti finalizzati a salvare vite umane”.

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Bronte per il momento e’ salvo

TAGLI E PROTESTE

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Sanità: Chiudono 4 punti nascita in Sicilia

Accelera Lucia Borsellino dopo l’aut aut del Ministro Beatrice Lorenzin che ha chiesto risultati concreti ed un allineamento agli standard nazionali entro giugno del 2015. Il Senatore Torrisi NCD su chiusura Punto Nascite Paternò: “Scelta sbagliata”

L’assessore per la Salute della Regione, Lucia Borsellino, ha dato il via ai provvedimenti attuativi della rete ospedaliera sui Punti Nascita firmando i decreti per la soppressione dei reparti sotto standard. Si tratta dei punti nascita dove vi sono meno di 500 parti l’anno. Il provvedimento del 2012 era già attivo in alcune strutture, ma adesso la lista si completa con la chiusura ufficiale di quattro punti nascita. Si tratta del San Raffaele Giglio a Cefalù, la casa di cura “Argento” di Catania, l’ospedale S.S. Salvatore di  Paternò e di Licata.

Nel procedimento di chiusura dovrà comunque essere garantito il servizio fino al completamento della dismissione del reparto. Dovrà rimanere attiva la guardia ostetrico-ginecologica h24 e le aziende dovranno garantire l’assistenza alle future mamme. L’obiettivo è quello di potenziare sempre di più le strutture già attive e funzionanti con più di 500 parti l’anno.

Intanto arrivano i primi malcontenti soprattutto da parte dei centri più piccoli come per esempio l’ospedale di Paternò.

In una nota il Senatore NCD Salvo Torrisi  in merito alla chiusura del Punto Nascite di Paternò afferma: “Si tratta di una notizia che ci contraria enormemente, poiché da tempo ripetiamo che si tratta di una scelta sbagliata. Abbiamo detto più volte, con carte alla mano, che il dato statistico del Reparto del Punto Nascite su Paternò nasconde una realtà ben diversa da quella presentata ufficialmente per la sua chiusura. Infatti, con una utenza di circa 900 parti nel distretto Paternò-Ragalna-Belpasso e solo il 40% dei parti a Paternò, è fin troppo chiaro che si è creato un indebolimento del servizio, della rete organizzativa, dell’efficienza e delle prestazioni ai danni dell’utenza, la cui responsabilità – a questo punto – è da addebitare non solo all’Azienda sanitaria provinciale, ma allo stesso assessore regionale Borsellino, il quale non ha saputo gestire  la problematica nella giusta direzione”.

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Mineo: nasce un movimento per fare “chiarezza” sul Cara

“Il Calatino si è trovato a dover affrontare uno dei più gravi problemi del secolo, l’immigrazione, diventando sede di uno dei più grandi centri di accoglienza per i richiedenti asilo politico in Europa: il CARA”. E’ una parte del documento stilato dal movimento nato su idea dei Consiglieri di Mineo, Catania Pietro, e di Castel di Iudica, Lorena Grazia Mileti, e che subito si è sparso a macchia d’olio con Fabio Cusumano di Ramacca e Filippo La Mastra di Raddusa e Amore Vito di Vizzini tanti altri consiglieri che in queste ore stanno aderendo al progetto. La nota continua ricordando che “da anni la politica è divisa sulle valutazioni in merito alla gestione del centro. Divisa su tutti gli aspetti che lo riguardano: dalla gestione affidata a delle cooperative alla gestione della persona immigrato, posizioni di indifferenza assoluta si sono alternate a posizioni di forte critica. E proprio questa critica, portata avanti negli anni nei singoli comuni, è stato il motore propulsore che ha portato alla nascita di questo coordinamento che ha come obiettivo il promuovere e il realizzare interventi seri e concreti per il Cara. Non preoccupati da quanto sta emergendo nel merito della vicenda, anzi sostenuti e confortati dal fatto che finalmente i riflettori si siano accesi su una realtà troppo spesso sottaciuta o dimenticata per interesse o comodità di pochi, siamo convinti che adesso sia il momento di avanzare determinate richieste al Governo che sono: il Commissariamento del Consorzio “Calatino Terra di Accoglienza”, il pieno rispetto del “Patto per la Sicurezza”, la sospensione della gara di appalto presso il CARA di Mineo, la tutela dei posti di lavoro delle tante famiglie calatine presso il CARA di Mineo, l’applicazione di una “no tax zone” del Calatino per favorire lo sviluppo economico e sociale delle aree urbane caratterizzate da disagio sociale, economico e occupazionale con potenzialità di sviluppo inespresse ed ancora più accurati controlli sulle possibili infiltrazioni di organizzazioni terroristiche criminali.

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CARA di Mineo: La rivolta dei consiglieri che chiedono il commissariamento

SPECIALE CARA DI MINEO

mineo

Le loro voci di dissenso e denuncia nei confronti della gestione del “business dell’accoglienza” sono state soffocate sin dal 2010. Adesso, accesi i riflettori di stampa e magistratura, trovano forza e riscontri. Assunzioni raddoppiate: il documento

Fa freddo e piove al cancello d’ingresso del “Residence degli Aranci”, il CARA di Mineo, ma i consiglieri comunali non demordono perché hanno capito che è venuto il momento di recuperare gli anni di umiliazioni ed ostracismi cui sono stati sottoposti per aver denunciato che quel business non va bene.

Sono, in ordine alfabetico, Pietro Catania di Mineo, Fabio Cusumano di Ramacca, Filippo La Mastra di Raddusa, Giuseppe Lanzafame di Ramacca, Lorena Mileti di Castel di Iudica, Ilaria Stuto di Mineo e Giovanni Rosa di Ramacca,

Ed è il consigliere comunale di Raddusa Filippo La Mastra a sintetizzare in maniera efficace la situazione: con il CARA di Mineo si è di fatto costituito un vero e proprio “Ufficio Parentopoli” in cui se sei parente di qualche esponente delle varie maggioranze consiliari riesci a lavorare”.

A mostrarlo in maniera documentale il consigliere di Mineo Pietro Catania ce esibisce un documento di riepilogo delle assunzioni fatte al CARA di Mineo, tutte ovviamente senza alcun concorso.

Assunzioni CARA

Tra l’aprile 2012 ed il maggio 2013, periodo elettoralmente “interessante”, le assunzioni presso il mega centro di accoglienza sono praticamente raddoppiate, con una forte presenza di residenti proprio di Mineo.

E proprio su questo aspetto i consiglieri denunciano un forte rischio per la tenuta democratica del sistema territoriale, parlando chiaramente di un vero e proprio fenomeno di scambio di voti.

E’ la consigliera Lorena Mileti di Castel di Iudica a ricordare quanto sollevato anche in Commissione Antimafia circa il risultato eclatante ottenuto alle ultime europee dall’NCD nelle zone interessate da questo business, segnalando la strana coincidenza che a capo di questo partito ci siano proprio coloro che hanno avuto ruoli fondamentali nella nascita e gestione del CARA, dal ministro dell’Interno Alfano, all’ex soggetto attuatori Giuseppe Castiglione al sindaco di Mineo Anna Aloisi che, ricorda il consigliere Catania, si è rifiutata per ben due volte di riferire in Commissione Antimafia dichiarando pubblicamente (e incredibilmente) che lo avrebbe fatto su indicazione del prefetto di Catania.

Prefetto di Catania alla quale i consiglieri dissidenti fanno appello affinché si faccia definitivamente chiarezza, valutando l’opportunità di procedere ad un commissariamento istituzionale che possa sottrarre questo enorme business economico e clientelare a chi lo sfrutta per motivi di bassa politicanza.

I consiglieri, con un documento diffuso a margine della conferenza stampa, propongono che l’enorme disagio per le popolazioni residenti della presenza delle migliaia di migranti venga compensata non concedendo agli amministratori il potere di assumere i loro clientes e parenti o spendendo in decine di iniziative inutili ed anch’esse molto sospette.

Occorre invece utilizzare la parte di fondi destinata ai territori per realizzare infrastrutture pubbliche e incentivare gli investimenti privati con incentivi fiscali.

In questo momento paiono alzarsi le tensioni all’interno del consorzio, soprattutto in seguito alle dichiarazioni rilasciate dal sindaco di Ramacca Franco Zappalà che, con le sue durissime denunce presentate alla Procura e confermate a SUDPRESS, pareva volersi mettere alla testa di una sorta di “movimento riformatore” del CARA e che invece in questi giorni sta compiendo vistose retromarce difficilmente comprensibili.

In ogni caso, il movimento di consiglieri e cittadini dei comuni del calatino  che hanno deciso di chiedere un deciso cambio di rotta si infoltisce ogni giorno.

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DDL LIBERALIZZAZIONI, GIOVANI AVVOCATI, COMMERCIALISTI E NOTAI «LA POLITICA NON STRUMENTALIZZI LE PROFESSIONI»

Tante le perplessità sul disegno di legge appena licenziato dal Governo

Giorgi, Aiga: «Più che incentivare la collaborazione tra professionisti, si gioca al “divide et impera”»
Capuano, Asign: «Anziché aiutare il cittadino, si mina il delicato rapporto di competenze tra notai e avvocati»
Segantini, Ungdcec: «Nel provvedimento manca un disegno complessivo, serve confronto in fase legislativa»

 

(Roma, 25/02/2015) Il processo di liberalizzazione si attua per ridurre o togliere restrizioni prima esistenti. Il tutto nella prospettiva di agevolare la concorrenza, e con essa un servizio migliore, in termini di qualità e costi. Quanto il governo sta attuando però non convince a pieno i giovani professionisti di Aiga (avvocati), Asign (notai), Ungdcec (commercialisti).

Aiga, Associazione Italiana Giovani Avvocati, con la presidente Nicoletta Giorgi esprime «una certa preoccupazione e delusione per la previsione della società di capitali così come formulata nel testo licenziato dal Consiglio dei ministri. Infatti manca del tutto la previsione della multidisciplinarietà, dei requisiti e limiti del socio di capitale (onde evitare abusi di posizione o addirittura conferimenti illeciti), della natura non commerciale della stessa escludendola, quindi, da ipotesi di fallimento e della qualificazione dei redditi come redditi da lavoro autonomo. Dato che il ministero della Giustizia non si è ancora occupato di individuare le categorie professionali con le quali l’avvocatura possa costituire associazioni ai sensi dell’art. 4 della legge 247/2012 , viene da pensare che non si voglia incentivare la collaborazione tra professioni, e quindi un servizio a tutto tondo di alta qualità, ma si giochi ad un “divide et impera” piuttosto che fornire strumenti utili e realmente proponibili alla categoria. Non vogliamo essere strumentalizzati: vogliamo avere la possibilità di esercitare al meglio la nostra professione, in modo moderno, professionale e proficuamente competitivo. D’altronde che l’affidamento verso l’avvocatura non sia pienamente reale si intende facilmente dalla previsione dell’obbligatorietà del preventivo, dove la fiducia sulle capacità del professionista, l’intuitus personae, viene facilmente rottamata dalla capacità di fare la migliore offerta commerciale. La concorrenza in ogni mercato ha delle regole che tutelano il cittadino e chi in quel mercato opera. A quanto pare siamo ancora lontani da questa visione nel settore delle professioni che offrendo servizi intellettuali non può essere disciplinato dalla regola del prezzo più basso».

Il testo del ddl, infatti, conferma Asign, Associazione Italiana Giovani Notai, con il presidente Ludovico Capuano, «sembra più diretto a minare quello che da sempre è il delicato rapporto di competenze tra notai e avvocati, piuttosto che agevolare il cittadino nel fruire dei servizi ivi indicati. La previsione dei trasferimenti immobiliari ad uso non abitativo sembra consentire anche agli avvocati di essere fautori di tali trasferimenti. Il testo, però, tradisce il senso vero delle liberalizzazioni. Tanto più che pone come onere alla parte acquirente o donataria o mutuataria di dare le comunicazioni agli uffici competenti dell’avvenuta sottoscrizione davanti all’avvocato del trasferimento immobiliare. Quale onesto cittadino se la sentirà di assumersi tali oneri? Di quali garanzie parliamo? La riforma della professione notarile va attuata con una proposta complessiva che consenta al cittadino di continuare ad avvalersi del notaio sicuro della trasparenza dei costi e della tutela che gli viene fornita dai controlli e dalle verifiche che da sempre vengono svolti. Il presidio di legalità nei trasferimenti immobiliari e nelle operazioni societarie, la tutela del terzo data dall’efficienza dei pubblici registri sono solo alcune delle operazioni che consentono al cittadino, agli investitori, stranieri e non, di poter avere fiducia in un mercato che non sia drogato da irregolarità o da realtà apparenti».

Dello stesso avviso Ungdcec, l’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili che, per il tramite del presidente Fazio Segantini, coglie «l’inconsistenza dell’operazione sulle liberalizzazioni delle professioni. È evidente che manca un progetto complessivo: ad oggi i professionisti stanno subendo un calo delle iscrizioni agli ordini in quanto l’esercizio della professione assomiglia sempre più a un percorso ad ostacoli, dove lo Stato chiede di essere sostituito, aiutato ma che al contempo non dà nulla. Da troppo tempo manca un’attenzione propositiva ai titolari di partite Iva. Per essi non sono previsti ammortizzatori sociali, per essi non sono previste semplificazioni nelle numerose incombenze burocratiche. La cosa che più atterrisce è che manca il vero confronto nella fase legislativa. Non è possibile che chi è intermediario tra cittadino e Stato non partecipi concretamente con la propria esperienza nella predisposizione normativa. La conseguenza è data anche dal testo oggi licenziato e che risponde più alla necessità di accettare determinati compromessi per acquisire fiducia in Europa, dove il nostro Paese deve cercare di prendere le distanze dagli altri Paese fortemente in crisi, piuttosto che disporre una valida nuova disciplina delle professioni. Oggi il ddl liberalizzazioni è un artificio in quanto, una volta passato all’esame del Parlamento sarà inevitabilmente, e per fortuna, oggetto di numerosi emendamenti che sviliranno il progetto, se c’è, ad esso sotteso. Le professionalità vanno valorizzate, non strumentalizzate, sono risorse di cui questo Paese non può più fare a meno».

Cordiali saluti
La Segreteria UNGDCEC
Circ. Clodia, 86 – 00195 Roma
Tel: 06.3722850 . Fax: 06.3722624
e-mail: unione@ungdc.it
http://www.knos.it/

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La raccolta del pistacchio negli altri paesi

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Cara di Mineo, Cantone: “Sotto verifica tutti gli appalti”

GLI SVILUPPI

Martedì 24 Febbraio 2015 – 21:34 di
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Un approfondimento sulle vicende che riguardano il centro richiedenti asilo con il Presidente dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione, a margine dell’incontro a Palazzo degli Elefanti.

CATANIA – A margine dell’incontro organizzato a Palazzo degli Elefanti con i rappresentanti del distretto del Sud Est, Raffaele Cantone – Presidente dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione – riferisce sugli sviluppi delle segnalazioni riguardanti gli appalti milionari del Cara di Mineo. “Il problema – per il magistrato – è anche normativo”. Allo studio “un atto generale che – secondo Cantone – metterà dei paletti molto significativi alle modalità di conferimento degli appalti alle cooperative”.

Sulla gestione del Cara di Mineo, il presidente Cantone – dopo le intercettazionidell’operazione Mondo di Mezzo che gettano ombre sull’appalto da 97milioni di euro per il servizio di accoglienza dei migranti – vuole approfondire tutti gli aspetti connessi alle modalità attraverso le quali vengono conferiti incarichi e appalti: “Come Anti corruzione noi siamo già indirettamente coinvolti – afferma il magistrato – proprio a seguito di ‘mafia capitale’ abbiamo fatto già fatto commissariamenti di appalti”.

Alcune pratiche amministrative “poco trasparenti” emerse nella gestione dell’accoglienza, rappresentano la ricaduta interna del cosiddetto “business del migrante”. Una realtà che pervade una molteplicità di attori, istituzionali e non. Se da un lato le organizzazioni criminali transnazionali lucrano sul traffico di esseri umani, dall’altro la gestione dell’accoglienza pone dei problemi di trasparenza soprattutto per quello che riguarda il conferimento di incarichi e appalti. Su questo punto Cantone precisa: “Stiamo provando anche ad individuare una regolamentazione di tipo amministrativo in questo senso, proprio per quello che riguarda le società del terzo settore alle cooperative di tipo A e B”. “Un atto generale che – secondo Cantone – metterà dei paletti molto significativi alle modalità di conferimento degli appalti alle cooperative”.

Il sindaco di Mineo Anna Aloisi, presidente del Consorzio di comuni che amministra il CARA aveva già chiesto l’intervento di Cantone, per verificare la correttezza di tutti gli atti fino ad oggi compiuti dalla struttura amministrativa del consorzio, atti che, come ci conferma il presidente dell’Autorità, sono già al vaglio dell’organismo di controllo: “Abbiamo fatto proprio nei giorni scorsi un’attività che riguarda un parere su un appalto – dichiara Cantone – e stiamo verificando tutti gli appalti che sono stati fatti”.

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Aspettando Raffaele Cantone si fanno un selfie. Anche Firrarello nella foto con i militanti del PD

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Ncd, quasi una rivolta contro Alfano

UN PARTITO NEL CAOS

“Tante poltrone, nessuna linea politica”

Mercoledì 25 Febbraio 2015 – 18:40 di
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Già in occasione dell’elezione di Mattarella le prime tensioni, con lo strappo di Sacconi e il malessere dei siciliani (leggi Fernando M. Adonia). Due giorni fa la direzione nazionale non ha chiarito nulla: le alleanze per le prossime amministrative si decideranno caso per caso. Nel frattempo, il leader e alcuni fedelissimi continuano da anni a mantenere ruoli-chiave in diversi governi. E alcuni dirigenti dell’Isola protestano: “Cosa raccontiamo ai nostri elettori?”

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PALERMO – La direzione non ha indicato alcuna direzione. E così, oggi, l’acronimo di Ncd, per molti dirigenti di partito sta per: “Non Capiamo Dove”. Dove sta andando e dove andrà il partito. Che intanto, per non sapere ne’ leggere (la situazione politica attuale), ne’ scrivere ha scelto di restare fermo. Sulle poltrone. Poltrone prestigiose e stabili. Più di quanto giustificherebbe l’attuale movimento di Angelino Alfano. E adesso (anzi, già da un po’) lo “spaesamento” è giunto in Sicilia. “Cosa raccontiamo ai nostri elettori?” si chiedono molti militanti isolani, presenti ieri alla direzione nazionale del partito.

Una domanda da rivolgere a chi, negli ultimi anni, ha ricoperto quasi senza soluzione di continuità e nonostante i vari terremoti politici, ruoli di governo. E illuminante, in questo senso, è un articolo apparso pochi giorni fa sul Fatto quotidiano. Un servizio che descriveva i dati di Openpolis: uno studio sulla presenza e l’attività dei politici italiani. Da quel report ecco il dato più interessante: il “filo rosso” che lega tre degli ultimi quattro esecutivi nazionali è proprio Angelino Alfano: ministro della Giustizia con Silvio Berlusconi, all’Interno con Enrico Letta (in quella fase ha ricoperto anche il ruolo di vicepremier), confermato al Viminale con Matteo Renzi. “Più poltrone che voti”, riporta il Fatto con ironia, ma anche basandosi sui numeri dei sondaggi che vedono il partito di Alfano oscillare ormai tra l’1,8 e il 3,2%.

E tra i dieci presenzialisti dei governi, oltre al leader agrigentino, ecco spuntare altri siciliani, come Simona Vicari e Giuseppe Castiglione. Una abitudine alle poltrone diventata quasi “stile politico”. Al punto da prevedere, fino a pochi mesi fa, addirittura la moltiplicazione delle guide del partito: due co-coordinatori: un palermitano e un catanese. Quest’ultimo, Castiglione, appunto, un anno e mezzo fa guidò (insieme all’allora ministro Gaetano Quagliarello) la fronda dei “diversamente berlusconiani”. Insieme a lui, in quei giorni, diversi senatori siciliani fra cui Pippo Pagano, Salvatore Torrisi, Marcello Gualdani hanno abbandonato il Cavaliere per sposare l’idea nuova di Angelino. Ma una “frondina” potrebbe presto nascere proprio nell’Isola, dove il malessere sulle scelte di Alfano inizia a emergere in maniera evidente. Un malumore che si aggiungerebbe a quello esterno al partito. Oggi, ad esempio, il ministro ha dovuto disertare il Senato dove avrebbe dovuto relazionare sui disordini di Roma in occasione della partita della Roma. L’intervento, previsto per le 18, è stato rinviato su richiesta di Pd e Ncd. Alcune forze politiche come Sel e Movimento cinque stelle erano già pronti alla plateale contestazione.

Ma come detto, il malessere è soprattutto interno: martedì la direzione nazionale avrebbe dovuto fare chiarezza. Indicare la strada, per recuperare il terreno perduto. Il consenso svanito nella nube di una idea politica priva di confini chiari, netti. E invece, i siciliani presenti al vertice, sono tornati con un’idea sola: non c’è un’idea. O meglio, per usare le parole del vicepresidente della commissione bilancio all’Ars Vincenzo Vinciullo: “Si è compreso che, in assenza di strategia, bisogna puntare sulla tattica”. E la “tattica” si tradurrà ad esempio, al primo test elettorale, quello delle amministrative siciliane che si svolgeranno anche in grossi Comuni come Agrigento e Marsala, nel decidere “sulla base delle singole realtà territoriali”. Insomma, Ncd proverà a proporre un proprio candidato. Se la cosa non andrà a buon fine, deciderà con chi correre. E sul punto, non ci sono preferenze: il Pd di Renzi o Forza Italia del Cavaliere, è lo stesso. “Si tratta di realtà locali”, si dirà.

“In pratica però – lamenta il coordinatore regionale di Ncd, Francesco Cascio – dovremo muoverci nei territori senza uno spartito nazionale. E questo, ovviamente, ci creerà qualche problema”.Un rischio, del resto, sollevato già da Cascio, proprio su Livesicilia, alcuni giorni fa. “Noi – ribadisce – dobbiamo parlare con la gente. Convincerli a votare per noi. Ma tutti ci chiedono: state con Renzi o fate parte del centrodestra? E noi, oggi, una risposta non l’abbiamo”. Anche perché dalla direzione nazionale, non è arrivata nessuna svolta decisa. “Eppure – racconta Cascio – il clima sembrava persino felice, autocelebrativo. Ho evitato di intervenire per non rovinare la festa. Il mio intervento sarebbe stato fuori dal coro”.

E in effetti, nessun chiarimento è arrivato, ad esempio, riguardo ai rapporti tra Ncd e il governo Crocetta. Un esecutivo sostenuto oggi dall’Udc, che nel frattempo, però, si è “fuso” a Roma con gli alfaniani, dando vita ad Area popolare. “Ci troveremo probabilmente – paventa Cascio – a essere alleati per le amministrative con forze politiche nei confronti delle quali, nelle stesse ore, dovremo fare opposizione”.

E il rischio di apparire “non credibili” in vista delle prossime elezioni, inizia a farsi serio, per tanti dirigenti del partito. Per quelli, almeno, che “lavorano”, alla ricerca del consenso, in quelli che gli stessi dirigenti amano definire “i territori”. Lontani, lontanissimi, oggi, dalle comode poltrone romane. “Adesso mi chiedo – insiste Cascio – se noi dovessimo decidere di continuare a sostenere Renzi per poi presentarci col centrodestra alle prossime politiche, su cosa faremo la campagna elettorale? Cosa potremo mai contestare al centrosinistra, i provvedimenti che abbiamo contribuito a firmare anche noi? La scelta dell’alleanza con Renzi era sensata e intelligente. Ma solo nel quadro di una situazione di emergenza, che doveva durare uno o due anni, non di più. Andando avanti in questo modo rischiamo di perdere la nostra identità”.

Un problema, quello del malessere dei generali siciliani di Ncd, esploso in maniera plateale in occasione dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica Bernardo Mattarella. Lì, un gruppo di parlamentari dell’Isola aveva fatto chiaramente intendere al leader Alfano, che in quelle ore sembrava orientato verso la “scheda bianca” dopo lo strappo di Renzi, di appoggiare la decisione del premier di scegliere il politico palermitano come nuovo Capo dello Stato. Poi, la scelta del ministro dell’Interno di tornare sui suoi passi “condividendo il nome, ma non il metodo”. E nuova rottura, con le dimissioni del capogruppo al Senato Maurizio Sacconi e della portavoce Barbara Saltamartini. Ogni curva, insomma, qualche viaggiatore veniva sbalzato fuori dall’automobile del Nuovo centrodestra. Fino alla direzione di ieri. Che ha confermato: quell’auto non ha una direzione. “Non Capiamo Dove”, ribadiscono i moderati siciliani. Dove va l’Ncd?

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Lucia Borsellino toglie la possibilita’ a qualche soggetto di candidarsi a Sindaco

SANITÀ

Invalidi, finisce l’era
delle commissioni sanitarie

Lunedì 23 Febbraio 2015 – 19:00 di
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Accordo tra l’assessorato regionale alla Salute e l’Inps. Un unico soggetto valuterà l’invalidità.

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PALERMO– Le commissioni sanitarie che in passato hanno fatto il bello e il cattivo tempo nel mondo delle invalidità civili siciliane saranno azzerate. Quella che è stata annunciata come una piccola rivoluzione nel mondo delle invalidità civili dell’Isola – a distanza di un anno dall’avvio del progetto pilota dell’Asp di Trapani – si estende adesso alle province di Enna, Caltanissetta e Messina. È stata presentata questo pomeriggio, infatti, la convenzione stipulata tra l’assessorato regionale alla Salute e l’Inps, che delega all’istituto di previdenza sociale l’accertamento – e l’eventuale reversibilità – dei requisiti sanitari di invalidità civile, cecità civile, sordità, handicap e disabilità di competenza delle Asp.

In soldoni, gli utenti non dovranno più passare al vaglio di due diverse commissioni, una istituita dalle aziende sanitarie, l’altra dall’Inps, per richiedere il riconoscimento per la propria disabilità, ma saranno valutati da un’unica commissione. “Stimiamo un risparmio – ha commentato l’assessore alla Salute, Lucia Borsellino – superiore al 50%, legato principalmente all’azzeramento delle commissioni istituite dalle Asp. Questo, da un lato, permetterà di garantire una maggiore trasparenza nelle procedure, scongiurando il rischio che si ripetano spiacevoli episodi registrati in passato. E poi è utile evidenziare come i tempi d’attesa, già nella fase di avvio nella sola provincia di Trapani si siano abbattuti del 70%. Insomma, minori costi e un servizio più efficiente per i cittadini”.

A supervisionare l’attività delle commissioni Inps, nonché a raccogliere le valutazioni degli utenti, sarà istituita una cabina di regia regionale, composta da funzionari e dirigenti sia dell’assessorato che dell’istituto previdenziale. La nuova fase sperimentale prenderà il via dal prossimo giugno nelle tre nuove province, anche se “in prospettiva – ha assicurato Borsellino – contiamo di estendere lo stesso metodo in tutto il territorio regionale”.

“Toccherà adesso all’Inps riorganizzarsi – ha sottolineato il direttore regionale dell’istituto previdenziale, Maria Sciarrino – perché è chiaro che a questo punto la mole di lavoro per noi aumenterà notevolmente”. Numeri alla mano, le domande presentate dai siciliani ogni anno sono in media 200 mila, di cui circa 60 mila nella sola provincia di Palermo. “Quasi tutte le richieste vengono accolte – ha sottolineato ancora Sciarrino – anche se è chiaro che non tutti i casi sono pari per gravità. Ma è altrettanto evidente che un cittadino sano non fa richiesta di invalidità civile, dunque ogni utente merita di ricevere un feedback in tempi celeri, che di certo con due diversi livelli di valutazione è più difficile rispettare”.

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Un po’ di Sicilia

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Dedicato a qualche amministratore comunale

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Qualche sorriso

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Renzi e la Boschi

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SONDAGGIO IXE’: SALGONO PD E FORZA ITALIA, SCENDONO LEGA, MELONI E M5S

IL 72% TEME ATTENTATI ISIS… STABILE LA FIDUCIA IN RENZI, SCENDE IL GOVERNO… FITTO VALE TRA IL 2,5% E IL 4%

Il 72% degli italiani teme attentati dell’Isis in Italia.
Lo sostiene un sondaggio Ixè per Agorà (Raitre). Di fronte all’ipotesi di un intervento militare in Libia, invece, il 63% si dichiara contrario.
A non temere attentati è il 25% degli intervistati, a favore di un’azione militare è il 27% con un 10% che “non sa”.
Partiti
Il Pd sale dal 37,5% al 37,8%, il M5S scenda dal 19,1% al 18,7%, la Lega scende dal 13,9% al 13,8%, Forza Italia sale dal 12,8% al 13%, Sel scende dal 3,8% al 3,6%, NCD sale dal 2,8% al 3%, Fratelli d’Italia cala invece dal 3,1% al 2,9%
Fiducia nel governo. 
Stabile nell’ultima settimana la fiducia in Matteo Renzi al 40%. Lo certifica l’Istituto Roberto Weber per Agorà (Raitre).
Il leader più apprezzato si conferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la cui fiducia cresce fino al 68% (+2%). Pressoché stabili gli altri leader politici. Scende invece la fiducia nel governo, oggi al 33% contro il 35% della rilevazione della scorsa settimana, con un calo di due punti.
Ixè ha anche “valutato” il bacino elettorale di Raffaele Fitto, che Berlusconi aveva collocato all’1,3%: secondo il sondaggio sarebbe invece tra il 2,5% e il 4%.
Calo di apprezzamento al Sud per Matteo Salvini, registrando un calo nelle intenzioni di voto: la forbice è tra il 6,5% e il 9,5% mentre il 13 febbraio era tra 7,8% e 10,8%.

(da “Huffingtonpost”)

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CARA MINEO: vogliono cacciare Zappalà dal CdA

SPECIALE CARA DI MINEO

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Dopo la pubblica posizione assunta con coraggio dal sindaco di Ramacca attraverso Sudpress, l’assemblea dei sindaci del consorzio ha avviato il “processo”: a porte chiuse

E’ il primo verbale del 2015 del Consorzio “Terra d’Accoglienza”, quello che riunisce i sindaci dei comuni del calatino che gestiscono il business dei servizi per gli immigrati.

L’assemblea è composta dai sindaci di nove comuni ed in circostanze come questa assenze e presenze hanno un significato preciso.

Presenti:

Il sindaco di Vizzini Aurelio Sinatra;

il sindaco di Mineo, Anna Aloisi;

il sindaco di San Cono, Salvatore Barbera;

il sindaco di Raddusa, Cosimo Marotta;

il sindaco di Licodia Eubea, Giovanni Verga;

il sindaco di Mirabella Imbaccari, Vincenzo Marchingiglio.

Assenti:

il sindaco di Ramacca, Franco Zappalà;

il sindaco di San Michele di Ganzaria, Giovanni Petta;

il sindaco di Castel di Iudica, Giuseppe Grasso.

Il tema affrontato dall”assemblea, che, su richiesta del presidente Sinatra, si è svolta a porte chiuse facendo persino allontanare il segretario verbalizzante, pare essere incentrata esclusivamente sulla volontà di estromettere dal consiglio di amministrazione del consorzio il sindaco di Ramacca, che con le sue dichiarazioni a Sudpress, ha svelato un diffuso sistema di assunzioni e forniture clientelari che si svolgerebbero presso tutte le attività collegate al mondo  ultramilionario dell’emergenza emigranti.

I sindaci sono rimasti chiusi in seduta segreta dalle 11 alle 13.30 e dal successivo svolgimento dei lavori è facile intuire che sia prevalsa una linea prudente nei confronti di Franco Zappalà su quella che ne pretendeva l’immediata cacciata per la posizione assunta di rigetto rispetto ai metodi di gestione del consorzio.

Il tentativo di estromettere Zappalà dal CdA pare sia stato bloccato dalla resistenza di alcuni dei sindaci che hanno trovato “soluzione tecnica”  nella proposta del sindaco di Mirabella Imbaccari, Vincenzo Marchingiglio, di procedere ad una nuova convocazione alla presenza del sindaco Zappalà per chiarire i termini della questione.

Passata questa proposta, al presidente dell’assemblea, il sindaco di Vizzini Aurelio Sinatra, non è rimasto altro da fare che chiudere la seduta. Alle 14.30.

Ecco il verbale

Verbale Assemblea N 01 del 06-02-2015-2 

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