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Sanità: Chiudono 4 punti nascita in Sicilia

Accelera Lucia Borsellino dopo l’aut aut del Ministro Beatrice Lorenzin che ha chiesto risultati concreti ed un allineamento agli standard nazionali entro giugno del 2015. Il Senatore Torrisi NCD su chiusura Punto Nascite Paternò: “Scelta sbagliata”

L’assessore per la Salute della Regione, Lucia Borsellino, ha dato il via ai provvedimenti attuativi della rete ospedaliera sui Punti Nascita firmando i decreti per la soppressione dei reparti sotto standard. Si tratta dei punti nascita dove vi sono meno di 500 parti l’anno. Il provvedimento del 2012 era già attivo in alcune strutture, ma adesso la lista si completa con la chiusura ufficiale di quattro punti nascita. Si tratta del San Raffaele Giglio a Cefalù, la casa di cura “Argento” di Catania, l’ospedale S.S. Salvatore di  Paternò e di Licata.

Nel procedimento di chiusura dovrà comunque essere garantito il servizio fino al completamento della dismissione del reparto. Dovrà rimanere attiva la guardia ostetrico-ginecologica h24 e le aziende dovranno garantire l’assistenza alle future mamme. L’obiettivo è quello di potenziare sempre di più le strutture già attive e funzionanti con più di 500 parti l’anno.

Intanto arrivano i primi malcontenti soprattutto da parte dei centri più piccoli come per esempio l’ospedale di Paternò.

In una nota il Senatore NCD Salvo Torrisi  in merito alla chiusura del Punto Nascite di Paternò afferma: “Si tratta di una notizia che ci contraria enormemente, poiché da tempo ripetiamo che si tratta di una scelta sbagliata. Abbiamo detto più volte, con carte alla mano, che il dato statistico del Reparto del Punto Nascite su Paternò nasconde una realtà ben diversa da quella presentata ufficialmente per la sua chiusura. Infatti, con una utenza di circa 900 parti nel distretto Paternò-Ragalna-Belpasso e solo il 40% dei parti a Paternò, è fin troppo chiaro che si è creato un indebolimento del servizio, della rete organizzativa, dell’efficienza e delle prestazioni ai danni dell’utenza, la cui responsabilità – a questo punto – è da addebitare non solo all’Azienda sanitaria provinciale, ma allo stesso assessore regionale Borsellino, il quale non ha saputo gestire  la problematica nella giusta direzione”.

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