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Articoli con tag: sindaco

Video dell’arresto del Sindaco e del consigliere comunale di Aci Catena

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Comune di Raddusa elezioni 2012

Scarica e diffondi il programma elettorale del candidato Sindaco  Patrizia Virzi’

Stampa – www.comune.raddusa.ct.it_pubdoc_atto_831programma candidato Sindaco Virzi Patrizia

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PARLA IL SINDACO DI MISILMERI

“Si renda giustizia alla nostra città”

panorama-di-misilmeri

17 aprile 2012 – “Sia io quale primo cittadino che tutti gli assessori siamo a disposizione degli organi inquirenti e della magistratura affinchè si renda giustizia alla nostra Città. Chiederò verifiche ed approfondimenti agli organi competenti per far luce sulle attività del comune. Rifiuto la mafia e il puzzo della compromissione per mezzo della quale Cosa nostra cerca di mettere le grinfie su un’Amministrazione pulita e trasparente come quella che dirigo. Con tutti i componenti della Giunta comunale esprimiamo il netto distacco nei confronti della criminalità mafiosa e confermiamo l’estraneità dell’Amministrazione comunale ai fatti contestati al presidente ed al vice presidente del Consiglio comunale”. Lo afferma Piero D’Aì, sindaco di Misilmeri in merito alla indagine curata dalla Dda di Palermo.

“Quanto alle vicende sugli affidamenti per la raccolta dei rifiuti ad una ditta coinvolta nell’indagine, preciso – prosegue il sindaco D’Aì – che da quando si è insediata la mia Amministrazione non sono stati affidati lavori alla ditta di tale Falletta, che risulta dall’indagine quale prestanome del boss Lo Gerfo. Nessun appalto – continua Piero D’Aì – è andato a questa ditta con la mia Amministrazione né in maniera diretta, nè con la procedura di urgenza- emergenza, né tantomeno con gli incanti celebrati dal Comune. Valuto anche la possibilità delle mie dimissioni purchè siano utili alla comunità, nel rispetto della legalità e nella preservazione del valore della sovranità popolare”.

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comunicati stampa

Misilmeri 20 febbraio 2012

MINACCE AL SINDACO: PIERO D’AI’, NON MI FARO’ MAI INTIMIDIRE NE’ DAI FORSENNATI NE’ DA CHI AGISCE CON VILTA’, SVOLGO LA MIA FUNZIONE SENTENDOLA COME UNA MISSIONE

Non mi farò intimidire mai né dai forsennati, né tantomeno da chi agisce con viltà. La mia azione amministrativa prosegue con maggiore spinta e con la consapevolezza che la stragrande maggioranza dei misilmeresi apprezza il lavoro che la mia Amministrazione ha posto in essere anche in ordine alla legalità ed alla trasparenza, guardando anche ai conti pubblici e mettendo ordine nella macchina amministrativa. Certamente mi ha turbato la reiterazione di atti così inconsulti di cui sono stato bersaglio, assieme ai miei familiari. Ma ho in cuore la serenità che deriva dalla forza di volontà che mi fa svolgere l’attività di sindaco come fosse una missione. Ringrazio tutti coloro i quali mi hanno espresso solidarietà, ed in primo luogo le forze dell’ordine per il prezioso lavoro che svolgono ogni giorno al servizio della collettività e per il rispetto delle leggi”. Lo afferma Piero D’Aì, sindaco di Misilmeri, in seguito all’arresto di un uomo che da diversi mesi lo faceva oggetto di pesanti minacce.

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comunicati stampa

Misilmeri, 26 gennaio 2012

Intimidazione al sindaco di Marineo: la solidarieta’ del Sindaco Piero D’Ai’

Esprimo piena solidarietà al sindaco di Marineo, Franco Ribaudo, per l’intimidazione subita con il taglio delle ruote dell’autovettura. Chi serve la propria comunità avendo come guida il perseguimento del bene comune ed opera nella legalità, può andare sempre a testa alta. Il sindaco Ribaudo è persona capace ed amministratore preparato. Lo invito, anche a nome dell’Amministrazione di Misilmeri, a continuare il suo impegno politico con la tenacia di sempre. Un gesto vile non intacca minimamente la sua passione civile”. Lo afferma Piero D’Aì, sindaco di Misilmeri, in seguito alla intimidazione ai danni del sindaco di Marineo.
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Stancanelli potrebbe decadere da Sindaco di Catania

STANCANELLI SINDACO DECADUTO

19/12/2011 –

E’ un vero colpo di scena quello che si consuma sulle sorti dell’attuale sindaco di Catania Raffaele Stancanelli.
Per oltre 3 anni e mezzo, in spregio alla legge, l’avvocato di Regalbuto ha mantenuto il doppio, irragionevole quanto illegittimo, incarico di senatore della repubblica e sindaco della città di Catania. E’ stato necessario l’intervento della Corte Costituzionale, sollecitato da un cittadino-elettore che contro Stancanelli aveva presentato ricorso elettorale, per ristabilire un minimo di legalità nella pervicace occupazione di poltrone incompatibili. A seguito della sentenza della Corte Costituzionale, Stancanelli ha pensato di risolvere la questione dimettendosi da senatore per mantenere la più “pesante” carica di sindaco di Catania. A giochi quasi chiusi il colpo di scena, un altro cittadino-elettore, Antonio Fiumefreddo, decide di intervenire nel giudizio ancora in corso, chiedendo che Stancanelli venga dichiarato decaduto da sindaco della città di Catania. Il giudice riceve la costituzione di Fiumefreddo e si riserva la decisione.
In breve, ed a seguire, proponiamo alcuni stralci dell’elaborato intervento della difesa dell’avvocato Antonio Fiumefreddo, rappresentato dall’avvocato Renata Saitta: viene, infatti, sostenuta la tardività dell’opzione esercitata da Stancanelli, che si sarebbe dimesso da senatore soltanto dopo la sentenza della Corte Costituzionale e non nei termini previsti dalla legislazione vigente. Se questa tesi, molto argomentata e supportata da numerosi riferimenti giurisprudenziali, dovesse venire accolta dal giudice, Stancanelli verrebbe dichiarato decaduto e Catania potrebbe finalmente voltare pagina.

STRALCI DEL RICORSO

Con ricorso elettorale del 21.10.10 sul presupposto della sussistenza della causa di incompatibilità tra la carica di Sindaco del Comune di Catania e di Senatore della Repubblica Italiana dell’Avv. Raffaele Stancanelli, si chiedeva, previo accertamento della predetta causa di incompatibilità, che venisse dichiarata la decadenza dalla carica di sindaco del Comune di Catania nei confronti dell’Avv. Raffaele Stancanelli qualora lo stesso entro dieci giorni dalla notifica del ricorso non avesse esercitato il diritto di opzione.
In via subordinata il medesimo ricorrente chiedeva all’Ill.mo Tribunale che venisse dichiarata rilevante e non manifestamente infondata la questione denunciata, e per l’effetto sollevare questione di costituzionalità, per violazione degli art. 3,51,97 della Cost., della legge 15 Febbraio 1953 n. 60, e del D.Lgs 18.8.2000 n. 267 nella parte in cui non prevedono l’incompatibilità tra l’ufficio di deputato o senatore della repubblica e la carica di sindaco dei comuni con popolazione superiore a 20 mila abitanti, e viceversa.

La Corte Costituzionale con Sentenza n. 277 del 17.10.2007, depositata in data 21.10.2011, ha ritenuto fondata la questione prospettata e per l’effetto ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli art. 1,2,3 e 4, della legge 15 Febbraio 1953 n. 60 (Incompatibilità parlamentari) nella parte in cui non prevedono l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di Sindaco di Comune con popolazione superiore ai 20.000 abitanti.
Il Giudizio dinnanzi al Tribunale è stato riassunto con istanza spiegata dal Battaglia , e l’udienza di prosecuzione è stata fissata per il 16.12.2011.
Or, dopo alcuni giorni dalla Pubblicazione della Sentenza della Corte Costituzionale il Sindaco del Comune di Catania ha proclamato le Sue dimissioni dalla carica di Senatore. Ne dovrà fornire prova nel corso della udienza del 16.12.2011.
Sulla scorta dei fatti appena narrati l’odierno interveniente, legittimato in tal senso a partecipare alla presente azione elettorale popolare in quanto cittadino elettore che fa propria la domanda originariamente proposta e che reitera autonomamente ed in proprio ex art. 105 c.p.c., ritiene che l’Avv. Raffaele Stancanelli abbia assunto un comportamento non previsto normativamente e che, pertanto, in applicazione delle norme vigenti deve essere dichiarato decaduto dalle sue funzioni di Sindaco del Comune di Catania. ……
Le richiamate norme oggi in vigore prevedono che l’interessato ha dieci giorni di tempo, pena decadenza, per formulare osservazioni e per eliminare le cause di ineleggibilità e/ incompatibilità. Le cause di incompatibilità , sia che esistano al momento delle elezioni sia che sopravvengono ad essa, importano la decadenza dalle cariche.
Nel caso in cui venga proposta azione di accertamento in sede giurisdizionale il termine di dieci giorni decorre dalla data di notificazione del ricorso.
Com’è noto tale disciplina è stata adottata sia dal legislatore nazionale che regionale siciliano in applicazione del principio sancito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 160 /97 che ha statuito “Gli art. 3 e 51 Cost. inpongono di superare l’eccessiva severità del sistema attuale, quale risulta definito dalla Giurisprudenza, assicurando la proporzione tra fini perseguiti e mezzi prescelti. Bisogna dunque consentire di rimuovere la causa d’incompatibilità entro un termine ragionevolmente breve, dopo la notifica del ricorso di cui all’art. 9-bis del Dpr n. 570 del 1960, per assicurare un equilibrio fra la ratio giustificativa della incompatibilità e la salvaguardia del diritto di elettorato passivo.
In ordine al termine di dieci giorni, più volte la Corte di Cassazione si è occupata dell’eccezione d’incostituzionalità , rigettandola, dell’art. 7 comma 5 della legge 154 del 1981, per assunta violazione degli art. 3,24, e 51 della Cost. nella parte in cui prevede che il termine di dieci giorni ivi previsto decorre dalla data di notificazione del ricorso giurisdizionale , anzichè dalla data dell’accertamento giurisdizionale definitivo ( Cass. 4327/05).
La stessa Corte ha altresì fissato il principio di cristallizzazione riguardo ai tempi di rimozione delle ineleggibilità – incompatibilità dal quale deriva che”le rimozioni delle cause d’incompatibilità che sopravvengono dopo la proposizione della domanda giudiziale sono irrilevanti”.
Sul punto sembra interessante da ultimo la sentenza n. 294 del 7.11.2011 resa dalla Corte Costituzionale sulla questione della incompatibilità della carica di deputato regionale con quella di assessore o presidente provinciale.
Il Tribunale remittente deduce in detto giudizio la illegittimità costituzionale dell’art.10-sexies comma 1-bis della legge regionale n.29 del 1951 e rileva che nell’ordinamento statale sia l’art. 7 comma 5 della legge 23 aprile 1981, n. 154, che l’art. 69 comma 3 del decreto legislativo 18.Agosto 2000 n. 267 fissano detto termine in dieci giorni decorrenti dalla notifica del ricorso .
…………………….. Potendo tale accertamento durare quanto il mandato, ciò configurerebbe un ingiustificato privilegio che procrastinerebbe, addirittura fino al passaggio in giudicato della sentenza, una situazione giuridica impeditiva dell’esercizio continuativo di due attività tra loro inconciliabili.
Nel merito la Corte ha statuito che per consolidato orientamento le questioni incidentali di legittimità sono ammissibili quando la norma impugnata è applicabile nel processo d’origine e quindi la decisione della Corte è idonea a determinare effetti nel processo stesso. Compete dunque al Tribunale rimettente valutare le conseguenze applicative che potrebbero derivare da una eventuale pronuncia di accoglimento ed in particolare quale norma debba essere applicata nel giudizio principale.
…………………..
Proprio per evitare ciò le norme statali, che regolano l’accertamento in via giudiziale delle incompatibilità, stabiliscono sia per i consiglieri regionali che per gi amministratori locali che il termine di dieci giorni per l’esercizio di opzione decorre dalla notifica del ricorso. Il termine di dieci giorni, la Corte afferma, con ragionamento che possiede una logica giuridica e di conformità a tutto il sistema normativo, appare ragionevolmente breve per assicurare un equilibrio tra la ratio giustificativa della incompatibilità e la salvaguardia del diritto di elettorato passivo.
Nel caso in specie, regolato dalle norme di cui al Capoverso, detto termine non è stato rispettato.
E’ accaduto infatti, che nelle more del giudizio ordinario principale, instaurato nell’Ottobre 2010, (che ha dato origine in via incidentale al giudizio di legittimità), l’Avv. Raffaele Stancanelli, anziché rispettare la suddetta normativa e, conseguentemente esercitare il diritto di opzione nei termini stabiliti dalla legge, ha continuato ad esercitare le sopraddette cariche tra loro inconciliabili. Del tutto arbitrariamente ha atteso l’esito della sentenza della Corte Costituzionale e solo successivamente ha esercitato l’opzione , scegliendo la carica di Sindaco del Comune di Catania.
Or, non esiste nel sistema normativo alcuna legge che giustifichi e legittimi e/o preveda la condotta dell’Avv. Raffaele Stancanelli, il quale, lo si ripete, ha ritenuto di agire al di fuori della normativa vigente.
Conseguentemente va rilevato che le dimissioni tardive dall’ufficio di Senatore proclamate dall’avv. Stancanelli, poiché esercizio di una sorta di arbitraria remissione in termini non prevista normativamente, non possono essere ritenute valide e quindi non possono sanare un comportamento arbitrario. A parere dell’odierna difesa, invece, va senz’altro dichiarata, per tutti i motivi esposti in narrativa la decadenza dell’Avv. Raffaele Stancanelli dall’Ufficio di Sindaco del Comune di Catania.
Infine la medesima difesa a sostegno delle considerazioni e difese sin qui spiegate vuole rilevare altresì che, nel caso in specie, a fondamento della spiegata domanda di decadenza dalla carica di Sindaco del Comune di Catania dell’Avv.to Stancanelli si pone pur il principio dell’efficacia retroattività delle sentenze della Corte Costituzionale di accoglimento dell’incostituzionalità della norma in esame.
Principio, detto, che trova accoglimento in numerose sentenze della Corte Costituzionale, secondo il quale la sentenza che dichiara incostituzionale una norma ha effetto retroattivo quantomeno in collegamento con la lite giudiziaria instaurata, nel corso della quale un giudice abbia sollevato la questione di costituzionalità di una norma di legge, la cui applicazione sia indispensabile per la pronuncia giudiziaria in corso.
Quindi, per evitare incongruenze inaccettabili, si deve ammettere che essenzialmente nel processo a quo la legge dichiarata incostituzionale dalla predetta sentenza abbia efficacia retroattiva. Proprio perché la pendenza del giudizio sarebbe priva di senso se la sentenza di accoglimento da parte della Corte Costituzionale, non spiegasse i suoi effetti proprio in quel giudizio che ha dato origine alla questione.
…………. Inoltre, gli stessi si producono ex tunc, vale a dire anche relativamente ai rapporti sorti anteriormente alla declaratoria di illegittimità, così come chiarito anche dalla Corte di cassazione (vedasi, ad esempio, Cassazione civile, sezione I, sentenza 24 giugno 1995, n. 7162), con il solo limite costituito dai “rapporti esauriti”.

………………
La ratio che giustifica una siffatta interpretazione risiede nel principio per cui la pronuncia di incostituzionalità può esplicare effetti nell’ordinamento se la norma su cui la stessa viene a incidere è, appunto, ancora applicabile: ciò che non accade quando, invece, il rapporto giuridico dalla medesima regolato debba considerarsi “esaurito” secondo quanto precisato in premessa.
Tenendo conto dei suesposti principi, e con riguardo al caso di specie, nessun rapporto si è esaurito nel senso giuridico poc’anzi specificato, posto che v’’è giudizio ordinario in corso, e che, per un principio di coerenza e ragionevolezza, cui la Corte tende, la norma scaturita dal giudizio Costituzionale debba essere applicata, innanzitutto, alla fattispecie che ne ha dato causa, e non ancora definitivamente “esaurita” nei termini sopra indicati.
Una diversa applicazione sarebbe in stridente contrasto on la logica del giudizio incidentale di costituzionalità, la cui ammissibilità è subordinata proprio al presupposto della rilevanza della relativa questione, presupposto che implica necessariamente la definibilità del giudizio a quo, sulla base della richiesta decisione della Corte Costituzionale
Conseguentemente il Tribunale Adito non potrà non tenere conto di tutti detti principi, spiegati dall’odierno interveniente nel momento in cui renderà la Sentenza definitiva in relazione al giudizio a quo.

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Arrestato Ciro Carava’ sindaco di Campobello di Mazara

Intervista su S

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Caravà, il sindaco antimafia
“Appalti e lavori ai mafiosi”

 
venerdì 16 dicembre 2011
08:22
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Cirò Caravà, il sindaco di Campobello di Mazara arrestato oggi dai carabinieri con l’accusa di associazione mafiosa, indicato dagli inquirenti come “l’espressione politica” delle cosche locali, é un’amministratore di lungo corso che è sempre stato in prima fila nelle iniziative antimafia. Come l’inaugurazione di un centro dell’Avis, avvenuta un anno fa su un fondo confiscato al boss locale Nunzio Spezia, morto nel 2009. Alla guida di una giunta di centrosinistra, vicino al Pd, Caravà, 52 anni, ragioniere, è stato consigliere comunale dal 2001 al 2006, anno in cui fu eletto sindaco in quota Democrazia europea, la formazione politica promossa dall’ex leader della Cisl Sergio D’Antoni.

Al ballottaggio si impose sul sindaco uscente Daniele Mangiaracina, candidato del centrodestra. Una sfida che si è riproposta anche alle ultime amministrative del giugno scorso, quando bissò il successo con 3.817 voti, il 54,56%. A sostenerlo un cartello formato da Pd, Mpa e Democrazia e libertà, con l’appoggio esterno di Api e la lista Fratelli d’Italia. Nel 2008, mentre Caravà era in carica, il Comune di Campobello di Mazara fu oggetto di una ispezione disposta dal Ministero dell’Interno per verificare eventuali infiltrazioni mafiose, che non ebbe alcun seguito.

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MAFIOSO ANTIMAFIOSO?

16/12/2011 –

Cirò Caravà, il sindaco di Campobello di Mazara, arrestato oggi dai carabinieri con l’accusa di associazione mafiosa, indicato dagli inquirenti come “l’espressione politica” delle cosche locali, é un’amministratore che è sempre posto in prima fila nelle iniziative antimafia.

Era in prima fila anche all’inaugurazione di un centro dell’Avis, avvenuta un anno fa su un fondo confiscato al boss locale Nunzio Spezia, morto nel 2009.

Alla guida di una giunta di centrosinistra, vicino al Pd e al Sen. Lumia, Caravà, 52 anni, ragioniere, è stato consigliere comunale dal 2001 al 2006, anno in cui fu eletto sindaco in quota Democrazia europea, la formazione politica promossa dall’ex leader della Cisl Sergio D’Antoni.

Al ballottaggio si impose sul sindaco uscente Daniele Mangiaracina, candidato del centrodestra.

Una sfida che si è riproposta anche alle ultime amministrative del giugno 2011, quando ha fatto bis con 3.817 voti, il 54,56% delle preferenze.

A sostenerlo un cartello formato da Pd, Mpa e Democrazia e libertà, con l’appoggio esterno di Api e la lista Fratelli d’Italia.

L’alleanza insomma che sostiene il Presidente della Regione Raffaele Lombardo.

Nel 2008, mentre Caravà era in carica, il Comune di Campobello di Mazara fu oggetto di una ispezione disposta dal Ministero dell’Interno per verificare eventuali infiltrazioni mafiose, che non ebbe alcun seguito.

Fatta la cronaca, non si può non denunciare come un’Antimafia che mantiene al suo interno personaggi ambigui risulti dannosa alla lotta alla mafia tanto quanto lo sono i collusi d’ogni tipo, mentre il colpo sulla fiducia dei cittadini è enormemente più grave ed insanabile poiché disorienta e rende questo nostro popolo siciliano incredulo e rassegnato.

L’Antimafia in Sicilia ha offerto vite e destini per il riscatto  e davvero c’è da augurarsi che più selezione, più severità, più serietà intervengano tra le fila di un movimento civile e di coscienze che non può essere imbrattato da indegni doppiogiochisti.

L’arresto del sindaco di Campobello di Mazara prova altresì, se ce ne fosse stato bisogno, come la Mafia ha interesse appunto ad infiltrare proprio il suo nemico più temuto: l’Antimafia.

Attenti quindi e grazie alla Magistratura per aver saputo smascherare anche quest’ennesima trama di complicità ed affari.

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Mafia decapitata a Campobello di Mazara
Si stringe il cerchio su Messina Denaro

In manette 11 persone, tra cui il sindaco della cittadina in provincia di Trapani. Considerato un amministratore anti-cosche, per gli inquirenti è “l’espressione politica della locale consorteria mafiosa”

Il sindaco di Campobello di Mazara, Ciro Caravà
 

Matteo Messina Denaro forse avrà sentito il rumore delle manette dal suo nascondiglio, perché mai come ora il cerchio delle forze dell’ordine sulla sua latitanza sembra vicino a chiudersi. E’ di undici arresti, del resto, il bilancio dell’operazione messa a segno stamattina dai carabinieri del Ros a Campobello di Mazara, cittadina in provincia di Trapani nonché una delle ultime roccaforti del ricercato numero uno di mafia. Per tutti, le accuse parlano di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni. In carcere, sono finiti nomi eccellenti: non solo figure di spicco della famiglia mafiosa di Campobello, ma anche e soprattutto il sindaco del Comune trapanese, Ciro Caravà (Pd), da tutti considerato un primo cittadino anti-mafia. Il suo impegno contro le cosche, però, secondo gli inquirenti era solo un tentativo di depistare la sua reale natura. Secondo l’accusa, il primo cittadino avrebbe distribuito appalti a imprenditori vicini al clan che è stato decapitato e avrebbe dato persino biglietti aerei ai familiari di detenuti reclusi al Nord. La famiglia mafiosa di Campobello, a sua volta, avrebbe tenuto uno “stretto collegamento” con il boss latitante e “attraverso un pervasivo controllo del territorio” sarebbe riuscita a “infiltrare progressivamente le attività imprenditoriali ed economiche dell’area”.

L’indagine degli inquirenti è stata avviata nel 2006 per fare “terra bruciata” attorno al superlatitante Matteo Messina Denaro. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto della Dda Maria Teresa Principato e dai Sostituti Procuratori Marzia Sabella e Pierangelo Padova, si è concentrata – oltre che sull’attività di importanti uomini d’onore – anche su alcuni “insospettabili”, accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni. L’attività degli investigatori ha permesso di far luce sugli assetti e le dinamiche criminali della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, una delle più attive del mandamento di Castelvetrano retto da Messina Denaro. In particolare, è stata accertata la rivalità tra due opposti schieramenti riconducibili rispettivamente all’anziano boss Leonardo Bonafede e a Francesco Luppino, arrestato di recente nell’ambito dell’operazione “Golem”, ritenuto uno dei fiancheggiatori del latitante trapanese.

Gli investigatori hanno accertato la gestione occulta, da parte di Cosa Nostra, di società e imprese in grado di monopolizzare il mercato olivicolo ed altri settori dell’economia. In tal senso, il sindaco Caravà (in carica dal giugno del 2006 e rieletto nelle ultime amministrative nel maggio 2011) era considerato “l’espressione politica della locale consorteria mafiosa”. Oltre al capo della famiglia Leonardo Bonafede, detto “u zu Nardino”, è stato arrestato Filippo Greco, noto imprenditore di Campobello, da tempo trasferitosi a Gallarate (Va), ritenuto uno dei principali finanziatori nonché il “consigliere economico” dell’organizzazione mafiosa. Misure cautelari sono state inoltre eseguite nei confronti di Cataldo La Rosa e Simone Mangiaracina, considerati il “braccio operativo” del capo della famiglia mafiosa. Destinatari dei provvedimenti cautelari sono inoltre: Calogero Randazzo, già condannato per associazione mafiosa; Gaspare Lipari, che avrebbe svolto la funzione di “collegamento” tra il sindaco ed il capomafia; Vito Signorello, anche egli condannato per mafia.

Ha fatto particolarmente scalpore, invece, l’arresto del sindaco Ciro Caravà. Secondo gli inquirenti, per non destare sospetti, aveva deciso di fare costituire il Comune parte civile nei processi a carico del boss Matteo Messina Denaro, pur essendo molto vicino al latitante e alla famiglia mafiosa della zona. Sono numerose le intercettazioni a tirare in ballo il primo cittadino. In una conversazione la moglie di un boss spiega al marito che proprio grazie al sindaco avrebbe ottenuto in regalo i biglietti aerei per raggiungere il congiunto nel carcere del Nord Italia. Non solo. Gli inquirenti sono convinti, inoltre, che il sindaco Caravà avrebbe distribuito ai mafiosi anche lavori e appalti del Comune. Come emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Maria Pino, già nel 2006 Caravà era stato denunciato per estorsione e voto di scambio. Ma l’inchiesta finì con un’archiviazione. Nel 2008 il Viminale inviò gli ispettori al Comune per verificare eventuali infiltrazioni mafiose. Caravà è stato rieletto primo cittadini nel giugno scorso

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Si va ad elezioni a Catania – eliminato un black bloc – Stancanelli: “scelgo Catania!” leggi la sentenza allegata

sentenza di stancanelli incompatibile

STANCANELLI INCOMPATIBILE

21/10/2011 –

Niente piu’ doppio incarico per i parlamentari-sindaci. La Corte Costituzionale, decidendo sul caso Stancanelli, senatore del Pdl e sindaco di Catania, ha bocciato la legge n.60 del 1953 nella parte in cui non prevede l’incomapatibilita’ tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di un comune con piu’ di 20mila abitanti.

A sollevare la questione dinanzi alla Consulta e’ stato il Tribunale civile di Catania, al quale un elettore, Salvatore Battaglia, aveva fatto ricorso. Candidatosi a sindaco di Catania nel giugno del 2008, quindi dopo essere stato eletto due mesi prima senatore del Pdl, Raffaele Stancanelli aveva mantenuto il doppio incarico.

La decisione della Consulta – la n.277 – ha tuttavia valore per tutti quei parlamentari divenuti sindaci di grandi citta’ e che dovranno dunque scegliere quale dei dunque incarichi mantenere.

Il commento di Vittorio Musarra

I doppi, tripli …. o più incarichi sono semplicemente una vergogna.
In particolare per i sindaci, la legge sull’incompatibilità, affermata dalla consulta, dovrebbe essere valida per tutti i comuni a prescindere dal numero degli abitanti.
Che senso ha che il nostro sindaco è presente solo due giorni la settimana, e poi nomina persone esterne, tanto per dire…, per far fronte ai problemi dei cittadini.
Questi personaggi certamente non sono dei super uomini e che possano svolgere come si deve il loro compito, ma sono solo persone avide di potere.

 

vittorio.musarra@dontesta.it
Vittorio Musarra
 
[youtube-http://www.youtube.com/watch?v=YHJ402YwRto&feature=player_embedded#!]
 
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Il Sindaco di Catenanuova come Cetto La Qualunque ” cchiu pilu pi tutti ”

 

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Bianco prega Firrarello per diventare Sindaco di Catania

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Arrestato Cateno De Luca ex Mpa e leader di Sicilia Vera nonche’ Sindaco di Fiumedinisi

ARRESTATO ONDELUCA

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Era tutto finto. Inizia il tramonto del berlusconismo

leggi allegato: tutto finto

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