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Articoli con tag: mafia

Miracolo in Lombardia: “hanno scoperto l’acqua calda” vedi l’articolo

Rifiuti alla mafia

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Appello d Papa Woityla alla mafia

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Rischio di scioglimento per mafia del comune di Palagonia vedi allegato:

scioglimento palagonia

fonte sudpress

 

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Lombardia regione piu’ mafiosa del Sud

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Giuseppe Fava nel 1983 diceva:

I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione.
Giuseppe Fava, 28 dicembre 1983. Fu ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1984

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Saverio Romano non puo’ fare il ministro

Mafia, il gip non archivia Romano non può fare il ministro

Ci sono solo un paio di giorni di tempo, probabilmente oggi e domani, a disposizione di Silvio Berlusconi per convincere il presidente della Repubblica a controfirmare la nomina di Saverio Romano a ministro dell’Agricoltura. Poi, infatti, Napolitano volerà negli Usa e se ne riparlerà dopo il suo ritorno, ai primi di aprile, quando davanti al gip di Palermo Giuliano Castiglia si deciderà la sorte dell’inchiesta per concorso in associazione mafiosa nei confronti del parlamentare siciliano: la procura ha chiesto l’archiviazione quattro mesi fa, ma il gip ha deciso di non chiudere l’indagine, e così il toto-nomina del ministro in pectore per la formazione dei Responsabili si incrocia con la questione giudiziaria, che, per quest’accusa, sembrava risolta, appunto, dalla richiesta di archiviazione. Ma il gip Giuliano Castiglia non ci sta e ha deciso di fissare la nuova udienza per il 1 aprile. Davanti al gup compariranno il pm Nino Di Matteo, che per Romano ha chiesto l’archiviazione, sottolineando che dalle indagini è emerso un quadro di “contiguità”, penalmente non rilevante, con ambienti mafiosi villabatesi e l’avvocato Franco Inzerillo, difensore del deputato.

E, se vorrà, all’udienza potrà partecipare anche Saverio Romano, che ieri ha commentato così il provvedimento del giudice: “Il gip non è un passacarte. È giusto che faccia una valutazione sua. Altrimenti metterebbe solo timbri. Svolge una valutazione della richiesta del pm e degli atti che gli presentano e può chiedere chiarimenti se c’é una evidente discrasia. È legittimo”. Una lettura tecnico-giudiziaria del deputato, che è anche avvocato penalista, che però non spegne i boatos registrati a Montecitorio e negli ambienti politici romani sulle difficoltà emerse nel tragitto tra palazzo Chigi e il Quirinale sulla sua nomina a ministro. Boatos che hanno provocato la reazione di Romano: “Leggo dietrologie e veleni, del tutto destituiti di fondamento, a proposito del presunto rallentamento della mia eventuale nomina a ministro – ha detto –. A tal riguardo debbo ribadire che così come non mi lascio logorare dall’ansia, di certo non mi lascio irretire da provocazioni ad orologeria”.

Anche perché, sul tema dei problemi giudiziari di chi fa politica, Romano ha rispolverato l’evangelico “chi è senza macchia scagli la prima pietra”: “in Italia – ha aggiunto – molti si difendono da condanne, molti altri da processi, c’è chi si difende da una richiesta di rinvio a giudizio, ma qualche benpensante addirittura vorrebbe che il sottoscritto dopo otto anni debba giustificare una richiesta di archiviazione”. Che il gip ha fermato, rinviando al primo aprile un’udienza al termine della quale potrebbe accogliere l’archiviazione o disporre nuove indagini assegnando un termine al pubblico ministero. Agli atti, per ora, non ci sono riscontri sufficienti alle dichiarazioni del pentito Francesco Campanella, che aveva definito Romano persona “a disposizione” di Cosa nostra e, in particolare, dei capimafia di Villabate, Nicola e Antonino Mandala e, quindi, non esistono “elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio”. Il parlamentare era già stato indagato nel 1999, ma l’inchiesta si era chiusa con un’archiviazione. La seconda indagine è stata avviata nel 2005 proprio dopo le dichiarazioni di Campanella. A carico di Romano, infine, pende un’altra inchiesta, stavolta per corruzione aggravata, nata dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, intercettate da una microspia.

Da Il Fatto Quotidiano del 23 marzo 2011

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Il Comune di Catania si sciolga per mafia

Catania li,  24/03/2011

Il Governo nazionale la settimana scorsa ha sciolto il Comune di Bordighera in provincia di Imperia per infiltrazioni mafiose.

Il comune di Paternò fatto oggetto di una relazione dei Carabinieri molto più pesante rispetto a quella che ha portato allo scioglimento del comune ligure, attende ancora che la Prefettura di Catania formalizzi la proposta al Governo e francamente non si capisce cosa aspetti ancora e perché indugi così a lungo.

Ma il comune di Catania in quale condizione si trova?

Esaminiamo la situazione e spieghiamo perché SUD chiederà al Ministro dell’Interno e sul territorio al Prefetto lo scioglimento del Comune di Catania per infiltrazione mafiosa.

Il Consigliere comunale Vincenzo Castelli, del PdL, è indagato per intestazione fittizia di beni nell’ambito di una più ampia indagine antimafia.

Il consigliere Castelli è nientedimeno che componente della Commissione consiliare Lavori Pubblici; e ci sembra il minimo.

C’è poi il Consigliere comunale Maurizio Mirenda, MpA, coinvolto in una storia di voti di scambio (con Patronati che distribuivano pacchi di pasta), e con parentele ed affinità pericolose.

Un giornale tempo addietro si occupò del Mirenda e questi, evidentemente informato prima, offrì ai giornalisti denaro affinché non uscisse niente. I giornalisti naturalmente non accettarono.

Proviamo ad indovinare di quale Commissione consiliare fa parte il Mirenda? Ma, della Commissione Lavori Pubblici naturalmente!

Ci sono indagini, molte, di  minore importanza e tuttavia di forte impatto politico.

Per esempio, per violazione della legge elettorale e turbativa di pubblico servizio. Insieme con il Sindaco Stancanelli è coinvolto il consigliere comunale Giuseppe Navarria del PdL. Insieme tenevano una riunione di medici presso l’Ospedale Garibaldi, con i professionisti mobilitati ed “obbligati” ad assistere al comizio piuttosto che provvedere ai malati e lì convocati dal Direttore generale dell’Ospedale, dott. Navarria. Un omonimo del consigliere? No, suo padre!

Nulla  a che vedere con la mafia per carità, il Navarria è un giovane avvocato simpatico, ma quanto a stile istituzionale?

Ci sono poi quei consiglieri e funzionari coinvolti nello scandalo dei Servizi Sociali che portò all’arresto di un ex assessore comunale e che non ha mancato di coinvolgere anche parenti ed affini di consiglieri comunali in carica.

I funzionari, si quella pletora di eminenze grigie che nella macchina comunale comandano da 10, 20, 30 anni  e sono diventati degli intoccabili.

Funzionari arrestati per mafia, per corruzione, per falso. Ma eccoli sempre lì al loro posto, come prima e più forti di prima.

Ed il Capo dell’Amministrazione?

Ebbene, Stancanelli risulta indagato in diverse indagini che attengono appunto al suo ruolo di amministratore pubblico ed è sostenuto in Consiglio anche da quei consiglieri che sono sospettati di rappresentare in Consiglio comunale quella parte del popolo catanese che si chiama anche “Cosa Nostra”.

Nei prossimi giorni pubblicheremo i certificati dei carichi pendenti di tutti i consiglieri comunali cosicchè ciascuno si potrà rendere conto di chi sono gli “eletti”,  ma intanto bene farebbe il Prefetto a richiederli d’Ufficio e magari a dedicare alla questione una seduta straordinaria del Comitato per l’Ordine pubblico e la sicurezza.

Da oggi, quindi, cominciamo la nostra battaglia per liberare Catania da questo Consiglio comunale, domandando anche a quanti lì siedono e sono esenti da censure penali, di non tacere e di non rendersi complici con il loro silenzio di presenze inaccettabili.

Il Prefetto avvii la procedura ispettiva ed informi il ministro.

Catania non può permettersi e comunque non merita di finire nelle mani dei criminali che la stanno uccidendo.

Fonte sudpress

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