Annunci

Articoli con tag: catania

“Incredibile spesa per i farmaci contro l’osteoporosi” Nuovo scandalo nella Sanità siciliana

Home › Cronaca › “Incredibile spesa per i farmaci contro l’osteoporosi” Nuovo scandalo nella Sanità siciliana

IL CASO

Giovedì 17 Ottobre 2013 – 20:24 di 

SEGUI

Da un monitoraggio dell’assessorato alla Salute saltano fuori cifre “anomale”: nell’Isola si spende in alcuni casi il doppio rispetto al resto d’Italia. Il presidente della commissione Salute all’Ars Digiacomo: “C’è un giro esorbitante di farmaci rispetto ai normali consumi e abbiamo un indirizzo chiaro dove andare a chiedere lumi”.

borsellino, digiacomo, sanità, Cronaca

PALERMO – “Siamo i primi consumatori in Italia di farmaci contro l’osteoporosi. Forse i primi al mondo”. È tutto nello stupore del presidente della commissione Salute all’Ars Pippo Digiacomo il nuovo scandalo che potrebbe scuotere la Sanità siciliana.

Uno scandalo di cui presto potrebbero occuparsi Guardia di Finanza e Procura di Palermo, è scattata in seguito al monitoraggio effettuato dagli uffici dell’assessorato regionale alla Salute, guidato da Lucia Borsellino. Proprio l’assessore stamani è stata ascoltata in commissione Sanità dell’Assemblea assieme ai dirigenti del dipartimento, alla fine dell’audizione il presidente Digiacomo ha deciso di secretare gli atti. “Abbiamo acquisito elementi che ci fanno dire con certezza che c’è un giro esorbitante di farmaci rispetto ai normali consumi e abbiamo un indirizzo chiaro dove andare a chiedere lumi”, ha detto.

Dai primi dati raccolti dall’assessorato si evince che la Sicilia è la prima regione in Italia per spesa farmaceutica legata alla cura dell’osteoporosi; in tutte le province i dati sono superiori rispetto al resto del Paese, in alcuni casi la spesa risulta essere il doppio. Dietro ci sarebbero pressioni di alcune lobbies del farmaco e un sistema di compiacenze. Dopo l’audizione in commissione c’è stato un vertice a Palazzo d’Orleans col presidente della Regione, Rosario Crocetta al quale il presidente Digiacomo ha detto di aver fornito i dati e i dettagli. Sembra scontato che il governatore, come ha fatto in altre occasioni, decida di bussare alle porte della magistratura. I commissari, intanto, aspettano di acquisire ulteriori elementi dalle verifiche in corso da parte dell’assessorato.

Ma alcuni numeri, in realtà, già esistono. E consegnano una fotografia assai fedele del fenomeno che Di Giacomo non esista a definire “quantomeno anomalo”. Sono quelli trasmessi già nel febbraio di quest’anno dall’Asp di Palermo all’assessorato regionale alla Salute. La spesa per i farmaci per l’osteoporosi, in alcuni casi, è doppia rispetto alla media nazionale. Qualche dato, solo per fornire un’idea, e relativo al periodo gennaio-novembre del 2012: il medicinale più venduto è l’Acido aleandronico che in Sicilia costa 2.011 euro per mille abitanti, a fronte di una spesa media di 1.221 euro nel resto d’Italia. Un rapporto “due a uno” che è quasi costante per tutti gli altri medicinali correlati a quella malattia. “Dall’analisi dei dati – si legge nella nota dell’Asp di Palermo – si evince una elevata incidenza prescrittiva dei farmaci per la terapia dell’osteoporosi nella Regione Sicilia rispetto alla media registrata in Italia. La spesa netta per mille abitanti – prosegue la nota – è di gran lunga superiore alla media nazionale”.

Una spesa anomala ed esagerata, qunidi che, stando a quanto sarebbe emerso oggi in Commissione sanità, potrebbe essere dovuta ad atteggiamenti compiacenti a vari livelli. Dai medici di base che avrebbero prescritto cifre abnormi, passando per le aziende sanitarie e anche per dipendenti regionali che non hanno controllato a dovere. Queste prescrizioni avrebbero favorito in particolare tre-quattro grosse aziende farmaceutiche. “In particolare – spiega Digiacomo – abbiamo registrato un’attività anomala soprattutto nelle province di Catania e Messina”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ultima modifica: 17 Ottobre ore 20:30
Annunci
Categorie: Uncategorized | Tag: , , , , , , | Lascia un commento

Catania, arrestati i fratelli Ercolano e il figlio del boss Santapaola

MAFIA

Mercoledì 17 Ottobre 2012 – 09:22 di 

L’inchiesta, coordinata dal procuratore Giovanni Salvi, ha portato alla luce una presunta intestazione fittizia di beni che vedrebbe coinvolti i rampolli della principale famiglia mafiosa etnea. Sequestro preventivo per tre società.

Il boss Nitto Santapaola

CATANIA – Nuovo colpo alla famiglia mafiosa Ercolano-Santapaola di Catania. Agenti della Squadra mobile della questura etnea hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro elementi di spicco di cosa nostra e di un incensurato nell’ambito di un’operazione contro l’intestazione fittizia di beni. Il provvedimento, emesso dal gip Luigi Barone, riguarda i fratelli i fratelli Aldo, Mario e Salvatore Ercolano e Vincenzo Salvatore Santapaola di 43 anni, figlio del capomafia “Nitto” (nella foto).

L’inchiesta coordinata dal procuratore Giovanni Salvi ha portato alla luce, grazie alla collaborazione del sostituto procuratore Iole Boscarino, una presunta intestazione fittizia di beni che vedrebbe coinvolti i rampolli della principale famiglia mafiosa etnea. Nell’operazione è stato coinvolto anche Pierluigi Di Paola, 40 anni, sposato con la figlia di Sebastiano D’Emanuele, cognato di Salvatore Santapaola, fratello di Nitto. La polizia ha eseguito il sequestro preventivo di tre società che sarebbero riconducibili agli Ercolano.

Si tratta della “Vecchia Catania di Di Paola Pierluigi”, impresa individuale che si occupa del commercio di automobili attraverso il punto vendita “Pd Motors” di San Gregorio, riconducibile, secondo gli investigatori, a Mario Ercolano; sequestrata anche la “Siciliana Tappeti di Gangemi Giovanni”, impresa individuale titolare dell’esercizio commerciale “Cash & Carry” di San Gregorio, che sarebbe riconducibile ai fratelli Ercolano. E ancora, è stato sequestrato il ristorante “Sapori di Casa” di San Giovanni La Punta, che sarebbe riconducibile a Vincenzo Santapaola, il figlio del boss Nitto.

Per portare alla luce il sistema di intestazione fittizia di beni, gli uomini della squadra mobile hanno iniziato le intercettazioni nel novembre 2009, documentando la presenza di Mario Ercolano presso l’autosalone Pd Motors, mentre era soggetto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a San Gregorio. Dopo il suo arresto, avvenuto nel novembre 2010, a presidiare l’autosalone sarebbe stato direttamente Aldo Ercolano, presente anche alla cassa del Cash e Carry.

Gli investigatori hanno scoperto, attraverso intercettazioni all’interno di un’autovettura, che era stato proposto a Vincenzo Santapaola l’acquisto del ristorante “Sapori di Casa”, al prezzo di 250mila euro. Acquisto che è andato a buon fine, ma a firmare le carte non era il figlio di Nitto, ma la sua moglie insieme alla zia acquisita.

Ultima modifica: 17 Ottobre ore 13:58
*************************************

Catania, operazione antimafia: auto, mobili, arredamenti, pasta “made in Ercolano-Santapaola”

17 ottobre 2012, 16:52

Catania-201Cinque in manette e tre società sequestrate: bilancio dell’ultima indagine sugli affari della “famiglia” che comanda in città

di iena antimafia

L’inquinamento mafioso dell’economia catanese è ancora molto forte.
Il dato viene dall’ultima operazione antimafia, illustrata stamane in conferenza stampa (nella foto), della Procura della Repubblica di Catania, che ha portato ad un’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal Gip Luigi Barone, contro cinque persone e al sequestro di tre società. Arresto per Vincenzo Santapaola, 43 anni, figlio maggiore del boss Nitto, già detenuto in regime di 41 bis, ritenuto il reggente del clan; stessa misura per tre figli del defunto Sebastiano Ercolano: Aldo, 38 anni, Mario, 36 anni, e Salvatore 34 anni, i primi due indicati dagli investigatori come esponenti di rango apicale, insieme a Vincenzo Santapaola, dell’associazione mafiosa Santapaola-Ercolano.

In manette anche Pierluigi Di Paola, 40 anni, incensurato, sposato con la figlia di Sebastiano D’Emanuele, cognato di Salvatore Santapaola, fratello di Nitto. Oggi, inquirenti, con in testa il Procuratore Salvi, i sostituti Agata Santonocito e Iole Boscarino e investigatori di polizia e carabinieri, hanno spiegato l’operazione ai giornalisti. L’inchiesta sugli affari degli Ercolano, coordinata dal procuratore Giovanni Salvi ha portato alla luce, grazie alla collaborazione del sostituto procuratore Iole Boscarino, una presunta intestazione fittizia di beni che vedrebbe coinvolti i rampolli della principale famiglia mafiosa etnea. Sono scattati, quindi, i sequestri prventivi di società e imprese individuali:
si tratta della “Vecchia Catania di Di Paola Pierluigi”, impresa individuale, titolare dell’esercizio commerciale di autoveicoli “PD Motors” di San Gregorio, nel catanese, riconducibile, secondo gli investigatori, a Mario Ercolano; sequestrata anche la “Siciliana Tappeti di Gangemi Giovanni”, impresa individuale titolare dell’esercizio commerciale “Cash & Carry” di San Gregorio, che sarebbe riconducibile ai fratelli Ercolano. E ancora, è stata sequestrata la società  ”Sapori di casa srl”, titolare dell’omonimo ristorante,  di San Giovanni La Punta, in provincia di Catania, che sarebbe riconducibile a Vincenzo Santapaola, il figlio del boss Nitto.

Per portare alla luce il sistema di intestazione fittizia di beni, gli uomini della squadra mobile hanno iniziato le intercettazioni nel novembre 2009, documentando la presenza di Mario Ercolano presso l’autosalone “PD Motors”, mentre era soggetto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a San Gregorio. Dopo il suo arresto, avvenuto nel novembre 2010, a presidiare l’autosalone sarebbe stato direttamente Aldo Ercolano, presente anche alla cassa del “Cash e Carry”.

Gli investigatori hanno scoperto, attraverso intercettazioni all’interno di un’autovettura, che era stato proposto a Vincenzo Santapaola l’acquisto del ristorante “Sapori di Casa”, al prezzo di 250 mila euro. Acquisto che è andato a buon fine, ma a firmare le carte non era il figlio di Nitto, ma la sua moglie insieme alla zia acquisita.

a

Categorie: Uncategorized | Tag: , , , | Lascia un commento

La sentenza di condanna del Senatore Firrarello ed altri del 13/04/2007. Anche se il reato e’ andato in prescrizione i condannati sono obbligati in solido a risarcire i danni all’Ospedale Garibaldi per complessivi € 616.000,00 oltre le spese legali. Ascolta il dispositivo della sentenza cliccando sul link di radio radicale

http://www.radioradicale.it/scheda/222832?format=32

Categorie: Uncategorized | Tag: , , , , , , | Lascia un commento

Operazione padrini

//

Scarica allegato

operazione padrini

Categorie: Uncategorized | Tag: , , , | Lascia un commento

Elezioni 2012 in provincia di Catania

*******************************************

*************************************************************

*

****

***

**********

***

Categorie: Uncategorized | Tag: , , , | Lascia un commento

La Provincia Regionale di Catania concede contributi a fondo perduto per i giovani professionisti – scadenza bando 13/03/2012 – vedi allegati

Ufficio Proponente:
“POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO E FORMAZIONE”
IV DIPARTIMENTO 5° SERVIZIO

Oggetto: Concessione di contributi a giovani professionisti singoli o associati  (Approvato con D.D. n. 05 del 11/01/2012)
La domanda potrà essere presentata dal 12 gennaio al 13 marzo 2012

02_modulo_domanda_2011_1326361949362

03_all_b_dich_sostituitiva

avviso_giovani

determ_05_04052012000000000005

 

Categorie: Uncategorized | Tag: , , , | Lascia un commento

La protesta degli studenti catanesi contro Casini

Categorie: Uncategorized | Tag: , , | 7 commenti

Stancanelli potrebbe decadere da Sindaco di Catania

STANCANELLI SINDACO DECADUTO

19/12/2011 –

E’ un vero colpo di scena quello che si consuma sulle sorti dell’attuale sindaco di Catania Raffaele Stancanelli.
Per oltre 3 anni e mezzo, in spregio alla legge, l’avvocato di Regalbuto ha mantenuto il doppio, irragionevole quanto illegittimo, incarico di senatore della repubblica e sindaco della città di Catania. E’ stato necessario l’intervento della Corte Costituzionale, sollecitato da un cittadino-elettore che contro Stancanelli aveva presentato ricorso elettorale, per ristabilire un minimo di legalità nella pervicace occupazione di poltrone incompatibili. A seguito della sentenza della Corte Costituzionale, Stancanelli ha pensato di risolvere la questione dimettendosi da senatore per mantenere la più “pesante” carica di sindaco di Catania. A giochi quasi chiusi il colpo di scena, un altro cittadino-elettore, Antonio Fiumefreddo, decide di intervenire nel giudizio ancora in corso, chiedendo che Stancanelli venga dichiarato decaduto da sindaco della città di Catania. Il giudice riceve la costituzione di Fiumefreddo e si riserva la decisione.
In breve, ed a seguire, proponiamo alcuni stralci dell’elaborato intervento della difesa dell’avvocato Antonio Fiumefreddo, rappresentato dall’avvocato Renata Saitta: viene, infatti, sostenuta la tardività dell’opzione esercitata da Stancanelli, che si sarebbe dimesso da senatore soltanto dopo la sentenza della Corte Costituzionale e non nei termini previsti dalla legislazione vigente. Se questa tesi, molto argomentata e supportata da numerosi riferimenti giurisprudenziali, dovesse venire accolta dal giudice, Stancanelli verrebbe dichiarato decaduto e Catania potrebbe finalmente voltare pagina.

STRALCI DEL RICORSO

Con ricorso elettorale del 21.10.10 sul presupposto della sussistenza della causa di incompatibilità tra la carica di Sindaco del Comune di Catania e di Senatore della Repubblica Italiana dell’Avv. Raffaele Stancanelli, si chiedeva, previo accertamento della predetta causa di incompatibilità, che venisse dichiarata la decadenza dalla carica di sindaco del Comune di Catania nei confronti dell’Avv. Raffaele Stancanelli qualora lo stesso entro dieci giorni dalla notifica del ricorso non avesse esercitato il diritto di opzione.
In via subordinata il medesimo ricorrente chiedeva all’Ill.mo Tribunale che venisse dichiarata rilevante e non manifestamente infondata la questione denunciata, e per l’effetto sollevare questione di costituzionalità, per violazione degli art. 3,51,97 della Cost., della legge 15 Febbraio 1953 n. 60, e del D.Lgs 18.8.2000 n. 267 nella parte in cui non prevedono l’incompatibilità tra l’ufficio di deputato o senatore della repubblica e la carica di sindaco dei comuni con popolazione superiore a 20 mila abitanti, e viceversa.

La Corte Costituzionale con Sentenza n. 277 del 17.10.2007, depositata in data 21.10.2011, ha ritenuto fondata la questione prospettata e per l’effetto ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli art. 1,2,3 e 4, della legge 15 Febbraio 1953 n. 60 (Incompatibilità parlamentari) nella parte in cui non prevedono l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di Sindaco di Comune con popolazione superiore ai 20.000 abitanti.
Il Giudizio dinnanzi al Tribunale è stato riassunto con istanza spiegata dal Battaglia , e l’udienza di prosecuzione è stata fissata per il 16.12.2011.
Or, dopo alcuni giorni dalla Pubblicazione della Sentenza della Corte Costituzionale il Sindaco del Comune di Catania ha proclamato le Sue dimissioni dalla carica di Senatore. Ne dovrà fornire prova nel corso della udienza del 16.12.2011.
Sulla scorta dei fatti appena narrati l’odierno interveniente, legittimato in tal senso a partecipare alla presente azione elettorale popolare in quanto cittadino elettore che fa propria la domanda originariamente proposta e che reitera autonomamente ed in proprio ex art. 105 c.p.c., ritiene che l’Avv. Raffaele Stancanelli abbia assunto un comportamento non previsto normativamente e che, pertanto, in applicazione delle norme vigenti deve essere dichiarato decaduto dalle sue funzioni di Sindaco del Comune di Catania. ……
Le richiamate norme oggi in vigore prevedono che l’interessato ha dieci giorni di tempo, pena decadenza, per formulare osservazioni e per eliminare le cause di ineleggibilità e/ incompatibilità. Le cause di incompatibilità , sia che esistano al momento delle elezioni sia che sopravvengono ad essa, importano la decadenza dalle cariche.
Nel caso in cui venga proposta azione di accertamento in sede giurisdizionale il termine di dieci giorni decorre dalla data di notificazione del ricorso.
Com’è noto tale disciplina è stata adottata sia dal legislatore nazionale che regionale siciliano in applicazione del principio sancito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 160 /97 che ha statuito “Gli art. 3 e 51 Cost. inpongono di superare l’eccessiva severità del sistema attuale, quale risulta definito dalla Giurisprudenza, assicurando la proporzione tra fini perseguiti e mezzi prescelti. Bisogna dunque consentire di rimuovere la causa d’incompatibilità entro un termine ragionevolmente breve, dopo la notifica del ricorso di cui all’art. 9-bis del Dpr n. 570 del 1960, per assicurare un equilibrio fra la ratio giustificativa della incompatibilità e la salvaguardia del diritto di elettorato passivo.
In ordine al termine di dieci giorni, più volte la Corte di Cassazione si è occupata dell’eccezione d’incostituzionalità , rigettandola, dell’art. 7 comma 5 della legge 154 del 1981, per assunta violazione degli art. 3,24, e 51 della Cost. nella parte in cui prevede che il termine di dieci giorni ivi previsto decorre dalla data di notificazione del ricorso giurisdizionale , anzichè dalla data dell’accertamento giurisdizionale definitivo ( Cass. 4327/05).
La stessa Corte ha altresì fissato il principio di cristallizzazione riguardo ai tempi di rimozione delle ineleggibilità – incompatibilità dal quale deriva che”le rimozioni delle cause d’incompatibilità che sopravvengono dopo la proposizione della domanda giudiziale sono irrilevanti”.
Sul punto sembra interessante da ultimo la sentenza n. 294 del 7.11.2011 resa dalla Corte Costituzionale sulla questione della incompatibilità della carica di deputato regionale con quella di assessore o presidente provinciale.
Il Tribunale remittente deduce in detto giudizio la illegittimità costituzionale dell’art.10-sexies comma 1-bis della legge regionale n.29 del 1951 e rileva che nell’ordinamento statale sia l’art. 7 comma 5 della legge 23 aprile 1981, n. 154, che l’art. 69 comma 3 del decreto legislativo 18.Agosto 2000 n. 267 fissano detto termine in dieci giorni decorrenti dalla notifica del ricorso .
…………………….. Potendo tale accertamento durare quanto il mandato, ciò configurerebbe un ingiustificato privilegio che procrastinerebbe, addirittura fino al passaggio in giudicato della sentenza, una situazione giuridica impeditiva dell’esercizio continuativo di due attività tra loro inconciliabili.
Nel merito la Corte ha statuito che per consolidato orientamento le questioni incidentali di legittimità sono ammissibili quando la norma impugnata è applicabile nel processo d’origine e quindi la decisione della Corte è idonea a determinare effetti nel processo stesso. Compete dunque al Tribunale rimettente valutare le conseguenze applicative che potrebbero derivare da una eventuale pronuncia di accoglimento ed in particolare quale norma debba essere applicata nel giudizio principale.
…………………..
Proprio per evitare ciò le norme statali, che regolano l’accertamento in via giudiziale delle incompatibilità, stabiliscono sia per i consiglieri regionali che per gi amministratori locali che il termine di dieci giorni per l’esercizio di opzione decorre dalla notifica del ricorso. Il termine di dieci giorni, la Corte afferma, con ragionamento che possiede una logica giuridica e di conformità a tutto il sistema normativo, appare ragionevolmente breve per assicurare un equilibrio tra la ratio giustificativa della incompatibilità e la salvaguardia del diritto di elettorato passivo.
Nel caso in specie, regolato dalle norme di cui al Capoverso, detto termine non è stato rispettato.
E’ accaduto infatti, che nelle more del giudizio ordinario principale, instaurato nell’Ottobre 2010, (che ha dato origine in via incidentale al giudizio di legittimità), l’Avv. Raffaele Stancanelli, anziché rispettare la suddetta normativa e, conseguentemente esercitare il diritto di opzione nei termini stabiliti dalla legge, ha continuato ad esercitare le sopraddette cariche tra loro inconciliabili. Del tutto arbitrariamente ha atteso l’esito della sentenza della Corte Costituzionale e solo successivamente ha esercitato l’opzione , scegliendo la carica di Sindaco del Comune di Catania.
Or, non esiste nel sistema normativo alcuna legge che giustifichi e legittimi e/o preveda la condotta dell’Avv. Raffaele Stancanelli, il quale, lo si ripete, ha ritenuto di agire al di fuori della normativa vigente.
Conseguentemente va rilevato che le dimissioni tardive dall’ufficio di Senatore proclamate dall’avv. Stancanelli, poiché esercizio di una sorta di arbitraria remissione in termini non prevista normativamente, non possono essere ritenute valide e quindi non possono sanare un comportamento arbitrario. A parere dell’odierna difesa, invece, va senz’altro dichiarata, per tutti i motivi esposti in narrativa la decadenza dell’Avv. Raffaele Stancanelli dall’Ufficio di Sindaco del Comune di Catania.
Infine la medesima difesa a sostegno delle considerazioni e difese sin qui spiegate vuole rilevare altresì che, nel caso in specie, a fondamento della spiegata domanda di decadenza dalla carica di Sindaco del Comune di Catania dell’Avv.to Stancanelli si pone pur il principio dell’efficacia retroattività delle sentenze della Corte Costituzionale di accoglimento dell’incostituzionalità della norma in esame.
Principio, detto, che trova accoglimento in numerose sentenze della Corte Costituzionale, secondo il quale la sentenza che dichiara incostituzionale una norma ha effetto retroattivo quantomeno in collegamento con la lite giudiziaria instaurata, nel corso della quale un giudice abbia sollevato la questione di costituzionalità di una norma di legge, la cui applicazione sia indispensabile per la pronuncia giudiziaria in corso.
Quindi, per evitare incongruenze inaccettabili, si deve ammettere che essenzialmente nel processo a quo la legge dichiarata incostituzionale dalla predetta sentenza abbia efficacia retroattiva. Proprio perché la pendenza del giudizio sarebbe priva di senso se la sentenza di accoglimento da parte della Corte Costituzionale, non spiegasse i suoi effetti proprio in quel giudizio che ha dato origine alla questione.
…………. Inoltre, gli stessi si producono ex tunc, vale a dire anche relativamente ai rapporti sorti anteriormente alla declaratoria di illegittimità, così come chiarito anche dalla Corte di cassazione (vedasi, ad esempio, Cassazione civile, sezione I, sentenza 24 giugno 1995, n. 7162), con il solo limite costituito dai “rapporti esauriti”.

………………
La ratio che giustifica una siffatta interpretazione risiede nel principio per cui la pronuncia di incostituzionalità può esplicare effetti nell’ordinamento se la norma su cui la stessa viene a incidere è, appunto, ancora applicabile: ciò che non accade quando, invece, il rapporto giuridico dalla medesima regolato debba considerarsi “esaurito” secondo quanto precisato in premessa.
Tenendo conto dei suesposti principi, e con riguardo al caso di specie, nessun rapporto si è esaurito nel senso giuridico poc’anzi specificato, posto che v’’è giudizio ordinario in corso, e che, per un principio di coerenza e ragionevolezza, cui la Corte tende, la norma scaturita dal giudizio Costituzionale debba essere applicata, innanzitutto, alla fattispecie che ne ha dato causa, e non ancora definitivamente “esaurita” nei termini sopra indicati.
Una diversa applicazione sarebbe in stridente contrasto on la logica del giudizio incidentale di costituzionalità, la cui ammissibilità è subordinata proprio al presupposto della rilevanza della relativa questione, presupposto che implica necessariamente la definibilità del giudizio a quo, sulla base della richiesta decisione della Corte Costituzionale
Conseguentemente il Tribunale Adito non potrà non tenere conto di tutti detti principi, spiegati dall’odierno interveniente nel momento in cui renderà la Sentenza definitiva in relazione al giudizio a quo.

Categorie: Uncategorized | Tag: , , , | Lascia un commento

Condannato a 2 anni e 9 mesi l’ex Sindaco di Catania Scapagnini ed i suoi assessori per il buco di bilancio al Comune vedi allegato

scapagnini condannato

Caruso Francesco

Mimmo Rotella ( attuale assessore provinciale con Giuseppe Castiglione )

Gianni Vasta

Giuseppe Arena

Filippo Drago

Santamaria

Giuseppe Siciliano

Giusppe Maimone

Nino Strano

Santo Ligresti

Stefania Gulino

Zappala’ Giuseppe

 

Mario De Felice ( manca la foto se qualcuno che lo conosce me la puo’ inviare mi farebbe cosa gradita)

 

Categorie: Uncategorized | Tag: , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Rivista Magma n. 28 del 24/09/2011, continua la vicenda sull’Ato 2 acque. Si parla di Biagio Petralia, Nunzio Spano’. Giuseppe Castiglione

MAGMA SETT.2011

Categorie: Uncategorized | Tag: , , , , , | Lascia un commento

Powered by WordPress.com. Tema: Adventure Journal di Contexture International.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: