URBANISTICA La Sovrintendenza sta coinvolgendo ex Provincia, Comuni, Parco dell’Etna, Oasi del Simeto, aeroporto, porto, Ferrovie, Fce e Anas, chiamati ad uniformare i rispettivi progetti


,  1 Aprile 2017

Questo strumento di pianificazione sovraccomunale di estrema importanza, rischia di passare sulla testa dei cittadini

Veduta di Bronte dalla "Carbonara"Piano paesaggistico, i rilievi degli architetti

Scannella: «Come prima cosa occorre aggiornare le cartografie»

Le amministrazioni comunali, ad esempio, che deliberano in materia di Prg, partecipano regolarmente alle riunioni tecniche, ma senza ascoltare i suggerimenti delle forze sociali.

Sulla prossima adozione del piano paesaggistico della provincia di Catania, da parte dell’assessorato regionale ai Beni culturali, dall’Ordine degli architetti etneo arrivano proposte e richieste di nuove concertazioni. Le nuove norme e i vincoli paesaggistici, tra gli altri, si applicheranno a: ex Provincia, Comuni, Parco dell’Etna, Oasi del Simeto, aeroporto, porto, Ferrovie di Stato, Circumetnea, Anas.

Questo strumento di pianificazione (reso obbligatorio dal Codice dei beni culturali che l’ha sovraordinato ai piani regolatori generali, ai piani delle riserve naturalistiche, dei parchi e a quelli ìnfrastrutturalì), nonostante l’importanza, potrebbe essere scoperto dai cittadini troppo tardi.

Eppure, la Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali, guidata dalla dottoressa Maria Grazia Patanè, ha inviato il piano a Comuni ed enti pubblici e tenuto numerose riunioni con loro, proprio per ricevere proposte; incontri ci sono stati anche all’Assessorato a Palermo.

Tra i vari suggerimenti, recentemente sono stati formulati quelli dell’Ordine degli architetti e dei paesaggisti catanesi, il cui presidente Giuseppe Scannella, in sintesi, spiega: «Abbiamo individuato punti su cui intervenire, come l’aggiornamento delle cartografie utilizzate e la correzione tra l’impalcatura di base e le concrete proposte progettuali, al fine di evitare danni da previsioni errate ed eccessivo atteggiamento di tutela e conservazione, che rende immodificabili intere zone. Il piano deve essere cambiato e sottoposto a nuova e più ampia concertazione – precisa Scannella – occorre favorire la riqualificazione dei luoghi, il recupero, la valorizzazione; la propositività, anche con incentivi e progetti prioritari da realizzare. È necessario coordinare il piano con gli strumenti territoriali e urbanistici di pianificazione, in un’ottica di integrazione e non di contraddizione»

Sul piano paesaggistico, oramai inviato all’assessorato regionale, è atteso il parere dell’«Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio», collegio in cui, di recente, l’assessore regionale ai Beni culturali, Carlo Vermìglìo ha nominato l’architetto Luigi Longhitano di Bronte, ex presidente dell’Ordine degli architetti di Catania, conoscitore del territorio ed esperto di tematiche paesaggistiche. Questa nomina, fra gli addetti ai lavori, è stata vista come un’apertura dell’assessore Vermiglio verso l’area etnea e ionica del catanese.

Il piano dovrà essere ora adottato e poi approvato tenendo conto anche delle osservazioni successive all’adozione, da parte dei soggetti interessati (pubblici e privati); tuttavia, in attesa del decreto d’approvazione definitiva, le norme di salvaguardia lo renderanno applicabile dall’adozione, il che vuol dire che eventuali nuovi vincoli saranno immediatamente operativi. In altre province, l’adozione ha suscitato parecchie polemiche mentre i decreti d’approvazione sono finiti davanti al Tar di Palermo e Catania (solo Siracusa conterebbe cinquecento ricorsi).

L’architetto Giovanni Laudani, uno dei redattori del piano: «Il piano discende dalla Convenzione europea per il paesaggio, che ha scopi sia di tutela del territorio sia di salvaguardia e creazione di posti di lavoro. Il progetto redatto rappresenta un punto di partenza aperto al confronto per arrivare a uno strumento il più possibile condiviso. Pur occupandomi della direzione del museo Casa Verga di Catania, confermo la mia disponibilità verso chiunque voglia collaborazione e chiarimenti».

La corte costituzionale, di recente (sentenza 50/2017), ha confermato «il principio di prevalenza del piano paesaggistico sugli atti di pianificazione ad incidenza territoriale posti dalle normative di settore»; dal 6 aprile, invece, entrerà in vigore il Dpr 31/2017, che individua gli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica. [Luigi Putrino].

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