Incentivi. La riscrittura della norma stabilisce un meccanismo di computo più vantaggioso per le imprese Bonus Sud ricco senza il «netto» L’agevolazione è commisurata al costo complessivo dei beni acquistati

NORME E TRIBUTI08 MARZO 2017Il Sole 24 Ore

Bonus investimenti da calcolarsi sull’investimento lordo. È l’ulteriore novità introdotta nel meccanismo di computo del credito d’imposta concesso a fronte di nuovi investimenti nelle aree in ritardo di sviluppo del Paese.
La modifica deriva dalla completa riscrittura del comma 101 dall’articolo 1, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 che, nei commi da 98 a 108 disciplina l’intero bonus.
In particolare, sono le modalità di calcolo dell’investimento agevolabile che mutano radicalmente.
Il vecchio calcolo
In precedenza, infatti, le regole del bonus prevedevano che si distinguesse fra investimento lordo ed investimento netto agevolabile.
Il discrimine fra il primo ed il secondo aggregato risultava dalla differenza fra l’investimento realizzato e la sommatoria degli ammortamenti fiscalmente dedotti dall’impresa nello stesso periodo, e relativi alla medesima categoria dei beni oggetto di investimento.
Insomma, se l’impresa aveva realizzato un investimento consistente in nuovi impianti, doveva decurtare dal valore degli investimenti realizzati tutti gli ammortamenti – fatta eccezione per quelli calcolati sui beni oggetto dell’investimento agevolato – riguardanti gli impianti, e dedotti nell’esercizio di realizzazione dell’investimento.
Tale meccanismo, in vigore sin dalla primissima versione del credito d’imposta, risalente all’articolo 8 della legge n. 388/00, diminuiva drasticamente l’appeal del bonus per tutte quelle imprese che, a fronte di nuovi investimenti, presentavano un consistente valore degli ammortamenti, derivanti dai beni strumentali già in dotazione dal passato.
Il nuovo meccanismo
Il nuovo testo del comma 101 dell’articolo unico della Finanziaria 2016, invece, elimina ogni riferimento alla “nettizzazione” dell’investimento, sottolineando che il bonus è commisurato esclusivamente al «costo complessivo» dei beni strumentali acquisiti.
La differenza non è di poco conto. Vediamo in pratica come funziona: se si è realizzato un investimento di 7 milioni di euro e si hanno ammortamenti rilevanti, per esempio, pari a 1,2 milioni di euro, il credito d’imposta che spetterebbe ad un’impresa di medie dimensioni (percentuale di aiuto pari al 15%) non è più calcolato sul valore di 5,8 milioni di euro, ossia investimento lordo meno ammortamenti, ma piuttosto sul complessivo valore di 7 milioni di euro, con un guadagno, in termini di maggiore agevolazione fruita, di 180mila euro in più da spendere in compensazione.
Già con questo esempio si intuisce l’effetto accrescitivo che la modifica apportata col decreto legge Mezzogiorno ha inteso apportare.
Il super beneficio
Tuttavia, il beneficio concreto di tale previsione lo si apprezza maggiormente qualora si ipotizzasse che, invece di presentare un valore degli ammortamenti pari a 1,2 milioni di euro, l’impresa beneficiaria avesse un valore degli ammortamenti prossimo ai 7 milioni di euro, tale da limitare o addirittura azzerare la possibilità di godere del bonus.
Sterilizzando completamente dal calcolo dell’agevolazione gli ammortamenti, invece, anche le imprese con una forte incidenza di beni strumentali già in dotazione godranno appieno degli effetti dell’agevolazione.
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Alessandro Sacrestano

EFFETTI POTENZIATI Con la sterilizzazione degli ammortamenti saranno premiate anche le aziende con una forte incidenza di beni già in dotazione

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