Catanomastica – Bronte, il mito del tuono

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Sarebbe ingeneroso, all’inizio del nostro racconto, non citare l’importanza che, per la città di Bronte, ha avuto e continua ad avere quella gemma preziosa che risponde al nome diPistacchio, che ha contribuito ad eleggere il comune pedemontano come la patria indiscussa a livello mondiale di questo fantastico frutto, riconosciuto dalla Comunità Europeaattraverso la Denominazione di origine protetta DOP.

Le origini del paese di Bronte, così come quelle del suo misterioso nome, sono antichissime e, come sempre accade nel nostro territorio, affondano le proprie radici nella mitologia. Secondo la tradizione, infatti, il nome di Bronte sarebbe da ricondurre direttamente al mito dei Ciclopi, mastodontici esseri monocoli dotati di una forza sovraumana e figli del Dio Nettuno. La leggenda narra che la città sia stata fondata proprio dal ciclope Bpovtì (Bronte), che in greco significa “tuono“.

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Bronte era fratello di Sterope (“lampo“) e Piracmon (“incudine ardente“). Tutti e tre lavoravano a servizio del dio Vulcano presso la fucina collocata nelle viscere dell’Etna con il compito di fabbricare i fulmini di Giove (soprannominato Bronteo, ossia Giove che scaglia i tuoni) e le armi degli eroi. Il celebre poeta Virgilio, accennando alla presenza dei Ciclopi all’interno dell’Etna, scrive che “All’interno d’un ampio antro manipolavano il ferro i Ciclopi Bronte, Stèrope e, nudo le membra, Piràcmon”. È facile immaginare, dunque, che il nome possa riferirsi ai continui boati emessi dall’Etna.

La tradizione storica attribuisce alla popolazione dei Sicani la fondazione della città. Quest’ultimi, infatti, grazie all’uso delle armi, conquistarono la Sicilia orientale e la occuparono, costringendo gli autoctoni Siculi a stanziarsi ad occidente. Il ritrovamento di numerosi reperti archeologici ha comunque confermato il passaggio dei Greci, i quali avrebbero fornito un contributo fondamentale per la nascita della città.

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Benedetto Radice, autore di Memorie Storiche di Bronte, scrive: “Mentre si scavava la conduttura per l’acqua di Maniaci in quella contrada, vennero alla luce tante monete di bronzo con impressa la testa della dea Minerva portante l’elmo. Furono rinvenuti pure dei piatti e delle anforette”. Le monete si stima potessero risalire all’età del tiranno siracusano Timoleonte. Non è da escludere, dunque, che qui i Greci avessero costruito un tempio in onore della dea Atena, chiamata poi da Romani con il nome Minerva.

Un’altra storia è legata al nome di Bronte. Pare che lo scrittorePatrick Prunty (o Brunty o forse O’ Prantee), nativo della regione irlandese del County Down, nutrisse una tale ammirazione per l’ammiraglio Horatio Nelson, che fu insignito del titolo di Duca di Bronte dal re Ferdinando IV delle Due Sicilie, da decidere addirittura di modificare il suo cognome in Brontë, con la dieresi sopra la “e” in modo che gli inglesi non ne storpiassero la pronuncia. Prunty fu inoltre il padre delle famose sorelle Brontë, trio di scrittrici vittoriane della prima metà dell’Ottocento.

Anche questa tappa settimanale di Catanomastica termina qui. Vi invito a seguirmi nel prossimo appuntamento per scoprire insieme un nuovo capitolo sui nomi della nostra provincia. Restate sempre aggiornati con Vivi Catania tramite Facebook e Twitter.

Rubrica a cura di Salvatore Rocca

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