XVII LEGISLATURA Resoconto stenografico dell’Assemblea Seduta n. 447 di lunedì 22 giugno 2015. Discussione delle mozioni Lorefice ed altri n. 1-00898 e Scotto ed altri n. 1-00888 concernenti la permanenza in carica del sottosegretario di Stato Giuseppe Castiglione (ore 14,55).

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  PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la discussione delle mozioni Lorefice ed altri n. 1–00898 (Vedi All. A) e Scotto ed altri n. 1–00888 (Vedi All. A) concernenti la permanenza in carica del sottosegretario di Stato Giuseppe Castiglione (Vedi l’allegato A – Mozioni).
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi riservati alla discussione delle mozioni è pubblicato nel resoconto stenografico della seduta di giovedì 18 giugno 2015.
Avverto che è stata, altresì, presentata la mozione Attaguile ed altri n. 1–00915 (Vedi All. A) che, vertendo su materia analoga a quella trattata dalle mozioni all’ordine del giorno, verrà svolta congiuntamente (Vedi l’allegato A – Mozioni). Il relativo testo è in distribuzione.

(Discussione sulle linee generali)

  PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali delle mozioni.
È iscritta a parlare la deputata Lorefice, che illustrerà anche la sua mozione n. 1–00898 (Vedi All. A). Ne ha facoltà.

  MARIALUCIA LOREFICE. Grazie per la parola Presidente. Gentili colleghi, due anni fa nove milioni di cittadini italiani ci conferirono un mandato elettorale unico nel suo genere. Ci chiesero di entrare in Parlamento e scovare quelle reti affaristiche e clientelari che si annodano in moltissimi settori del Paese. Sapevamo che non sarebbe stato facile, ma ci rimboccammo le maniche e cominciammo a lavorare duramente. Ebbene, dopo qualche mese iniziammo ad ottenere i primi risultati, anche sul CARA di Mineo. Era il 9 dicembre 2013 quando denunciammo le ingerenze politiche nella gestione di uno dei centri di accoglienza più grandi d’Europa. Trovate un video in rete a testimonianza di ciò. Basta un click per verificare la notizia. Alla nostra denuncia, seguirono ben ventinove atti parlamentari, di fronte ai quali il Governo non ha mai risposto adeguatamente. Oggi, a parlare, sono le carte delle procure di Roma e Caltagirone. Situazioni come Mineo sono l’esempio lampante di larghe intese consolidate da tempo: cooperative della Legacoop, vicine al Partito Democratico, in affari con imprese legate a Comunione e Liberazione, vicine al Nuovo Centrodestra. Le due forze che oggi governano l’Italia ma, a differenza di noi, senza aver mai ricevuto alcun mandato elettorale dai cittadini italiani.Pag. 23
Il centro di Mineo è la triste immagine di un Paese in cui la politica corrotta fa da padrona. È il chiaro esempio di un sistema criminale che si nutre delle risorse pubbliche e che vede complici politici e organizzazioni mafiose che si servono delle cooperative per pilotare appalti e creare, di giorno in giorno, un nuovo business. Una quantità inimmaginabile di denaro pubblico è stata incassata per ingrassare con ingordigia le tasche di pochi. Perché quella struttura, oggi, è una prigione a cielo aperto. Con i soldi pubblici stanziati avremmo potuto disporre di uno dei centri più all’avanguardia in Europa, invece il CARA di Mineo è un’altra macchia indelebile di vergogna sul nostro volto. Anzi, onorevoli colleghi, sul vostro volto. Mineo presenta situazioni di illegalità disarmanti: non esiste trasparenza, non esistono gare d’appalto per la fornitura di beni e servizi; tutto avviene verbalmente, se non addirittura telefonicamente e in modo assolutamente discrezionale; gli operatori vengono assunti sulla base di conoscenze parentali e familismi; manca ogni tipo di controllo; manca un vero sistema d’accoglienza e di integrazione; molte aree sono abbandonate al degrado. Tutto è basato sull’improvvisazione. È una terra di nessuno e ciò è letteralmente sconcertante.
Come ho già detto, c’è una precisa parte politica colpevole di questo scempio, vicina al Partito Democratico, ma soprattutto al Nuovo Centrodestra del Ministro Angelino Alfano. Basta andare a leggere proprio quelle carte dell’inchiesta Mafia Capitale per rendersene conto. Dall’indagine emerge il nome dell’onorevole Giuseppe Castiglione. L’accusa a suo carico riguarderebbe le ipotesi di turbativa d’asta e turbata libertà di scelta del contraente. Le ottocento pagine di intercettazioni dei ROS dei carabinieri ne ricostruiscono il suo ruolo; intercettazioni in cui Odevaine spiega a Buzzi le funzioni del sottosegretario e i rapporti con gli uomini del CARA. Si può parlare di un vero e proprio «sistema Castiglione»; sistema che nacque nel 2011, cioè durante il Governo Berlusconi, quando fu dichiarata l’emergenza nord Africa. All’epoca Angelino Alfano era Ministro della Giustizia e il leghista Maroni presiedeva gli interni. E fin da subito Mineo mostra di essere una struttura fuori dal comune.

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  Infatti, se in tutti i CARA d’Italia il soggetto attuatore è il vice-prefetto vicario del capoluogo di Regione, a Mineo invece è il presidente della provincia di Catania. Ovvero ? Giuseppe Castiglione, delfino di Alfano, coordinatore di NCD e titolare di migliaia di preferenze, grazie soprattutto all’intraprendenza – chiamiamola così – del suocero, Pino Firrarello, sindaco di Bronte dal 2005 al 2015. Un soggetto capace di muovere dai 50 ai 60 mila voti. Una manna dal cielo, tant’è che Mineo, gentili colleghi, oggi sembra essere diventato il quartier generale del Nuovo Centrodestra. Pensate un po’: alle ultime europee, su scala nazionale, NCD ha ottenuto solo il 4 per cento dei voti. A Mineo il 39,02 per cento. Un dato piuttosto significativo. Questi voti hanno permesso di far eleggere anche l’europarlamentare Giovanni La Via, quello (tanto per capirci) il cui appartamento catanese è andato in affitto a sua insaputa a Sisifo, capofila fino a poco tempo fa dell’associazione temporanea d’imprese che gestisce proprio i servizi del centro d’accoglienza di Mineo. Sì, a sua insaputa, perché lui dice di non saperne niente e che aveva affidato il suo appartamento a un’agenzia immobiliare. Un colpaccio, tipo quello di Scajola: ce lo ricordiamo tutti. Tristi storie che si ripetono, da destra a sinistra.
Quindi è opportuno trarre le prime somme di quanto detto fino ad ora. Vediamo chi è Giuseppe Castiglione. Mentre la politica speculava su Mineo, Castiglione era: presidente della provincia di Catania e soggetto attuatore del CARA, ma era anche presidente dell’unione province italiane (UPI), ruolo che gli permise di indicare Odevaine al tavolo del Ministero che gestiva i flussi migratori. Resta soggetto attuatore del CARA anche quando non ricopre più la carica di presidente della provincia, carica che successivamente passa ad Anna Aloisi, sindaco di Mineo, anche lei di NCD. Di fatto Castiglione in questo modo continua ad avere un controllo su tutto e su tutti. Si avvale dei suoi fedelissimi, tra cui spicca proprio la Aloisi, nonché il direttore generale del Consorzio tra comuni «Calatino Terra d’Accoglienza» cioè Giovanni Ferrera.
Ma non è finita, perché Castiglione è anche colui che sceglie Odevaine come consulente del centro e, secondo le intercettazioni, sarebbe stato sempre lui a portare a pranzo l’uomo diPag. 25mafia-capitale e a fargli capire chi doveva vincere la gara d’appalto per il CARA. Queste le parole di Odevaine intercettato: «Praticamente arrivai e capii che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara».
Odevaine, per contraccambiare il favore e sotto lauto pagamento, piazza la cooperativa La Cascina nella gestione del CARA. La Cascina è soggetto vicino a Comunione e Liberazione come NCD d’altra parte. Questa si aggiudica così un appalto milionario, ma gira i soldi ai propri sodali, perché intanto Mineo cade nel completo degrado, anno dopo anno.
E voi sui banchi del Governo e che sedete nella maggioranza, queste le chiamate coincidenze ? Parlate ancora di garantismo ? Al di là di ogni indagine in corso, sul piano morale e politico, vi pare opportuno che uno come Castiglione, tra i principali coinvolti nell’inchiesta sul CARA di Mineo e citato in centinaia di telefonate intrattenute tra presunti boss e criminali possa amministrare la cosa pubblica ? Vi pare possibile ? Lo considerate un passaggio limpido, trasparente ? Oggi Castiglione è sottosegretario all’agricoltura, cosa dobbiamo pensare: che sia stato premiato per lo scempio compiuto in Sicilia ? Premiato poiché artefice del business costruito ad arte sulla pelle dei migranti e su quella degli italiani ? Fatto sta, gentili colleghi, che, dopo essersi aggiudicato la prima gara, Castiglione si aggiudica anche quella del 2014, di recente definita dall’Autorità anticorruzione, Cantone, «gara sartoriale» cioè cucita su misura. Cito sempre le intercettazioni, dice Buzzi: «Se tu mi prevedi un bando di gara che prevede il centro cottura a 20 chilometri, e ce l’ho solo io il centro cottura a 20 chilometri, solo io posso partecipare. E infatti a quella gara parteciparono solo quelli che poi vinsero», cioè la cooperativa La Cascina.
Cantone ha definito l’appalto del 2014 illegittimo, in contrasto con i principi di concorrenza, proporzionalità, trasparenza, imparzialità ed economicità.
Lo stesso ha scritto una lettera, nel febbraio del 2015, sottolineando che «tale problematica sarà sottoposta da ANAC al giudice contabile per eventuali profili di danno erariale». A questa lettera ne seguì un’altra, nel mese di maggio indirizzata al Viminale. Ma il Viminale come ha reagito ? Semplice: silenzio; anzi, il 25 marzo davanti ai parlamentari del Comitato Schengen, il prefetto Mario Morcone difende persinoPag. 26l’operato di chi gestiva il centro, spingendosi a sollevare dubbi sulla decisione del presidente Cantone. Il 6 maggio, dunque, sempre Cantone scriveva, anche, al Consorzio Calatino, ribadendo l’illegittimità della gara. Ebbene, il 15 maggio, Giovanni Ferrera, direttore generale del Consorzio, incurante del parere dell’anticorruzione, firma e pubblica la determina che conferma comunque l’appalto da 100 milioni di euro, liquidando la questione dicendo che il parere dell’ANAC non è vincolante. L’appalto è salvo, merito anche del Ministro Alfano che continua con sfacciataggine a tacere.
Da quest’ultimo siparietto si apprende una cosa, su tutte: ovvero che a Mineo il circolo degli alfaniani può liberamente pilotare gare, piazzare uomini e macinare denaro in modo apparentemente illecito sui rifugiati, e nessuno li ferma, nemmeno il parere dell’Autorità anti-corruzione. Che poi il problema non è solo quello delle gare d’appalto, ma anche quello delle assunzioni. Un’inchiesta aperta dalla procura di Caltagirone sta tentando di far luce su una vera e propria «parentopoli» a Mineo: una rete di presunti collegamenti familiari o di comunanza politica o sindacale. Tra gli assunti ci sarebbero parenti di amministratori, consiglieri comunali, candidati non eletti o rimasti disoccupati, di tutte le forze politiche, salvo che del MoVimento 5 Stelle.
E allora, a questo punto, proprio alla luce del mandato elettorale conferitoci, ci poniamo, legittimamente, delle domande. La prima è: quanto c’è dentro Castiglione in questo scandalo ? E visto il suo strettissimo legame con Alfano, Alfano poteva non sapere ? E ancora e soprattutto: perché Alfano non risponde alle lettere di Cantone ? Perché Alfano non manda ispettori a Mineo ? Perché non è Alfano a chiedere il commissariamento del centro ? I bene informati oggi dicono che se salta Castiglione, salta NCD, e potrebbe pure cascare il Governo. In tal senso risultano profetiche quanto minacciose proprio le parole di Buzzi che, rivolto ai pubblici ministeri, disse: «Mi ci dovete far pensare un attimo… perché su Mineo casca il Governo».
Ebbene, gentili colleghi, noi oggi siamo in quest’Aula per discutere una mozione di revoca nei confronti del sottosegretario Giuseppe Castiglione. Siamo qui, non per valutarne le responsabilità penali, poiché non spetta al Parlamento, ma siamo qui per valutare le sue responsabilità politiche. Riteniamo necessario, per salvaguardare le istituzioni italiane nelPag. 27loro prestigio e nella loro dignità, che il Governo non consenta a una persona sottoposta a indagini per così gravi reati di continuare a esercitare le proprie funzioni all’interno dell’Esecutivo.
Chiediamo, pertanto, al Governo di avviare immediatamente le procedure di revoca della nomina a sottosegretario di Stato dell’onorevole Giuseppe Castiglione e salvare, per quanto possibile, la faccia.

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Erasmo Palazzotto, che illustrerà la mozione Scotto ed altri n. 1–00888 (Vedi All. A), di cui è cofirmatario.

  ERASMO PALAZZOTTO. Signor Presidente, la vicenda Mineo è un emblema del fallimento delle politiche di accoglienza nel nostro Paese, lo è perché è assurda la sola idea di creare un ghetto disumanizzante, dove vengono ospitate più di quattromila persone, nel cuore delle campagne siciliane, dove il centro abitato più vicino è a circa dieci chilometri ed è lo stesso Mineo, un comune di quattromila abitanti, creando nel territorio le condizioni di un rapporto tra i cittadini italiani e i migranti di uno a uno. È un non luogo dove le vite vengono sospese, dove il terreno dei diritti umani e delle condizioni di vita è alquanto degradato.

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  È il buco nero dell’accoglienza, che viene giustificato solo ed esclusivamente con la necessità o con la possibilità di costruire un vero e proprio business della disperazione, un enorme sistema speculativo che, fin dalla sua nascita, comincia a ruotare attorno a quella vicenda. Parliamo delle strutture. Le strutture del Residence degli Aranci sono di proprietà della ditta Pizzarotti Spa, e quelle strutture, che erano state costruite originariamente per ospitare i militari americani di stanza a Sigonella, vengono abbandonate, perché ritenute dalle Forze armate americane non adeguate, in quanto avevano una serie di problemi (si trovano in una zona depressa, quindi soggetta ad allagamenti quando piove). Quindi, queste strutture rimangono nella disponibilità di questo imprenditore, che si trova ad avere quest’enorme residence in un luogo non certo di villeggiatura, nel cuore delle campagne, come dicevo prima. Il Governo italiano, durante l’emergenza nord Africa, decide – non per fare posto a chi arrivava in quel momento, prevalentemente dalla Tunisia, che veniva invece lasciato appositamente a Lampedusa, per consegnare una fotografia degradante e vergognosa del nostro Paese in tutto il mondo, le cui immagini ancora ci fanno vergognare per l’incapacità di un Governo di gestire poco più di 5 mila persone, che bastava trasportare sulla terraferma per risolvere il problema, ma si è voluto lasciarle là per creare l’emergenza che non c’era, perché, vorrei ricordare, che, davanti ai numeri di oggi, l’emergenza nord Africa sono gli sbarchi di una settimana – di requisire, con le politiche dell’emergenza, quella struttura di Pizzarotti, per trasferire in quel luogo tutta la popolazione migrante dei diversi CARA e quindi creare questa struttura. La struttura viene requisita a un costo di 12 milioni di euro per due anni. Nessuno ci ha mai risposto né ci ha spiegato, come da molte parti era stato sottolineato, perché, per esempio, il Governo italiano non ha deciso di utilizzare le strutture, anche quelle dimesse, della ex base militare di Comiso, che già proficuamente erano state utilizzate durante l’emergenza Jugoslavia e che con 12 milioni di euro si potevano ristrutturare, ampliare e rendere, senza oneri per lo Stato, un luogo di accoglienza altrettanto efficiente, perché erano di proprietà del comune di Comiso e quindi dello Stato. Ma si è scelto anchePag. 29in quel caso, dall’inizio, di guardare, invece, alla possibili speculazioni private. Si è costruita una gara – veniva qui ricordato – che non solo nel 2014, ma fin dall’inizio, ha quel profilo di sartorialità, cioè quei requisiti che in qualche modo limitano la partecipazione alle sole imprese vicine o presenti nel territorio, che, guarda caso, vengono subito messe tutte attorno a un tavolo e consorziate per partecipare e prendere un appalto così cospicuo e sicuramente così goloso. Credo che attorno a questo sistema – il sistema delle assunzioni, che qui veniva ricordato, fatte assolutamente per chiamata diretta – e al legame stretto, intrinseco, che si è costruito in questi lunghi quattro anni, nel rapporto tra la politica e il sistema d’impresa che ha gestito Mineo, si annidi un tema centrale non solo per la vicenda di Mineo, ma un tema centrale per il nostro Paese, che è il tema della questione morale, un tema che interessa e che impregna principalmente i rapporti tra la politica, l’economia e il consenso in questo Paese.
Veniva qui ricordato il Nuovo Centrodestra, che è un partito che ha poco più del 3 per cento in tutte le competizioni elettorali e che, guarda caso, in quel territorio, dove i suoi uomini sono responsabili politicamente della gestione di un appalto da più di 100 milioni di euro, arriva al 40 per cento. Dove i suoi uomini si trovano ad essere quelli che gestiscono il consorzio che affida l’appalto a delle cooperative, che assumono e danno lavoro a più di 400 persone, raggiunge più del 40 per cento. Credo che ci sia un nesso evidente tra il consenso e il CARA di Mineo in quel territorio e credo che questa sia una riflessione che deve fare la politica e che attiene alla politica, non alle aule di tribunale.
Presidente, non siamo qui per fare un’anticipazione del processo che l’onorevole Castiglione dovrà subire. Mi auguro – me lo auguro da cittadino italiano e da siciliano – che il sottosegretario Castiglione dimostri la sua estraneità a qualunque fatto di rilevanza penale in questa vicenda.
Tuttavia restano il problema morale e il problema politico che non sono di competenza della giustizia italiana bensì di questo Parlamento, della politica e dei partiti politici. In questa vicenda ci sono troppi buchi neri che vanno spiegati e noi abbiamo chiesto che in questa Aula venisse il Ministro dell’interno a spiegarci e a darci delucidazioni rispetto a questiPag. 30buchi neri che ogni giorno, nel lavoro della Commissione di inchiesta cui noi stiamo partecipando e di cui personalmente faccio parte, riscontriamo.
Il primo buco nero è che Mineo è un bubbone del sistema di accoglienza e del sistema di speculazione sulla pelle dei migranti che non ha una paternità, non vi è nessuno in questo Paese che dica di aver scelto di aprire Mineo. In ogni audizione da noi svolta ognuno ha scaricato la responsabilità su qualcun altro. Il prefetto Gabrielli che era capo della protezione civile ha riferito che Mineo se l’è trovato; il ministro Maroni è quello che prima ha stabilito che le regioni dovevano accogliere i migranti per quote, prevedendo che la quota di 4 mila migranti su 4 mila abitanti a Mineo era un’eccezione che andava fatta in Sicilia e oggi non riconosce alcuna paternità su quel disastro e si permette anche di rifiutare qualche centinaio di profughi in una regione come la Lombardia, che ha non solo un numero elevato di abitanti, più di 11 milioni, ma anche le risorse economiche per farvi fronte. Non se le assume appunto la Lega che su questo ha fatto addirittura una doppia speculazione: il ministro Maroni a suo tempo da una parte favorisce gli affari di alcune imprese del nord – penso a Pizzarotti che ha guadagnato 12 milioni di euro in due anni per l’affitto di un posto che gli sarebbe rimasto intonso – e dall’altra ci fa la speculazione politica, perché il leader del Carroccio Salvini si permette di andare a Mineo a dire in pompa magna che noi ospitiamo i migranti dentro alberghi a cinque stelle. Evidentemente, se invece di fermarsi all’ingresso del residence degli Aranci, impupato ad hoc dalle cooperative che lo gestiscono per non fare vedere qual è il disastro interno, fosse venuto con noi a fare l’ispezione dentro quei luoghi, si sarebbe reso conto facilmente che quello non è un residence a cinque stelle bensì un luogo disumanizzante, un luogo dove le condizioni igienico-sanitarie sono disastrose, dove esiste un giro di prostituzione che più volte è stato denunciato da diverse organizzazioni, dove probabilmente si è costruito un sistema con cui le mafie stesse sfruttano i residenti del Cara di Mineo per farli andare a lavorare nelle campagne limitrofe. Si è costruita questa dinamica della tratta di esseri umani nel nostro Paese, nel cuore della Sicilia.
Io penso che noi dobbiamo avere tutte queste risposte, soprattutto nella vicenda che oggi appare lampante. Ripeto, non serviva Mafia capitale per capire cosa stava succedendo aPag. 31Mineo. La prima interrogazione che il sottoscritto ha depositato in questo Parlamento è del luglio 2013, qualche mese dopo l’insediamento di questa legislatura, è stato uno dei primi atti parlamentari che ho firmato, dopo un’ispezione a Mineo, per chiedere chiarimenti non solo sulle condizioni degradanti che c’erano dentro quel centro, ma anche per chiedere dei chiarimenti sull’enorme costo e sull’enorme speculazione che si costruiva attorno a quel centro. Non è arrivata alcuna risposta se non qualcuna del tutto evasiva. L’ultima interrogazione l’ho depositata invece a dicembre 2014, il giorno dopo la notizia della indagini su Mafia capitale. A quell’interrogazione il Ministero dell’interno risponde in data 5 febbraio 2015 ad una richiesta precisa – qual è il sistema dei controlli che questo Ministero ha messo in campo sul Cara di Mineo – nel modo seguente: la prefettura di Catania aveva avviato la richiesta al consorzio dei comuni per fare le verifiche sugli appalti ! Il 5 febbraio del 2015 ! Cioè noi per quattro anni spendiamo più di cinquanta milioni di euro l’anno per l’appalto della gestione dei centri per migranti e in quagli anni non vi è stato un solo controllo su come quei soldi venivano spesi ! Questo deve venirci a spiegare il ministro Alfano in questa Aula ! Perché il Ministero dell’interno non ha mai fatto un controllo su quella vicenda.

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  Perché è stata costruita una lex specialis per il Cara di Mineo ? Tutti gli altri Cara d’Italia rispondono alle prefetture; per il Cara di Mineo c’è stata una eccezione ed è stato nominato il presidente della provincia di Catania come soggetto attuatore ed è stato permesso a lui di bandire una gara e di nominare Odevaine dentro la Commissione che doveva esaminare e giudicare l’appalto.
Tutte queste cose vanno spiegate oggi e se questa vicenda oggi emerge in questa maniera così disastrosa è perché c’era qualcuno che in tutti questi anni ha denunciato quello che stava accadendo. A me è successa una cosa anche molto disdicevole, la dico così. È successo che al sottoscritto, dopo una delle numerose ispezioni che ho fatto in quel centro, si è trovato il giorno dopo, su questo potete andare a guardare le cronache del luglio dello scorso anno, prima di mafia capitale, l’ispezione denunciata con materiale fotografico, pubblicato sugli organi di stampa, riguardo le condizioni di degrado che si vivevano in quel centro (denunciando ancora una volta l’opacità nella gestione amministrativa di quel centro), l’intervento di una delegazione parlamentare, organizzata dal sindaco di Mineo, Anna Aloisi, con il consorzio dei comuni, e con il signor Luca Odevaine che campeggiava in tutte le fotografie di quella delegazione con alcun colleghi che spiegavano che nel Cara di Mineo si stava bene, che lì addirittura c’era un modello di accoglienza da esportare. Tutto questo lo dicevano mentre si facevano fotografare insieme a quel signor Luca Odevaine, evidentemente molto preoccupato del fatto che c’era un parlamentare che rompeva le scatole e che denunciava quale era la verità su quel Cara.
Eppure la politica invece di dire che se c’è qualcuno che quella cosa la sta denunciando, vediamo cos’è, se ha ragione, se è vero, se dice fesserie, in quei giorni si è affrettata ad andare a dare sostegno all’esperienza del Cara di Mineo. Questo faceva comodo a tutti, perché i sindaci del consorzio, che sono anche del Partito Democratico e questo va denunciato, fino al giorno in cui la Commissione d’inchiesta è andata a Catania a fare le audizioni, non hanno proferito parola davanti alla Commissione d’inchiesta su quell’appalto che era stato già giudicato illegittimo dall’autorità anticorruzione e chePag. 33invece era stato confermato dal direttore generale del loro consorzio, di cui loro sono gli azionisti e di cui loro sono i capi. Invece, la sensazione che abbiamo avuto era un’altra ossia che il signor Ferrera era il capo dei sindaci, che il sistema speculativo che si era costruito attorno a Mineo comandasse la politica. Allora, è questo il punto di questa mozione e di questa discussione.
Noi chiediamo oggi le dimissioni e presentiamo una mozione di censura nei confronti dell’onorevole Castiglione perché riteniamo che sia responsabile politicamente, essendo il padre fondatore del cara di Mineo e avendo gestito financo l’ideazione e la creazione di quel consorzio che è servito a fare quel tipo di speculazioni. Per cui noi non possiamo tollerare che nessuno si assuma quella responsabilità. Poi chiediamo – e chiudo, signor Presidente, scusandomi per il tempo – che il ministro Alfano si assuma la sua porzione di responsabilità su questa vicenda perché o ha fatto finta di non sapere o sapeva e non è voluto interveneire. In entrambi i casi, le responsabilità del suo dicastero sono enormi e lui è responsabile istituzionalmente in quanto Ministro degli interni e politicamente in quanto capo del partito i cui rappresentanti sono i principali esponenti di tutto il sistema Mineo. Oggi qualcuno in quest’Aula dovrebbe venirne a rispondere.

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare il collega Miccoli. Ne ha facoltà.

  MARCO MICCOLI. Signor Presidente, abbiamo negli occhi tutti quanti noi in questi giorni le drammatiche scene a cui abbiamo assistito a Roma, Milano e Ventimiglia, che danno la chiara dimensione del fenomeno dell’immigrazione, ormai a tutti gli effetti riconosciuto come un fenomeno mondiale non più risolvibile con gli attuali strumenti di Governo e di collaborazione internazionale che possediamo. A dire il vero, signor Presidente, e va ricordato, abbiamo assistito ad una gara di solidarietà che ha visto protagonisti tantissimi cittadini, a Roma, a Milano e a Ventimiglia. Vorrei sottolineare quello che è accaduto a Roma, da romano e da parlamentare romano, in cui molti cittadini si sono recati alla tendopoli, al centro Baobab dove sono accolti i profughi e i richiedenti asilo, quasi a voler rivendicare che il nome di quell’inchiesta – mafia Capitale, appunto, con il nome mafia accostato al nome della Capitale – sia francamente ingiusto.Pag. 34
I romani sono un’altra cosa. Al di là dell’analisi e delle misure da intraprendere in sede europea per contrastare il fenomeno dei mercanti di migranti e per risolvere i problemi dovuti ai conflitti scatenati nelle zone da cui le popolazioni fuggono – è bene ricordare che quella è una fuga dagli stermini, dalla fame e da ogni sorta di violenza – e al di là delle valutazioni fatte in merito agli scenari internazionali, l’Italia è obbligata, obbligata dai fatti e, vale la pena ricordare, anche dalla nostra Costituzione, nonché da leggi e convenzioni internazionali volte a garantire accoglienza, protezione e tutela a chi domanda asilo politico nel nostro Paese.
L’esodo che si sta verificando e l’atteggiamento dei Paesi europei in riferimento alla chiusura dei confini ed al blocco della Convenzione di Schengen ha messo in difficoltà la nostra capacità ricettiva e la qualità dei nostri livelli di organizzazione relativamente al controllo, allo smistamento ed al soccorso e accoglienza dei profughi. In realtà, ci sono stati picchi di difficoltà dovuti al nostro sistema di accoglienza, non più compatibile coi nuovi scenari, e siamo costretti ad operare sempre in emergenza. È proprio nella gestione dell’emergenza, è proprio da qui, è proprio qui che si inserisce la criminalità organizzata, che è riuscita a creare il business sull’immigrazione e sulla gestione dei centri di accoglienza e dei campi rom. Si è così arrivati al quadro desolante, ma tutt’altro che inatteso, che abbiamo di fronte. Gli sviluppi dell’inchiesta mondo di mezzo 2, conosciuta anche come Mafia Capitale, si inseriscono infatti nella ripetuta e continuata gestione in emergenza dell’accoglienza delle persone che approdano nelle nostre coste innescando così un meccanismo corruttivo e criminale. Nella gestione delle strutture si è infiltrata, spesso, gente priva di scrupoli, senza alcuna esperienza e competenza, interessata solo agli affari e non alla tutela e al rispetto dei diritti dei profughi.
Qui però, Presidente, è bene distinguere: non parliamo degli operatori, dei lavoratori e dei volontari che spesso si adoperano in condizioni drammatiche, va ricordato, e che in alcuni casi pagano anche il prezzo di questo malaffare, come ad esempio, lo voglio ricordare, i 1.800 lavoratori della cooperativa 29 giugno, la cooperativa sociale di Buzzi; quei lavoratori sono lavoratori socialmente svantaggiati, spesso ex-detenuti, aPag. 35bassissimo reddito, cui va invece il nostro pensiero, a loro e agli altri, rischiano di diventare le altre vittime oltre ai profughi e ai richiedenti asilo, e che nulla hanno a che vedere con chi sull’immigrazione fino a oggi ha lucrato. Ma l’inchiesta, oltre alle responsabilità soggettive, mette sotto accusa un intero sistema e la filosofia che quel sistema lo ha prodotto. È il modello del «megacentro» di accoglienza o del «mega campo nomadi» come quelli di Roma, centri nati per concentrare in un unico punto tanti profughi, tanti richiedenti, tanti immigrati, come appunto il CARA di Mineo, dove si ospitano 4 mila profughi, dove si è arrivati a cifre addirittura superiori ai 5 mila, e che si rivelato sbagliato sotto tutti i punti di vista; in primis è sbagliato per ciò che riguarda la dignità degli stessi profughi, che diventano, bene che vada, facile merce da comprare e sfruttare.
Se volessimo proprio rendere utile il nostro contributo oggi, il nostro dibattito bisognerebbe riflettere proprio su queste soluzioni legate all’accoglienza, elaborando un nuovo modello di distribuzione meno concentrata, ma più diffusa dei richiedenti nel nostro territorio, così come il Governo sta tentando, con molte difficoltà, in questi giorni di fare, costruire cioè un sistema che faccia comprendere fino in fondo che accogliere vuol dire occuparsi davvero di chi scappa da guerre e fame, per affermare e dimostrare, fino in fondo, la differenza tra chi vuole solo lucrare sugli uomini, le donne e i bambini che cercano da noi un futuro diverso e chi invece vuole occuparsi davvero di chi si rivolge a noi per garantirsi un futuro.
Ormai è chiaro ed evidente che luoghi come questi sono diventati, inevitabilmente appetibili per chi vuole lucrare, ecco perché si insinua il malaffare nella gestione dei centri. Odevaine nell’interrogatorio si autodefinisce un «facilitatore» perché a quella gestione ci si può arrivare muovendosi nei meandri di relazioni, di contatti, di conoscenze, ma anche perché bisogna saper interpretare bandi, leggi, direttive e là dove è possibile, cercare di condizionarli. Sono processi complicati, si vince solo se ci si associa, se ci si consorzia, se si garantisce solidità economica e capacità di persuasione utilizzando anche, quando serve, la corruzione, e non solo, anche il fango.

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  Come è successo per il CARA di Castelnuovo di Porto, dove appunto Buzzi e Carminati perdono la gara e tentano di infangare il nome del presidente del TAR, che gli da torto sul ricorso.
La richiesta inviata al prefetto di Catania dall’Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, ritenendo irregolari le procedure d’affido, si inserisce proprio in questo quadro.
Spetta ora al prefetto la decisione di commissariare la gestione del centro di assistenza rifugiati e richiedenti asilo più grande d’Europa. I pubblici ministeri di Catania, che sull’inchiesta lavorano in coordinamento con i colleghi di Roma, ipotizzano che gli indagati «turbavano le gare di appalto per l’affidamento della gestione del CARA del 2011» – e vorrei sottolinearlo: 2011 – e «prorogavano reiteratamente l’affidamento e prevedevano gare idonee a condizionare la scelta del contraente, con riferimento alla gara di appalto 2014».
Veniva ricordato quanto scriveva appunto il 25 febbraio Raffaele Cantone: «La gara è illegittima perché in contrasto con i principi di concorrenza, proporzionalità, trasparenza, imparzialità ed economicità». Sotto accusa è quindi quel general contractor, che determina l’appetibile appalto da 100 milioni di euro. È questa dimensione, questa dimensione economica che genera tutto. È questo che dobbiamo capire.
Ci chiediamo: ma se fossero stati sei o sette i lotti su cui imbastire la gara; se si fosse favorita la partecipazione di soggetti diversi, favorendo logiche di controllo ed autocontrollo più incisive, tutto questo sarebbe successo ? Dice appunto l’Autorità di controllo: «in quanto espressione di un oggetto contrattuale che, in realtà, si riferisce ad appalti differenti, che avrebbero dovuto essere aggiudicati con separate procedure di gara, ovvero con una ragionevole suddivisione in lotti» funzionali e autonomi. Invece, con un’unica procedura di gara, si è «proceduto all’affidamento di contratti che vanno dall’appalto del servizio di gestione amministrativa e di assistenza presso il centro, all’appalto del servizio di assistenza generica alla persona, del servizio di assistenza sanitaria, all’appalto del servizio di pulizia e igiene ambientale, del servizio di ristorazione,Pag. 37all’appalto di forniture agli ospiti, all’appalto del servizio di manutenzione dell’impiantistica insistente presso il centro».
Una scelta, a parere dell’ANAC, in contrasto con le nostre leggi, che prevedono: «Nel rispetto della disciplina comunitaria in materia di appalti pubblici, al fine di favorire l’accesso delle piccole e medie imprese, le stazioni appaltanti devono, ove possibile ed economicamente conveniente, suddividere gli appalti in lotti funzionali». I criteri di partecipazione alle gare devono infatti – secondo la normativa citata – «essere tali da non escludere le piccole e medie imprese». «L’indicazione dell’importo a base d’asta in maniera complessiva» – conclude l’Authority – «senza indicazione degli importi per i singoli servizi, forniture e lavori messi a gara, non risulta conforme ai principi di concorrenza, proporzionalità, trasparenza, imparzialità ed economicità, né consente di compiere una ragionevole valutazione delle offerte economiche». La controprova dell’assenza di concorrenza e di convenienza per la stazione appaltante è dimostrata dal fatto che, oltre all’istante, v’è stato un solo concorrente che ha partecipato alla procedura – il gestore uscente – cui è stato aggiudicato l’appalto con un ribasso molto ridotto, pari a 1,00671 per cento sul prezzo.
Cantone ha disposto la trasmissione degli atti alle procure della Repubblica competenti, quella di Catania e quella di Caltagirone: i rilievi mossi all’appalto del 2014 possono essere agevolmente applicati anche al primo appalto del 2011 e al secondo del 2012. Entrambi sono inficiati dall’essere stati una gara cucita su un’offerta all inclusive, cosiddetta «chiavi in mano», in cui si sa già chi vince: chi ha la disponibilità totale di servizi, forniture, immobili per far fuori le piccole e medie imprese. È proprio qui che si inseriscono gli Odevaine, i Buzzi, i Carminati. Infatti, sul filone romano dell’inchiesta, sono le stesse logiche che hanno prodotto l’interesse del malaffare sui grandi campi nomadi. Anche lì il global contractor, che racchiude appunto la possibilità di gestire insieme tutti i servizi. Anche lì è la dimensione dei campi, il numero di nomadi che essi contengono, la gestione globale dei servizi messi a gara, o affidati, che rende elevato l’appalto economicamente, e che quindi lo rendeva appetibile a mafia capitale. Solo pochi sono in grado di fornire tutti i servizi. È questo che elimina la concorrenza ed è in questo modo che è più difficile il controllo sulla qualità e sulla regolarità dei servizi erogati.Pag. 38L’associazione mafiosa sta nell’organizzazione di questo sistema di offerta, che sfugge al controllo e crea la forza economica e quindi la capacità persuasiva su chi dovrebbe controllare.
Ora, le inchieste stanno andando avanti e consegneranno nuovi atti. Noi ci auguriamo che servano ad estirpare tutto ciò. Tutti noi sosteniamo lo sforzo delle procure di Roma e di Catania affinché, appunto, si arrivi a conclusione. Saranno i processi, che noi speriamo si facciano presto, a stabilire tutte le responsabilità.
Per noi – lo abbiamo già detto – un avviso di garanzia è un atto dovuto nei riguardi di chi viene coinvolto da un’inchiesta; non è una condanna, e come tale va trattato. Peraltro, il sottosegretario Castiglione verrà in audizione nella Commissione d’inchiesta sui CIE. Di recente ci sono state assoluzioni clamorose, Presidente, nei confronti di amministratori locali che hanno scelto di dimettersi o che sono stati costretti a farlo prima dell’esito processuale. È bene ricordarsene oggi in occasioni come questa.
Ebbene, per questo in questo momento a noi interessa di più mettere sotto accusa un sistema, dando, su questo sì, un giudizio politico e di merito, perché poi il nostro compito sarà di correggere quelle storture che hanno permesso tutto questo. È un sistema inaugurato, lo voglio ancora una volta ribadire, nel 2011 – non c’era il Governo Renzi – e per questo noi non vogliamo anticipare, al momento, il giudizio della magistratura.

  PRESIDENTE. È iscritto a parlare il collega Tancredi. Ne ha facoltà.

  PAOLO TANCREDI. Grazie, Presidente. Io in realtà vorrei molto brevemente trattare l’argomento, anche perché considero il dibattito fatto, seppur interessante, non centrato. Forse doveva essere fatto con l’informativa del Ministro Alfano, che pure c’è stata, sui fatti e sugli avvenimenti legati al CARA di Mineo, di qualche settimana fa.
Io penso che basterebbe, Presidente, a chiunque non sia animato da un pregiudizio o da malafede o da un desiderio di strumentalizzare politicamente la questione, una lettura, anche superficiale, dei due documenti che sono al nostro esame odierno per concludere che il Parlamento non avrebbePag. 39dovuto essere investito del dibattito odierno, e tanto più questo amareggia in quanto a presentare una delle due mozioni è il partito di SEL che, al di là delle convinzioni politiche, dovrebbe affondare le sue radici in una cultura del diritto estranea e aliena a iniziative di questo tipo.
D’altro canto, il Governo, appunto come dicevo, nella persona del Ministro Alfano, il Ministro dell’interno, non più di una settimana fa, appunto, rispondendo a un’interrogazione della Lega aveva informato il Parlamento, lì sì, con un dibattito appropriato in quel caso, che era centrato per quest’Aula e per la dignità del Parlamento, sulla storia del centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo. In quel contesto, infatti, si è evidenziato come – e voglio in questa sede citare le parole del Ministro Alfano – che rispondeva, appunto, a un’interrogazione della Lega, che la vicenda nasce nel 2011: fu dichiarato lo stato di emergenza migratoria e fu indicato soggetto attuatore per la gestione del CARA di Mineo il presidente della provincia di Catania. Il Ministro dell’interno era Roberto Maroni e si trattava del Governo Berlusconi.
Solo dopo la chiusura dell’emergenza del Nord Africa la prefettura del capoluogo etneo fu autorizzata, sulla base di un’ordinanza di protezione civile del 28 dicembre 2012, a stipulare una convenzione con un consorzio dei comuni del calatino, per garantire la continuità dell’accoglienza. Allora il Ministro dell’interno era Anna Maria Cancellieri ed era il tempo del Governo Monti. Dunque, è lo stesso consorzio, che in qualità di stazione appaltante ha svolto la gara per l’individuazione del soggetto gestore ed è, infatti, al consorzio che a febbraio scorso si rivolge l’Autorità anticorruzione rilevando profili di illegittimità sulla gara di affidamento.
Dopo circa tre mesi il consorzio, in risposta all’ANAC, che aveva ribadito i proprio rilievi, ha confermato l’aggiudicazione, non considerandosi il consorzio vincolato dall’atto negativo dell’ANAC. Qui si chiude la mia citazione del Ministro.
L’onorevole Castiglione, è stato detto d’altronde, fin dalle prime indiscrezioni, ben prima di essere raggiunto da un formale avviso di garanzia, si è messo, come è giusto, a piena disposizione. Ha più volte sollecitato di essere sentito dallePag. 40autorità giudiziarie per chiarire ogni atto ed ogni azione amministrativa compiuta nella qualità di soggetto attuatore dal giugno 2011, però, a giugno 2013.

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  Quindi, i fatti che qui vengono enfatizzati, anche da colleghi, riguardanti la gara del 2014, non riguardano, nemmeno indirettamente o come responsabilità oggettiva, l’onorevole Castiglione, che rivendica anche pubblicamente la trasparenza e la legittimità di questa attività di soggetto attuatore. È opportuno chiarire che l’onorevole Castiglione, da soggetto attuatore, ha bandito per la gestione del CARA di Mineo solamente due gare, una nell’agosto 2011, previa approvazione degli atti da parte del commissario delegato, l’altra nel febbraio 2012. Su quest’ultima è intervenuta anche l’Autorità di vigilanza dei lavori pubblici, la quale, con il parere n. 100 del 2012, affrontando ciascuna delle illegittimità eccepite, ha concluso per la legittimità della gara.
L’unica colpa che oggi è possibile ascrivere all’onorevole Castiglione è quella di avere avuto la sfortuna di incontrare e nominare quale consulente nella gestione del CARA di Mineo il dottor Odevaine, uomo – si diceva – di stimata professionalità, come formalmente attestato da organi superiori all’epoca dei fatti e che le inchieste e le cronache giudiziarie di questi giorni sembrano smentire. Voglio ricordare che lo stesso Odevaine è ancora un indagato, un accusato, non un colpevole riconosciuto. Tale colpa non è ascrivibile in Italia, cioè quella di essersi fidati di questo soggetto – è bene anche ricordarlo – solamente all’onorevole Castiglione. Dell’onestà di Odevaine prima dell’onorevole Castiglione non hanno dubitato l’onorevole Veltroni, che lo ha nominato vice capo di gabinetto, l’onorevole Melandri, che lo ha nominato dal 1998 al 2001 consigliere del Ministro dei beni culturali, il presidente Zingaretti, quando lo ha nominato capo della polizia provinciale, e tutti coloro i quali lo hanno chiamato a gestire emergenze in tutta Italia, quindi Castiglione solo per ultimo, e dopo un così importante curriculum da poter vantare da parte del dottor Odevaine. All’onorevole Castiglione, al pari di tutti gli altri che lo hanno nominato, non è addebitabile per tale ragione una responsabilità penale, e men che meno politica, ma al pari di tutti gli altri che lo hanno nominato è rimasto vittima di un’apprezzabile professionalità che, a loro insaputa, è stata non sempre trasparente e lecita, se i fatti che oggiPag. 42sembrano essere plausibili dalle ricostruzioni e dalle cronache giudiziarie saranno poi confermati da un vero e proprio giudizio, perché questo è il punto.
D’altro canto, alla base del teorema d’accusa – e qui la magistratura ha fatto sicuramente il suo dovere; altre volte gli eccessi della magistratura inquirente non abbiamo avuto paura o reticenza a denunciarli, ma in questo caso probabilmente si trattava di un atto dovuto – sono basati, come si vede anche dai due documenti presentati alla attenzione di quest’Aula, su dichiarazioni a terzi di Odevaine, dichiarazioni, se le avete lette – si leggono anche e sono riportate, d’altronde il fatto che siano riportate queste e solo queste, perché qualcuno ha parlato prima di me di migliaia di intercettazioni, ma insomma credo che quelle che noi abbiamo avuto modo di leggere siano le più rilevanti – che sono molto generiche, fatte con molta superficialità. Tra l’altro, insomma, l’immaginare reati da parte di Castiglione rispetto a quei riferimenti è un salto logico davvero ardito.
D’altro canto, la comunicazione di un avviso di garanzia, equazione con dimissioni, è una barbarie e danneggia anche la buona azione della magistratura, perché se un magistrato inquirente deve pensare che ogni volta che deve indagare un amministratore, ma anche un amministratore di una azienda o una persona comune, deve mettere a rischio la storia di istituzioni, la storia di aziende, di famiglie, di vite personali, è chiaro che – io penso – questo sia un limite anche all’azione della magistratura inquirente. Se un avviso di garanzia, che spesso – ripeto – è atto dovuto, deve essere equazione di revoca di mandato, dimissioni, fine di storie personali, di aziende, di istituzioni, è logico che investiamo la magistratura inquirente di una responsabilità che condizionerebbe un magistrato serio in maniera importante e che condizionerebbe sicuramente le indagini.
Quello che dobbiamo chiedere oggi noi, come Parlamento, è che la magistratura svolga le sue indagini in maniera seria, che lo faccia in maniera approfondita e lo faccia, se possibile, anche in maniera rapida.
Ripeto, non posso, in questo momento, ipotizzare nemmeno eccessi da parte della magistratura inquirente coinvolta in questa vicenda. Altre volte ce ne sono stati, li abbiamo stigmatizzati, ma non è questo il caso. Qui siamo alla richiesta al Parlamento di cedere al cieco tritacarne mediatico, in cercaPag. 43ogni giorno di una vittima sacrificale da mettere sulle prime pagine, sui titoli dei telegiornali, con una moralità e un giustizialismo tanto al chilo, che mette sullo stesso piano un indagato per turbativa d’asta – reato grave, per carità, ma cui può incorrere un amministratore anche onesto nell’ipotesi – con un delinquente incallito, che magari ha commesso reati gravissimi contro la persona. Chi si avvantaggia di questa cultura ? Chi si avvantaggia di questo tritacarne che mette tutti sullo stesso piano ? Se ne avvantaggia, Presidente, il delinquente e il criminale, se può essere messo sullo stesso piano di un amministratore che si presume abbia fatto un errore di tipo amministrativo. È logico che il dire tutti colpevoli, significa anche dire nessuno colpevole. Da questo punto di vista – ripeto – stiamo facendo un gran piacere a chi, invece, delinque davvero.
Le differenze sono tante, perché le sfumature sono tante: c’è chi prende soldi e viene scoperto a prendere soldi; ci sono episodi di attività investigative che fanno luce su persone che si arricchiscono alle spalle della cosa pubblica, e che chiaramente vanno stigmatizzate e punite – in quel caso sicuramente c’è un’opportunità per un passo indietro – e c’è chi invece viene accusato, magari solo per responsabilità oggettiva, solo perché si trovava a fare il presidente della provincia nel momento in cui probabilmente veniva bandita una gara, probabilmente e presumibilmente irregolare, e viene messo solo stesso piano. Ebbene, questa non è cultura giuridica, non è volontà di fare luce, non è volontà di migliorare la cosa pubblica: è solo la volontà di rispondere – ripeto – ad un grande mostro, ad un grande tritacarne mediatico, che si deve nutrire tutti giorni della carne e del sangue di persone, che spesso poi alla fine si rivelano innocenti.
Ribadisco, Presidente, e mi avvio alla conclusione. Quest’Aula non doveva essere investita da questo dibattito. Non è responsabilità della Presidenza, è responsabilità di coloro che l’hanno presentato, però io credo di potere ribadire questo concetto, ovvero che quest’Aula non meritava oggi di discutere di una questione del genere. Io penso che noi dobbiamo – ripeto – fare in modo che la magistratura lavori serenamente, che accerti i fatti, che accerti le responsabilità, cercando di farlo con la maggiore rapidità possibile. Ma non credo un’iniziativa di questo tipo e una strumentalizzazione politica di questo tipo possano aiutare la ricerca della verità.Pag. 44
Penso quindi che la proposta delle due mozioni vada respinta con grande forza e a questo si orienterà il voto di Area Popolare (Applausi dei deputati del gruppo Area Popolare (NCD-UDC)).

  PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e, pertanto, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali delle mozioni.
Prendo atto che il rappresentante del Governo si riserva di intervenire successivamente.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

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