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Archivi del mese: Settembre 2014

AAA cercasi – Carmen Consoli

 

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IL TORMENTONE ANTIMAFIA ‘Piacere Salvatore’: da Catania il video antiracket spopola sul web

Sono già numerosi i siciliani illustri ad aver sposato l’iniziativa, decidendo ti “tagliare il pizzo” scaricando e condividendo Piacere Salvatore.

Salvo La Rosa, Giuseppe Castiglia, Lello Analfino dei Tinturia, Matteo Amantia, Antonio Perdichizzi di Confindustria, il sindaco Enzo Bianco, l’assessore alla Cultura, Orazio Licandro e l’amministrazione comunale tutta. Così come sono tante le radio, le associazioni e i singoli cittadini che contribuiranno a fare di Piacere Salvatore il tormentone antimafia a sostegno di Addiopizzo. E tanti altri se ne aggiungeranno.

È partita ufficialmente la “Catena di Paolo Antonio”. Piacere Salvatore, il video contro il pizzo già fenomeno virale sul web, è stato lanciato dalla sede di Addiopizzo Catania. In un immobile confiscato alla mafia.

Erano presenti, oltre all’autore del brano e protagonista della clip, Paolo Antonio, il sostituto procuratore Pasquale Pacifico, presidente dell’Anm etnea, Rosario Lupo per Addiopizzo, Filippo Casella, l’imprenditore pizzo free che ha denunciato i suoi estorsori, il Capitano Agostino Gentile, del comando provinciale dei Carabinieri e, in rappresentanza dell’amministrazione comunale, Livio Gigliuto, esperto del sindaco per il marketing.

Un appuntamento che è andato al di là del semplice lancio dell’iniziativa di sostenere la lotta al pizzo con un clic, diventando un momento di riflessione e quasi di organizzazione: quella della società civile che non ci sta più e che ha deciso di ribellarsi al racket in tutti i modi, dalla denuncia alle forze dell’ordine, percorso intrapreso da Casella e da tanti altri imprenditori come lui, alla presenza costante sul territorio, all’ironia, tra le armi più efficaci per lanciare un messaggio.

Come ha ben evidenziato il sostituto procuratore Pacifico, da sempre impegnato nella lotta alla criminalità organizzata. “Ho partecipo con molto piacere a questa iniziativa – ha detto – non solo per la vicinanza nei confronti di Addiopizzo, con cui collaboriamo da molti anni come Associazione nazionale magistrati. Ma anche perché ritengo che la battaglia alla mafia non si faccia solo nelle aule di tribunale, con gli interrogatori, con le forze dell’ordine. La lotta al pizzo è una battaglia culturale. Sono doppiamente contento per l’iniziativa – ha aggiunto – perché finalmente si parla della tanto temuta e invincibile mafia con l’ironia. Dobbiamo finirla, una volta per tutte, di mitizzare questi personaggi”.

Serve un cambio di passo, dunque, per rendere più efficace la lotta al racket e, in generale, la battaglia contro la mafia e la cultura mafiosa. Un cambio di passo che deve essere prima di tutto culturale.

“Bastano pochi atti di ordinario coraggio – ha aggiunto Pacifico. Le organizzazioni non sono affatto invincibili come si pensa e non ci si deve permettere di avere paura di questa gente. Bisogna avere la forza di parlare di antimafia, di denunciare Bisogna smettere di pensare che il pizzo sia un servizio assicurativo. Non è una tassa sulla tranquillità. E il contrario”.

Bisogna parlare, quindi, utilizzando gli strumenti a propria disposizione, una canzone, ad esempio, e denunciare. Come ha fatto Filippo Casella, imprenditore pizzo free. “Se ci fosse stato Addiopizzo prima, probabilmente molti non si sarebbero piegati al racket – ha detto Casella che ha raccontato la propria, difficile, esperienza.

“Io ho pagato per sette anni. Sette anni di inferno – ha affermato. A un certo punto, però, ho capito che non volevano denaro, ma impossessarsi dell’azienda e del territorio. Potevo pagare o denunciare. Ho denunciato. E lo farei di nuovo”. Un gesto che ha cambiato profondamente la vita di Casella. “Ora è più facile – ha concluso. La mafia ha paura quando si esce allo scoperto. Quando se ne parla”.

Anche per questo, Paolo Antonio, ha scelto di parlare. Anzi, di cantare. “Denunciare è una questione naturale – ha ribadito il cantautore – un grido di liberazione che consente di fare la differenza. Condividendo il video, chiunque può fare propria parte e contribuire a raccogliere i fondi per chi la lotta al racket la porta avanti tutti i giorno, come Addiopizzo”.

Un gesto che è anche un segno tangibile di gratitudine per chi lotta in prima persona. “Abbiamo accolto con piacere e soddisfazione la sua proposta di devolvere a noi i proventi derivanti dalle vendite della canzone – hanno commentato i rappresentanti dei comitati Addiopizzo di Catania, Messina e Palermo – perché indice di stima del nostro lavoro di volontari. Acquistando “Piacere Salvatore” ciascuno di noi ha la possibilità di contribuire al lavoro quotidiano, sul territorio, delle nostre associazioni che, seppur in autonomia, lavorano con la stessa passione e serietà per lo stesso obiettivo: l’affermazione di una cultura della legalità e della libertà che passi da gesti semplici, ma concreti”.

Piacere Salvatore. Il brano racconta proprio la storia di un imprenditore siciliano, Salvatore appunto, uno per tutti, che non trovando lavoro pensa di aprire un’attività e si trova a scontrarsi con cosa vuol dire essere imprenditori in Sicilia: fare i conti con la burocrazia e soprattutto subire la richiesta del pizzo che arriva puntuale dopo qualche settimana. Salvatore decide di denunciare. Va controcorrente e si libera dal pizzo, che nel video viene ironicamente rappresentato con un pizzetto attaccato sul mento, tagliato via da un simpatico carabiniere-barbiere.  “Così – spiega l’autore – ho avuto l’idea di lanciare una raccolta fondi e di chiamarla proprio “Salvatore taglia il pizzo”.

Il video è autoprodotto , realizzato senza il sostegno di sponsor né di etichette discografiche. Tutti i personaggi sono interpretati da Paolo Antonio che, con abilità istrionica, indossa i panni ora di Salvatore, ora del mafioso, in un divertentissimo gioco delle parti. La regia è dei Fratelli Bruno e Fabrizio Urso. L’arrangiamento è di Carlo Longo, con la collaborazione di Salvo Dub.

Il brano Piacere Salvatore è in vendita su iTunes, Google Play e nei principali store digitali a 0,99€.

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Un consiglio a qualche amministratore ” Mundizza”

In Italia ti pagano i rifiuti. L’azienda operatrice è della terra dei fuochi

22_genn_Inaugurazione Ecopoint Garby (32)

di A. Yari Siporso

Arriva dalla provincia di Caserta e si diffonde in tutta Italia la raccolta differenziata che premia lo spirito ecologico dei cittadini. Ad ogni bottiglia di plastica o lattina viene elargito un buono che può essere poi speso presso supermercati o distributori di benzina.

Il tutto nasce dal progetto di Garby, l’azienda campana che ha realizzato un nuovo sistema di recupero dei rifiuti, innovativo e rivoluzionario, che permette di abbattere la filiera del riciclo e, con essa, i costi e l’inquinamento dell’attività di recupero degli imballaggi.

Si parte da speciali raccoglitori in grado di ridurre, fino a venti volte, il volume di plastica (sia PET che HDPE) ed alluminio e fornire, contestualmente, un ticket con l’importo di quanto “guadagnato” per il conferimento dei rifiuti.

Il prodotto compattato prende poi una strada differente da quella dei rifiuti depositati nei normali cassonetti per la differenziata: quanto raccolto non viene trasferito al deposito, non resta stoccato in discarica, ma viene direttamente trasferito all’azienda di trasformazione che lo fa diventare un nuovo oggetto. Con questa nuova procedura si risparmiano (sia in termini economici che ecologici) i viaggi dei trasferimenti nei vari step della filiera e, grazie alla tipologia di raccolta, aumenta considerevolmente anche la quantità effettivamente riciclabile.

Con tale sistema l’emissione di CO2 nell’aria si riduce fino all’80% rispetto alla tradizionale filiera di smaltimento e il costo della gestione dei rifiuti per il comune è di circa il 10% inferiore, con un rispettivo aumento sempre del 10% sull’attività di raccolta differenziata del municipio coinvolto.

Nei comuni in cui sono già presenti questi strumenti la raccolta è un successo. Nel solo piccolo paese di San Marco Evangelista, comune in cui ha sede l’azienda, in un solo mese sono state raccolte 50.000 bottiglie pari a 1.500kg di rifiuto riciclato.

In Italia più di 40 comuni italiani e 160 supermercati hanno già adottato la raccolta di rifiuti che dà buoni sconto sulla spesa, con un grande vantaggio anche in termini occupazionali.

E ci sono anche 50 scuole aderenti al progetto: intorno a questi eco-compattatori è nata infatti una serie di iniziative volte a promuovere la cultura del riciclo nei più giovani. A tal fine una serie di apparecchi è stata installata negli istituti in cui sono anche stati organizzati specifici incontri con gli studenti, volti a rendere consapevoli i più giovani di cosa significhi differenziare la propria spazzatura mostrando, praticamente, i risultati di un comportamento virtuoso donando loro gadget prodotti con i materiali di scarto raccolti.

Per aderire a questo progetto con la propria attività commerciale o coinvolgendo il proprio comune si può chiedere di ospitare uno degli “eco-cassonetti” tecnologici forniti dall’azienda in comodato d’uso (gratuito) compilando il modulo sul sito www.garby.it, da cui è possibile scaricare anche la mappa con tutti i punti di raccolta già attivi sul territorio nazionale e le relative attività commerciali convenzionate.

La mappa con i punti di raccolta è disponibile anche cliccando su questo link

Per una volta il sud, ed in particolare il territorio della “terra dei fuochi”, è all’avanguardia nella gestione dei rifiuti e diffonde in tutta la nazione un sistema nuovo ed efficace per una raccolta differenziata senza discariche.

 

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Concorsi – 300 posti per notaio

30 settembre 2014

Con d.d. del 26 settembre 2014 è indetto concorso a 300 posti di notaio. La domanda di partecipazione al concorso può essere inviata online fino alle ore 24 del 30 ottobre 2014.

Dopo tale termine il form non potrà più essere compilato e inviato.

Il bando e il form della domanda online sono pubblicati nell’area strumenti » concorsi, esami assunzioni

In caso di problemi nella compilazione e invio del form di domanda, contattare con mail; l’ufficio concorsi:concorsonotai@giustizia.it  – indicando:

  • nome
  • cognome
  • numero di cellulare
  • descrizione dettagliata del problema

Scheda di sintesi del concorso

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Civitavecchia – Sapete dove finiscono le auto non vendute? Quel che accade ha dell’incredibile!

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Migliaia di vetture stipate nei pressi del Porto. Centinaia di milioni di euro che si deprezzano ogni giorno

 

Probabilmente non è esattamente la domanda che ci si pone appena fuori dal letto e nulla comparabile ai grandi misteri della nostra esistenza… ma se non ti è mai passato per la testa di sapere che fine facciano le auto non vendute, quel che mostreremo ti lascerà incredulo! Nella produzione di automobili in larga scala, le varie case cercano di immettere nel mercato ogni anno un nuovo modello in un numero elevato che puntualmente supera la domanda reale dei consumatori. Buona parte dei veicoli finiranno per un tempo negli autosaloni in attesa di un acquirente, ma che succede quando si è forzato il numero di produzione, la domanda è stagnante e decine di migliaia di autovetture rimangono invendute?

Te lo mostriamo con delle immagini impressionanti.

Nella foto sopra si vedono solo alcune migliaia su decina di migliaia di auto non vendute, a Sheerness, Regno Unito. Prova a cercare su Google Mappe Sheerness, Regno Unito. Guarda verso la costa orientale, tra il fiume Tamigi e il Medway, a sinistra della A249. Esistono centinaia di posti come questo nel mondo e la pila di auto parcheggiate non fa che crescere di giorno in giorno. Houston, abbiamo un problema! Nessuno sta comprando macchine nuove! Beh, qualcuno ancora sì, ma non nella stessa misura di un tempo. Milioni di auto nuove non vendute rimangono parcheggiate da qualche parte nel mondo. Lì, ferme, deteriorandosi lentamente senza ricevere alcuna manutenzione. Sotto, l’immagine di un parcheggio immenso a Swindow, Regno unito, con migliaia di migliaia di macchine invendute e nessun acquirente in vista! I produttori sono costretti ad acquistare sempre più terreno per parcheggiare le auto fuori dalla linea di produzione.

Anche questo è uno degli effetti della recessione economica che continua ad asserragliare il mondo. Le file di auto si fanno sempre più vaste e ogni anno i produttori non fanno che comprare acri e acri di terreno dove parcheggiarle. Nota: le immagini che stiamo mostrando rappresentano sola una piccola proporzione. La vastità del problema è impressionante, pensa a quante case automobilistiche esistano sul pianeta, e quanti parcheggi come questo ognuno di essa abbia. Difficile immaginarlo, eppure queste immagine non sono state editate al computer. La parte peggiore è che il numero di auto non vendute aumenta di giorno in giorno. È come un’epidemia che si estende a macchia d’olio e a meno che non vengano acquirenti dallo spazio, questi immensi parcheggi si vedono pure da lì, la questione non verrà risolta nel futuro immediato. Sotto è mostrato uno squarcio delle 57.000 (in crescita) auto che attendono di essere consegnate ad un acquirente a Port of Baltimore, Maryland, USA. Dai un’occhiata su Google Mappe, cerca un parcheggio infinito a sud della Broening Hwy. Non passa inosservato!

Una soluzione per liberarsene, hai certamente pensato, potrebbe essere svalutare il loro prezzo. Semplice, eppure le case automobilistiche non rinunceranno neppure al centesimo del loro prezzo iniziale. Sotto è mostrata un’immagine di una pista di test della Nissan a Sunderland, Regno Unito. La pista non viene più usata per i test. La ragione? Nissan ha scelto di parcheggiarvi le sue auto non vendute.

E la pista non basta a contenerle tutte. Nissan ha di fatti acquisito i terreni adiacenti alla pista e alla sua fabbrica. Un enorme lotto di auto è ben visibile da Google Mappe, e non è il parcheggio riservato ai dipendenti!

Nessuna delle immagini che stiamo mostrando su questa pagina sono foto aeree di semplici parcheggi di centri commerciali, cinema multiplex, stadi, ecc.. ma solo spiane immense di automobili nuove fiammanti rimaste invendute. L’industria automobilistica non può certo smettere di produrre nuovi modelli: centinaia di fabbriche verrebbero chiuse e decine di migliaia di loro dipendenti si ritroverebbero dall’oggi al domani senza lavoro e avrebbe terribili ripercussioni sul già fragile equilibrio economico mondiale. Ma oltre alle fabbriche dove le auto vengono assemblate, che succederebbe all’intera industria metallurgica che produce buona parte dei componenti delle auto? Gli effetti sarebbero catastrofici. Sotto è mostrata una piccola area di un parcheggio gigantesco in Spagna, dove decina di migliaia di automobili sono immobili a prendere il sole tutto il giorno.

Altre migliaia sono accatastate al porto di Valencia, sempre in Spagna. Sono auto che aspettano di essere esportate e altre che sono state importate ma ancora senza acquirenti.

Decina di migliaia di veicoli vengono ancora prodotti ogni settimana ma appena una piccola parte viene venduta. Qui sotto un’altra immagina di migliaia di macchine non vendute parcheggiate su una pista d’atterraggio vicino San Pietroburgo, Russia. Sono state importate dall’Europa e adesso parcheggiate e lasciate ad arrugginire. A causa di ciò, l’aeroporto non può più usare quella pista per il suo scopo originale.

Il ciclo “compro, uso, compro, uso” è stato ormai spezzato. Oggi il consumatore cerca di sfruttare il più a lungo possibile il suo acquisto. Sotto, altre migliaia di auto invendute parcheggiate in una pista d’atterraggio in disuso a Upper Heyford, Bicester, Oxfordshire. Hanno letteralmente esaurito lo spazio dove parcheggiarle.

Un’altra decina di macchine sono parcheggiate al Royal Portbury Docks, Avonmouth, vicino Bistrol, Regno Unito. Se si fa un zoom sulla zona con Google Maps, non si vedrà altro che macchine invendute per centinaia di metri. Praticamente ogni singolo spazio della zona è stato occupato da un’autovettura.

Fai un zoom indietro sotto la stessa area, in Avonmouth. Ogni spazio grigio che si vede sono lotti di macchine non vendute. Qualcuno vuol provare ad indovinare quante siano?

Viene stimato che nel mondo esistano circa 10 miliardi di auto, praticamente più della stessa popolazione mondiale. Sotto un altro migliaio di auto parcheggiate, stavolta della Citroen a Corby, Northamptonshire, Inghilterra. E ogni giorno ne arrivano delle altre dalla Francia senza una successiva destinazione.

Ricordiamo che si tratta di macchine nuove di fabbrica, con i contatori che segnano forse appena il tratto di strada dalle fabbriche a queste rimesse. Questa immagine da Google Mappe è proprio del maggio 2014, nei pressi di Corby, Northamptonshire.

Fabbricare nuove macchine va contro ogni logica, logistica ed economia ma la produzione continua, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana… Sotto è mostrata un’altra immagine recente (Aprile 2014) del porto di Civitavecchia. Ognuno di quei puntini è una Peugeot nuova di fabbrica che ogni giorno raccoglie polvere e magari un po’ di brezza marina.

Sotto ancora, tutte carine e sbrilluccicose, rosse, bianche, nere, argento, viola, blu, insomma auto nuove fiammanti di tutti i colori dell’arcobaleno. Fanno un bel mosaico. Magari è questa la fine che faranno: arte urbana surreale dell’era della produzione meccanizzata.

L’economia avverte chiaramente che queste auto rimarranno invendute. Ma per quanto durerà questo ciclo? Dove verranno parcheggiate se a momenti non abbiamo più spazio neppure in strada per guidarle? Sotto, ancora il porto di Valencia, in una suggestiva composizione di colori. I tempi in cui una famiglia avrebbe potuto acquistare una nuova auto ogni paio di anni, adesso sono andati. Il risultato sono immagini come quelle proposte.

Potremmo dire che queste macchine sono lasciate ad arrugginire. E più passano i giorni trascorsi in delle rimesse meno saranno le chance che verranno acquistate. Dopo mesi e mesi sotto qualsiasi condizioni climatica queste auto andranno in detrimento. Nell’immagine sotto le automobili coprono l’intero orizzonte. Che svenderle sia l’unica soluzione radicale? Chissà se presto non inizino a regalarle con le confezioni dei cereali.

Quando un’automobile è lasciata inattiva, l’olio presente nelle parti interne del motore si deposita lentamente sul fondo della coppa dell’olio, iniziando un processo corrosivo che potrebbe danneggiare il motore stesso. La corrosione a freddo, per esempio, avviene quando la condensazione fa estendere i cilindri e si inizia a formare la ruggine al loro interno. Il motore a quel punto s’ingolferà e avrà bisogna di assistenza meccanica per ripartire. Anche i pneumatici inizieranno a perdere aria e la batteria si sarà scaricata. La lista potrebbe continuare ancora.

Maggiore è il tempo trascorso in rimessa peggiori saranno le conseguenze. Ma allora qual è la soluzione al problema? Le case automobilistiche continuano a produrre nuovi modelli con le ultime tecnologie a bordo. Accade quindi che il consumatore finale preferisca comprare l’ultimo modello e non quello dell’anno precedente. Per i vecchi modelli a questo punto le alternative restano poche: essere smantellate e rottamate, riciclando le sue parti meccaniche. Alcuni marchi hanno già spostato la produzione in Cina, General Motors e Cadillac né sono un esempio tra i tanti. Le macchine qui prodotte vengono poi caricate in containers e scaricati nei porti di tutto il mondo. Gli USA, per favorire la produzione interna, ne ha limitato l’importazione. La conseguenza immediata è che centinaia di migliaia di automobili americane nuove di fabbrica si trovano ora parcheggiate in China. Nessuno in Cina può permettersi di acquistarle e bisognerà attendere che l’economia mondiale migliori perché queste automobili vengano vendute… e potrebbe richiedere diverse generazioni.

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Il nostro concittadino Dario De Luca colpisce ancora.

A capo il principe indagato in Expo 2015

Dovrebbe partire entro fine anno la costruzione del secondo parcheggio interrato dei 21 progettati dall’allora sindaco Scapagnini. Un appalto dal passato giudiziario turbolento, adesso affidato a una società al 99 per cento della palermitana Final spa. Impresa già nota perché coinvolta, con il suo amministratore unico Filippo Lodetti Alliata, nell’indagine sull’esposizione milanese per il modo poco limpido in cui avrebbe tentato di ottenere l’incarico

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I lavori inizieranno con ogni probabilità nel dicembre 2014. Da superare ormai ci sono gli ultimi ostacoli burocratici legati alle procedure di finanziamento da parte delle banche. Poi Catania vedrà nascere il parcheggio interrato Raffaele Sanzio. Il secondo, dopo quello di piazza Europa, inizialmente previsto nella lista dei 21 punti di sosta pensati dall’ex sindaco Umberto Scapagninicon la benedizione di Silvio Berlusconi che gli concesse, a cavallo del nuovo millennio, il ruolo di commissario speciale per l’emergenza traffico. Il progetto prevede 1080 posti auto e 40 per i bus, da realizzare in project financing per un costo complessivo di 39 milioni di euro di cui 15 finanziati dalla regione Sicilia. Ad occuparsi dei lavori e della gestione sarà la Catania parcheggi spa, con sede a Palermo, appositamente costituita nel 2013 e formata per l’1 per cento dal Consorzio Cooperative Cesare Menotti con sede a Ravenna e per il 99 per cento dalla palermitana Final Spa. Le due ditte, secondo il progetto originario, dovrebbero occuparsi anche di risolvere il nodo della viabilità tra la vicina via Vincenzo Giuffrida e viale Sanzio.

Al vertice della Catania parcheggi spa, nel ruolo di amministratore unico, Filippo Lodetti Alliata, imprenditore dal sangue blu – da parte di madre – originario del capoluogo siciliano. Lodetti, 39 anni, sposato con Giorgia Iasoni, ex presidente dei giovani di Confindustria dell’Emilia Romagna, ha fatto dei parcheggi il suo business principale. Da Piacenza ad Alessandria, passando per Caltanissetta, con la gestione della sosta all’ospedale Sant’Elia, fino a quello di Reggio Emilia. La grande opera interrata nel centro storico della città emiliana, voluta dall’allora sindaco Pd e oggi sottosegretario Graziano Delrio, è però finita al centro delle polemiche dopo la nascita del comitato No Vittoria Park, che ha bollato l’operazione come «una speculazione priva di interesse pubblico». E non solo. La procura di Reggio Emilia, quando viene pubblicata la notizia dell’indagine per l’Expo 2015 di Milano, in cui Lodetti viene coinvolto, ha acquisito nella sede della Reggio Emilia parcheggi spa le carte della società Final.

Gli affari di Lodetti, infatti, nell’ultimo anno si sono allargati anche all’Expo 2015 di Milano. L’imprenditore è finito nella lista degli indagati, accusato di aver tentato di ottenere i lavori in modo illecito, insieme a quella che è stata ribattezzata dagli inquirenti la «cupola bipartisan degli appalti». Rapporti tra politici e imprenditori nati – nell’ipotesi dei magistrati – con l’obiettivo dipilotare i bandi milionari dell’evento. Ad essere coinvolti personaggi più o meno noti della storia politica e giudiziaria italiana. Imprenditori e politici tra cui il «compagno G», Primo Greganti, l’ex segretario della Dc lombarda Gianstefano Frigerio, l’intermediario ex Udc e poi berlusconianoSergio Cattozzo oltre ad Angelo Paris, responsabile ufficio contratti Expo 2015 che, secondo il gip Fabio Antezza, avrebbe, «in cambio di protezione politica e avanzamenti di carriera, assicurato un trattamento preferenziale alle imprese di riferimento dell’associazione». Tra queste, anche la Final spa amministrata da Lodetti che avrebbe ricevuto alla fine del 2013 informazioni dettagliate via email relative al bando di gara prima ancora della sua pubblicazione ufficiale ad aprile 2014. Da valutare c’era la convenienza della partecipazione e l’eventuale predisposizione di una offerta idonea a vincere l’appalto.

«Io gestisco città, intere città». Il 7 gennaio 2014 le microspie degli investigatori intercettano la voce di Filippo Lodetti, impegnato in un pranzo al ristorante il Giglio Rosso di Milano, con Angelo Paris e Sergio Catozzo. L’obiettivo era la ricerca del «partner perfetto» per partecipare alla gara.  «Ci vuole – spiega ai suoi interlocutori Lodetti – Arval per le auto, Apcoa per la sosta e il trasportatore per la parte sia passeggeri che non [..], Apcoa sono il gestore». La multinazionale americana – che in Europa gestisce 7.413 parcheggi per 1,3 milioni di posti auto – è infatti tra i partner principali di Final spa e in Italia ha sede anche a Ragusa, dove si occupa della gestione delle strisce blu con l’utilizzo di parcometri. Durante il pranzo intercettato dagli investigatori, Lodetti, Paris e Catozzo predispongo, secondo gli inquirenti, anche un preciso piano per far riuscire a far vincere la gara all’imprenditore amico. «Secondo me va deserta», spiega Lodetti, da qui la prospettiva di Cattozzo per una aggiudicazione con «trattativa privata».

Ma all’interno della Catania Parcheggi spa, Lodetti non è l’unico ad avere problemi giudiziari. Nel consiglio d’amministrazione della società ci sono anche i nomi del commercialista palermitanoGiancarlo Ciacciofera, imputato in uno stralcio del processo riguardante il crac del gruppo Miraglia e con lui il professore Carlo Sorci a cui viene contestato il reato di bancarotta fraudolenta nella stessa inchiesta. Ancora prima, quella dell’affare del parcheggio Raffaele Sanzio è una vicenda finita anche al centro dell’inchiesta antimafia Iblis. A vincere inizialmente l’appalto era stato il raggruppamento d’imprese guidato dall’imprenditore ennese Mariano Incarbone, oggi condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa perché ritenuto a disposizione del boss di Cosa nostra Vincenzo Aiello. Insieme a Icob nel 2007, all’interno dell’associazione temporanea d’imprese, c’erano anche Coesi e la stessa Final su cui però non c’è mai stata nessuna indagine o contestazione. Nel 2010, dopo l’emergere della vicenda giudiziaria, Icob e Coesi si fecero da parte per fare spazio ad altre due società, Gidi e Geco in cui però rientrava lo stesso Incarbone. L’avvicendamento ultimo, infine, con l’inserimento del Consorzio emiliano Cesare Menotti insieme alla già presente Final spa, riunite nella società Catania Parcheggi spa.

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Tutte le associazioni di volontariato ricevono contributi o patrocinio da parte di questa amministrazione comunale ad eccezione del TELEFONO ROSA. In data odierna il sottoscritto ha presentato una interrogazione consiliare da trattare nel prossimo Consiglio Comunale per chiarire quali sono state le cause della mancata erogazione di contributi nonostante le reiterate richieste da parte della Presidente Dott.ssa Caltabiano Antonella

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Allerta meteo per il fine settimana Il sole lascia la Sicilia giovedì

pioggia

Durerà fino a martedì il bel tempo sull’Italia mentre nel sud e sulla Sicilia si tratterrà fino a giovedì per poi lasciare spazio ad una perturbazione che porterà piogge anche intense.

Il maltempo comparirà dapprima al nord. Il sole lascerà inizierà a lasciare la penisola da mercoledì contemporaneamente all’entrata del mese di ottobre. Da giovedì il maltempo si sposerà lentamente anche verso il centro e la Sardegna e, gradualmente,m verso il sud. Sulla Sicilia la arriverà venerdì.

“Proprio al Sud la perturbazione si intensificherà ed insisterà per tutto il fine settimana con fenomeni più intensi tra Sicilia e Calabria – dice il meteorologo di 3bmeteo.com Francesco Nucera – mentre altrove tornerà il sole; le temperature in tal frangente scenderanno di qualche grado assestandosi tuttavia attorno alle medie tipiche del periodo”.

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Forza Italia: “Abrogare la pseudo-riforma sulle Province”

“Il presidente Crocetta riconosca una volta per tutte il fallimento della sua pseudo-riforma delle province e porti subito in Aula un testo che ne consenta l’abrogazione”. A chiederlo è Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all’Assemblea regionale siciliana,che propone per la Sicilia il recepimento della riforma Delrio, ma “con una modifica sostanziale, ossia l’introduzione Forza Italia: “Abrogare la pseudo-riforma sulle Province”dell’elezione diretta del presidente da parte dei cittadini”.

“Crocetta eviti un estenuante quanto inutile braccio di ferro con la sua stessa maggioranza e giunga alla ragionevolezza – conclude il parlamentare azzurro -. Le province hanno bisogno di essere ben governate e in tal senso la strada intrapresa dal governo regionale è la più sbagliata”.

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Ottima posizione dell’Udc alla regione, sembra rispecchiare la medesima situazione di Bronte.

MODERATI

L’Udc gela il Nuovo centrodestra
“Con Crocetta, c’è un patto con gli elettori”

Lunedì 29 Settembre 2014 – 16:27 di
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Dopo l’intervista di Cascio i centristi rispondono con Miccichè: “Non ci facciamo dettare l’agenda”. Si allontana l’ipotesi di gruppi unici all’Ars, dove i due partiti stanno su sponde diverse

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PALERMO – Qualcosa si muove nel centrodestra. E in particolare nell’area moderata che fa concorrenza a Forza Italia. A Francesco Cascio del Nuovo centrodestra, che ieri ha invitato l’Udc in un’intervista a Livesiciliaa fare una scelta e mollare Crocetta, ribattono i centristi. E rispondono picche.

In questi giorni il Nuovo centrodestra lavora all’avvio della Costituente Popolare, insieme ai Popolari di Mauro e all’Udc. Un processo che vedrebbe sia tra gli afaniani sia tra i centristi sensibilità diverse. Nell’Udc, ad esempio, più lanciata sembra dalle dichiarazioni l’ala che fa capo al segretario Lorenzo Cesa, più prudente, almeno in apparenza, quella di Pierferdinando Casini, che poi è quella di Gianpiero D’Alia e dunque della maggioranza del partito siciliano. Che in Sicilia sta al governo, mentre Ncd siede all’opposizione di Crocetta. Una circostanza che complica il percorso di avvicinamento dei due partiti.

Ieri in un’intervista a Livesicilia, il coordinatore regionale di Ncd Francesco Cascio ha lanciato due segnali all’area politica dei moderati siciliani. Da una parte un segnale di distensione verso Renato Schifani e Simona Vicari, con i quali l’ex presidente dell’Ars aveva polemizzato dopo il voto: “Dopo le Europee sfogai un malessere temporaneo, ma tutto questo è superato. Erano soltanto scorie elettorali”, ha detto Cascio. Dall’altro, uno sprone proprio rivolto all’Udc. “Se credono nel progetto della costituente popolare dovranno mettere in conto anche la possibilità di uscire in futuro da questo esecutivo”, ha detto l’ex presidente dell’Ars facendo riferimento alla giunta Crocetta.

Frasi che non hanno suscitato qualche perplessità in casa Udc. A Livesicilia, il vicesegretario regionale Gianluca Miccichè risponde così a Cascio: “Intanto siamo contenti che dopo le Europee ritroviamo gli amici dell’Ncd parlare di politica e in particolare della costituente popolare. L’agenda politica non ce la detta certamente né l’onorevole Cascio né Ncd. Noi siamo al governo con Crocetta perché rispettiamo un patto con gli elettori. In questo anno e mezzo Crocetta avrà fatto certamente tanti errori ma si sono fatte anche tante cose buone. Noi indicheremo a Crocetta una serie di cose da fare, a partire come spendere i fondi europei. Su questo valuteremo Crocetta e ci faremo valutare dagli elettori”.

Insomma, la “scelta” invocata da Cascio, l’Udc per ora non la mette in agenda. Ma questo significa una frenata per il progetto della costituente popolare? Micciché la mette così: “La costituzione di quest’area popolare è un percorso che si sta avviando adesso e no ne siamo il motore. Ovviamente avrà un suo excursus nei prossimi mesi, più che nelle prossime settimane. E la Sicilia sarà come sempre un laboratorio. Ci sono molte affinità con gli amici dell’Ncd. Ma la nostra permanenza al governo non c’entra”.

Udc e Ncd, quindi, resteranno in Sicilia su sponde opposte. L’idea di gruppi unici all’Ars, caldeggiata nei giorni scorsi dagli alfaniani, si allontana: “La costruzione dei gruppi parlamentari all’Ars nell’imediato mi sembra complicata”, ammette Miccichè.

Intanto, ad agitare le acque dalle parti di Ncd ci sono anche le voci secondo le quali da destra sarebbero in corso movimenti per far tornare alla casa berlusconiana un po’ di fuoriusciti confluiti nel partito di Alfano dopo lo strappo. “Il mio nome non deve essere usato – come in questi giorni è accaduto – per tentativi scomposti, oltre che surreali, di ricompattare un partito, Forza Italia, diviso da violente contraddizioni interne. Le stesse che mi hanno portato a fondare, assieme ad altri coraggiosi amici, un nuovo partito, il Nuovo Centrodestra, dal pensiero lineare”. Renato Schifani, cofondatore del Nuovo centrodestra, ha commentato così gli articoli apparsi in questi giorni su quotidiani nazionali che lo davano insieme ad altri alfaniani in procinto di tornare a Forza Italia. L’operazione “Lassie” di cui hanno scritto diversi giornali punterebbe a far tornare a casa alcuni azzurri passati sotto le insegne di Angelino Alfano. Tra loro è stato inserito anche il nome di Schifani e a riprova è stato scritto di un incontro quest’estate tra lo stesso ex presidente del Senato e Gianfranco Miccichè. Incontro che c’è effettivamente stato, a Cefalù, ma che nulla c’entra con un ritorno al partito di Berlusconi, insiste Schifani. “Io (nè altri a me strumentalmente riconducibili) – aggiunge il politico palermitano – non lascio il partito che ho fondato, a maggior ragione ora che tutti i fatti ci stanno dando ragione, anzi continuo a sostenerlo con determinazione assoluta. I giornalisti, liberi o orientati, che, in questi giorni, prestano la loro fantasia a progetti ambigui e fallimentari che non mi riguardano, continuino pure a occupare gli spazi che i giornali vi destinano. Ma sia chiaro che parlano di una persona che mai è tornata indietro di un passo nelle scelte della propria vita”.

Ultima modifica: 29 Settembre ore 18:32
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