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Ecco cosa costa subappaltare ai mafiosi

 

estorsione

Capita, e anche troppo spesso, che imprese colluse o direttamente riconducibili a Cosa Nostra si infiltrino in vario modo nel tessuto economico.

In ogni caso producono danni enormi sia ai committenti che all’intero sistema.

Nella migliore delle ipotesi si finisce in galera con loro, più spesso si finisce con l’esserne vittime sino allo sfinimento, entrando in circuiti viziosi da cui è difficile uscire indenni.

La vicenda portata alla luce dai carabinieri, e che almeno stavolta prende le mosse dalla denuncia della vittima, racconta di subappaltatori di un imprenditore che si trasformano in suoi estortoti, vessandolo con minacce e violenze per anni e a nulla era servito che uno di questi era nel frattempo finito in galera proprio per reati di mafia.

 

Ieri mattina i Carabinieri della Compagnia di Paternò (CT) hanno arrestato, in flagranza, MONACO Angelo,  cl.55, ed il genero MIRMINA SPATALUCENTE Paolo, cl. 80, entrambi di Noto (SR), per estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti di un imprenditore edile di Belpasso. 

L’operazione è scaturita da una denuncia sporta dalla vittima, la quale sei anni fa si era avvalsa, nell’ambito di una appalto pubblico, della società di edilizia diretta dal MONACO, per alcuni lavori in subappalto. 

L’arresto di quest’ultimo, all’epoca già condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso, avvenuto nel luglio del 2008, costrinse la vittima ad interrompere il rapporto di collaborazione con la ditta subappaltante. 

Da quel momento il MIRMINA, l’altro socio,  inizia a richiedere del denaro all’imprenditore, nonostante questi avesse già saldato quanto dovuto per le opere compiute fino a quel momento. La situazione si aggrava dal momento della scarcerazione del MONACO, avvenuta a metà dello scorso mese di luglio, quando i malviventi, sfruttando la caratura criminale del mafioso,  alzano il tiro richiedendo esplicitamente più denaro e minacciando ritorsioni in caso di diniego.

Esasperato da anni di continue vessazioni la vittima decide di denunciare tutto ai Carabinieri che, attraverso i dovuti  riscontri investigativi,  fanno scattare la trappola arrestando gli estortori mentre intascano, dalle mani della vittima,  5 assegni da 10mila euro cadauno non intestati.  

Anche questa volta il ricorso alle Forze dell’Ordine ha consentito alla vittima di uscire dall’incubo.

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