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Archivi del mese: Agosto 2014

Scade il 4.9.2014 la gara per la realizzazione dell’elisuperfice a Bronte

Albo Pretorio

 

Dettaglio pubblicazione

 
 
Numero Pubblicazione
1320
Anno Pubblicazione
2014
Mittente
Provincia Regionale Di Catania
Tipo Atto
Bando Di Gara
Numero Atto
 
Oggetto Atto
Realizzazione di una elisuperficie in contrada ” Sciara S. Antonio ” nel Comune di Bronte
Data Atto
28/07/2014
Data Inizio Pubblicazione
28/07/2014
Data Fine Pubblicazione
04/09/2014
Documento
Documento_-Provincia_Regionale_di_Catania_-_Bando_di_Gara_realizzazione_elisuperficie_nel_Comune_di_Bronte
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Ecco cosa costa subappaltare ai mafiosi

 

estorsione

Capita, e anche troppo spesso, che imprese colluse o direttamente riconducibili a Cosa Nostra si infiltrino in vario modo nel tessuto economico.

In ogni caso producono danni enormi sia ai committenti che all’intero sistema.

Nella migliore delle ipotesi si finisce in galera con loro, più spesso si finisce con l’esserne vittime sino allo sfinimento, entrando in circuiti viziosi da cui è difficile uscire indenni.

La vicenda portata alla luce dai carabinieri, e che almeno stavolta prende le mosse dalla denuncia della vittima, racconta di subappaltatori di un imprenditore che si trasformano in suoi estortoti, vessandolo con minacce e violenze per anni e a nulla era servito che uno di questi era nel frattempo finito in galera proprio per reati di mafia.

 

Ieri mattina i Carabinieri della Compagnia di Paternò (CT) hanno arrestato, in flagranza, MONACO Angelo,  cl.55, ed il genero MIRMINA SPATALUCENTE Paolo, cl. 80, entrambi di Noto (SR), per estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti di un imprenditore edile di Belpasso. 

L’operazione è scaturita da una denuncia sporta dalla vittima, la quale sei anni fa si era avvalsa, nell’ambito di una appalto pubblico, della società di edilizia diretta dal MONACO, per alcuni lavori in subappalto. 

L’arresto di quest’ultimo, all’epoca già condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso, avvenuto nel luglio del 2008, costrinse la vittima ad interrompere il rapporto di collaborazione con la ditta subappaltante. 

Da quel momento il MIRMINA, l’altro socio,  inizia a richiedere del denaro all’imprenditore, nonostante questi avesse già saldato quanto dovuto per le opere compiute fino a quel momento. La situazione si aggrava dal momento della scarcerazione del MONACO, avvenuta a metà dello scorso mese di luglio, quando i malviventi, sfruttando la caratura criminale del mafioso,  alzano il tiro richiedendo esplicitamente più denaro e minacciando ritorsioni in caso di diniego.

Esasperato da anni di continue vessazioni la vittima decide di denunciare tutto ai Carabinieri che, attraverso i dovuti  riscontri investigativi,  fanno scattare la trappola arrestando gli estortori mentre intascano, dalle mani della vittima,  5 assegni da 10mila euro cadauno non intestati.  

Anche questa volta il ricorso alle Forze dell’Ordine ha consentito alla vittima di uscire dall’incubo.

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Randazzo, incendiato un camion Avviate le indagini dei carabinieri

ALL’INTERNO DI UN CAPANNONE

 

Sabato 30 Agosto 2014 – 08:28 di
Articolo letto 440 volte

SEGUI

Le fiamme hanno completamente distrutto il mezzo pesante di una ditta (nella foto). E’ il secondo caso nella stessa impresa.

 
 

carabinieri indagine, incendio doloso, randazzo, Cronaca

RANDAZZO. Un incendio ha completamente distrutto un camion Astra, di una nota ditta di Randazzo. Il mezzo era custodito in un capannone all’interno della vasta area dove ha sede l’impresa, ed intorno a mezzanotte, è stato avvolto dalle fiamme. Purtroppo, l’allarme dato celermente, non ha potuto impedire che le fiamme distruggessero il pesante mezzo, anche se sono stati limitati i danni, uscendo dal capannone altri pesanti e costosi mezzi. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco di Randazzo e Maletto, che hanno spento l’incendio. Poi sono partite le indagini dei carabinieri, che hanno passato al setaccio la zona, e hanno acquisito i filmati delle telecamere di sorveglianza.

Lo scorso anno, sempre ad agosto, un altro mezzo era stato dato alle fiamme nello stesso cantiere, e questo ha chiaramente insospettito gli investigatori, che hanno avviato le indagini a tutto campo.

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elencotestata

Pubblicato l’elenco dei creditori del Comune di Catania

 

 

 

 

 

 

Il Comune di Catania ha divulgato l’elenco, si spera completo, delle centinaia di creditori che attendono da anni il pagamento di somme a vario titolo e che adesso saranno pagati con i fondi derivanti dall’ennesimo prestito ottenuto dall’amministrazione e che verrà rimborsato in 30 anni.

A un tasso, pare, vantaggioso, ma sempre prestito è.

L’impressionante elenco di creditori è quanto mai variegato, per importi e soggetti inseriti.

Si va dai pochi euro dovuti all’ASL di Latina alle decine di milioni per le partecipate comunali, Multiservizi, AMT, etc (e su questo ci sarà da aprire tutto un altro capitolo), a moltissimi privati, alcuni conosciutissimi, altri per niente.

L’amministrazione, per bocca dell’assessore competente Girlando, ha garantito che nelle prossime settimane saranno divulgate precise informazioni su ogni singolo credito riconosciuto, anche perché in molti casi sarà necessario attivare le necessarie azioni di rivalsa nei confronti dei responsabili di spese non autorizzate o per le mancate attività di opposizione.

Attendiamo.

 

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elencotestata

Pubblicato l’elenco dei creditori del Comune di Catania

 

 

 

 

 

 

Il Comune di Catania ha divulgato l’elenco, si spera completo, delle centinaia di creditori che attendono da anni il pagamento di somme a vario titolo e che adesso saranno pagati con i fondi derivanti dall’ennesimo prestito ottenuto dall’amministrazione e che verrà rimborsato in 30 anni.

A un tasso, pare, vantaggioso, ma sempre prestito è.

L’impressionante elenco di creditori è quanto mai variegato, per importi e soggetti inseriti.

Si va dai pochi euro dovuti all’ASL di Latina alle decine di milioni per le partecipate comunali, Multiservizi, AMT, etc (e su questo ci sarà da aprire tutto un altro capitolo), a moltissimi privati, alcuni conosciutissimi, altri per niente.

L’amministrazione, per bocca dell’assessore competente Girlando, ha garantito che nelle prossime settimane saranno divulgate precise informazioni su ogni singolo credito riconosciuto, anche perché in molti casi sarà necessario attivare le necessarie azioni di rivalsa nei confronti dei responsabili di spese non autorizzate o per le mancate attività di opposizione.

Attendiamo.

 

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Il Sindaco di Bronte Firrarello critica l’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Guarda l’intervista a Castiglione

 

Pubblicato il 28/nov/2013

Antonello Zitelli intervista Pino Firrarello

 

L’intervista esclusiva a Castiglione Giuseppe da parte del giornalista di Piazza Pulita

 

 

 

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Dopo la sentenza Lombardo convoca i giornalisti La diretta: “Ciancio non è contiguo alla mafia”

LA CONFERENZA STAMPA

 

Martedì 26 Agosto 2014 – 16:42 di
Articolo letto 2.370 volte

 

L’ex governatore siciliano ha indetto una conferenza stampa sulle motivazioni della sentenza del Gup Marina Rizza. LA DIRETTA

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    catania lombardo, lombardo, mafia lombardo, Cronaca

    CATANIA – Oggi Lombardo torna a parlare. A seguito della deposizione delle motivazioni della sentenza del Gup Marina Rizza, che lo ha condannato a sei anni e otto mesi di reclusione per concorso esterno, l’ex presidente della Regione Siciliana ha deciso di convocare una conferenza stampa.

    SEGUI LA DIRETTA

    18:05 “Agiremo legalmente contro le menzogne di D’Aquino”

    17:58 CIANCIO “Gli straricchi non mi soggezionano, Ciancio è una persona cortese e il suo giornale è quello dal quale traggono le notizie tutti. Mi si chiede un’intervista nella sede de La Sicilia e io dovevo rinunciare? Nella sentenza si parla di elevato coefficiente di probabilità che lo stesso Ciancio fosse assai vicino allo stesso sodalizio. Avevamo chiesto di interrogare Ciancio, insieme a tutti i partecipi a quest’incontro. Uno dei soci di Ciancio era Mercadante, figlio di un uomo coinvolto in indagini di mafia. Ma la responsabilità penale non è personale? Un figlio che è socio di Ciancio è colpevole delle cose che fa il padre?”.

    17:56 D’AQUINO “Avrebbe ricevuto la richiesta di Porto di votare per Pistorio. D’Aquino dice che si sapeve che erano mafiosi e per questo il processo al tribunale Monocratico è stato bloccato e gli atti sono stati trasferiti. Qualche amico avvocato aveva orecchiato che sarei stato assolto. Se quel processo si fosse concluso, quello all’origine di questa sentenza non si sarebbe tenuto e io non sarei stato processato per la secondo volta per gli stessi fatti. Ma in questa sentenza c’è scritto che D’Aquino è inattendibile e quindi la sentenza non ha ragion d’essere”

    17:55 IL CASO BEVILACQUA. “Ho un’intercettazione telefonica con un tale Bonfirraro, che non sostenne il mio candidato ma l’avvocato Palermo, che era il candidato di Bevilacqua. Poi non l’ho più sentito Bonfirraro, anche se fino a due anni fa mi ha chiesto di incontrarlo. Un mio amico di Enna e molti altri sono pronti a testimoniare che io non ho mai sostenuto Bevilacqua”.

    17:51 VICENDA SAFAB “Sono accusato di un concorso psicologico, ma non solo avrei aiutato la Safab, l’avrei anche ostacolata per favorire il progetto di Ciancio degli americani”. “A Scirumi ha progettato Zapparrata, e io cosa cosa ho fatto? Tutti i protagonisti non sono stati interrogati per sapere se io ho sollecitato un interessamento a favore di questo villaggio di Ciancio che poi non si realizza”

    17:49 “Non sono mai passato dalla stazione di servizio di Rosario Di Dio, lo dimostrano i tabulati”.

    17:44 Lombardo parla dei parcheggi di Catania. Io ho reperito tutte le risorse per finanziare i parcheggi realizzati dall’Ufficio Speciale e me ne vanto. C’è un parcheggio misto, che è il Sanzio, con un finanziamento misto. Sono stati celebrati processi e io non sono stato mai convocato. Non mi sono mai interessato del parcheggio Sanzio poi affidato a Incarbone”.

     

    17:41 NESSUN SUMMIT “Il presunto incontro con i mafiosi che io avrei presieduto non è mai avvenuto. I Mirabile sono stati intercettati mentre dicevano che attraverso Ciccio Vampa avrebbero chiesto a Scammacca di intervenire con Lombardo per una licenza per una trattoria che non è mai arrivata”.

    17:36 “Sulla Tenutella nessuno è stato interrogato, nessuno ha parlato del mio interessamento. Con Saro Ragusa, che conoscevo, abbiamo interrotto i rapporti per ragioni politiche negli anni ’80”.

    La sentenza dice che “Può ritenersi assai probabile che il soggetto in questione fosse Raffaele Lombardo

     

    17:31 Lombardo tuona: “Barbagallo in carcere ha avuto pressioni per dire che ho preso soldi dalla mafia”. Ciancio aveva comprato i terreni da tanti anni, non ho condizionato Sudano che era assessore all’Urbanistica quando è stata approvata la variante sui terreni di Ciancio”.

    17:21 “Tutto è imperniato su un’intercettazione che ho fotocopiato e sono pronto a distribuire. Si chiedono indagini ai carabinieri partendo dall’intercettazione del 2008 che è a disposizione dei magistrati da 6 anni e che è stata tenuta nascosta. Tutta la sentenza è incentrata su quest’intercettazione”. L’ex presidente: “Sarei stato promotore di un affare dell’editore de La Sicilia Mario Ciancio, mediatore degli interessi delle mafie e avrei favorito Basilotta e Incarbone”.

    Lombardo spezza una lancia a favore di Ciancio: “E’ stato tirato in ballo senza essere stato sentito”.

    “Basilotta ha fatto moltissimi lavori, compresa la metropolitana di Palermo. Si è accertato se lo ho segnalato io? Gli imprenditori convocati nello studio di Ciancio mi chiesero di intervenire su una variante tecnica. Non sapevo che Zapparrata si era dimesso, la pratica è andata avanti e la variante tecnica è stata approvata dall’architetto Sardella”.

    17:18 Lombardo parla di Giovanni Barbagallo, autonomista condannato per associazione mafiosa: “Era incensurato e quando si candidò alle regionali nel 2011 prese pochi voti”.

    Viene poi il turno del procedimento penale. “Tutto era iniziato nel tribunale monocratico, le dichiarazioni di molti collaboratori non sono state riscontrate, si parlava addirittura di summit ai quali avrei partecipato. Dopo 3 anni di esame attento e scrupoloso anche del giudice tutto cambia all’improvviso”.

    17:17 Lombardo attacca: “Con la mafia non ho mai avuto rapporti, ho contrastato i termovalorizzatori, non ho chiesto voti alla mafia, il motivo più banale è perché non ne hanno voti”. “Molti collaboratori sentiti, da La Causa e Di Fazio, a Mirabile, hanno sempre sostenuto di non aver mai avuto disposizioni di votare Raffaele Lombardo”.

    17.14 Lombardo preannuncia appello avverso la sentenza: “La condanna non è sostenuta da fatti o prove, riattiverò il mio blog, voglio recuperare la mia onorabilità, a partire dal milione e ottocentomila persone che mi hanno votato”.

    L’ex presidente della Regione sottolinea di essere stato “il presidente della Provincia di Catania e della Regione più amato d’Italia”. “Le persone che hanno lavorato con me sono state le più significative della storia della Regione”.

    17:10 Lombardo è in sala, con lui gli amici di sempre: Carmelo Galati, avvocato e sindaco autonomista di Sant’Agata Li Battiati e Mario Brancato, avvocato.

    Lombardo: “La mia fiducia nei confronti della magistratura è incondizionata, è una fiducia assoluta, ma devo esprimere delle valutazioni su questa sentenza. Ma oggi voglio rivolgermi all’opinione pubblica”.

     

     

    Ultima modifica: 26 Agosto ore 18:06
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    LETTURA CONTROCORRENTE…. GIUDIZIARIA, SENTENZA RAFFAELE LOMBARDO, MAFIE SICULE/DEDUTTIVE: PALERMO (CIANCIO) “CHIAMA” CATANIA (LOMBARDO)

    Logo ienesiciliane.it

    COSA VIENE FUORI DALLA LETTURA DI 330 PAGINE DI MOTIVAZIONI: PRIMA PUNTATA

    di iena delle grandi scenografie

     

    “…Si è in precedenza evidenziato come, nel gestire la conflittualità tra il Ciancio Sanfilippo e gli imprenditori o le società vicini alla famiglia catanese di “Cosa Nostra”, il Lombardo abbia sempre privilegiato gli interessi del primo, e ciò malgrado i rapporti collaborativi da lui intrattenuti con gli esponenti di maggiore rilievo della “famiglia”. Si è altresì rappresentato come, per risolvere i contrasti insorti nella gestione dell’affare di contrada Cardinale, Campanella Francesco, esponente di rilievo di “Cosa Nostra” palermitana, avesse organizzato un incontro tra l’imprenditore Marussig, titolare della società che aveva presentato il relativo progetto, da realizzarsi sul terreno del Ciancio, e l’imputato. Si è infine rilevato come sia per l’affare di contrada Cardinale, sia per l’operazione del Pigno, la società titolare di ognuno dei due progetti annoverasse tra i suoi soci, in entrambi i casi, un soggetto vicino a “Cosa Nostra” palermitana (segnatamente lo stesso Marussig nel primo ed il cugino di Tommaso Cannella nel secondo caso). Tali elementi, valutati congiuntamente, consentono di ritenere, con un elevato coefficiente di probabilità, che lo stesso Ciancio fosse soggetto assai vicino al detto sodalizio, presentando egli uno spessore criminale, derivantegli, in via mediata dalla sua contiguità con l’associazione de quo, di rilievo superiore a quello proprio della “famiglia” etnea.

    Ne discende allora che il Ciancio medesimo, avvalendosi della contiguità a “Cosa Nostra” di area palermitana,  ha apportato un contributo concreto, effettivo e “duraturo” alla “famiglia” catanese, consentendo agli imprenditori “amici” di aggiudicarsi lavori di rilievo presso cantieri da lui avviati, e, conseguentemente, assicurando alle casse dell’associazione i lucrosi ricavi derivanti dalle somme da costoro  corrisposte per la “messa a posto” dei cantieri medesimi. Appare pertanto necessario, ai sensi dell’art. 331 c.p.p, disporre la trasmissione degli atti al P.M. per le valutazioni di competenza in ordine alla posizione di Ciancio Sanfilippo Mario, atteso che, da tutti gli elementi acquisiti all’odierno giudizio, emerge una complessiva situazione fattuale alla cui stregua può configurarsi il concorso dello stesso nel reato in esame, posto in essere in favore di “Cosa Nostra” etnea, ai sensi dell’art.110-461bis c.p….”

    E’ questo probabilmente uno dei passaggi più salienti delle motivazioni –rese note in questi giorni- della sentenza con cui il Gup del Tribunale di Catania Marina Rizza ha condannato, il 19 febbraio scorso, l’ex presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo a sei anni e otto mesi di reclusione per concorso esterno all’associazione mafiosa. Una “passaggio” che può ben dirsi “storico” non fosse che perché tratteggia a tinte foschissime la figura del “re dell’editoria” sicula Mario Ciancio, già presidente della Fieg e vicepresidente dell’Ansa (attualmente ne è consigliere d’amministrazione). Che dalla sentenza viene trattato alla stregua di un esponente a cui non si dice no e al quale Lombardo è sostanzialmente sottoposto. Il tutto alla luce di supposte “carature mafiose” –diciamo così- diverse: superiori quelle dell’editore-direttore de “La Sicilia”. Che, a commento della sentenza, ha diffuso una “nota al vetriolo”: non priva –ad una lettura attenta- di probabili “messaggi”?

    (“Le valutazioni del Gup che ha condannato il Presidente Lombardo affrontano temi e argomenti concernenti la mia persona già noti da tempo al Procuratore della Repubblica di Catania” dichiara l’editore Mario Cianco Sanfilippo attraverso i suoi legali.

    “Sorprende la gravità di una valutazione in ordine alla posizione di una persona estranea al processo e che non ha potuto certamente interloquire con il giudice per fornire dati e notizie che avrebbero determinato una valutazione di diverso tenore. Sarebbe stato fornito infatti ampio materiale documentale da cui rilevare il possesso dei miei terreni da oltre quarant’anni, circostanza che confligge con l’ipotesi di acquisti effettuati per lucrare lauti guadagni in combutta con ambienti mafiosi”.

    “Non intendo subire, però, alcuna condanna senza giudizio e sono indignato per essere stato indicato come persona vicina ad ambienti mafiosi. Ho dato mandato ai miei avvocati di affrontare immediatamente i temi sollevati dal Gup con l’unico interlocutore possibile, il Procuratore della Repubblica di Catania il quale certamente non ha bisogno di un giudice che gli dica cosa fare e al quale intendo affidare la mia persona, la mia famiglia e il futuro delle mie aziende”.)

    Del resto, al centro delle supposte “contiguità” mafiose ci sono i soci e relative presunte “vicinanze” o parentele. Un dato fondamentale.

    E’ scritto ancora in sentenza, in riferimento alla vicenda “Safab”, un investimento immobiliare per i militari americani, sul quale durante il dibattimento è emerso da un lato una presunta volontà favorevole di Lombardo smentita poi dagl investigatori del Ros dei carabinieri. Bene, secondo la decisione del Gup Lombardo, sempre al servizio di fatto di Ciancio, avrebbe simulato “…un atteggiamento solo apparentemente collaborativo, sia pure tramite il fratello Angelo….” Alla fine a prevalere sarebbero stati gli interessi dell’editore-direttore per altro tipo di progetto concorrenziale alla Safab. E tutto grazie a Lombardo: Raffaele o Angelo?  Già, perché sul ruolo dei due (sarebbero la stessa cosa? Oppure due personalità politche “autonome”?), la sentenza appare fornire versioni contraddittorie:  si passa da stralci della conversazione, a commento della legge regionale che apriva le porte alla “Tenutella”, del 31 ottobre 2007 fra l’ingegnere capo della Provincia Matteo Zapparrata e l’amministratore delegato della “Tecnis” Concetto Bosco( Zapparrata: “…Cristaudo è il deputato che c’è dietro tutto…e poi… Cristaudo quello di Forza Italia e poi l’avrà aiutato sicuramente Angelo Lombardo…”) alle considerazioni dello stesso giudice estensore della sentenza –a proposito della attendibilità del “pentito” Eugenio Sturiale- in relazione al rapporto della presunta aggressione subita dal fratello di Lombardo Angelo, che, in sostanza, sarebbe potuta valere logicamente come rivolta appunto al più noto Raffaele; bene, il Gup  afferma che:  “…atteso che la riferita esistenza di rapporti autonomamente intrattenuti da Lombardo Angelo con esponenti della criminalità organizzata e l’attività politica svolta da Lombardo medesimo svolta separatamemente dal più celebre fratello(sia pure nell’ambito dello stesso movimento)…”

    Versione uno o versione due, insomma? Alla stessa stregua, si potrebbe pensare di confondersi quando c’è da accertare –sulla base delle parole del “pentito” Paolo Mirabile in riferimento allo zio Alfio- chi fosse quel “politico” che avrebbe dovuto risolvere i problemi de “La Tenutella”, l’affarone del centro commerciale di Misterbianco: Raffaele Lombardo o Giovanni Cristaudo? O tutti e due? In momenti diversi? O in momenti antecedenti?

    D’altra parte, c’è sempre da affrontare bene, con decine di pagine,  i supposti rapporti fra Raffaele Lombardo e il parcheggio Sanzio a Catania  infatti, il relativo procedimento penale è finito con un’assoluzione generale. E Lombardo non è stato nemmeno sentito come testimone. Insomma, un ruolo fondamentale. Una situazione generale che si ripropone per altri presunti casi di interessamento, per tanti lavori e personaggi che sarebbe stati legati all’ex presidente, ma per i quali non si trova il riscontro. Ma, insomma, la mafia avrebbe “puntato” su una sorta di “cavallo vincente”, ma poi questo che cosa avrebbe dato –in concreto, documentalmente- in cambio?

    In questo tipo di scenario, magari, s’attaglia bene il “disvelamento” dell’episodio, narrato dal “pentito” Santo La Causa, che lo aveva saputo da tale Puglisi, il quale, a sua volta, lo aveva conosciuto da Maugeri(poi morto), di un “summit” nella casa di campagna di Lombardo. A “svelare” il “mistero” del summit arrivano le parole intercettate fra i mafiosi Mirabile e La Rocca: “là” in campagna, ovviamente in casa di Lombardo. Insomma, “con linguaggio assolutamente ermetico”, con “assoluta riservatezza”, si capisce perfettamente il riferimento all’episodio.

    Altra passaggio importante, o meglio “storico”, visto il rilievo dato dato da molti mezzi di informazione indipendente, è il seguente: quando Raffaele Lombardo andò a fare visita –per supposti motivi elettorali- al boss Rosario Di Dio (personaggio politico conosciuto pressocchè all’universo mondo in Sicilia Orientale)? Durante il dibattimento era venuto fuori una prima data: europee del 2004, la notte prima del voto (ma dai tabulati telefonici non risulta). Dalla sentenza, invece, si viene a sapere che Lombardo è andato a chiedere i voti a Di Dio (ipse dixit) quando? Nel maggio del 2001. Per le regionali.

    Tornando indietro, si direbbe, si capisce meglio la realtà: infatti, alla luce della dichiarazione in sentenza di inattendibilità del “pentito” Gaetano D’Aquino, magari è più chiaro il motivo –proprio queste dichiarazioni con relativa aggravante mafiosa contestata dalla Procura- che ha portato al passaggio da un processo per violazione della legge elettorale (quello che si teneva davanti al giudice monocratico Michele Fichera) ad un processo per mafia. Dettagli.

    Dimenticavamo: l’inattendibilità di D’Aquino ha significato, fra l’altro, anche l’archiviazione per Alessandro Porto, che il “pentito” aveva chiamato in causa per una presunta vicenda di cooperative molto sociali. Porto, dopo l’Mpa, ha continuato il suo impegno politico e sociale come capogruppo in consiglio comunale di “con Bianco Per Catania”. Sempre brillante. La vita va avanti, con nuove prospettive. Alla prossima puntata.

     

     

     

     

    di iena delle grandi scenografie

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    Sentenza Lombardo: alcuni stralci su Mario Ciancio Sanfilippo

    Testa Ciancio Rizza

    La scelta di SUDPRESS, sin dalla sua fondazione, è stata quella di mettere a disposizione dei propri lettori sempre e comunque tutti i documenti in originale relativi alle vicende di cui si da notizia.

    Le opinioni e le posizioni vengono sempre dopo e rigorosamente separate dai fatti.

    Questa è la nostra regola.

    La sentenza emessa dal Giudice Marina Rizza, sin dalle prime ore successive al suo deposito in cancelleria, atto con il quale diviene di fatto pubblica, ha cominciato a suscitare reazioni di grande rilievo, alcune a dire il vero anche alquanto scomposte ed inquietanti, (per quanto comprensibile il nervosismo) quando arrivano a tirare per la giacca persino un procuratore della Repubblica che ovviamente in tutta la storia non c’entra nulla e peraltro, all’epoca dei fatti oggetto della sentenza era ben lontano dalla terribile Catania che oggi si comincia a conoscere un po’ meglio anche grazie all’impegno di giudici coraggiosi.

    Il documento, imponente nelle sue 329 pagine, richiede una lettura attenta e scrupolosa perché ricostruisce in maniera lucidissima i passaggi, alcuni torbidi, con la evidente collusione tra ambienti di vertice della Cosa Nostra, l’imprenditoria più spregiudicata e la politica più affamata.

    Quella stessa commistione di interessi che ha praticamente devastato la città per decenni, compromettendone ogni possibilità di sviluppo civile.

    E’ uno spaccato di storia che spiega bene in che mani sia stata questa città, perché si ritrova oggi così disperata e povera e perché sarà difficile tirarsene fuori senza dolore.

    SUDPRESS comincia così a mettere a disposizione questo documento ai propri lettori, affinché ciascuno possa farsi un’idea del tutto personale sui fatti in narrazione, consapevoli che il giudizio penale è sempre cosa diversa da quello morale, politico e storico.

    Ma, a volte, può coincidere.

     Le conversazioni di Ragusa e le irregolarità ICOM

    Ragusa discute con Ciancio di Tenutella

    Lombardo su Marussing e Ciancio

    Lombardo su Marussing

    Ciancio, Marussing e la Tenutella

    Le dichiarazioni di Antonino Giuliano su Mario Ciancio

     

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    Sette chiodi sparati nel petto Cruento tentato suicidio a Bronte

    MOTIVI FAMILIARI ALLA BASE DEL GESTO

     

    ambulanza

    Si è sparato sette volte al petto con una pistola sparachiodi senza riuscire a togliersi la vita. protagonista del drammatico tentato suicidio un falegname di Bronte nel catanese.

    L’uomo è stato salvato dai carabinieri e dalla sua stessa scarsa perizia “omicida” visto che per il tentativo di uccidersi ha usato chiodi di media lunghezza dunque non in grado di raggiungere gli organi vitali.

    Prima dell’insano gesto il falegname aveva telefonato al 112. “Sto per togliermi la vita” aveva detto al telefono  I Carabinieri della Centrale Operativa hanno identificato il chiamante, un uomo di 63 anni, e una gazzella si è precipitata sul posto, una falegnameria, dove i militari hanno trovato, in parte dissanguato, l’aspirante suicida.

    Alla base del gesto ci sarebbero problemi di natura familiare. Trasportato al locale Pronto Soccorso, non è in pericolo di vita.

     

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