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Libertinia e Statale 284, Cisl: “Non siano l’ennesime incompiute”

INFRASTRUTTURE

Mercoledì 30 Luglio 2014 – 18:15 di
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Da Palermo, l’assessore Nico Torrisi ha assicurato la disponibilità dei fondi per finanziare il primo lotto della Libertinia. Per la Adrano Bronte è stata organizzata una mobilitazione unitaria.

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CATANIA – Rischia di diventare l’ennesima incompiuta. Stiamo parlando della Libertinia, entrata solo l’anno scorso al centro di un’inchiesta su presunte infiltrazioni mafiose, ma che da tempo è ferma al palo per motivi che i burocrati negli anni hanno cercato di spiegare. Le parole come sempre lasciano il tempo che trovano, ma in Sicilia siamo abituati agli spot che rimangono tali.

Ma in un clima di crisi generale dell’edilizia sbloccare le opere pubbliche sarebbe una boccata di ossigeno troppo ghiotta per le aziende del comparto. E allora in pieno annegamento hanno preso il toro per le corna i sindacati, che sono andati a bussare direttamente alla porta dell’assessore regionale Nico Torrisi.

E i soldi assicurano da Palermo sono disponibili. 111 milioni per il finanziamento del primo lotto. A Rosaria Rotolo, segretaria generale della Cisl di Catania e a Nunzio Turrisi, segretario generale della Filca Cisl provinciale, l’assessore Torrisi ha confermato anche la prossima convocazione del tavolo con l’Anas e i rappresentanti dei lavoratori per avere un quadro più chiaro sullo stato dell’opera viaria e quali impegni possa assumere la Regione.

“Completare la Libertinia – dicono Rosaria Rotolo e Nunzio Turrisi – è importante per migliorare la viabilità del Calatino, per realizzare un necessario collegamento tra Ragusa e l’autostrada Palermo-Catania e per dotare il territorio di una fondamentale infrastruttura in vista del Distretto del SudEst”.

Alla riunione della Cisl però oggi si è parlato anche di un’altra opera viaria e cioè la SS 284. Il primo agosto tutti ad Adrano, nei pressi dello svincolo per Bronte, per partecipare ad una mobilitazione unitaria volta a puntare i riflettori sulla Statale “incompiuta”.

“Sulla strada del lavoro” è lo slogan che Feneal Uil,  Filca Cisl e Fillea Cgil hanno dato alla manifestazione che partirà dalle 8.30. Saranno presenti i sindaci dei comuni etnei di Adrano, Bronte, Maniace, Maletto, Randazzo e del Messinese, Cesarò e San Teodoro.

“L’ammodernamento del 2° tratto della S.S. 284 Adrano-Bronte – dicono i sindacalisti – è un’opera di grande importanza sotto il profilo sociale e per lo sviluppo del territorio e darebbe una immediata risposta occupazionale a centinaia di lavoratori e dell’indotto. Nonostante i finanziamenti siano già stati deliberati dal CIPE il 3 agosto 2011, come si evince dalla Gazzetta Ufficiale n. 304 del 31/12/2011, a oggi il governo regionale non ha provveduto al stipulare il “contratto istituzionale di sviluppo” con l’ANAS, atto indispensabile per espletare la gara d’appalto”.

E se il governo regionale ha fornito chiarimenti sulla Libertinia, deve fare lo stesso per la SS 284. E in generale per le tante situazioni di stallo. “Deve spiegare come intende combattere la disoccupazione e dare risposte immediate al bisogno infrastrutturale della nostra regione, infrastrutture utili senza le quali – scrivono i sindacalisti della Cisl – non è pensabile parlare di sviluppo”. La domanda è stata posta, ora si attendono risposte. E il tempo è scaduto da un pezzo.

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“Ultimo giorno di scuola” per Messineo Lascia la Procura dopo 8 anni, va in ferie da sostituto

SCADENZA DI MANDATO

Giovedì 31 Luglio 2014 – 19:47 di
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Ultimo giorno di lavoro per Francesco Messineo alla guida della Procura di Palermo, che sotto la sua direzione ha conosciuto profonde spaccature.

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PALERMO – “Sono all’ultimo giorno di scuola”. Messineo stringe la mano, sorridente, ai cronisti – niente domande, però – e lascia il Palazzo di Giustizia. Ci tonerà per ritirare le sue cose. Da domani non sarà più il procuratore di Palermo. Il mandato è scaduto. Sono trascorsi otto anni. Farà per un po’ il sostituto procuratore in ferie. Al momento, infatti, non avrebbe fatto domanda per la pensione. Ed è inutile sperare di avere informazioni sul suo futuro dal diretto interessato.

Ultimo giorno di lavoro alla guida di una Procura che sotto la sua direzione ha conosciuto profonde spaccature. Avremmo voluto chiedergli un personale bilancio. Parlare anche delle inchieste e delle importanti operazioni contro la mafia messe a segno in questi otto anni. Tocca accontentarci, almeno per ora, di una stretta di mano.

Gli ultimi mesi sono stati per lui burrascosi. Il Csm, nel settembre scorso, decise che poteva restare al suo posto. La procedura sul trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale fu archiviata. Il Consiglio superiore della magistratura gli riservò, però, una bacchettata. Se da un lato, infatti, l’organo di autogoverno delle toghe stabilì che il capo dei pm palermitani “non ha perso la capacità di esercitare con piena indipendenza e imparzialità” le sue funzioni; dall’altro sottolineò che non era riuscito a “tenere unita la Procura”, evitando i contrasti divenuti “laceranti” soprattutto a seguito del procedimento sulla trattativa Stato-mafia.

La procedura di trasferimento era stata aperta dopo che Messineo era finito sotto inchiesta da parte della procura di Caltanissetta per rivelazione di segreto d’ufficio; un’indagine che si era chiusa con l’esclusione di comportamenti illeciti da parte del procuratore. L’ipotesi archiviata era che Messineo avesse rivelato notizie su un’indagine per usura bancaria a Francesco Maiolini, ex manager di Banca Nuova ed ex presidente dell’Irfis.

La prima commissione del Consiglio superiore della magistratura aveva fatto proprie le accuse sollevate da alcuni colleghi di Messineo. Perplessità erano sorte sul rapporto fra il procuratore e l’aggiunto Antonio Ingroia che ne avrebbe addirittura condizionato le scelte. Messineo spiegò i sospetti con la “rabbiosa ostilità” che alcuni colleghi provavano nei confronti di Ingroia. Ma se questa spiegazione fu ritenuta plausibile, dimostrava – sottolineava la delibera del Cms – la difficoltà “a tenere unita la Procura”; una Procura che restava “percorsa da forti contrasti e reciproche diffidenze che ne appannano l’immagine, quando non rischiano di pregiudicarne l’operato”.

Perplessità c’erano pure sul comportamento di Messineo rispetto a indagini della Procura riguardanti suoi familiari. Il cognato, Sergio Sacco, è sotto processo per associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione, mentre il fratello del procuratore, Mario, fu assolto in primo grado e prosciolto in secondo per prescrizione in un processo per truffa. Infine la Cassazione lo ha scagionato nel merito perché il fatto non sussiste. “Non risultano elementi da cui evincere che Messineo abbia esercitato una qualsiasi forma di condizionamento”, disse il Csm.

Messineo lascia dopo otto anni la Procura di Palermo. C’era arrivato nel 2006. Allora la sua corrente – Unità per la costituzione, il gruppo centrista con la maggioranza al Csm – aveva deciso di puntare su altri nomi. In lizza erano rimasti i procuratori aggiunti Guido Lo Forte e Giuseppe Pignatone, anche loro di Unicost e rappresentanti delle due anime che da anni si contrapponevano in procura a Palermo. E così alla fine tornò in auge il nome di Messineo, allora capo dei pm di Caltanissetta. Alla prima votazione Messineo si fermò agli 8 voti dei centristi, Pignatone ai 6 espressi dalla corrente di centrodestra – Magistratura indipendente – e dei laici della Casa delle libertà, Lo Forte ai 5 di Magistratura democratica, la corrente di sinistra. Alla seconda votazione Messineo raggiunse quota 16 preferenze. Su di lui, con un ribaltone che metteva in minoranza le correnti di centro e centrodestra, confluirono i voti di Md. Caduta la candidatura di Lo Forte, storico vice di Giancarlo Caselli, e pur di non votare Pignatone, erede naturale di Piero Grasso andato all’Antimafia nazionale, Md scelse di puntare su Messineo.

Dunque il patto fra Md e Unicost portò Messineo a Palermo. Salvo poi, negli ultimi periodi, assistere alle frizioni fra il procuratore e Ingroia che di Magistratura democratica era un autorevole esponente. Prima la decisione di Messineo di non firmare l’avviso di conclusione delle indagini sulla trattativa Stato-mafia. Poi, la presa di distanza dalle parole di Ingroia che definì “politica” la sentenza della Corte costituzionale che diede ragione a Giorgio Napolitano nel conflitto di attribuzione sollevato dal Capo dello Stato sulle telefonate con Nicola Mancino.

Tutto questo ormai fa parte del passato. O meglio, dovrebbe. Per avere risposte certe bisogna guardare al domani. Alla partita per la successione di Messineo. La commissione incarichi direttivi del Csm ha espresso le sue preferenze. Tre voti sono andati a Guido Lo Forte, procuratore di Messina (i due rappresentanti di Unità per la Costituzione, la sua corrente, e il laico di centrosinistra), uno a Sergio Lari (votato dal consigliere di Area, la corrente di sinistra), un voto a Franco Lo Voi (candidato di Magistratura indipendente). Lo Forte avrebbe buone chance di spuntarla se si pronunciasse il Plenum del Cms nella sua vecchia composizione prorogato “di diritto” in queste ore perché il Parlamento non ha nominato i membri laici. Difficile che un Csm prorogato, però, affronti la delicata questione della nomina del procuratore di Palermo. Con il nuovo Csm la partita si riaprirà, perché Area ha guadagnato un seggio rispetto a Unicost che lo ha perso. Attenzione a Lo Voi, però, magistrato molto stimato che raccoglie consensi trasversali. Se ne riparlerà probabilmente in autunno. Nel frattempo Messineo conclude il suo “ultimo giorno di scuola”. Il timone passa al procuratore aggiunto Leonardo Agueci.

Ultima modifica: 31 Luglio ore 19:53
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Voragine di Cremeno: Daniele Nava porterà la questione al tavolo della giunta regionale per valutare un intervento

La strada in cui si è aperto il “buco” è di competenza provinciale, ma a Villa Locatelli non ci sono i fondi per chiuderlo e rimetterlo in sicurezza: si valuterà un intervento da parte del Pirellone.

Eliana Verbini 30 Luglio 2014

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“La voragine rischia di essere un primo grave esempio dei danni per i territori derivanti dai tagli agli enti locali effettuati dal Governo”: non le manda certo a dire il sottosegretario regionale agli enti locali Daniele Nava (Ncd), in visita martedì a Cremeno per valutare il danno provocato dalla voragine di 10 metri che si è aperta sulla sp64.
Affiancato dal sindaco del comune valsassinese Pierluigi Invernizzi, dal questore di Lecco Albert Francini, dai vigili del fuoco, e da un gruppo di tecnici comunali e provinciali, Nava esprime da subito le sue preoccupazioni: “Una prima stima dei costi per il ripristino della carreggiata ammonta a circa 500.000 euro. La strada è di competenza provinciale ma Villa Locatelli non ha i fondi necessari per provvedere”. Per questa ragione l’assessore si è recato a Milano dopo la visita a Cremeno, così da informare il presidente della regione Roberto Maroni e l’assessore regionale alla sicurezza, Simona Bordonali, sulla necessità di prendere provvedimenti a livello regionale.

“Trovare il modo di intervenire per Regione Lombardia non è affatto semplice per questione di competenze, ma ci stiamo lavorando con impegno”, precisa Nava. E adesso bisognerà capire in quanto tempo potranno prendere il via i lavori, per scongiurare ulteriori danni sulla strada provinciale e per permettere alle 6 famiglie evacuate di rientrare in sicurezza nelle proprie case.

lecco

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Dedicato a qualche illustre cittadino

Volontaria violentata da immigrato nel centro di accoglienza: l’uomo salvato dal linciaggio

polizia-ambulanza-300x225Napoli. – Violenza sessuale ai danni di una donna che opera come volontaria in un centro di accoglienza per immigrati, nel quartiere Montecalvario di Napoli. L’episodio si è verificato nel primo pomeriggio di oggi. Un cittadino del Bangladesh è stato fermato con le accuse di sequestro di persona finalizzato alla violenza sessuale. Solo l’intervento della polizia è riuscito a salvarlo dal linciaggio di una folla inferocita.

L’episodio si è verificato oggi pomeriggio, poco dopo le 14,30, in un centro di accoglienza per immigrati di vico Cariati, zona Montecalvario. Qui presta servizio come volontaria una donna di 40 anni residente a Pollena Trocchia, e qui, da alcuni giorni, risiedeva anche il presunto aggressore: un ragazzo appena 18enne originario del Bangladesh.

Il giovane, impugnando il coltello ed approfittando di un momento in cui si trovava da solo con l’assistente, l’ha aggredita e colpita anche con pugni e schiaffi. Poi, sotto la minaccia del coltello – ha tentato di abusare di lei. Non è ancora chiaro se la violenza sessuale sia stata consumata (sono in corso esami medici): quel che è certo è che poco dopo la vittima è riuscita a fuggire. E’ stata soccorsa, in stato di choc, seminuda e con varie tumefazioni al viso e al corpo, da alcuni residenti della zona che hanno dato l’allarme al 113.

Quando sono giunti i poliziotti della Volante del commissariato Montecalvario l’extracomunitario si è asserragliato in un locale del centro. Gli agenti lo hanno trovato nascosto in un armadio, ancora con il coltello tra le mani. Per lui è scattato il fermo di polizia giudiziaria disposto dalla Procura della Repubblica, con le accuse di sequestro di persona finalizzato alla violenza sessuale.

Giuseppe Crimaldi – Il Mattino

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Sanità, appalti e inchieste La Borsellino in Procura

PALERMO

Mercoledì 30 Luglio 2014 – 18:52 di
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L’assessore regionale alla Sanità incontra i pubblici ministeri. Ai cronisti si limita a dire di avere portato ”un’integrazione su un’indagine in corso”.

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PALERMO – Alle 14 Lucia Borsellino entra nella stanza del procuratore aggiunto Leonardo Agueci. Un saluto veloce dopo che per circa un’ora l’assessore regionale alla Sanità si era confrontata con il pubblico ministero Luca Battinieri. Cosa si siano detti resta top secret.

La Borsellino si ferma a parlare con i cronisti, ma si limita a dire di avere portato “un’integrazione su un’indagine in corso”. Quale? “Sono diversi i fronti di collaborazione con la Procura. Non posso aggiungere altro”. Poi, lascia gli uffici al secondo piano del Palazzo di giustizia. Cosa c’era di tanto urgente da discutere mentre in un altro palazzo, quello che ospita l’Assemblea regionale siciliana, era in corso l’approvazione della Finanziaria? Luca Battinieri si occupa, tra le altre, dell’indagine sugli interventi eseguiti all’ospedale Villa Sofia di Palermo dal primario Matteo Tutino. È l’inchiesta che nei mesi scorsi portò alle dimissioni del manager Giacomo Sampieri.

Ci sono, però, tante altre indagini in corso che riguardano la sanità siciliana. Il pool di magistrati che si occupano di pubblica amministrazione, coordinati dall’aggiunto Agueci, stanno passando al setaccio una serie di appalti. Non solo quello per acquisto dei pannoloni che travolse il magistrato ed ex manager dell’Asp 6 Salvatore Cirignotta. L’assessore Borsellino non si scompone  – “se dovesse servire sarei qui anche a Ferragosto” – ma la sua presenza alle 14 in un palazzo praticamente deserto non poteva e non può passare inosservata.

Ultima modifica: 31 Luglio ore 07:46
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Sicilia, l’ex M5S Venturino si riprende i soldi versati. “Workshop di politica per giovani”

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Il deputato dell’Ars siciliana, passato ai socialisti, si è fatto restituire gli ottomila euro decurtati dallo stipendio nei cinque mesi in cui è stato seduto tra i banchi del movimento

Sicilia, l’ex M5S Venturino si riprende i soldi versati. “Workshop di politica per giovani”

Era stato espulso dal Movimento Cinque Stelle perché non voleva più restituire parte dello stipendio da parlamentare Regionale. Nei cinque mesi da esponente dei Cinque Stelle, però,Antonio Venturino aveva fatto comunque in tempo a versare circa ottomila euro al fondo che i deputati pentastellati avevano costituito versando parte della loro indennità. E adesso che non è più un parlamentare ha ben pensato di chiedere indietro i suoi ottomila euro. L’occasione è stata il varo del microcredito alle piccole e medie imprese: i quattordici deputati M5S si erano tagliati lo stipendio,raccogliendo quasi un milione di euro nel Fondo regionale.

Fondo che il Governo non aveva mai fatto partire: da qui la scelta di istituire un nuovo conto, conBanca Etica, da riempire dopo aver recuperato le somme inizialmente restituite alla Regione. E mentre i 14 deputati pentastellati presentavano il nuovo Fondo per il microcredito che bypassava i canali regionali, Venturino si è riappropriava dei soldi restituiti ai tempi in cui combatteva gli sprechi: solo che li ha lasciati sul suo conto corrente. Per farne cosa? “Per organizzare workshop formativi di politica per i giovani” assicurava nei giorni scorsi al quotidiano livesicilia.it. Che tipo di workshop? “Ancora queste cose di gossip? Sto lavorando, ho già parlato sull’argomento, non mi interessa replicare ancora” replica oggi stizzito a ilfattoquotidiano.it.

Non è l’unica marcia indietro compiuta dall’ex deputato del Movimento di Grillo, oggi esponente delPartito Socialista. Quando militava tra i Cinque Stelle, aveva anche annunciato di voler rinunciare all’auto blu con tanto di autista che gli spettava dopo l’elezione a vicepresidente dell’Assemblea regionale siciliana. Dopo aver lasciato i Cinque Stelle, però, ecco la marcia indietro: “Dato che quell’autista doveva essere comunque assegnato a qualcun altro ho preferito che venisse destinato a me, che utilizzo la macchina solo per impegni istituzionali” spiegò candidamente. Nel frattempo aveva già fatto richiesta per ottenere l’indennità di carica, rifiutata ai tempi in cui era un acceso nemico degli sprechi della Casta. “Lasciare all’Ars questi 3.180 euro in un periodo di crisi mi sembra assurdo” disse. Ancora più assurdo lasciarne ottomila, utilissimi per i workshop ai giovani.

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Le mani della politica sulla sanità etnea Gaffe e ritardi sulle nomine dei Direttori

IL CASO

Giovedì 31 Luglio 2014 – 06:01 di
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Dalla possibile nomina di Daniela Faraoni a Manager del Cannizzaro alle revoche dei giorni scorsi. Nel mezzo, i fragili equilibri della politica siciliana alla quale resta appeso il destino della sanità catanese.

CATANIA. Per tutto il pomeriggio di ieri, la voce insistente era quella che voleva l’attuale – e fresca di insediamento – direttrice amministrativa dell’Asp 2 di Caltanissetta, Daniela Faraoni, essere in odor di nomina alla carica di Direttore generale dell’ospedale Cannizzaro di Catania.La cosa era data per fatta. Nel corso delle ore è poi arrivata la frenata. Ma la pista non si è certo raffreddata. Anzi. Semmai, si attende. Si resta in attesa di quel parere che l’assessore regionale alla Sanità, Lucia Borsellino, ha chiesto all’Avvocatura dello Stato in merito alle nomine di Angelo Pellicanò e Paolo Cantaro. I due, lo ricordiamo, erano stati ufficialmente indicati come Manager rispettivamente proprio del Cannizzaro e del Policlinico ma decaduti in virtù dell’ormai arcifamoso decreto Renzi che finisce col “rottamare” impietosamente quei dirigenti andati in pensione (come Cantaro e Pellicanò, per l’appunto).

Al momento, allora, tutto è tornato come prima. Con lo stesso Cantaro che è rimasto a fare il Commissario al Cannizzaro. Nel frattempo, si gioca quella che è una partita esclusivamente politica: di sanità, efficienza e sicurezza c’è ben poco se non nulla. Dove l’equilibrio delle beghe regionali si regge sull’assegnazione o meno di uno sgabello a questa o quella corrente politica. Un risiko delle poltrone dove i Manager o aspiranti tali si prestano ad essere pedine in mano ad un sistema che, soprattutto a Catania, vive sulla regola del commissariamento a tutti i costi. Anche l’Asp di Catania è commissariata. Da ormai tre settimane in sella all’Azienda c’è la dirigente dell’assessorato, Rosalia Murè. Annunciata come una nomina di transizione, i bookmakers palermitani la danno in carica al massimo sino alla fine dell’estate. Giusto il tempo, a proposito di equilibri politici, di sbrogliare quel gioco a incastro in voga all’interno della stessa maggioranza.

Chi, al momento, è sicuro del fatto suo è, allora, il nuovo direttore generale dell’ospedale Garibaldi: Giorgio Santanocito, ex direttore del Comune di Catania ed altrettanto ex dirigente dell’Asp 3. “Il ritardo nelle nomine è inaccettabile – spiegano il segretario provinciale della Uil, Fortunato Parisi ed Stefano Passarello segretario Fpl del sindacato -. In questo modo non si viene messi nelle condizioni psicologiche di potere lavorare: basta con i commissariamenti. Gli unici a rimetterci sono soltanto gli utenti”. Nel frattempo la partita (politica) continua. Le nomine possono pure aspettare.

Ultima modifica: 31 Luglio ore 07:14
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L’inchiesta sull’affaire Nomura Politici e burocrati convocati dai pm

PALERMO

Giovedì 31 Luglio 2014 – 06:00 di
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Vengono sentiti in qualità di persone informate sui fatti. Si presenteranno stamattina al Palazzo di giustizia di Palermo, tra gli altri, Ettore Cittadini, Simone Cuccia e Vincenzo Emanuele.

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PALERMO – Si comincia alle nove di stamani e si andrà avanti a oltranza. Mossa a sorpresa dei pubblici ministeri che indagano sullo scandalo Nomura. Il procuratore aggiunto Leonardo Agueci e i sostituti Daniele Paci e Sergio Demontis hanno convocato nove persone. Vengono sentite in qualità di persone informate sui fatti. Si presenteranno al Palazzo di giustizia, tra gli altri, Ettore Cittadini, Simone Cuccia e Vincenzo Emanuele. Negli anni delle operazioni di finanza creativa, tra il 2002 e il 2003, erano rispettivamente assessore regionale alla Sanità, dirigente coordinatore dell’assessorato e dirigente del servizio Bilancio.

I fatti sono quelli che hanno portato al sequestro per equivalente di 104 milioni di euro eseguito dalla Polizia tributaria della Finanza ai danni della banca d’investimenti Nomura International e di alcuni uomini d’affari per una presunta truffa ai danni della Regione siciliana  Sette le persone indagate, tra cui quattro ex manager dell’istituto di credito giapponese e i professionisti palermitani Marcello Massinelli, Fulvio Reina e Marco Modica De Mohac. La truffa avrebbe provocato alle casse di Palazzo dei Normanni un danno di 175 milioni di euro dovuti alla cartolarizzazione dei crediti della aziende sanitarie siciliane e a tre operazioni di finanza derivata.

Reina e Massinelli sono i titolari della società di intermediazioni LM Consulting, già Rossini srl,artefice dell’operazione negli anni in cui il presidente della Regione era Totò Cuffaro. Modica De Mohac, invece, era il presidente del Consorzio aziende sanitarie siciliane, appositamente istituito per la cartolarizzazione dei crediti. Alla fine fu stipulato un contratto con tassi di interesse molto onerosi e più pesanti, secondo l’accusa, rispetto alle condizioni di mercato. Massinelli e Reina avrebbero così incassato provvigioni per 19 milioni di euro, transitati su conti correnti esteri.

Oltre a Cittadini, Cuccia ed Emanuele saranno sentiti altri sei funzionari che nel 2002-2003 lavoravano al Bilancio e alla Sanità. I pubblici ministeri vogliono aggiungere ulteriori tasselli all’inchiesta per dimostrare che dietro l’affaire Nomura c’era un piano preciso che avrebbe provocato, così lo definiscono, l’arricchimento di pochi e l’impoverimento di molti. Grazie all’intervento di Massinelli e Reina l’affare della cartolarizzazione dei crediti delle aziende sanitarie, di cui si cominciò a parlare nel 2001, e la ristrutturazione dei debiti regionali attraverso l’acquisto di derivati sarebbe stato affidato dalla Regione alla Nomura nonostante si potessero ottenere condizioni migliori. Ad esempio, accettando la proposta di mutuo avanzata, ed invece scartata, dalla Cassa Depositi e Prestiti.

Particolarmente interessante potrebbe essere la testimonianza di Cuccia, nei confronti del quale i pubblici ministeri non hanno usato parole tenere: “A seguito della stipulazione del contratto di cessione dei crediti da parte del Consorzio il dirigente del servizio dell’assessorato alla Sanità, Simone Cuccia, in data 11 ottobre 2002, emanava il decreto. In detto provvedimento si legge che nel contratto di cessione dei crediti stipulato il 27 settembre 2002 si dava atto che ‘gli oneri di dilazionamento sono stati negoziati tra le parti per un importo complessivo di 226 milioni di euro”.

Le parti erano Nomura e il Consorzio. Ecco perché, sostengono ancora i pm, “non può sfuggire la gravità del comportamento di Simone Cuccia: costui ha preso atto di una pattuizione tra soggetti estranei alla Regione che ha comportato, in assenza di qualsivoglia attività decisionale delle competenti autorità amministrative, un gravissimo danno economico per la Regione Siciliana”.

Ultima modifica: 30 Luglio ore 20:18
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