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Giudiziaria, Catania: al processo per la malagestione Iacp delineata la “leggendaria” figura dell’ex direttore Schilirò Rubino

30 marzo 2014, 19:09

ganciAlla presenza di O cittadini, va avanti un processo emblematico di cosa è veramente il sistema rossazzurro…(nella foto a sinistra il teste Gangi con l’avv. Rapisarda, fuori dall’aula, durante una pausa)

di iena giudiziaria marco benanti

Entra nel vivo il processo per la malagestione dell’Iacp, http://www.ienesiciliane.it/cronaca/13509-giudiziaria-e-case-popolari-alla-catanese-la-malagestione-delliacp-nellaula-di-tribunale.html 

in corso davanti ai giudici della terza sezionale penale del Tribunale di Catania (Presidente Rosa Anna Castagnola, a latere Cascino e Cristaldi, Pm Andrea Bonomo). L’ultima udienza è stata illuminante su alcuni dati essenziali dell’Accusa: non a caso, è stato chiamato dall’Accusa a testimoniare uno dei tre ispettori regionali che nel 2009 fu autore di una relazione che è un formidabile atto d’accusa contro una gestione a dir poco incredibile dell’istituto. Nato per dare una casa ai poveri. Di fatto, divenuto un centro di potere costellato di tante illegalità, emblematico del sistema che domina Catania da decenni. Dove non mancano responsabilità della magistratura su quanto accaduto per decenni.


A rispondere alle domande del Pm e degli avvocati difensori (fra cui l’assessore alla legalità del comune di Catania l’avv. Rosario D’Agata, che assiste la dipendente -oggi in pensione- Anna Tusa) Aldo Gangi. “Ciò che ci ha subito colpiti –ha detto Ganci, riprendendo la relazione- è stato l’accentramento di ruoli da parte di Schilirò Rubino (l’ex direttore generale, anche lui imputato, ndr). Da diversi anni aveva accentrato in sé tutta la dirigenza”.
Leggiamo noi dalla relazione degli ispettori: “…una delle maggiori criticità riscontrate è stata la gestione dell’Iacp da parte del Direttore dott. Schilirò il quale, da diversi anni, aveva accentrato in sé tutta la Dirigenza dell’Istituto, infatti, era ad interim Dirigente dell’Area Contabile e dell’Area Amministrativa, Dirigente del Servizio Legale, Dirigente dell’Area Tecnica, ecc., e, inoltre, Presidente del Nucleo di Valutazione e Verifica del personale, segretario del Consiglio d’Amministrazione, Organo unico di gestione delle entrate e uscite, del protocollo e del sistema informatico e quant’altro. Occorre precisare, tra l’altro, che il Direttore Schilirò, con propria determina n. 25 del 17/03/1998, si è autonominato ad interim responsabile della reggenza della Direzione e coordinamento del Servizio Amministrativo, giusto quanto comunicato con propria nota n.2311 del 17/03/1998 (vedi allegato n. 18) e soltanto, successivamente, il Consiglio di Amministrazione ha proceduto alla convalida di detta nomina…”
Anche questo è stato l’Iacp di Catania, per tanto tempo, mentre i catanesi –tranne pochissimi- si facevano i cazzi loro.
Di fatto Schilirò Rubino assommava funzioni di controllore e di controllato. “Esigenze di ufficio” sostiene la Difesa per spiegare questa situazione. E aggiunge che non c’erano professionalità adeguate dentro l’istituto per questi ruoli.

Sarà un caso, ma Schilirò Rubino -pensionato dal prossimo 1 aprile- ha impugnato la sua messa a riposo!
Ma non è finita: Gangi ha aggiunto che questa situazione avrebbe determinato “un sistema di condizionamento che poteva danneggiare sia da un punto di vista economico che giuridico le carriere dei dipendenti”. Bazzecole, insomma.
Ad aggravare tutto ci sarebbe stata anche la “violazione della trasparenza perché con l’estensione delle competenze e funzioni, Santo Schilirò Rubino perveniva a favorire dipendenti o amici di famiglia”. Esempi? Una proroga del lavoro alla moglie, l’assegnazione di una bottega al figlio e il “permanere in servizio, nonostante avesse avuto la disponibilità del Tfr” per una dipendente.
C’è poi il “capitolo assegnazione alloggi”: e anche lì cose da Repubblica delle Banane, con soggetti beneficiari risultati già proprietari di abitazione. E alcuni fascicoli delle assegnazioni sono stati smarriti.

Niente male. Ma queste sono soltanto alcune delle “criticità” emerse nel corso dell’esame del teste sulla gestione dell’istituto.
La Difesa di Schilirò Rubino, con l’avv. Walter Rapisarda (che ha depositato una corposa produzione documentale), ha sottolineato l’esistenza di frizioni con il commissario straordinario -all’epoca dell’ispezione- Santino Cantarella (fra l’altro, già assessore ai lavori pubblici della prima giunta di Enzo Bianco, nel 1988, ndr).

E ponendo domande al teste al riguardo, è venuto fuori che Cantarella dopo averlo sospeso dal servizio, al posto di Schilirò Rubino mise il facente funzioni avv. Martino Patitucci. Che secondo la Difesa dell’ex direttore generale, sarebbe stato, quindi, in “conflitto d’interessi”.
E le posizioni in conflitto d’interessi negli uffici pubblici non dovrebbero mai esserci –aggiungiamo noi. Ovvero, non dovrebbe accadere mai quello che è accaduto con Schilirò Rubino.
E’ scritto nella relazione degli ispettori quando si occupano dell’accumulo di cariche di Schilirò Rubino: “…Ciò ha portato a una gestione dell’Istituto totalmente personalizzata e monocratica in quanto, di fatto, il Direttore avocava a se ogni aspetto dell’attività amministrativa e tecnica dell’Iacp. Circostanza, questa, solo parzialmente giustificata dalla carenza o totale assenza di personale dirigenziale all’interno dell’istituto…”
E le conclusioni della relazione?
“…Dal contenuto della presente relazione si evince quindi che il Dirigente dell’Istituto Autonomo Case Popolari di Catania, Dott. Schilirò Rubino Santo, ha certamente violato ripetutamente i principi di trasparenza ed imparzialità, che devono essere alla base dell’azione amministrativa pubblica…”
Prossima udienza il 13 giugno con altri testi dell’Accusa.

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