Sanità, il governo accelera sui manager fuori tutti quelli nominati da Lombardo

FUORI tutti i manager della vecchia guardia lombardiana, dentro gli uomini scelti un anno fa dal governatore per traghettare Asp e ospedali verso il nuovo corso. Mentre le nomine della Sanità sono al rush finale, il governatore Rosario Crocetta tira fuori il cartellino rosso per almeno una decina di aspiranti che hanno superato la selezione della commissione di esperti nominata dalla Regione: «Se la Sicilia ha il record nazionale della spesa farmaceutica, se gli appalti della Sanità continuano a essere senza regole, se ci sono stati venti piani sanitari in pochi anni, qualcuno deve pur pagare». In settimana il governatore e l’ assessore Lucia Borsellino spiegheranno alla commissione Sanità dell’ Ars con quali criteri pescheranno i 17 futuri top manager di Asp e ospedali dalla lista dei 76 candidati selezionati. Ma già ora Crocetta pone un veto: «Non saranno confermati i manager scelti dai passati governi, gli uomini che hanno rivestito incarichi politici e chi risulta sottoposto a procedimenti giudiziari». Quanto basta per depennare dalla lista dei papabili una serie di nomi. La corsa finisce qui per tutti i manager nominati nel 2009 dall’ allora governatore Raffaele Lombardo. In uscita il commissario straordinario del Civico Carmelo Pullara che, oltre a essere stato candidato sindaco a Licata col sostegno del partito di Lombardo, paga lo scotto della gara da 160 milioni di euro sulle assicurazioni sanitarie, revocata da Crocetta. Pollice verso anche per Angelo Pellicanò del Garibaldi di Catania; Mario Zappia dell’ Asp di Siracusa e Armando Caruso degli ospedali Papardo-Piemonte di Messina, fedelissimi dell’ ex governatore, ma anche Gaetano Sirna, voluto alla guida dell’ Asp di Catania da Lombardo e ora vicino al segretario regionale dell’ Udc Giovanni Pistorio. È già fuori, invece, Salvatore Di Rosa, siluratoa gennaio da Crocetta quando era alla guida di Villa Sofia. Si infrangono i sogni di riconferma anche per due manager sponsorizzati dal Pd, Giuseppe Pecoraro del Policlinico di Messina e Paolo Cantaro dell’ Asp di Caltanissetta, che pagano pegno per essere saliti sul carro della Sanità targata Cuffaro e Lombardo. E fuori sarebbero anche uomini cari ai centristi, come Fabrizio De Nicola dell’ Asp di Trapani, considerato uomo di Michele Cimino. Gli unici pressoché certi di tenersi la poltrona sono Antonio Candela (Asp di Palermo), Giacomo Sampieri (Villa SofiaCervello) e Renato Li Donni (Policlinico di Palermo). «Certamente a loro non sono ascrivibili i disastri delle precedenti gestioni», conferma il governatore. Se si taglia fuori chi ha rivestito incarichi politici, la rosa dei nominabili si restringe ancora. A partire dal parlamentare europeo di Forza Italia Salvatore Iacolino, per continuare con chi ha avuto ruoli chiave nel passato governo regionale, come Casimiro Galati, ex capo di gabinetto di Lombardo. E difficilmente sarà nominato Francesco Iudica, che con l’ ex governatore vanta un vincolo di parentela. Anche la fedina penale sarà un criterio discriminante: tra gli “innominabili” per ragioni giudiziarie c’ è per esempio Corrado Failla, ex dirigente dell’ ospedale di Gela condannato dalla Corte dei conti per danno erariale. Negli uffici di piazza Ottavio Ziino stanno passando al setaccio l’ elenco, a caccia di chi ha alle spalle condanne o rinvii a giudizio: sarebbero almeno tre o quattro. «Non potrà essere nominato – annuncia Crocetta – nemmeno chi ha avuto ruoli nella sanità privata». Via, quindi, anche Giuseppe Sciacca, direttore sanitario dell’ Humanitas di Catania al centro di roventi polemiche per la vicenda dell’ accreditamento di una settantina di posti letto in più, poi revocato. A conti fatti, insomma, la lista dei 76 si ridurrebbe a poco più di una sessantina. Sarà tra questi che Lucia Borsellino dovrà pescare i 17 nomi da proporre alla giunta di governo: «Sicuramente- dice l’ assessore – la parola d’ ordine sarà “innovazione”. Ci stiamo preoccupando di rendere la scelta più oggettiva possibile fissando criteri certi». La partita, però, è tutt’ altro che chiusa. A dare il via al contropiede è Antonello Cracolici, già ai ferri corti col governatore dopo le dichiarazioni sull’ indagine per le spese pazze dell’ Ars e il veto al rimpasto: «Voglio ricordare al governo che, come stabilito dal regolamento interno dell’ Assemblea regionale, sarà la commissione Affari istituzionali, di cui sono il presidente, a valutare le nomine». Crocetta accetta la sfida. Anzi rilancia: «Non voglio negare ai partiti la possibilità di concorrere alle scelte, ma queste scelte devono essere all’ insegna del rinnovamento. Io proporrò domani questi criteri rivoluzionari, vediamo chi si dirà contro».

21 gennaio 2014 3 sez. PALERMO

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