Archivi del mese: Dicembre 2013

Calorosi ed affettuosi auguri di un sereno 2014 a tutti i lettori del mio blog, a tutti gli affezionati, a tutti gli amici, a tutti i nemici, alle persone buone ed alle persone cattive, a tutti coloro che amano ed a tutti coloro che odiano, a chi fa il bene ed a chi fa il male, a chi si trova all’estero ed a chi si trova in Italia, agli emigrati brontesi nel mondo, che il 2014 possa realizzarsi come l’anno di pace e serenita’ per tutti.

0

00

Categorie: Uncategorized | Lascia un commento

Musumeci e Ioppolo: “Crocetta faccia chiudere il Cara di Mineo”

L’INTERVENTO DEI DUE ESPONENTI DE LA DESTRA

cara mineo
CRONACA 20 dicembre 2013

di Redazione

“Altro che risorsa! Il Centro immigrati di Mineo è ormai diventato un problema grave tanto per gli ospiti quanto per la gente del territorio”. E’ quanto denunciano i deputati regionali de La Destra, Nello Musumeci e Gino Ioppolo in merito alle proteste degli extracomunitari che chiedono lo snellimento dell’iter per ricevere lo status di rifugiato politico.

In una nota, i due parlamentari “sollecitano il presidente della Regione ad assumere forti iniziative per porre fine a questa tragica commedia, mentre da quasi tre anni si gioca a minimizzare la portata di un fenomeno che appare già esplosivo. Che solidarietà è – si chiedono Musumeci e Ioppolo- quella di un governo che costringe quattromila persone a rimanere stipate in un contenitore circondato da filo spinato e capace di ospitarne meno della metà? Che solidarietà è quella di un governo che prolunga da un mese ad un anno la estenuante attesa degli immigrati per essere riconosciuti dalla burocrazia ministeriale come ‘rifugiati’? Che solidarietà è – evidenziano ancora- quella di un governo che determina e alimenta esasperanti conflitti fra gli impazienti immigrati e gli incolpevoli abitanti e agricoltori della zona, costretti da quasi tre anni a vivere un pesante clima di insicurezza e tensione, destinato ad alimentare un pericoloso sentimento di ostilità?”

Secondo Musumeci e Ioppolo, inoltre,  “a poco valgono gli sforzi e l’impegno profusi dalle forze dell’ordine e dal personale civile  che gestisce i servizi in quella struttura, se il governo romano continua a disattendere il ‘Patto per la sicurezza’, stipulato nel marzo 2011 anche con  la Prefettura e gli enti locali”.

I due parlamentari invitano, quindi, il governatore della Sicilia “a smetterla di stare alla finestra e ad assumere ogni potere statutario, per pretendere dallo Stato almeno due iniziative immediate. Primo: la istituzione di una Commissione territoriale straordinaria che riduca ad un mese il tempo di attesa per il riconoscimento dello status di rifugiato agli ospiti. Secondo: la chiusura del Cara di Mineo e la creazione di una rete di piccole comunità d’accoglienza (Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), per un massimo di quindici ospiti, diffusa fra i Comuni del territorio -concludono Musumeci e Ioppolo-  mantenendo alti i livelli di sicurezza con la adeguata dotazione organica delle forze dell’ordine ”.

FB-com

Categorie: Uncategorized | Lascia un commento

Operatori Sant’Egidio: “Nessun giro di prostituzione al Cara di Mineo”

LA SMENTITA DEGLI OPERATORI

CRONACA 30 dicembre 2013

di Redazione

“Nessun presunto giro di prostituzione al Cara di Mineo”. Oggi in conferenza stampa, a Catania, il portavoce in Sicilia della comunità di Sant’Egidio, Emiliano Abramo, ha smentito le notizie diffuse dalla stampa roiguardo ad un giro di squillo al centro di accoglienza per richiedenti asilo in provincia di Catania.

A smentire la circostanza è stato proprio Emiliano Abramo che sul Cara di Mineo ha espresso un giudizio molto positivo.

All’incontro con il giornalisti, a cui ha partecipato il Sottosegretario Giuseppe Castiglione e il presidente del Consorzio ‘Calatino Terra d’accoglienza’ Anna Aloisi, è stata annunciato il finanziamento di 3 milioni di euro, previsto dalla Legge di Stabilità varata dal Governo nazionale per l’accoglienza e l’inclusione dei richiedenti asilo.

LEGGI ANCHE 

Tag

Categorie: Uncategorized | Lascia un commento

Grave incidente sulla Palermo – Mazara Muore un bimbo di 2 anni

LA TRAGEDIA ALL’ALTEZZA DELL’USCITA PER L’AEROPORTO

CRONACA 30 dicembre 2013

di Markez

Forse ha avuto un attimo di smarrimento. Forse la pioggia battente le ha fatto perdere il controllo. Una frenata improvvisa e l’auto ha iniziato a sbandare. Tutte ipotesi dell’ennesimo dramma della strada in provincia di Palermo. Sull’autostrada A29 Palermo – Mazara del Vallo l’ennesima tragedia.

Nello scontro tra una vecchia Fiat Panda e il guard-rail sono rimasti coinvolti due bambini che sono stati estratti dall’auto dagli uomini dei vigili del fuoco. Uno dei due fratellini, Giovanni Cartainodi appena due anni è morto mentre veniva trasportato in ospedale. A guidare la Fiat Panda bianca la nonna Francesca Pecoraro di 58 anni. Secondo una prima ricostruzione il piccolo che avrebbe compiuto due anni il prossimo 13 gennaio sarebbe arrivato morto all’ospedale Cervello di Palermo. Per lui non c’è stato nulla da fare. Le ferite e i traumi hanno bloccato l’afflusso di sangue al cervello.

GUARDA LA FOTONOTIZIA

I medici hanno cercato in tutti i modi di salvare il fratellino più grande, Francesco di cinque anni. I due fratellini abitavano in via Giuseppe Crispi nel quartiere Noce insieme alla mamma Alessandra di 34 anni e il papà Michele di 37 anni.

L’incidente si è verificato nei pressi della diramazione dell’aeroporto di Punta Raisi. Secondo una prima ricostruzione la famiglia si stava recando per la fine dell’anno nella villetta a Carini. I bambini hanno insistito per andare nell’auto con la nonna. Da verificare se i piccoli indossassero o  meno la cintura di sicurezza. O se i due piccoli erano seduti nel sedile di dietro.

L’impatto della Panda con il guard-rail è stato terribile. L’auto si è infilata terminando la corsa nelle barriere. Ad estrarre i bambini sono stati i vigili del fuoco che hanno dovuto aprire con la fiamma ossidrica la vettura. A portare i piccoli in ospedale sarebbe stata un’ambulanza dell’Aves che si trovava nei pressi dell’incidente. I rilievi sull’incidente per stabilire l’esatta dinamica dello scontro sono stati eseguiti dalla Polizia Stradale.

 

Gli annunci:
Categorie: Uncategorized | Lascia un commento

GIOVANE ERITREO TROVATO MORTO NEL CARA DI MINEO

ITALIA

IMMIGRAZIONE

Un ventunenne eritreo trovato impiccato nel centro per richiedenti asilo di Mineo in Sicilia. La Procura apre un fascicolo, ma l’ipotesi ritenuta più plausibile è il suicidio

14 dicembre 2013Aveva legata al collo una tenda arrotolata, quando è stato trovato morto in un alloggio del Cara a Mineo (Catania). Era un richiedente asilo di origini eritree di appena 21 anni, arrivato in Italia a maggio.
Il centro ospita più di 4 mila immigrati. La Procura di Caltagirone ha aperto un fascicolo, ma l’ipotesi più accreditata è quella del suicidio.

MIGRANTI

Cara di Mineo, giovane eritreo suicida

Impiccato a 21 anni nel centro del Catanese.

I cancelli del Cara di Mineo (Catania).I cancelli del Cara di Mineo (Catania).

Un ragazzo eritreo di 21 anni è stato trovato morto impiccato in uno degli alloggi del Cara di Mineo, in provincia di Catania. Il giovane, richiedente asilo, aveva legato al collo una tenda arrotolata, probabilmente tolta dagli infissi dell’appartamento.
La procura di Caltagirone ha aperto un fascicolo, anche se l’ipotesi più accreditata è quella del suicidio. Nel Cara di Mineo al momento sono ospitati circa 4 mila migranti, in attesa di asilo.
LA DENUNCIA DI SEL. «Speravamo di non dover mai assistere a un episodio del genere. Ora non è il momento delle polemiche», si legge in una nota di Sinistra ecologia libertà, che ha reso nota la notizia della morte del giovane, «ma è chiaro che non possiamo non dirci coinvolti nell’ennesimo dramma dovuto al colossale fallimento del nostro modello di accoglienza».
Sel ha espresso «profondo cordoglio per quanto avvenuto» e «pretendiamo adeguata inchiesta sui fatti ribadendo la nostra convinzione che il Cara di Mineo vada chiuso al più presto».

Sabato, 14 Dicembre 2013

AL CARA DI MINEO UN GIOVANE ERITREO MUORE IMPICCATO. LA POLIZIA INDAGA SUL CASO

cara_mineoAl Cara di Mineo un giovane eritreo muore impiccato. La polizia indaga sul caso – Un giovane eritreo è stato trovato morto nell’appartamento dov’era ospitato al Cara di Mineo. Aveva 21 anni ed era sbarcato in Sicilia lo scorso 5 maggio. Si chiamava Mulue e veniva da Keren in Eritrea. Scappava da un regime militare tra i più duri e sanguinari del mondo. Ha affrontato il Sahara, la Libia. Si è imbarcato rischiando la morte nel Mediterraneo. È sopravvissuto a tutto questo. Ma non all’Italia. Non ha trovato ad attenderlo la morte nel deserto o nel mare, ma nel villaggio della solidarietà. Non sono ancora stati chiariti i dettagli del decesso. Il  giovane è stato rinvenuto impiccato con una tenda. Sulla tragedia la Procura di Caltagirone ha aperto un’inchiesta. Al momento non si hanno notizie sulle motivazioni che hanno indotto il giovane a togliersi la vita e non sembra siano state ritrovate lettere dalle quali rilevare le motivazioni del gesto estremo.  Mentre la Polizia indaga sul caso si cerca di ricostruire il profilo socio – psicologico del giovane anche se non sembra che fosse seguito dall’equipe di supporto interna che cura i casi più problematici. Al momento le voci che tendevano a collegare il suicidio del giovane eritreo ad un presunto scontro con uomini delle forze dell’ordine sono state categoricamente smentite. Questo non è l’unico caso di suicidio. All’interno del Cara la situazione diventa sempre più complessaSono oltre 4000 mila gli immigrati in attesa dello status di rifugiato politico.

Sulla questione interviene Francesco Alparone, coordinatore Federazione provinciale Sel Catania  “Speravamo di non dover mai assistere ad un episodio del genere. Ora non è il momento delle polemiche, ma è chiaro che non possiamo non dirci coinvolti nell’ennesimo dramma dovuto al colossale fallimento del nostro modello di accoglienza. Pretendiamo adeguata inchiesta sui fatti ribadendo la nostra convinzione che il Cara di Mineo vada chiuso al più presto”.

Intanto i carabinieri di Mineo hanno arrestato un somalo di 18 anni ospite del Cara per evasione dagli arresti domiciliari. Il giovane era stato fermato il 12 dicembre scorso per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato. L’uomo era stato fermato dopo che, vicino al Centro per richiedenti asilo, aveva bloccato il traffico automobilistico mettendo sulla carreggiata pali della segnaletica stradale da lui stesso divelti. All’arrivo dei carabinieri il somalo aveva lanciato contro di loro alcune bottiglie di vetro, senza colpirli ed era stato immobilizzato dopo una breve colluttazione per essere quindi sottoposto agli arresti domiciliari nello stesso Cara in attesa di giudizio. Ma l’uomo ha continuato ad allontanarsi dalla struttura d’accoglienza come se nulla fosse. Colto in flagranza dai Carabinieri di Mineo, è stato tradotto al carcere di Caltagirone.

PROFUGO ERITREO SUICIDA A MINEO: DENUNCIA DI DON ZERAI

– 17 DICEMBRE 2013PUBBLICATO IN: ALTRIMONDI

Profugo eritreo suicidaUn giovane profugo eritreo è stato trovato morto in una palazzina del centro richiedenti asilo di Mineo, nel Catanese. Si è ucciso: penzolava da un laccio stretto attorno al collo, una corda di fortuna, ricavata da una striscia di stoffa strappata a una tenda. Si chiamava Mulue Ghirmay, veniva da Keren, era arrivato in Italia otto mesi fa e il suo sogno era quello di raggiungere le sorelle, in Svizzera o in Norvegia. Non è la prima vittima di quel centro. Già in passato ci sono stati dei morti e diversi tentativi di suicidio. Senza contare le continue proteste e le frequenti rivolte contro le lungaggini della commissione territoriale incaricata di esaminare le domande di protezione internazionale e contro le condizioni invivibili all’interno della struttura. Che, concepita per 1.200 posti, ospita attualmente tra i 4 e i 5 mila profughi e – accusano in molti – ormai non ha nulla del centro di accoglienza: è più simile a un lager, anche se coperto dal nome ipocrita di “Villaggio della Solidarietà”. Appena informato, don Mussie Zerai, il presidente dell’agenzia Habeshia, che da anni denuncia la tragedia dei rifugiati e dei migranti, ha scritto questo commento-appello rivolto alle istituzioni, alla stampa, all’opinione pubblica.

di don Mussie Zerai

Aveva 21 anni ed era sbarcato in Sicilia lo scorso 5 aprile. Si chiamava Mulue Ghirmay, veniva da Keren, in Eritrea. Scappava da un regime militare tra i più duri e sanguinari del mondo. Ha affrontato il Sahara, la Libia. Si è imbarcato rischiando la morte nel Mediterraneo. È sopravvissuto a tutto questo. Ma non all’Italia. Non ha trovato ad attenderlo la morte nel deserto o nel mare: l’ha trovata nelle ex case per i militari della base americana diventate oggi il Cara di Mineo, un lager più che un centro assistenza per i richiedenti asilo, isolati da tutto e da tutti, lontani dalla città. Perché, evidentemente, devono essere e restare “ invisibili”: nascosti alla vista e, dunque, all’attenzione e a qualsiasi intervento di aiuto concreto. Quasi neanche esistessero. Eppure lo chiamano villaggio della solidarietà.

Non sono ancora stati chiariti i dettagli del decesso. Il  giovane è stato rinvenuto impiccato con una tenda. Sulla tragedia la Procura di Caltagirone ha aperto un’inchiesta. Le uniche notizie certe sul suo conto per ora sono quelle fornite dalle sorelle, che vivono nel Nord Europa. Quanto alle motivazioni che hanno indotto il giovane a togliersi la vita, si sospetta che sia stato determinante il fatto di aver dovuto “registrare” le sue impronte digitali: che si sentisse, insomma, “schedato” e ormai nell’impossibilità di raggiungere i familiari che lo hanno preceduto nella fuga dall’Eritrea. E’ un sospetto che chiama pesantemente in causa l’Italia, la quale si è assunta le responsabilità del suo caso di “richiedente asilo politico”, ma poi lo ha costretto a restare a Mineo per 8 mesi, in condizioni di vita indegne e privo di una prospettive per il futuro. Praticamente abbandonato a se stesso, Mulue vedeva solo buio nella sua domani, perché per i profughi come lui il “sistema Italia”, dopo mesi, a volte più di un anno di isolamento, ti dà un pezzo di carta chiamato permesso di soggiorno, ti accompagna alla stazione caricandoti su un treno, senza un euro in tasca, e poi ti dice: ‘Vai dove vuoi’. Così la “pratica” è chiusa ma, di fatto, sei stato destinato ad essere un barbone consegnato alla strada. Ecco, con ogni probabilità, che cosa tormentava questo ragazzo. A rubargli il futuro è stata l’Italia. Quel futuro che lui sperava di vivere con le sorelle nel Nord Europa. Avrebbe potuto scegliere tra la Svizzera e la Norvegia, i due paesi europei dove è emigrata la sua famiglia e invece ha chiuso tragicamente la sua vita a Mineo, dopo aver atteso per ben 8 mesi di essere chiamato dalla commissione territoriale incaricata di esaminare la sua richiesta di asilo, per di più col timore di ottenere, come unico risultato, quello di essere abbandonato alla stazione di Catania.

Profughi in un centro di detenzione libico

Ecco cosa ha ucciso Mulue: l’assoluta incertezza del futuro e i tempi di attesa così lunghi, trascorsi in un luogo affollato da più di 4 mila persone provenienti da 54 nazioni diverse, in un clima quotidiano di tensione altissima e ogni giorno in lotta per sopravvivere, guardato a vista da militari come un criminale. Questo raccontava alle sue sorelle: la vita invivibile nel centro, le condizioni umilianti, l’attesa logorante per un risultato finale che si profilava deludente. E questo probabilmente lo ha sconfitto: dopo aver superato pericoli enormi, dal momento della fuga dalla dittatura fino alla traversata nel Mediterraneo, guidato da un grande sogno di libertà, diritti e dignità, si è ritrovato prigioniero di un sistema assurdo che ha spento, ucciso quel suo sogno. Senza quel sogno Mulue non se la sentiva di vivere, così ha scelto di ribellarsi con l’unica arma che gli era rimasta: la sua stessa vita. Di ribellarsi e porre sotto accusa chi voleva decidere al posto suo, chi lo voleva gettare in uno dei tanti palazzi fatiscenti dove vivono migliaia di profughi eritrei come lui, “condannati” dal sistema politico italiano e da accordi europei come il “Dublino III” a diventare invisibili, ricattabili, “non persone” senza diritti, forza lavoro da sfruttare. La scelta dolorosa di Mulue è una fuga da questa sistema indegno che costringe migliaia di profughi a vivere in condizione disumane nella “civile Italia”, non nel terzo mondo: in Italia, stato membro dell’Unione Europea e del G7 eppure incapace di dotarsi di una legge organica sul diritto di asilo, di un sistema nazionale capace di garantire un’accoglienza dignitosa, attraverso progetti di inclusione sociale, economica e culturale dei profughi, accolti sulla carta, ma poi abbandonati a se stessi.

So già che la magistratura chiuderà il caso di Mulue come un suicidio dalle motivazioni non chiare. Ma io resto convinto che il motivo vero sia fin troppo chiaro: questo ragazzo è vittima di un sistema di accoglienza incapace di rispettare la dignità della persona e di offrire un futuro che non sia quello di essere gettati per strada, come un rifiuto; e, insieme, è vittima degli accordi europei che gli ha impedito di andare a vivere dalle sue sorelle, dove poteva essere supportato e accompagnato da loro per ricominciare a vivere, dopo le traversie della fuga e dell’esilio.

La morte di questo ragazzo di 21 anni spero almeno che faccia riflettere i “potenti” che hanno il potere decisionale, dal governo fino a chi ha responsabilità di gestione dei centri come quello di Mineo: spero che comprendano finalmente che hanno a che fare con degli esseri umani, che si tratta di persone e non di numeri, che dentro ogni “fascicolo” c’è un uomo o una donna, venuti a cercare protezione, libertà, diritti e dignità e non certo per essere sfruttati o trasformati in mendicanti condannati a dipendere dalle mense di enti “benefattori”. Bisogna cambiare, umanizzare questi centri di accoglienza. Se la capienza è di 1.200 è inconcepibile ammassarvi un numero addirittura tre volte superiore di ospiti. Già questo sovraffollamento rende di per sé la vita un inferno. I servizi predisposti per 1.200 non possono rispondere alle esigenze di 4 mila: è ovvio che ne nascano tensioni e disagi. L’unica cosa positiva fatta dalla legge Bossi-Fini è quella di aver introdotto le 7 commissioni territoriali per le richieste di asilo, ma pare che oggi ne siano operative soltanto 4, oltre alla vecchia commissione centrale di Roma. Secondo gli impegni, questi organismi avrebbero dovuto rispondere alle domande in tempi accettabili, senza costringere il richiedente alla tortura di tempi di attesa lunghi e logoranti sul piano psicologico, famigliare e sociale. Si registra, invece, una media di 14 mesi di attesa, dall’arrivo fino alla risposta finale. E questa attesa, già di per sé difficile, si fa insopportabile in strutture sovraffollate, come quella di Mineo, per persone che hanno già dovuto superare tanti pericoli per arrivare in Italia, dove speravano di trovare amicizia e solidarietà e si sono ritrovati invece quasi in un lager.

Profughi in un centro di detenzione libico

C’è da chiedersi come mai l’Italia non sia in grado di rispettare i diritti e la dignità di queste persone. La risposta forse va ricercata nel fatto che sia i legislatori che molti “professionisti della solidarietà” finora non hanno avuto la mentalità e la volontà di progettare un sistema di accoglienza partendo dal bisogno dei rifugiati. Si è tenuto conto dei bisogni della politica e di quelli delle organizzazioni di assistenza. Il rifugiato è l’ultimo pensiero: anziché essere al centro del problema, si deve adattare al quello che viene offerto. Non mancano i fondi: quello che manca è una coscienza retta, che veda nel rifugiato una persona con diritti e doveri e alla quale si deve rispetto. Viene da pensare al comandamento: “Non fare quello che a te non vuoi che venga fatto, ma fai e spera quello che tu vuoi che gli altri facciano a te o per te”.

L’Italia il prossimo anno è attesa da un importante turno di presidenza all’Unione Europea. Può, deve essere una grande occasione per chiedere la rinegoziazione dell’accordo Dublino III, perché non si può costringere un uomo o una donna a chiedere asilo in un paese dove non vogliono vivere. Come accade nel caso dell’Italia, dove sono sempre di meno i profughi che desiderano restare, perché non vi trovano le condizioni per una accoglienza dignitosa, con un futuro di lavoro, una casa, gli strumenti per rifarsi una vita. Proprio per questo non ha senso che l’Italia continui a prendere le impronte digitali e a “schedare” i profughi che bussano alla sua porta: è una pratica che serve soltanto ad ingrossare la fila dei poveri nelle mense e la massa di disperati nelle città.

 

Categorie: Uncategorized | Lascia un commento

Palazzotto a Castiglione: “Il Cara è diventato un ghetto”

SEL

Lunedì 30 Dicembre 2013 – 19:39

Palazzotto (SEL): “Misure presentate da Castiglione inadeguate, il centro è diventato un grande ghetto che bisogna chiudere. Non si possono fare affari con il sistema di accoglienza”.

CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO

VOTA
5/5
1 voto
CATANIA – “L’idea stessa di concentrare più di 4000 persone in un solo posto è una follia a meno che non si abbia interesse alla gestione del grande business che un centro di queste dimensioni comporta”. Così il deputato e coordinatore regionale di SEL Erasmo Palazzotto risponde alla conferenza stampa odierna tenuta alla presenza del sottosegretario Castiglione.

“I problemi che stanno sorgendo nel Cara sono fisiologici quando si costruisce un ghetto di queste dimensioni nel cuore della Sicilia – continua Palazzotto – non si può fornire un adeguato sistema di accoglienza e soprattutto non si riesce a controllare ciò che accade dentro il centro, non basterà militarizzare il territorio, serve un piano per la dismissione del CARA”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Categorie: Uncategorized | Lascia un commento

Tanto la gatta e’ andata sul lardo finche’…………..

Giuseppe Castiglione:
“Nuove risorse per l’integrazione”

Lunedì 30 Dicembre 2013 – 15:32 di 

Gli impegni del sottosegretario in relazioneal CARA di Mineo.

Categorie: Uncategorized | Lascia un commento

Cara Mineo: 3 milioni di euro al Consorzio ‘Terra d’Accoglienza’

PREVISTI NELLA LEGGE DI STABILITÀ

Cara-Mineo-Fb
CRONACA 30 dicembre 2013

di Redazione

Fondi per 3 milioni di euro potranno essere utilizzati dal Consorzio dei Comuni “Calatino Terra d’Accoglienza” che amministra il Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo, il Cara di Mineo.

Lo prevede la legge di stabilità varata dal governo Letta che ha destinato risorse anche per l’accoglienza e l’inclusione dei richiedenti asilo. E’ solo una delle novità, che riguarda il Cara, annunciate nel corso di un incontro con la stampa, al quale ha partecipato anche il sottosegretario Giuseppe Castiglione e il portavoce in Sicilia della comunità di Sant’Egidio, Emiliano Abramo.

Il presidente del consiglio di amministrazione, Anna Aloisi ha fatto il punto della situazione, illustrato le novità e le attività svolte. “A breve – è stato spiegato – vi sarà la costituzione di due commissioni per esaminare le richieste di riconoscimento dello “status di rifugiato”.

Le commissioni si occuperanno esclusivamente del Cara di Mineo, accelerando così l’esame delle richieste formulate dai migranti”. Altra novità potrebbe riguardare a breve il numero degli ospiti.

“Attualmente – è stato ricordato – vi sono 4 mila ospiti. E’ necessario un ridimensionamento”. Poi c’è il problema della sicurezza. “I cittadini dei paesi del calatino – è stato sottolineato – in più occasioni hanno sollevato la questione. Noi abbiamo chiesto un rafforzamento dei controlli e una maggiore presenza di uomini. A breve, nell’ambito di un progetto denominato “strade sicure”, le aree limitrofe al centro saranno presidiate da militari dell’esercito. Su questo punto c’è stato un impegno preciso da parte del governo nazionale”.

I responsabili del Consorzio hanno evidenziato l’impegno e l’attenzione del sottosegretario Castiglione che “ha sostenuto con forza l’emendamento alla legge di stabilità per il reperimento dei fondi destinati a iniziative complementari o strumentali alla integrazione dei migranti”. Le risorse mirano in qualche modo a “premiare” le popolazioni locali impegnate nell’accoglienza dei richiedenti asilo.

Durante l’incontro con i giornalisti i responsabili del Consorzio hanno affrontato anche la questione disordini. “Alla base delle proteste – hanno ricordato – vi sono principalmente le lungaggini burocratiche per il riconoscimento dello “status di rifugiato” e il mancato riconoscimento di asilo politico, a seguito del quale alcuni ospiti vanno in escandescenza, trascinando altri migranti. Ma va anche detto che in alcuni casi le proteste sono alimentate da soggetti esterni al Cara”. 

I responsabili del consorzio hanno poi illustrato i tanti progetti avviati per l’integrazione dei migranti ospiti del centro di accoglienza. Nel periodo natalizio una trentina di migranti sono stati coinvolti nell’iniziativa “Natale nei vicoli” di Mineo. Nello stesso comune altri migranti sono stati attori per un giorno con il progetto “I Meneni-Workshop con spettacolo”. E’ stato anche attivato un progetto sulla sicurezza stradale che ha visto coinvolti un centinaio di migranti e volontari delle associazioni di protezione civile dei comuni che fanno parte del consorzio.

L’integrazione è passata anche attraverso la partecipazione e la condivisione di iniziative popolari come la “Festa del grano” di Raddusa e la “Sagra del ficondindia” di San Cono. Un ruolo importante lo ha rivestito anche lo sport. Costituita una squadra di calcio che milita in terza categoria e che attualmente è seconda in classifica.

Il comune di Ramacca ha, invece, promosso un “Festival Interculturale” che ha coinvolto gli studenti dell’istituto superiore “Scuderi”, i cittadini e i migranti. Non sono mancate poi le attività svolte all’interno del centro con i corsi di italiano e di educazione civica.

Attivato anche un job center dove personale qualificato aiuta i migranti a redigere il curriculum, ma anche a svolgere dei tirocini formativi in aziende del territorio. Infine, tra i progetti che partiranno a breve: lo studio delle opere verghiane promosso dal comune di Vizzini.

far-com

 

Categorie: Uncategorized | Lascia un commento

ALTRI SOLDI PER IL CARA DI MINEO

INVIATO DA WEBMIN IL LUN, 30/12/2013 – 15:50
Simona Scandura

 

Arriva sabato 28, alle 11.03 la prima convocazione per la conferenza stampa che i “vertici” del CARA di Mineo terranno presso la sede della Provincia di Catania.

Pare convocata piuttosto di fretta, per pura coincidenza proprio all’indomani dell’avvio di un’inchiesta giornalistica di SUDPRESS.

Tanto di fretta che nel primo comunicato viene dimenticata una presenza importante, quella di Emiliano Abramo, definito “portavoce della Comunità Sant’Egidio in Sicilia” .

Infatti, della presenza del leader siciliano della Comunità se ne avrà notizia solo in successivo lancio, alle 13.05, ed il nome di Abramo viene accostato, con grande evidenza ed in neretto, a quello del sottosegretario all’agricoltura Giuseppe Castiglione, che del CARA Mineo è stato Soggetto Attuatore, in pratica il gestore delle decine di milioni di cui abbiamo già parlato.

Il perchè di questa presenza si comprenderà solo durante la conferenza stampa, quando il tavolo dei relatori risulterà composto soltanto da tre soggetti: il sindaco di Mineo, Anna Aloisi, che è anche presidente del CdA del Consorzio di Comuni, Giuseppe Castiglione e Emiliano Abramo.

Nessuna traccia del Consorzio SISIFO, che ha affidato da un anno senza appalto (in proroga) l’affare di milioni di euro.

P.S.: A margine, ci permettiamo di esprimere la nostra perplessità sul ruolo del rappresentante della Comunità di Sant’Egidio, Emiliano Abramo. Ed infatti, occorrerebbe che il rappresentante di quella Comunità tutelasse con maggior puntiglio le tantissime cose buone che si possono ascrivere ai volontari della Comunità medesima, e proprio per rispetto verso i tanti volontari evitasse di offrire una imbarazzata copertura a quei politici che sulle tragedie, ed anzi diremmo persino sulle tragedie, speculano. La sobrietà che insegna Francesco valga anche per i laici che qualche volta, per vanità – a non voler dubitare d’altro – consegnano le cose buone ad una parte politica ecosì facendo rischiano di snaturarle.

 

A seguire il comunicato ufficiale emanato dal consorzio gestore del  CARA:

 

Consorzio dei Comuni “Calatino Terra d’Accoglienza”

Fondi per 3 milioni di euro potranno essere utilizzati dal Consorzio dei Comuni “Calatino Terra d’Accoglienza” che amministra il Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) di Mineo. Lo prevede la legge di stabilità varata dal governo Letta che ha destinato risorse anche per l’accoglienza e l’inclusione dei richiedenti asilo. E’ solo una delle novità, che riguarda il Cara, annunciate nel corso di un incontro con la stampa, al quale ha partecipato anche il sottosegretario Giuseppe Castiglione e il portavoce in Sicilia della comunità di Sant’Egidio, Emiliano Abramo.

Il presidente del consiglio di amministrazione, Anna Aloisi ha fatto il punto della situazione, illustrato le novità e le attività svolte. “A breve – è stato spiegato – vi sarà la costituzione di due commissioni per esaminare le richieste di riconoscimento dello “status di rifugiato”. Le commissioni si occuperanno esclusivamente del Cara di Mineo, accelerando così l’esame delle richieste formulate dai migranti”. Altra novità potrebbe riguardare a breve il numero degli ospiti. “Attualmente – è stato ricordato – vi sono 4 mila ospiti. E’ necessario un ridimensionamento”. Poi c’è il problema della sicurezza. “I cittadini dei paesi del calatino – è stato sottolineato – in più occasioni hanno sollevato la questione. Noi abbiamo chiesto un rafforzamento dei controlli e una maggiore presenza di uomini. A breve, nell’ambito di un progetto denominato “strade sicure”, le aree limitrofe al centro saranno presidiate da militari dell’esercito. Su questo punto c’è stato un impegno preciso da parte del governo nazionale”. I responsabili del Consorzio hanno evidenziato l’impegno e l’attenzione del sottosegretario Castiglione che “ha sostenuto con forza l’emendamento alla legge di stabilità per il reperimento dei fondi destinati a iniziative complementari o strumentali alla integrazione dei migranti”. Le risorse mirano in qualche modo a “premiare” le popolazioni locali impegnate nell’accoglienza dei richiedenti asilo. 

Durante l’incontro con i giornalisti i responsabili del Consorzio hanno affrontato anche la questione “disordini”. “Alla base delle proteste – hanno ricordato – vi sono principalmente le lungaggini burocratiche per il riconoscimento dello “status di rifugiato” e il mancato riconoscimento di asilo politico, a seguito del quale alcuni ospiti vanno in escandescenza, trascinando altri migranti. Ma va anche detto che in alcuni casi le proteste sono alimentate da soggetti esterni al Cara”. Smentita poi la denuncia, attribuita ad operatori della comunità di sant’Egidio su un presunto giro di prostituzione all’interno del centro. A smentire la circostanza è stato Emiliano Abramo che sul Cara di Mineo ha espresso un giudizio molto positivo.

I responsabili del consorzio hanno poi illustrato i tanti progetti avviati per l’integrazione dei migranti ospiti del centro di accoglienza. Nel periodo natalizio una trentina di migranti sono stati coinvolti nell’iniziativa “Natale nei vicoli” di Mineo. Nello stesso comune altri migranti sono stati attori per un giorno con il progetto “I Meneni-Workshop con spettacolo”. E’ stato anche attivato un progetto sulla sicurezza stradale che ha visto coinvolti un centinaio di migranti e volontari delle associazioni di protezione civile dei comuni che fanno parte del consorzio. L’integrazione è passata anche attraverso la partecipazione e la condivisione di iniziative popolari come la “Festa del grano” di Raddusa e la “Sagra del ficondindia” di San Cono. Un ruolo importante lo ha rivestito anche lo sport. Costituita una squadra di calcio che milita in terza categoria e che attualmente è seconda in classifica. Il comune di Ramacca ha, invece, promosso un “Festival Interculturale” che ha coinvolto gli studenti dell’istituto superiore “Scuderi”, i cittadini e i migranti. Non sono mancate poi le attività svolte all’interno del centro con i corsi di italiano e di educazione civica. Attivato anche un job center dove personale qualificato aiuta i migranti a redigere il curriculum, ma anche a svolgere dei tirocini formativi in aziende del territorio. Infine, tra i progetti che partiranno a breve: lo studio delle opere verghiane promosso dal comune di Vizzini.

 

Categorie: Uncategorized | Lascia un commento

L’alternativa all’albero di Natale

Categorie: Uncategorized | Lascia un commento

Powered by WordPress.com. Tema: Adventure Journal di Contexture International.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: