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Berlusconi li butta fuori dal Pdl e loro due sono felici

IL CAV ABBASSA LA SARACINESCA, ANGELINO DEFENESTRATO

SCISSIONE PDL, DIALOGO CON D’ALIA
RIAPRE IL LABORATORIO SICILIANO

26 ottobre 2013 – 10:02 – Politica
Alfano Castiglione

È stato come abbassare la saracinesca del negozio: ha convocato il suo ufficio di presidenza e comunicato, di fatto, le sue decisioni, all’indomani del rinvio a giudizio sulla compravendita dei senatori per far cadere Romano Prodi. Il Pdl è stato trasferito, con il personale: Forza Italia, rimasta in sonno sei anni circa, non si porta il fardello delll’organigramma Pdl, ricomincia da capo, con Silvio Berlusconi leader, e tutto il resto nel parterre, in stand by.

La cariche sono azzerate, a cominciare da quella di segretario. Angelino Alfano resta ministro, perché non tocca a Berlusconi trasferirlo altrove, ma la sua sarà una sovranità limitata: i deputati e senatori berlusconiani dovranno tenere d’occhio il governo, che resta in piedi se lo merita. E siccome il giudizio spetta unicamente a lui, Berlusconi, il merito dovrà guadagnarselo sul fronte “giudiziario”. In caso di decadenza da senatore con il voto favorevole del Pd, Enrico Letta sarà abbandonato al suo destino. La qualcosa, tuttavia, e questa è una realtà con la quale il Cavaliere deve fare i conti, non significa che perde la maggioranza. Venti senatori, secondo le previsioni dei più, resteranno fuori da Forza Italia, sicché ci sono, a conti fatti, 166 senatori a Palazzo Madama che assicurano la maggioranza ad Enrico Letta, quanto basta (quattro voti in più del necessario), per restare in sella.

Angelino Alfano non ha partecipato al “gran consiglio”, che non prevedeva la presenza dei ministri Pdl. Fino all’ultimo ha cercato di evitare la rottura, senza tuttavia rinunciare alla “no fly zone”: i falchi non devono volare sul cielo del governo, altrimenti è rottura. Una posizione che Berlusconi ha tenuto in considerazione, recitando la parte del mediatore, fino a che non è arrivata la notizia di Napoli e sulla decadenza si continuava a discutere, seppure sottobanco. Poi ha rotto gli indugi e rovesciato il tavolo, more solito.

Inconciliabili i suoi bisogni come la posizione delle colombe, che solidarizzano sul piano giudiziario ma lasciano fuori il governo dai guai personali del capo. Stupefacente la semplicità con cui è stato liquidato un partito, il Pdl, si sono azzerate le cariche e si è fatto rinascere un altro soggetto politico. L’ufficio di Presidenza non è stato eletto da alcun organismo interno: ha “coperto” le decisioni di Berlusconi.

Nulla di nuovo, tuttavia: il Pdl nacque sul predellino. Ciò che è avvenuto in via dell’Umiltà è addirittura più “democratico”, visto che la volontà di cancellare il Pdl è stata manifestata, sulla carta, da un consenso, seppur non “rappresentativo”.

Ora ci si chiede quale ricaduta avrà la ormai scontata scissione del Pdl in periferia. L’opzione più gettonata sembra la nascita di gruppi parlamentari alla Camera ed al Senato. Potrebbero aderire parlamentari Udc e “pezzi di Scelta civica”. L’intenzione è quella di creare la piattaforma di lancio del Partito popolare europeo, un obiettivo più volte illustrato da Angelino Alfano. Su questo percorso il naturale compagno di viaggio dovrebbe essere l’Udc, che fa parte del Ppe.

Sono in corso frequenti consultazioni con Gianpiero D’Alia, siciliano come Alfano: l’Isola rappresenta lo zoccolo duro dell’Udc. Lo è anche per “l’ex” segretario del Pdl. Il laboratorio siciliano riapre i battenti, insomma.

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