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4 voti in piu’ per abbattere il pregiudicato Berlusconi

4 GIGANTI IN SENATO

INVIATO DA WEBMIN IL VEN, 30/08/2013 – 17:29
Pierluigi Di Rosa

 

La sua presidenza è una delle più complicate della storia e potranno essere espresse le opinioni più controverse, ma di certo Giorgio Napolitano non si è sottratto alle scelte più difficili ed inaspettate, tutte compiute per amore di un paese che a lui ha dato tanto onore ma al quale ha certamente dedicato l’intera vita.

Il segnale che lancia con la nomina di quattro senatori a vita è chiarissimo.

Nella mattinata il presidente ha nominato il Maestro Claudio Abbado, l’architetto Renzo Piano, il fisico premio Nobel Carlo Rubbia, la neurobiologa Elena Cattaneo.

Ha scelto quattro giganti, quattro eccellenze nei rispettivi campi, riconosciuti in tutto il mondo.

Personalità non solo al vertice delle loro professioni, ma da sempre caratterizzate per un forte impegno civile.

Non saranno i loro gli scranni onorifici od opportunistici cui siamo stati abituati negli ultimi anni.

Siamo certi che faranno sentire la loro voce in un parlamento di zombie capaci solo di rappresentare se stessi.

Adesso ci sarà la voce altissima dell’arte, della cultura, della scienza e della ricerca.

E’ un dono importante che il presidente degli italiani ha voluto regalarci.

E’ un dono che invita le tante eccellenze silenziose ed emarginate presenti nel paese a scendere in campo.

E’ una speranza che i “governi dei peggiori” finora imperanti e che hanno distrutto la nazione vengano ricacciati dove meritano e si affermi finalmente quanto di meglio possa esprimere la nostra millenaria Cultura.

E’ una speranza che i Migliori tornino ad occuparsi della Cosa Pubblica.

Grazie, quindi, Presidente Napolitano e grazie ai quattro senatori per l’enorme sacrificio che compiono, ne siamo consapevoli, accettando un ruolo che non potrà essere meramente onorifico, perché chi ancora spera guarderà a loro, ascolterà la loro voce e a loro è chiesto di sporcarsi le mani in questa guerra contro la mediocrità di chi pretende ancora di amministrare questo paese.

Forza e coraggio, Senatori, c’è chi non si arrende!

 

 

I profili dei nuovi senatori a vita

CLAUDIO ABBADO – Nato nel 1933, Claudio Abbado si è diplomato al Conservatorio di Milano. Ha acquisito meriti artistici nel campo musicale attraverso l’interpretazione della letteratura musicale sinfonica e operistica alla guida di tutte le più grandi orchestre del mondo. A tali meriti si è unito l’impegno per la divulgazione e la conoscenza della musica in special modo a favore delle categorie sociali tradizionalmente più emarginate. Ha avuto la responsabilità della direzione stabile e musicale delle più prestigiose istituzioni musicali del mondo come il Teatro alla Scala e i Berliner Philharmoniker; ha ideato istituzioni per lo studio e la conoscenza della nuova musica. Si è in pari tempo caratterizzato per l’opera volta a valorizzare giovani talenti anche attraverso la creazione di nuove orchestre, come la European Union Youth Orchestra, la Chamber Orchestra of Europe, la Mahler Chamber Orchestra, la Orchestra Mozart.

 

CARLO RUBBIA – Nato nel 1934, si è laureato presso la Scuola Normale di Pisa e ha svolto il suo dottorato alla Columbia University. Ricercatore al Cern di Ginevra dal 1961, ne è stato Direttore Generale dal 1989 al 1993. Per diciotto anni ha svolto l’attività di Professore di Fisica presso la Harvard University. Nel 1984 ottiene il Premio Nobel insieme a Simon van der Meer per la scoperta dei particelle W e Z, responsabili delle interazioni deboli. Membro delle più prestigiose accademie scientifiche, detiene 32 lauree honoris causa. Attualmente svolge le sue attività di ricerca fondamentale al Cern e ai Laboratori nazionali del Gran Sasso.

 

RENZO PIANO – Nato nel 1937, Renzo Piano si laurea al Politecnico di Milano nel 1964. Vincitore, tra l’altro del Premio Pritzker (Washington), Praemium Imperiale, (Tokyo), Erasmus (Amsterdam), Leone d’Oro, (Venezia). Dal 1994 è Godwill Ambassador dell’Unesco per la Città. Ha costruito spazi pubblici per le comunità, musei, università, sale per concerto, ospedali. Tra i suoi più importanti progetti il Centro Culturale Georges Pompidou a Parigi, l’aeroporto Kansai in Giappone, l’auditorium Parco della Musica a Roma, il museo dell’Art Institute a Chicago, il nuovo Campus della Columbia University a New York. Nel 2004 istituisce la Fondazione Renzo Piano, con sede a Genova, organizzazione no-profit dedicata al supporto dei giovani architetti, che accoglie a «bottega».

 

ELENA CATTANEO – Nata nel 1962, Elena Cattaneo si laurea in Farmacia all’Università di Milano dove successivamente consegue il dottorato e dal 2003 insegna come professore ordinario. Ha operato come ricercatrice per tre anni al Mit di Boston nel laboratorio del professor Ron McKay, dove ha avviato studi su cellule staminali cerebrali. Rientrata in Italia, ha fondato e dirige il Laboratorio di Biologia delle cellule staminali e Farmacologia delle malattie neurodegenerative del Dipartimento di Bioscienze dell’Università di Milano, dedicandosi allo studio della Corea di Huntington. È stata rappresentante nazionale presso l’Unione europea per la ricerca Genomica e biotecnologica. Ha coordinato il progetto europeo NeuroStemcell e, da ottobre 2013, coordinerà il progetto NeuroStemcellrepair nell’ambito del 7 Programma quadro della Ricerca europa.

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Decadenza, ora Berlusconi è un gangster che ha paura

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All’improvviso l’operazione impunità duratura volge al peggio. La decadenza del pregiudicato Silvio Berlusconi torna ad avvicinarsi. Il Cavaliere lo capisce con terrore non appena il Quirinale nomina quattro nuovi senatori a vita. Vedere Giorgio Napolitano che, dopo aver benedetto le aperture nei sui confronti di Luciano Violante (il ricorso alla Consulta per congelare la situazione), decide di applicare alla lettera un articolo della Costituzione ha sul frodatore del fisco lo stesso effetto dell’aglio con i vampiri, o dell’acquasanta con i diavoli.

Scoprire che il laticlavio è andato a tre italiani e un’italiana che, proprio come recita l’articolo 59 della Carta, “hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”, lo lascia sgomento.

Per il maxi evasore fiscale la scelta ha un solo significato: il Pd non è disposto a salvarlo, il Colle ne ha dovuto prendere atto (o peggio ha tramato contro di lui) e per questo ha fatto entrare a palazzo Madama quattro persone di talento e per bene come Carlo Rubbia, Claudio Abbado, Renzo Piano e Elena Cattaneo. Gente che, secondo il Cavaliere, gli voterebbe sicuramente contro e che potrebbe anche sostenere la nascita di un esecutivo diverso. Magari, come dice Calderoli, di “un Letta bis” con qualche transfuga del centrodestra o, addirittura, del M5S.

Così il pregiudicato lancia per la prima volta un gangsteristico ricatto esplicito: “Non siamo disponibili a mandare avanti il governo se la sinistra dovesse intervenire su di me, sul leader del Pdl, impedendogli di fare politica“. Non si fida dei suoi, non si fida di Letta, da questo momento non si fida più di Napolitano. Fa la voce grossa e mostra i muscoli sperando di far paura. Ma è lui ad averne. E tanta.

Se il Pd resiste è finito. E dopo pioverà, pioverà parecchio. Ma non ci sarà il diluvio.

Ps: Come di consueto Berlusconi, meno di 18 ore dopo aver avanzato  la  chiara minaccia , ridiventa un agnellino. È la tattica tipica utilizzata da molte organizzazioni criminali: blandizie e minacce, minacce e blandizie. “Non ho pronunciato nessun ultimatum, il governo sta facendo cose egregie” , dice in attesa che alle 15 di domenica primo settembre 10 senatori piemontesi del Pd si riuniscano per discutere del Lodo Violante (il ricorso alla Corte Costituzionale). Ieri scrivevamo che se il Partito Democratico resiste il pregiudicato Cavaliere è finito. Lo ribadiamo. Ma resisterà? Per farlo occorre essere uomini (e donne). Non ominicchi o quaquaraquà.

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Firrarello si prepara a scaricare il pregiudicato Berlusconi

Il pregiudicato B. minaccia la crisi
Ma al Pd bastano 7 nomi per il Letta bis

Con i 4 nuovi senatori a vita il Quirinale sposta gli equilibri di Palazzo Madama. Per una nuova
maggioranza senza Pdl ora bastano pochi voti. E da Gal al M5S, in molti vogliono evitare il voto
SONIA ALFANO: “15 SENATORI GRILLINI PRONTI A VOTARE INSIEME AI DEMOCRATICI”

Il pregiudicato B. minaccia la crisi Ma al Pd bastano 7 nomi per il Letta bis

L’ex premier firma i referendum dei Radicali e smentisce se stesso: “Da esecutivo cose buone”. Poi nuovo dietrofront: “Se io fuori impossibile stare col Pd”. Ieri aveva detto: “Se cado io cade il governo” (leggi). Minacce e smentite nervose che si inseguono proprio mentre il nuovo Senato disegnato dal Quirinale rende meno difficile immaginare un Letta bis senza Pdl. Questi i numeri: il nuovo plenum conta 321 senatori, dunque la maggioranza è a quota 161. Il Pd ha 108 voti; Scelta civica altri 20; il gruppo Misto (costituto da Sel e dagli esuli grillini) è costituito da 11 senatori di diritto più Carlo Azeglio Ciampi. Siamo a 154 voti teorici, solo 7 dal numero magico di Marco Palombi

Berlusconi: “Nessun ultimatum a Letta”. Poi cambia di nuovo: “Fuori se decado”

Da largo di Torre Argentina a Roma, dopo aver firmato i 12 referendum dei radicali su giustizia e diritti umani, il Cavaliere fa un doppio dietrofront: prima nega di aver mai minacciato di rovesciare il tavolo in caso di voto positivo di Palazzo madama e Giunta per farlo decadere da senatore. Dopo, però, ribadisce l’impossibilità e “l’assurdità” di collaborare con il Pd “se al Pdl viene sottratto fondatore e leader”

Berlusconi: “Nessun ultimatum a Letta”. Poi cambia di nuovo: “Fuori se decado”

Nessun ultimatum al governo Letta. Anzi sì. Non sono passate nemmeno 24 ore da quando, in collegamento telefonico con il direttivo de ‘L’esercito di Silvio’ Berlusconi tuonava: “Sarebbe disdicevole se il governo cadesse, ma naturalmente non siamo disponibili a mandare avanti un governo se la sinistra dovesse intervenire su di me, sul leader del Pdl, impedendogli di fare politica”. Ora, da largo di Torre Argentina a Roma, dopo aver firmato i sei referendum dei radicali sulla giustizia (ma anche gli altri sei “su cui non sono d’accordo, ma per affermare il diritto degli italiani” ad esprimersi con un voto, ha detto) il doppio dietrofront: “I giornali hanno messo come mio ultimatum il fatto che cadrebbe il governo se fosse votata la mia decadenza. Non ho mai pronunciato questa frase: in un ragionamento con i nostri, ho ricordato che questo governo l’ho voluto io fortemente e sono convinto che all’Italia serva un governo che continui a governare”, ha detto il Cavaliere in un’improvvisata conferenza stampa. Anzi, “non sono d’accordo con certe critiche perché questo governo sta anzi facendo cose egregie”.

Passano però pochi minuti e la minaccia emerge nuovamente: “Spero che il governo possa continuare”, ma “è una cosa che rientra addirittura nell’assurdità che una forza democratica come il Pd pretenda che un’altra forza alleata possa restare a collaborare al tavolo del governo se gli si sottrae il fondatore e il leader”. Insomma, il governo deve andare avanti, ma in caso di sua estromissione dal Senato, è impossibile che questo accada e quindi il tavolo, “cose egregie” a parte, dovrà cadere.

Eppure poco prima Berlusconi aveva negato persino che, in caso di decadenza, lui volesse ritirare i ministri Pdl dal governo: “Sono loro che vogliono ritirarsi, chiedetelo a loro. Io mi auguro di no, perché il Paese ha bisogno di un governo”. Ma le voci di possibili dimissioni di massa in caso di decadenza da senatore di Berlusconi circolano già dal 2 agosto, giorno seguente la condanna a quattro anni per frode fiscale nell’ambito dell’inchiesta sui diritti Mediaset, quando i capigruppo di Camera e Senato Brunetta e Schifani avevano ipotizzato di salire al Quirinale a chiedere la grazia per il loro leader con in tasca la rinuncia alla carica di tutti i ministri Pdl.

La condanna  continua quindi a bruciare. E bruciano le recenti motivazioni depositate in Cassazione che definiscono il Cavaliere ”ideatore del sistema illecito” e “dominus indiscusso” di un meccanismo atto a “consentire la perdurante lievitazione dei costi di Mediaset a fini di evasione fiscale“. ”Le condanne sono soltanto politiche e sono tese a eliminarmi affinché la sinistra possa prendere definitivamente il potere”, ha commentato l’ex presidente del Consiglio da largo di Torre Argentina, seduto accanto al leader radicale Marco Pannella.

E proprio rivolgendosi a Pannella, Berlusconi si è di nuovo paragonato ad Alcide De Gasperi: “Ti immagini cosa avrebbero fatto se i comunisti avessero sottratto De Gasperi alla Democrazia cristiana? Ti immagini cosa sarebbe successo al contrario se la Dc avesse sottratto loro Togliatti?”. Tra l’altro, “né Togliatti, né De Gasperi erano fondatori del partito come lo sono io della nostra forza politica. Quindi – la conclusione – io auguro a questo governo di continuare a essere a palazzo Chigi e spero che il buon senso prevalga nella testa di chi, preso dalla voglia di eliminare l’avversario politico che per vent’anni si è messo sulla loro strada”, perché “non possono lasciar prevalere questa tendenza anti democratica rispetto al bene e all’interesse del Paese”.

Dopo il consueto paragone con il leader democristiano, l’ex premier non si lascia sfuggire l’occasione per attaccare i “traditori”, “Fini, Casini e gli altri” che non gli hanno permesso di fare la riforma della giustizia nel 2001 e nel 2006. “L’unica mia colpa nei confronti degli italiani è non avere raggiunto il 51 per cento dei consensi…”, ha ripetuto il Cavaliere di fronte a una folta delegazione radicale – Maurizio Turco, Maria Antonietta Farina Coscioni e Sergio D’Elia –  ai due parlamentari azzurri Vincenzo Piso e Domenico Gramazio – oltre a un pattuglia di aderenti all’Esercito di Silvio. Pannella lo interrompe più volte: “Dai la colpa agli altri di cose che non hai fatto tu, quando sbagli è sempre colpa degli altri, la tua colpa è che non ti sai difendere bene, l’azzecchi solo quando hai un obiettivo da attaccare”.

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Buongiorno !!!!! Il senatore Torrisi si e’ svegliato

LA CHIUSURA DELLE SEZIONI DISTACCATE

Tribunali, Salvo Torrisi:
“Ma così la mafia si rafforza”

Sabato 31 Agosto 2013 – 06:00 di 

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Il senatore e componente della commissione parlamentare alla Giustizia, commenta l’ormai imminente chiusura dei tribunali di provincia. Dal 14 settembre tutto si trasferirà a Catania. E le ripercussioni rischiano di essere feroci su molteplici fronti.

CATANIA. Il dado ormai è tratto. Improbabile, se non impossibile, che si possa in qualche modo tornare indietro. Dal 14 settembre prossimo la razionalizzazione pensata da Roma vedrà cancellare in un sol colpo le Sezioni distaccate dei tribunali della provincia di Catania. Ci si trasferisce nel capoluogo etneo: un esodo in massa di giudici, avvocati, carte e scartoffie. Con tutto ciò che ne consegue: a partire dal rischio di paralizzare ulteriormente la già sofferente macchina della magistratura.

“Purtroppo è così. Malgrado in commissione parlamentare e poi anche in aula, al Senato, avessimo più volte ribadito che la revisione delle circoscrizioni giudiziarie probabilmente non realizza quell’obiettivo di maggiore efficienza che il sistema giudiziario dovrebbe perseguire”, spiega a LiveSciliaCatania il senatore Salvo Torrisi componente della commissione parlamentare alla Giustizia.

Senatore, è dunque questa Riforma la soluzione ai costi della Giustizia?

“Tutt’altro. Anzi, rappresenta un momento di ulteriore difficoltà. La riorganizzazione o razionalizzazione, chiamiamola come vogliamo, va fatta: ma non nelle modalità in cui è stata proposta attraverso i decreti legislativi del governo”.

Alla base della Riforma vi è un miglioramento nella organizzazione complessiva del lavoro della magistratura.

“La chiusura delle sezioni distaccate complicherà l’organizzazione della giustizia ed anzi allontanerà i cittadini dalla giustizia”.

Si spieghi meglio.

“Guardi: il principio della giustizia di prossimità è un principio fondamentale per la salvaguardia dei diritti dei cittadini. Penso, tanto per fare un esempio, alle fasce più deboli della società che avranno serie difficoltà a rivolgersi alla magistratura. I costi lieviteranno concentrandosi tutti sul Tribunale di Catania. Aggiungo che questa Riforma viene sostenuta soltanto da un punto di vista del riordino ma non tiene conto dell’impatto socio-economico”.

Lei dice: i territori dove oggi vi sono le sezioni distaccate rischiano anche da un punto di vista economico. E’ così?

“Certamente. Non è stato condotto alcuno studio in tal senso. In quei territori dove insistono gli uffici giudiziari vi sarà un indebolimento socio-economico. La ricaduta riguarderà i professionisti, e non mi riferisco solo agli avvocati ma anche ai tecnici, ai consulenti, all’apparato commerciale e così via. Questa logica che si sta seguendo per la giustizia e che si vuole perseguire anche per i presidi sanitari e per gli uffici territoriali dello Stato ci porterà ad un ulteriore impoverimento”.

C’è anche un aspetto legato alla lotta alla criminalità organizzata ed alla mafia.

“Indiscutibilmente, in territori dove criminalità organizzata e mafia sono forti, questa Riforma porterà ad un ulteriore indebolimento dello Stato”.

Ipotizziamo che già dal 14 settembre la magistratura catanese possa rischiare l’intasamento?

“Questo non lo so. L’organizzazione non compete a me. Il Consiglio Superiore della Magistratura e l’Associazione nazionale magistrati sono a favore di questa Riforma: io, però, metto in dubbio il valore di efficienza della Riforma. Chiudere tutte le sezioni distaccate della provincia di Catania, a mio avviso, avrà solo una ricaduta inevitabilmente negativa”.

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Santa Maria di Licodia, intimidazione alla ditta rifiuti

Home › Santa Maria di Licodia, intimidazione alla ditta rifiuti In piena notte incendiati due autocompattatori

UN GESTO INQUIETANTE

In piena notte incendiati due autocompattatori

Sabato 31 Agosto 2013 – 20:08 di 

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Dati alle fiamme due mezzi pesanti adibiti alla raccolta rifiuti che si trovavano all’interno del parcheggio privato utilizzato dalla ditta che gestisce il servizio di nettezza urbana. Il sindaco: “Episodio indegno”. (Nella foto di Video Star, alcuni momenti delle fasi di spegnimento dei Vigili del Fuoco)

L'intervento dei Vigili del Fuoco di Adrano

L’intervento dei Vigili del Fuoco di Adrano

SANTA MARIA DI LICODIA. Un atto intimidatorio a tutti gli effetti. Un’azione dolosa della quale i carabinieri della Compagnia di Paternò tentano, in queste ore, di definirne i contorni e comprenderne il movente.

I FATTI. La cronaca della scorsa notte parla di due autocompattatori devastati dalle fiamme appiccate da mano, per l’appunto, dolosa. Attorno all’una, nel pieno dell’oscurità, la segnalazione di un violento incendio ha allertato i Vigili del Fuoco di Adrano: una corsa repentina verso Santa Maria di Licodia. In via Gino Bartali, a ridosso della Circonvallazione ed all’interno del fondo che ospita i mezzi della spazzatura della ditta (la G. V. Ecology insediatasi da nemmeno un mese e mezzo) le lingue di fuoco avevano già distrutto un autocompattatore ed aggredito un secondo mezzo per la raccolta dei rifiuti. Va detto che la prontezza di uno dei pompieri adraniti ha evitato danni peggiori: accortosi della gravità della situazione è infatti riuscito a spostare il secondo camion che, alla fine, è rimasto distrutto solo sulla parte posteriore. Un’autobotte da Catania è stata, poi, da supporto alle operazioni di spegnimento.

LE INDAGINI. Sul posto, si sono recati i militari della Compagnia paternese. Tocca a loro fare piena luce sull’accaduto sulla scorta, magari anche di quelle immagini registrate da una telecamera a circuito chiuso che si trova piazzata all’interno del parcheggio. Quello che appare essere certo è la matrice dell’incendio: quasi nessun dubbio che si sia trattato di un atto di intimidazione a tutti gli effetti. Ed anche se sul luogo incriminato non stati rinvenuti contenitori con all’interno del liquido infiammabile, il forte odore di combustibile che si respirava nell’aria circostante lascia poco spazio all’interpretazione.

LE REAZIONI. Il sindaco di Santa Maria di Licodia, Totò Mastroianni, ha ascoltato i responsabili della G. V. Ecology per comprendere cosa e chi abbia potuto agire in questa maniera così brutale. Ma sostanzialmente, almeno al momento, non si viene a capo del possibile movente. “Di certo, quello che è successo è alquanto strano – spiega il primo cittadino licodiese -: a Licodia un fatto del genere non era mai accaduto. Non abbiamo sospetti su chi possa essere stato e non riesco nemmeno a percepire il motivo per il quale sia stata perpretata una cosa del genere. E’ tutto troppo, molto, strano. Un fatto indegno”. Intanto, la caccia mirata ad individuare i responsabili è ufficialmente scattata.

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Tra cui il nostro concittadino Mario Zappia

Home › Politica › Cento nomine in dieci mesi Tutti gli uomini del presidente

REGIONE

Cento nomine in dieci mesi
Tutti gli uomini del presidente

Venerdì 30 Agosto 2013 – 06:00 di 

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Dai commissari della Sanità a quelli delle Province, passando per gli incarichi di sottogoverno. Non mancano fedelissimi, “trombati” alle elezioni e fenomeni mediatici. Ecco tutti i nomi.

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PALERMO – Dieci mesi fa, esattamente dieci mesi fa Rosario Crocetta brindava alla vittoria. I numeri, in quel momento, parlano chiaro: il nuovo presidente della Regione siciliana è lui. Inizia l’era del governatore gelese. Dieci mesi fa, insomma, piombava sull’Isola un ciclone che annunciava un netto distacco col passato. Con le vecchie abitudini dei predecessori. Ma oggi, l’attuale governatore rischia di condividere, con chi l’ha preceduto, una certa “disposizione” a piazzare uomini di fiducia e a controllare tramite numerosi commissariamenti, i centri del potere siciliano. Dieci mesi sono trascorsi da quel brindisi. E da allora, Rosario Crocetta ha nominato 100 uomini ai vertici di Aziende, enti e uffici regionali. Dieci al mese. L’ultima, solo in ordine di tempo, quella di Giuseppe Antoci, nuovo presidente del Parco dei Nebrodi e candidato al Senato nella lista del “Megafono” di Crocetta. Ecco chi sono tutti gli uomini del presidente.

Innanzitutto, la giunta
Alcune nomine, ovviamente, sono obbligate, scontate. Le prime, per la precisione, quelle con le quali Crocetta forma la sua giunta. All’inizio fu l’artista Franco Battiato. Il primo a essere scelto, ma anche il primo a lasciare la giunta, insieme all’altro fenomeno scientifico-mediatico di Antonio Zichichi. Attorno a loro, la scelta della studentessa fuoricorso Nelli Scilabra all’Istruzione, di alcuni politici con ruoli di prestigio durante i governi Cuffaro e Lombardo come Patrizia Valenti, Ester Bonafede e Dario Cartabellotta. Poi, ecco la prosecuzione naturale dell’esperienza lombardiana di Marco Venturi nella persona dell’assessore alle Attività produttive Linda Vancheri, un esperto romano all’economia come Luca Bianchi, in “quota Pd” come l’assessore alle Infrastrutture Nino Bartolotta e Mariella Lo Bello. E poi, ovviamente, i nomi che in giunta sostengono la cifra “legalitaria” dell’esecutivo crocettiano: Nicolò Marino e Lucia Borsellino. Fin qui, le nomine “ovvie”, scontate. Il governo si deve pur formare.

Gli uomini dello staff
E col governo, ecco i collaboratori più stretti. Quelli che trovano posto negli uffici di staff del governatore: gabinetti, segreterie particolari, segreterie tecniche. E qui non mancano le sorprese. Ad esempio, Crocetta sceglie, pochi giorni dopo il proprio insediamento, come capo di gabinetto Enza Cilia. Sarà solo l’inizio di un valzer che porterà su quella poltrona, nel breve giro di sei mesi, ben quattro capi di gabinetto. Sotto Natale, infatti, Crocetta indica Antonella Bullara, ex dirigente generale messo un po’ in disparte dall’ex presidente Lombardo. Ma anche in questo caso, l’esperienza dura poco. Al suo posto, dopo un paio di mesi, subentra Maria Mezzapelle, per anni tra le più strette collaboratrici dell’attuale segretario generale Patrizia Monterosso. La Mezzapelle, infine, sarà sostituita da Gianni Silvia. Non un novità per lui, che fu capo di gabinetto di Raffaele Lombardo, quando anche la stessa Monterosso era segretario generale. Insomma, quasi un cerchio che si chiude.

A capo della segreteria tecnica, invece, Crocetta sceglie inizialmente Stefano Polizzotto, avvocato di Castelbuono legato in qualche modo all’inizio dell’ascesa del politico Crocetta. Fu anche Polizzotto, infatti, a curare (e vincere) il ricorso grazie al quale Crocetta fu dichiarato sindaco di Gela, dopo che il primo responso lo aveva dato per scontato. Da lì, come detto, decolla la carriera dell’attuale presidente della Regione. Polizzotto, pochi mesi dopo si dimetterà, a causa delle critiche piovutegli addosso sui suoi numerosi incarichi ricoperti durante l’esperienza di collaboratore del presidente. Rientrerà dalla finestra, come consulente del governatore. Al di sotto dei vertici, ovviamente, come è normale per gli uffici di staff, Crocetta piazza una serie di fedelissimi. All’ufficio di gabinetto, infatti, ecco Rosario Cultrone (poi nominato anche commissario del Teatro di Messina), Loredana Lauretta, Cecilia Lombardo, Maria Pizzo, Grazia Terranova, e i due collaboratori che più di altri hanno curato la comunicazione istituzionale del presidente: Francesca Scaglione e Gaetano Montalbano. La segreteria tecnica, invece, è composta da Mario Cusimano, Giancarlo Maria Costa, Doriana Fascella, Mario Puglisi, Salvatore Ragonese. Nel frattempo, Crocetta “caccia” dalla giunta gli assessori Zichichi e Battiato. Al posto di quest’ultimo, chiama la propria segretaria particolare, Michela Stancheris, che libera il suo posto tra i collaboratori del presidente al giovane senegalese Ndoye Moussa Djibril, affiancato da Alessandra Scimeca e Francesca Chiaramonte. È questa, di fatto, la “squadra” di Rosario Crocetta.

I consulenti
Pochi, ma buoni. Crocetta ha finora fatto ricorso solo a quattro consulenti. Uno di questi, è, come detto, l’ex capo della Segreteria tecnica Stefano Polizzotto. A lui si aggiungono i tre esperti che dovranno occuparsi del “Patto dei sindaci”, un progetto che dovrebbe portare in Sicilia finanziamenti europei per cinque miliardi (?!) di euro. Si tratta di Rosario Lanzafame, Salvatore Lupo e Antonello Pezzini. Su quest’ultimo, nei mesi scorsi, sono piovute le accuse di un possibile conflitto di interessi, riferibile innanzitutto agli affari della Smart Grid, una delle società di proprietà del consulente. L’azienda, che si occupa proprio di consulenze ai Comuni per i piani energetici, aveva iniziato a lavorare col consorzio di Gela, mentre Pezzini in prima persona aveva lavorato con quello del Calatino. Accuse di incompatibilità respinta al mittente sia dal diretto interessato che dal governatore Crocetta.

La Sanità commissariata
La scelta dei nuovi direttori generali sembrava ormai dietro l’angolo. Era la fine del 2012 e l’assessore Borsellino aveva scelto la strada della “trasparenza” e della valutazione oggettiva, affidata a una commissione di saggi esterni. Insomma, sembrava prossima la fine dell’era dei Commissari della Sanità voluti da Lombardo. Ma la stagione dei nuovi direttori, ancora non è arrivata. E a quel gruppo di commissari se ne sono, semplicemente, sostituiti di nuovi, più graditi al governatore. Così, ecco i commissari all’Asp di Caltanissetta Vittorio Virgilio, quello dell’azienda “Villa Sofia-Cervello” di Palermo Giacomo Sampieri, e quello dell’Asp di Ragusa Angelo Aliquò (sono, questi, i dirigenti considerati più vicini a Crocetta), dell’Asp di Enna Giuseppe Termine, dell’Azienda ospedaliera Policlinico di Palermo Renato Li Donni, dell’Asp di Siracusa Vittorio Di Geronimo, dell’Azienda Cannizzaro di Catania Paolo Cantaro, dell’Azienda ospedaliera Policlinico di Catania Ignazio Tozzo. Questo verrà poi sostituito dal Vito Di Geronimo (all’Asp di Siracusa tornerà Mario Zappia). Di Geronimo, considerato anche lui assai vicino al presidente Crocetta, finirà agli arresti, nel maggio scorso, durante l’operazione “Bad Boys”. In quella tornata Crocetta conferma al vertice dell’Asp di Palermo Salvatore Cirignotta. Su di lui, però, poco dopo si abbatterà il “presunto scandalo” dei pannoloni: una mega fornitura che, secondo il governo, sarebbe stata viziata da irregolarità. Cirignotta lascia l’Asp, e al suo posto arriverà il magistrato in quiescenza Adlaberto Battaglia. Esperienza che durerà poco. Anche lui si dimetterà presto, sostituito dall’attuale manager Antonino Candela. Intanto, sulla “scandalosa” gara dei pannoloni cala il silenzio. Già che c’è, Crocetta nomina il nuovo commissario del San Raffale Giglio di Cefalù: è Nenè Mangiacavallo.

Il valzer dei dirigenti
Altro giro, altra corsa, quella che riguarda i dirigenti generali della Regione. Un turnover vorticoso che ha mutato i vertici dei dipartimenti più volte negli ultimi mesi. Una pratica stigmatizzata anche dalla Corte dei Conti nell’ultimo giudizio di parifica dell’esercizio finanziario. Fatto sta che nel febbraio scorso, Crocetta decide di dare avvio al valzer. Ecco inizialmente al dipartimento Programmazione Felice Bonanno, alla Protezione Civile Vincenzo Falgares, all’ufficio Legale e Legislativo la conferma di Romeo Palma, agli Affari Extraregionali Maria Cristina Stimolo, al dipartimento Attività Produttive Alessandro Ferrara, al dipartimento Beni Culturali Sergio Gelardi, alla Ragioneria Mariano Pisciotta, al dipartimento Finanze e Credito Giovanni Bologna, Marco Lupo (anche per lui una conferma) al dipartimento Energia e Rifiuti; alla Famiglia Antonella Bullara, al Lavoro Anna Rosa Corsello (e ad interim anche alla Formazione professionale), alle Infrastrutture Pietro Lo Monaco, agli Interventi Strutturali per l’agricoltura Rosa Barresi, alla Pesca Rosolino Greco ad interim anche per gli interventi infrastrutturali all’agricoltura, all’azienda forestale Giovanni Arnone, alla Sanità e pianificazione strategica Salvatore Sammartano, al Territorio e ambiente Vincenzo Sansone, all’Urbanistica Tano Gullo, al corpo forestale Vincenzo Di Rosa, al dipartimento regionale per il turismo Alessandro Rais, all’ufficio speciale autorità di certificazione Ludovico Benfante, all’audit Maurizio Agnese, Giuseppe Morale a capo del dipartimento Enti locali, Luciana Giammanco alla Funzione pubblica, e soprattutto, il “colpo di teatro”: Tano Grasso, simbolo dei movimenti antiracket, viene indicato come guida del nascente Dipartimento tecnico.

Ma Grasso, quel ruolo non lo ricoprirà mai. La Regione fa marcia indietro, accorgendosi in ritardo che probabilmente Grasso non aveva i requisiti per svolgere il ruolo di direttore. Così, pochi mesi dopo, nuovo balletto: il posto di Grasso viene affidato a Sansone (già all’Ambiente). Uno “spostamento” che porta con sé una serie di reazioni a catena. Il posto lasciato da Sansone, infatti, sarà ricoperto ad interim da Tano Gullo. Giovanni Arnone invece andrà alle Infrastrutture, dove prenderà il posto di Vincenzo Falgares. Quest’ultimo passerà al dipartimento della Programmazione, da dove, dopo diversi anni, andrà via Felice Bonanno, per andare al dipartimento della Pesca. Il posto lasciato libero da Arnone alle Foreste, verrà ricoperto da Pietro Lo Monaco. Movimenti anche all’assessorato alla Sanità: Ignazio Tozzo lascia la presidenza del Fondo Pensioni e approda al vertice del dipartimento per le attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico. Al Fondo Pensioni, invece, va Rosolino Greco, già dirigente generale agli Interventi infrastrutturali in agricoltura. Si fa fatica a tenere il conto. C’è da rischiare un capogiro.

I commissari delle Province fantasma
Sempre nella prima metà dell’anno, poi, il governo insieme al Parlamento vara l’”epocale” cancellazione delle province. Che si traduce, innanzitutto, nella proliferazione di commissari. A Palermo arriva Domenico Tucci, a Siracusa Alessandro Giacchetti e a Messina Filippo Romano. Restano in carica i quattro uscenti: Antonella Liotta a Catania (la prima, in ordine di tempo, nomina di Crocetta), Darco Pellos a Trapani, Giovanni Scarso a Ragusa e Raffaele Sirico a Caltanissetta. Ad Agrigento arriva Benito Infurnari, 72enne di Racalmuto, già segretario generale delle Province di Palermo e Messina, e del Comune di Agrigento. Il commissario di Enna è l’ormai ex vice-prefetto vicario dello stesso capoluogo ennese Salvatore Caccamo.

Il sottobosco del sottogoverno
Ma non finisce qui, ovviamente. Commissari e nuovi presidenti spuntano come funghi, in ogni angolo di Sicilia. Specie nel sottobosco del sottogoverno. Così ecco le conferme dei dirigenti regionali Lucio Oieni e Giuseppe Amodei, rispettivamente commissari dell’Ersu di Messina e di Palermo. La nomina di Filippo Nasca a commissario della Crias al posto di Maria Amoroso (Nasca è stato scelto anche commissario ad acta per la Fiera del Mediterraneo). E a proposito di Fiera, Cecilia Calderaro è il commissario liquidatore di quella di Messina. Dario Lo Bosco, già presidente dell’Ast, è stato, invece, confermato alla guida da commissario della Camera di commercio di Catania, nel segno di Confindustria. Un’influenza, quella dell’associazione degli industriali siciliani, evidente anche nelle contestatissime nomine dell’Irsap e in quelle dell’Irfis. Nell’Istituto che ha inglobato le Asi, Alfonso Cicero, ex segretario particolare di Marco Venturi, è stato scelto come presidente, Francesco Barbera è il nuovo direttore generale, mentre nel cda ecco la palermitana Rosa Montalto, il presidente di Confartigianato Sicilia Flippo Ribisi, Giuseppe Russello e Rosario Andreanò, uno degli animatori dei circoli del Megafono a Mistretta. All’Irfis, invece, la scelta è caduta su Rosario Basile, patron della Ksm e presidente vicario di Confindustria Palermo. Alle ultime elezioni per la Camera dei deputati, in quota Udc, ha fallito l’ingresso in Parlamento. Vicepresidente è Patrizia Monterosso. Il Segretario generale andrà a sedersi accanto a Salvatore Parlato, capo della segreteria tecnica dell’assessore all’Economia Luca Bianchi. All’Istituto vino e olio invece Crocetta ha scelto addirittura un volto noto della tv (numerose le sue “ospitate” nei programmi Rai) come il medico Giorgio Calabrese.

Al Teatro di Messina, poi, Crocetta ha deciso di piazzare un componente del suo ufficio di gabinetto: Rosario Cultrone è architetto e docente universitario dal lungo e prestigioso curriculum. Dove si trova anche un incarico di consulenza, risalente nel 2004, per il coordinamento del gruppo di lavoro che avrebbe dovuto approntare il “piano comunale di protezione civile del centro storico di Gela”. L’incarico è dell’allora sindaco Rosario Crocetta. Una “terna”, invece, è stata inviata al Consorzio autostrade siciliane. I tre commissari sono il commercialista Rosario Faraci, il docente di economia Francesco Vermiglio e l’urbanista Marina Marino. Giuseppe Geraci è invece il nuovo commissario dell’Iridas. Alla Fondazione orchestra sinfonica, altro stretto collaboratore di Crocetta: il capo di gabinetto Gianni Silvia.

I parchi
Il governo ha poi scelto Antonietta Maria Mezzaglia alla presidenza dell’Ente parco dell’Etna, una nomina inizialmente bloccata dalla prima commissione all’Ars. Erasmo Quirino ha preso il posto di Angelo Pizzuto, accusato pubblicamente di avere sperperato i soldi della Regione per un viaggio in Canada (accuse respinte seccamente dal diretto interessato) al Parco Madonie, Mauro Verace è andato al Parco dell’Alcantara.

Trombati e ripescati
Il presidente della Regione, poi, ha trovato il modo di piazzare in posti di sottogoverno alcuni “fedelissimi” che hanno sposato la causa del suo Megafono (o, alle elezioni regionali, dell’embrione del movimento, la Lista Crocetta). Maria Rita Sgarlata è stata scelta addirittura come assessore ai Beni culturali, dopo l’addio di Zichichi. L’archeologa faceva parte della lista del Megafono alle elezioni politiche per il Senato. Nella stessa lista, c’era Giuseppe Antoci. Nelle ultime ore è stato scelto come presidente del Parco dei Nebrodi. Anche Francesco Calanna ha “spinto” il movimento di Crocetta nelle ultime competizioni elettorali. A lui è toccata la guida dell’Esa. Sebastiano Gurrieri, già nella “Lisa Crocetta” per le elezioni regionali, è stato confermato come commissario straordinario della Camera di commercio a Ragusa. Altro deluso delle ultime elezioni politiche è Antonio Ingroia. Lui col Megafono non c’entra. Ma anche l’ex giudice ha fallito l’ingresso in parlamento con la sua Rivoluzione civile. L’ex pm è addirittura un bi-nominato da Crocetta. Il governatore ha dapprima provato a indicarlo per la guida di Riscossione Sicilia (dove ha invece piazzato, all’interno del cda, Lucia Di Salvo), idea naufragata quasi subito. Poi, ecco la scoperta che nella società partecipata Sicilia e-Servizi c’era qualcosa che non andava. Così, ecco l’ex pm pronto a ripulire l’azienda dalla “manciugghia”. E a mettersi in fila. Tra i cento uomini del presidente.

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Marsala, trucidato un imprenditore

Home › Trapani › Marsala, trucidato un imprenditore Per gli investigatori è un delitto di mafia

IL DELITTO

Per gli investigatori è un delitto di mafia

Sabato 31 Agosto 2013 – 11:16 di 

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Cosa nostra trapanese abbandona la strada del silenzio. L’imprenditore Baldassare Marino ucciso da un gruppo di killer. Spunta l’ipotesi di un collegamento con un omicidio dell’anno scorso. Secondo il medico legale, la vittima è morta per dissanguamento.

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MARSALA – Un’esecuzione mafiosa. Non hanno dubbi gli investigatori della Squadra Mobile di Trapani. La Mobile, guidata dal vice questore Giovanni Leuci, da questa mattina è impegnata nei rilevamenti nel luogo dove è stato trovato ucciso Baldassare Marino, 67 anni, che lavorava nel settore delle costruzioni. Secondo le prime ipotesi di Leuci e dei suoi uomini, la mafia trapanese, rimasta silente per tanti anni, ricomincia a sparare e lo fa da Marsala.
Il corpo crivellato di colpi di Marino è stato rinvenuto in contrada Samperi, una frazione che si trova nella parte di Marsala che va verso Mazara. Marino era dentro la sua auto, una Opel Astra bianca, che gli uomini della Mobile hanno trovato ferma davanti all’ingresso dell’officina meccanica Car Diesel. Sono stati i dipendenti dell’officina a fare stamattina la macabra scoperta e ad avvertire la polizia. I vetri dell’auto sono tutti in frantumi e questo fa ritenere che contro Marino abbiano sparato più killer: l’uomo è rimasto vittima di una vera e propria esecuzione, ma molto probabilmente è stato raggiunto dai primi colpi di arma da fuoco quando era fuori dalla vettura, poi è salito in auto tentando la fuga ma non è riuscito nemmeno ad accendere l’automobile. Marino, così, è stato ucciso dai colpi di fucile al torace e alle gambe.
La scena che i poliziotti della Mobile si sono trovati davanti, però, aveva anche un particolare macabro. Un dettaglio che potrebbe essere letto nella simbologia di Cosa nostra: davanti alla macchina nella quale era rimasto il cadavere di Marino, è stata fatta trovare una corona di fiori, confezionata con foglie di vite, a forma di croce. L’omicidio, secondo i primi provvisori rilievi del medico legale, sarebbe stato compiuto nel corso della notte.
La notte e l’elemento buio, del resto, sono un nodo determinante. Secondo gli investigatori, molto probabilmente Marino questa notte aveva appuntamento con qualcuno nel luogo dove è stato ucciso. Un classico incontro chiarificatore, che però per lui si è concluso nel peggiore dei modi. Pur lavorando nel settore del calcestruzzo, un settore notoriamente condizionato nel trapanese dall’associazione mafiosa, Marino – soprannominato “occhi caddusi” – aveva precedenti per la sua forte vicinanza all’organizzazione mafiosa marsalese, ma non risultava fra i titolari della propria azienda. Citato in numerose indagini antimafia nel Marsalese, aveva precedenti legati alla droga ed è considerato dagli investigatori un personaggio di scarso rilievo. Questa notte, però, la condanna è arrivata da Cosa nostra. Una condanna a morte.

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 13,42
Sono in corso una serie di interrogatori al commissariato di Marsala dove sono concentrate le indagini sul delitto. Per gli investigatori sono due le circostanze che riconducono l’omicidio alla pista mafiosa: intanto la potenza di fuoco impiegata, visto che a sparare sono state forse due o addirittura tre persone. Baldassare Marino dapprima è stato raggiunto dai primi colpi di arma da fuoco all’esterno delle sua automobile, una Opel Astra, poi ha cercato di fuggire via ma non è riuscito ad avviare l’auto che nel frattempo è stata crivellata di colpi che hanno mandato in frantumi tutti i vetri. Altro segnale quello del rinvenimento sul cofano dell’automobile di una corona di fiori composta a forma di croce. Baldassare Marino, attivo nel settore del calcestruzzo, fu coinvolto in una retata antimafia nei primi anni ’90, ma nelle più recenti indagini contro Cosa nostra nel marsalese è sempre comparso come soggetto a disposizione. Personaggio ben noto e conosciuto in particolare perché non era un imprenditore al quale piaceva molto mettere le mani in tasca. Non è da escludere, quindi, che ci possa essere un suo rifiuto a pagare qualcosa o qualcuno come possibile movente. Si riteneva abbastanza forte, tanto forse da potere compiere qualche azione di rifiuto, di sfida in sostanza. Le recenti risultanze dell’ispezione cadaverica fanno ritenere che l’uomo sia stato ucciso alle prime luci di oggi. Era solito recarsi in quel luogo perchè era sua abitudine andare a portare da mangiare ad alcuni cani che teneva nei pressi. Questo emerge dalle prime testimonianze raccolte dal pool antimafia della Squadra Mobile di Trapani. Un fascicolo che in queste ore i poliziotti stanno andando a rileggere è quello di un altro delitto commesso a Marsala nel febbraio del 2012, quello di Francesco Gerardi: le modalità dell’agguato e della esecuzione sembrano coincidere, anche Gerardi fu ucciso mentre si recava a dar da mangiare ad alcuni suoi cani che teneva nella sua villetta nei pressi del lido Signorino. Nel caso di Gerardi però non fu raggiunta la prova che si trattava din un delitto di mafia, cosa che invece all’esito dei primi accertamenti viene data per scontata nel caso di Baldassare Marino.

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 15,08

Le modalità del delitto, come pure il contesto, per gli investigatori della squadra mobile di Trapani lasciano pochi dubbi: a uccidere Baldassare Marino, 67 anni trovato cadavere all’interno della propria auto a Marsala, sarebbe stata la mafia. La vittima, che non ha mai riportato condanne per associazione mafiosa, è stata però più volte indagata perchè ritenuta vicino ad ambienti di Cosa Nostra. Celibe, dipendente da tempo dell’azienda di calcestruzzo ”Lo Cicero” di Strasatti, Marino non e’ ritenuto un personaggio di spicco di Cosa Nostra. Tuttavia, per gli investigatori, ha continuato ad orbitare intorno all’organizzazione criminale. Le indagini attualmente sono coordinate dalla Procura di Marsala ma già nelle prossime ore potrebbero passare alla Procura distrettuale antimafia di Palermo.

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 18,00

Baldassare Marino aveva precedenti penali per fatti di droga, ma non per mafia: negli anni Novanta patteggiò una condanna a un anno e 8 mesi di reclusione, dopo le accuse di un pentito. Nel 1995 fu arrestato per coltivazione di canapa indiana e poi assolto. Negli anni Settanta un fratello di Marino fu eliminato con il sistema della lupara bianca. Intanto, circa i tralci di vite trovati sul tetto dell’auto della vittima (un’Opel Astra furgonata), secondo gli investigatori sarebbe stato lo stesso Marino a riporli sull’auto e sarebbero serviti per dare da mangiare alle pecore. Infine, dagli accertamenti effettuati dal medico legale, è emerso che Marino, ferito dai colpi al torace e alle gambe, e’ morto per dissanguamento a seguito di un colpo che ha tranciato l’arteria femorale. Marino era andato all’officina meccanica per mezzi pesanti ”Car Diesel”, di cui e’ titolare un suo amico, per dar da mangiare ai cani all’interno del muro di recinzione.

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Detto, fatto, via Bertone. Adesso dal cielo iniziano a scendere tanti “volatili” amari

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Papa Francesco nomina monsignor Pietro Parolin Segretario di Stato

Scritto da:  – sabato 31 agosto 2013

Monsignor Pietro Parolin è il nuovo Segretario di Stato Vaticano: con la nomina da parte di papa Francesco, termina l’era del cardinal Tarcisio Bertone.

Papa Francesco nomina monsignor Pietro Parolin Segretario di Stato

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È ufficiale: monsignor Pietro Parolin è il nuovo Segretario di Stato VaticanoScrive Radio Vaticana:

Il Santo Padre ha accettato, secondo il Can. 354 del Codice di Diritto Canonico, le dimissioni del Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, chiedendogli, però, di rimanere in carica fino al 15 ottobre 2013, con tutte le facoltà inerenti a tale ufficio. Nel medesimo tempo il Santo Padre ha nominato Mons. Pietro Parolin, Nunzio Apostolico in Venezuela, come nuovo Segretario di Stato. Egli prenderà possesso del suo ufficio il 15 ottobre 2013. In quell’occasione, il Papa riceverà in Udienza Superiori ed Officiali della Segreteria di Stato, per ringraziare pubblicamente il Card. Tarcisio Bertone per il suo fedele e generoso servizio alla Santa Sede e per presentare loro il nuovo Segretario di Stato.

Nel tracciare il profilo del nuovo Segretario di Stato, Gianni Valente scrive:

Se c’è un tratto rintracciabile nel modus operandi di Parolin è quello riconducibile alla grande tradizione diplomatica vaticana: realismo, studio approfondito dei contesti e dei problemi da affrontare, ricerca delle soluzioni possibili. Davanti ai conflitti regionali che continuano a stravolgere il mondo – a partire dal Medio Oriente – e ai rischi di nuovi scontri globali tra superpotenze antiche e nuove, la Santa Sede potrà offrire ancora il suo contributo di saggezza e lungimiranza per favorire i cammini della pace.

In pratica, tutto l’opposto del cardinal Bertone che non veniva da alcuna tradizione diplomatica: venne scelto come Segretario di Stato per via della personale conoscenza e collaborazione con Benedetto XVI in quanto Bertone dal 1995 al 2002 era stato segretario della Congregazione per la dottrina della fede (ex Sant’Uffizio) di cui Ratzinger era prefetto. Continua Valente, sottolineando l’apporto che potrebbe dare monsignor Pietro Parolin alla diplomazia vaticana:

Soprattutto, con Parolin sarebbero fatalmente destinate alla rottamazione le false dialettiche che negli ultimi anni hanno provato insistentemente a contrapporre diplomazia e proclamazione della fede, realismo dialogante e difesa dell’identità e dei valori cristiani.

Oltre alla nomina del nuovo Segretario di Stato, papa Francesco ha confermato nei rispettivi uffici Mons. Giovanni Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali; Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati; Mons. Georg Gänswein, Prefetto della Prefettura della Casa Pontificia; Mons. Peter Wells, Assessore per gli Affari Generali; Mons. Antoine Camilleri, Sotto-Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Chi è monsignor Pietro Parolin

Monsignor Pietro Parolin

Pietro Parolin è nato a Schiavon, in provincia di Vicenza, nel 1955 e dopo gli studi di filosofia e teologia è stato ordinato ordinato sacerdote nel 1980. Si è specializzato in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Gregoriana e nel 1986 è entrato nella diplomazia vaticana, lavorano prima in Nigeria e poi in Messico. Nel 2002 ha iniziato a prestare i suoi servizi direttamente in Segreteria di Sato, come sotto-segretario della Sezione per i Rapporti con gli Stati.

Nel 2009 è stato consacrato vescovo da papa Benedetto XVI che lo ha anche inviato in Venezuela come suo ambasciatore (nunzio apostolico, appunto).

Che farà il cardinal Bertone?

Il cardinal Tarcisio Bertone

Dopo la nomina del nuovo segretario di stato, il cardinal Tarcisio Bertone, che a dicembre compirà settantanove anni, conserverà l’incarico di Camerlengo di Santa Romana Chiesa come anche quello di presidente del collegio cardinalizio dello IOR. Poi al compimento degli ottanta anni andrà in pensione come tutti i cardinali.

Verso il nuovo Segretario di Stato in Vaticano

Papa Francesco nomina il nuovo Segretario di Stato?

[30 agosto 2013] È finita l’era Bertone in Vaticano? Pare di sì. A quanto sembra, infatti, domani, 31 agosto, dovrebbe essere annunciato il nuovo Segretario di Stato VaticanoLe vocidanno come nuovo numero due monsignor Pietro Parolin, attualmente Nunzio Apostolico in Venezuela, anche se c’è chi parla del cardinal Giuseppe Bertello, Presidente del Governatorato, uno degli otto saggi nominati da papa Francesco per riformare la Curia vaticana.

Oggi la sala stampa vaticana ha reso nota la nomina del nuovo segretario del Governatorato, lo spagnolo Fernando Vergez, appartenente ai Legionari di Cristo, per molti anni segretario del cardinale argentino Pironio, capo delle Telecomunicazioni vaticane. Ricordiamo che i vari movimenti per le nuove nomine in Vaticano sono iniziate proprio da questo posto, occupato prima da monsignor Viganò poi mandato negli USA, quindi da monsignor Sciacca che è stato spostato al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica con un incarico confezionatogli ad hoc.

La nomina del nuovo Segretario di Stato sarebbe stata comunicata al cardinal Angelo Sodano, decano del Collegio Cardinalizio nei giorni scorsi (il bollettino della sala stampa vaticana informava solamente che papa Francesco aveva ricevuto in udienza a Santa Marta il cardinal Sodano) e, se verrà comunicata domani, dovrebbe essere operativa dopo quarantacinque giorni.

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Province, verso il rinvio della riforma Avanti: “Attentato alla democrazia

CONFERMATA LA STATALIZZAZIONE DEI LICEI PROVINCIALI

province
POLITICA 29 agosto 2013

di Redazione

“Mi auguro che le voci di un possibile rinvio della riforma e di un prolungamento del commissariamento delle Province si rivelino infondate. In caso contrario saremmo di fronte ad un vero e proprio attentato alla democrazia”.

Il Presidente dell’Unione regionale province siciliane Giovanni Avanti interviene nell’attuale dibattito politico sulla riforma delle Province.

“L’ipotesi di un rinvio trapelata in questi giorni dalla Regionee non esclusa dall’assessore alle autonomie locali Patrizia Valenti – afferma Avanti – è davvero inquietante. Sarebbe la conferma di un piano finalizzato a controllare le Province sine die attraverso i commissari, dopo aver eliminato con un colpo di mano le elezioni della scorsa primavera. Vorrei sapere dove sono e cosa pensano coloro che lo scorso marzo applaudivano al provvedimento di legge con il quale si commissariavano le Province in attesa della riforma e si inneggiava al cosiddetto modello Sicilia”.

“Oggi a distanza di cinque mesi lo scenario è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo nove enti allo sbando – dice Avanti -, con una situazione finanziaria disastrosa che blocca non solo i servizi essenziali ma impedisce persino il pagamento degli stipendi, mentre la riforma degli enti è tutta in alto mare e le prime proposte del governo regionale, tutte ancora da verificare, destano non poche perplessità e rivelano ancora una volta improvvisazione e idee confuse. Altro che modello Sicilia. Purtroppo però  il sospetto è che dietro  questo percorso, troppo sconclusionato per essere vero, si nascondano altro tipo di interessi, in primis la gestione della  privatizzazione degli aeroporti a cominciare da quelli di Palermo e Catania,per proseguire con la gestione del patrimonio immobiliare delle nove Province”.

“Prolungare la gestione commissariale rappresenterebbe quindi non solo un golpe istituzionale, ma anche il tentativo di mettere nelle mani di soggetti nominati direttamente dal Presidente Crocetta la scelta su questioni di primaria importanza e con forti refluenze economiche, senza alcun controllo da parte di organi eletti democraticamente. Tutto questo sta però passando sulla testa non solo dei 6500 dipendenti provinciali, ma su una miriade di soggetti che dalle Province dipendono e sui cittadini che stanno vedendo venir meno una serie di servizi fondamentali quali la scuola e la viabilità. Ma questo sembra non importare a nessuno”.

 Intanto sembra segnato il destino dei licei provinciali. Dopo l’approvazione di un provvedimento ad hoc nel corso dell’ultima giunta di governo, proposto dall’assessore Scilabra, è stato varato il piano di accorpamento dei licei dei coralli e specialistici della provincia di Trapani ad altre istituzioni scolastiche statali. La stessa sorte toccherà anche agli altri licei, compreso l’Ipcl di Palermo. nonostante le proteste, infatti, la segretaria generale di palazzo d’Orleans sta dando mandato ai commissari di procedere alla statalizzazione. Una scelta che si muove in direzione opposta rispetto alle indicazioni del Parlamento.

L’Ars, di fatto, viene esautorata anche in questo caso. Lo scorso 9 agosto l’assemblea aveva approvato un ordine del giorno con il quale aveva chiesto esplicitamente ai commissari incaricati dello scioglimento delle Province di bloccare i percorsi di statalizzazione avviati in quanto non garantiscono né i docenti né la continuità della didattica. L’assessore alle Autonomie locali, il 23 agosto, dunque meno di una settimana fa, con una propria nota aveva raccomandato ai commissari il rispetto di quanto richiesto dall’Ars “per garantire il corretto inizio delle attività scolastiche”.

La statalizzazione, probabilmente, garantisce l’avvio dell’anno scolastico ma non si sa in che modo ne da garanzie sulla prosecuzione delle lezioni. appare probabile infatti, che le classi possano essere smembrate ed accorpate ad altri licei perdendo la specificità degli studi che si seguivano nei provinciali. Su tutti c’è una sola certezza ovvero il “licenziamento” degli insegnanti precari.

Contro queste scelte si schiera la Cgil che si rivolge al prefetto di Palermo chiedendogli di bloccare la procedura per l’istituto di cultura e lingue 

mav

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