LO TSUNAMI ELETTORALE. QUANDO I PARTITI VANNO ALLA PROVA VERITA’

 

Mercoledì 31 Ottobre 2012 11:31 ADOMEX
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Come iniziare il racconto del day-after della politica siciliana. Ogni 5 anni, di solito, il governo torna al POPOLO. Le forze politiche si confrontano con la realtà e la prova verità inevitabilmente da le scosse di assestamento. Chi nasce, chi crolla, chi sorge e chi risorge.

Nel PdS-MpA il fatto più significativo è che Nicola D’Agostino, che ha preso 13.601 voti e supera Toti Lombardo che ha avuto «solo» 9.633 voti di papà, considerato che il fanciullo è ancora uno studente e che se non si fosse chiamato Lombardo…… Una desolazione, questo risultato per papà Raffaele, vista la sfida lanciata in campagna elettorale dal pupillo o ex pupillo Giovanni Pistorio, che puntava a questo per affermare che la leadership del partito è sua e che “Lombardo non esiste più, è finito”. Nelle prossime settimane vedremo che succederà atteso che qualcosa avverrà senz’altro. “Cu di sceccu ni fa cavaddu u primu cauci è do so”. Ci dicono.

Le beghe più grandi sono invece all’interno del PdL. Una clamorosa sconfitta, una perdita di 20 punti circa di percentuale e la luna di miele finita coi siciliani, malgrado la migliore candidatura possibile messa in campo, quella di Nello Musumeci. Senza la sua faccia chissà come sarebbe andata per loro. Questo Musumeci lo sa e manda a dire che se questo centrodestra non cambia lui, dopo il suo sacrificio (ma prende 5 seggi all’ARS compreso il suo “ope legis”) ognuno per la propria strada?

Ma i venti di guerra non provengono solo dal mancato presidente Musumeci. Cascio va giù molto duro con i coordinatori. “Mi auguro che Angelino Alfano abbia il coraggio di fare quello che avrebbe dovuto fare da tempo. “Piazza pulita. A qualsiasi livello. A livello regionale e nazionale. Il Pdl oggi ‘vanta’ deputati che non sono conosciuti nemmeno nei loro condomini (chiaro riferimento ai catanesi Torrisi e Gibiino), ci sono vallette e veline ovunque. E soprattutto, sono troppi, oggi, i dirigenti impresentabili”.

Tutti contro il PdL catanese, anche Stefania Prestigiacomo. “ Mi sarei aspettata almeno un po’ di autocritica  da parte di Angelino Alfano, è chiaro che la causa principale della sconfitta è la divisione dentro il centrodestra, con un pezzo della storia di Forza Italia lasciato a correre da solo: Gianfranco Miccichè’. Un giorno Alfano annunciava al Corriere della Sera l’accordo con Miccichè – aggiunge – e lo stesso giorno, sui giornali locali, il coordinatore regionale del Pdl, Castiglione, proclamava il suo disimpegno se fosse stato candidato Miccichè (dopo l’incontro con Firrarello sui termovalorizzatori come afferma Micciché). Antichi rancori, faide personali che si pagano cari. E poi le  liste, compilate per favorire gli amici di Tizio, Caio e Sempronio. Vale a dire del senatore Firrarello, dell’ex ministro, ex Udc, Saverio Romano e di un altro potente dell’isola”. Analisi logica e razionale che trova conferma nei fatti.

Invece come se venisse da Marte il coordinatore provinciale del PdL Gibiino, uno dei miracolati a detta di Cascio nel senso che nessuno lo conosce ma è deputato nazionale perché firarelliano doc: “Il risultato siciliano ha un primo punto di riflessione, il grandissimo astensionismo, la mancata partecipazione alla democrazia, la grande sfiducia, il disagio sociale, la difficoltà di intravedere credibilità, capacità e una luce alla fine del tunnel da parte della metà dei siciliani. Secondo punto, Grillo non convince gli astenuti ad andare a votare, ma coglie la rabbia di tanti elettori e li porta a casa nel suo movimento, senza programma. Devo dire senza programma da parte di tanti, perché in questa campagna elettorale non è stato possibile parlare di programmi e di proposte ma solamente di battute e di populismo. Ancora, Catania dimostra, con il Pdl, di avere metodo, di avere il “modello Catania”. (che ridicolaggine). Il Popolo della Libertà sotto l’Etna è il primo partito in assoluto (certamente dovuto al fatto che gli altri hanno fatto più liste). Se tutti avessero adottato il nostro sistema, nel centrodestra, nelle altre province, Nello Musumeci avrebbe vinto. Ultimo punto: Lombardo. Il nemico tentacolare della Sicilia e dei catanesi riesce a fare presentare Miccichè per sottrarre voti al centrodestra e poi, con il voto disgiunto, codificato e declinato in tutte le sezioni, trasferisce il consenso dai candidati dell’Mpa a Crocetta, restituendo il favore di avere avuto l’appoggio del Pd al suo governo, disastroso per la Sicilia”. Direte che è incredibile quello che si legge. Il “modello Catania” sta bene a Gibiino, eccome se gli sta bene. Chiedetegli come farebbe il deputato senza “modello Catania” e non solo lui…..per parlare solo di Catania. La verità che senza gli ex AN questo partito anche sotto l’Etna avrebbe raccolto ben poco, i numeri non sono opinabili.

E a proposito di Catania, una bella notizia, finalmente il presidente della Provincia di Catania che presiede da 4 anni e mezzo, Giuseppe Castiglione, si e’ dimesso dall’incarico. Si candiderà alle prossime elezioni politiche, se la legge glielo consentirà. “E’ con grande dispiacere e con sentimenti di viva gratitudine per la straordinaria esperienza amministrativa e politica vissuta – ha detto – che rassegno le mie dimissioni da presidente della Provincia di Catania, costretto dalle norme discriminatorie (vorrebbe stare dappertutto come se avesse due o più sederi per occupare tutte le sedie possibili) che regolano le candidature alle elezioni politiche”. Adesso arriva il commissario e finisce la cuccagna.

Noi riteniamo che ancora “la situazione è fluida”, nel senso che con le politiche, le provinciali e le comunali a Catania e in qualche grosso centro, la politica catanese fibrilla sempre di più ed il PdL potrebbe perdere tutto, anche l’Etna.

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