Truffa e giochi, pioggia di arresti Tutti i nomi degli indagati

CALTANISSETTA

Giochi, mafia e truffa all’erario. La squadra mobile di Caltanissetta arresta diciannove persone, sgominando una vasta organizzazione. (I nomi e i volti nella fotogallery)

Truffa e giochi, pioggia di arresti Tutti i nomi degli indagati
CALTANISSETTA- “Les jeux sont faits 2”. L’hanno ribattezzata così l’operazione di polizia, scattata alle prime ore del giorno, che vede coinvolte 21 persone e tra queste anche “servitori dello Stato”: un sostituto commissario di polizia, un assistente capo delle guardie carcerarie, due marescialli della guardia di finanza e un vigile urbano. In totale sono state eseguite 42 misure cautelari, disposte dal Presidente della Sezione G.I.P. del Tribunale di Caltanissetta dr.ssa Maria Carmela Giannizzo, su richiesta della Procura della Repubblica D.D.A. di Caltanissetta. “La giustizia non guarda in faccia nessuno”,  ha affermato Sergio Lari durante la conferenza stampa.Si era già capito, il gioco frutta tanti soldi, li movimenta per poi farli scomparire o riciclare con l’aiuto di compiacenti banchieri. Un business al quale non potevano certo rimanere insensibili le organizzazioni criminali, da sempre assai attente ai vari settori dell’economia che assicurano consistente remuneratività degli investimenti e la possibilità di riciclaggio dei proventi illeciti, passando per paradisi fiscali e utilizzando numerose società estere e italiane costituenti le classiche “scatole cinesi”. Le indagini della Sezione Criminalità organizzata – gruppo Polizia dei giochi e delle scommesse della Squadra Mobile, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia nissena, hanno evidenziato attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali come, anche a Caltanissetta e nei centri limitrofi, Cosa nostra sia riuscita grazie ai componenti della famiglia Allegro quasi a monopolizzare il mercato delle macchinette. Gestori di bar e negozi a cui è stato interdetto l’esercizio dell’impresa perché percepivano, ognuno a seconda del numero della macchinette installate presso i loro esercizi, e in proporzione agli incassi in nero una larga fetta dei proventi dell’attività illecita essendo pienamente consapevoli della sussistenza della truffa anche nei confronti dei giocatori, ed essendo in moltissimi casi in possesso dei telecomandi che consentivano di avviare il gioco illegale o la slot machine.

Alla famiglia Allegro è stato sequestrato un patrimonio per un valore complessivo stimato in circa 5 milioni di euro; tra questi beni figurano le tre società del gruppo “Eurogames 2000 S.r.l.”, la società “Bet Games Group S.r.l.” e la Bet Games 2000 S.r.l., tutte e tre con sede a Caltanissetta, oltre quattro appartamenti, una villa, appezzamenti di terreno, 12 autovetture di grossa cilindrata e tre depositi di conto corrente bancario.

L’indagine segue la scia dei risultati raggiunti nel 2011, allorché nel corso di 44 perquisizioni vennero sequestrate oltre 90 macchinette da intrattenimento, modificate in slot machine e videopoker. Anche in quel caso gli investigatori avevano riscontrato il livello di penetrazione raggiunto da Allegro e dai suoi correi negli apparati di sicurezza preposti al controllo delle attività di gioco legale. “E’ un intreccio fra mafia, scommesse clandestine e corruzione di pubblici ufficiali”, ha detto il dirigente della squadra mobile nissena Giovanni Giudice durante la conferenza stampa. L’industria del gioco ha attualmente in Italia un fatturato complessivo di circa  il 3% del Pil, una cifra esorbitante se rapportata alla crisi economica che investe oggi il Paese. Inoltre, prendendo in esame “l’affaire” slot-machine, sembrerebbe che esso offra lavoro a circa 5000 aziende e 120.000 persone. Dati talmente alti che spiegano da soli quale interesse abbia la criminalità organizzata nell’infiltrarsi nel settore dei giochi leciti ed illeciti. L’analisi è confermata dalla relazione della DDA e riportate nella relazione sui rischi di infiltrazione mafiosa nel settore dei giochi leciti ed illeciti presentata nel decorso anno  alla Commissione Antimafia.

I nomi degli indagati
Questi i nomi e le imputazioni degli indagati raggiunti da ordine di custodia cautelare in carcere, nell’inchiesta “Les jeux sont faits 2”. Sono Michele Campione, 55 anni, sostituto commissario della polizia di Stato, in servizio presso la polizia postale, accusato di concussione; Matteo Saracino, 49 anni, maresciallo della guardia di finanza in servizio presso il comando provinciale di Caltanissetta e Francesco Nardulli, 59 anni, già maresciallo della Guardia di Finanza, in servizio presso la Sezione di P.G. della Procura della Repubblica di Caltanissetta, oggi in pensione, entrambi per i reati di concorso in corruzione e in frode informatica e peculato; Agostino Longo, 53 anni, assistente capo della polizia di Stato, in servizio presso la questura di Caltanissetta, per corruzione e concorso omissivo in frode informatica; Giuseppe Messina, 54 anni, assistente capo della polizia penitenziaria, per concorso esterno in associazione mafiosa; Alfredo D’Anna, 53 anni (inteso Angelo), vigile urbano presso il comune di Caltanissetta, e la moglie, Maria Grazia Amico, 49 anni, entrambi per i reati di concorso in corruzione e in frode informatica e peculato; Matteo Allegro, 32 anni, Salvatore Allegro, di 56 e Luigi Allegro, di 29 anni, imputati di concorso esterno in associazione mafiosa, illecita concorrenza con violenza, minaccia aggravata, frode informatica e peculato; Marco Angotti, 31 anni, per associazione mafiosa, illecita concorrenza con violenza e minaccia aggravata; Salvatore Di Marca, di 58 anni, per associazione mafiosa; Stefano Cristiano, di 51 anni, fornitore delle schede taroccate delle slot-machine, Salvatore Cataldi, 33 anni, stretto collaboratore di Matteo Allegro, e i commercianti Lirio Torregrossa, di 45 anni, Alfonso e Vincenzo Martorana, di 47 e 45 anni, Alessandro Foglietto, di 59 anni, sono tutti accusati di concorso in frode informatica e peculato; Giuseppe Vinci, di 39 anni, unico esercente di Gela tra gli arrestati, è accusato di illecita concorrenza con violenza e minaccia. Gli arresti domiciliari sono stati concessi a Biagio Mangiavillano, di 25 anni, e Matteo Lombardo, di 31 anni.

(Ha collaborato Lino Alaimo)

Ultima modifica: 09 Ottobre ore 18:58
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