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Archivi del mese: Ottobre 2012

LO TSUNAMI ELETTORALE. QUANDO I PARTITI VANNO ALLA PROVA VERITA’

 

Mercoledì 31 Ottobre 2012 11:31 ADOMEX
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Come iniziare il racconto del day-after della politica siciliana. Ogni 5 anni, di solito, il governo torna al POPOLO. Le forze politiche si confrontano con la realtà e la prova verità inevitabilmente da le scosse di assestamento. Chi nasce, chi crolla, chi sorge e chi risorge.

Nel PdS-MpA il fatto più significativo è che Nicola D’Agostino, che ha preso 13.601 voti e supera Toti Lombardo che ha avuto «solo» 9.633 voti di papà, considerato che il fanciullo è ancora uno studente e che se non si fosse chiamato Lombardo…… Una desolazione, questo risultato per papà Raffaele, vista la sfida lanciata in campagna elettorale dal pupillo o ex pupillo Giovanni Pistorio, che puntava a questo per affermare che la leadership del partito è sua e che “Lombardo non esiste più, è finito”. Nelle prossime settimane vedremo che succederà atteso che qualcosa avverrà senz’altro. “Cu di sceccu ni fa cavaddu u primu cauci è do so”. Ci dicono.

Le beghe più grandi sono invece all’interno del PdL. Una clamorosa sconfitta, una perdita di 20 punti circa di percentuale e la luna di miele finita coi siciliani, malgrado la migliore candidatura possibile messa in campo, quella di Nello Musumeci. Senza la sua faccia chissà come sarebbe andata per loro. Questo Musumeci lo sa e manda a dire che se questo centrodestra non cambia lui, dopo il suo sacrificio (ma prende 5 seggi all’ARS compreso il suo “ope legis”) ognuno per la propria strada?

Ma i venti di guerra non provengono solo dal mancato presidente Musumeci. Cascio va giù molto duro con i coordinatori. “Mi auguro che Angelino Alfano abbia il coraggio di fare quello che avrebbe dovuto fare da tempo. “Piazza pulita. A qualsiasi livello. A livello regionale e nazionale. Il Pdl oggi ‘vanta’ deputati che non sono conosciuti nemmeno nei loro condomini (chiaro riferimento ai catanesi Torrisi e Gibiino), ci sono vallette e veline ovunque. E soprattutto, sono troppi, oggi, i dirigenti impresentabili”.

Tutti contro il PdL catanese, anche Stefania Prestigiacomo. “ Mi sarei aspettata almeno un po’ di autocritica  da parte di Angelino Alfano, è chiaro che la causa principale della sconfitta è la divisione dentro il centrodestra, con un pezzo della storia di Forza Italia lasciato a correre da solo: Gianfranco Miccichè’. Un giorno Alfano annunciava al Corriere della Sera l’accordo con Miccichè – aggiunge – e lo stesso giorno, sui giornali locali, il coordinatore regionale del Pdl, Castiglione, proclamava il suo disimpegno se fosse stato candidato Miccichè (dopo l’incontro con Firrarello sui termovalorizzatori come afferma Micciché). Antichi rancori, faide personali che si pagano cari. E poi le  liste, compilate per favorire gli amici di Tizio, Caio e Sempronio. Vale a dire del senatore Firrarello, dell’ex ministro, ex Udc, Saverio Romano e di un altro potente dell’isola”. Analisi logica e razionale che trova conferma nei fatti.

Invece come se venisse da Marte il coordinatore provinciale del PdL Gibiino, uno dei miracolati a detta di Cascio nel senso che nessuno lo conosce ma è deputato nazionale perché firarelliano doc: “Il risultato siciliano ha un primo punto di riflessione, il grandissimo astensionismo, la mancata partecipazione alla democrazia, la grande sfiducia, il disagio sociale, la difficoltà di intravedere credibilità, capacità e una luce alla fine del tunnel da parte della metà dei siciliani. Secondo punto, Grillo non convince gli astenuti ad andare a votare, ma coglie la rabbia di tanti elettori e li porta a casa nel suo movimento, senza programma. Devo dire senza programma da parte di tanti, perché in questa campagna elettorale non è stato possibile parlare di programmi e di proposte ma solamente di battute e di populismo. Ancora, Catania dimostra, con il Pdl, di avere metodo, di avere il “modello Catania”. (che ridicolaggine). Il Popolo della Libertà sotto l’Etna è il primo partito in assoluto (certamente dovuto al fatto che gli altri hanno fatto più liste). Se tutti avessero adottato il nostro sistema, nel centrodestra, nelle altre province, Nello Musumeci avrebbe vinto. Ultimo punto: Lombardo. Il nemico tentacolare della Sicilia e dei catanesi riesce a fare presentare Miccichè per sottrarre voti al centrodestra e poi, con il voto disgiunto, codificato e declinato in tutte le sezioni, trasferisce il consenso dai candidati dell’Mpa a Crocetta, restituendo il favore di avere avuto l’appoggio del Pd al suo governo, disastroso per la Sicilia”. Direte che è incredibile quello che si legge. Il “modello Catania” sta bene a Gibiino, eccome se gli sta bene. Chiedetegli come farebbe il deputato senza “modello Catania” e non solo lui…..per parlare solo di Catania. La verità che senza gli ex AN questo partito anche sotto l’Etna avrebbe raccolto ben poco, i numeri non sono opinabili.

E a proposito di Catania, una bella notizia, finalmente il presidente della Provincia di Catania che presiede da 4 anni e mezzo, Giuseppe Castiglione, si e’ dimesso dall’incarico. Si candiderà alle prossime elezioni politiche, se la legge glielo consentirà. “E’ con grande dispiacere e con sentimenti di viva gratitudine per la straordinaria esperienza amministrativa e politica vissuta – ha detto – che rassegno le mie dimissioni da presidente della Provincia di Catania, costretto dalle norme discriminatorie (vorrebbe stare dappertutto come se avesse due o più sederi per occupare tutte le sedie possibili) che regolano le candidature alle elezioni politiche”. Adesso arriva il commissario e finisce la cuccagna.

Noi riteniamo che ancora “la situazione è fluida”, nel senso che con le politiche, le provinciali e le comunali a Catania e in qualche grosso centro, la politica catanese fibrilla sempre di più ed il PdL potrebbe perdere tutto, anche l’Etna.

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Catania Provincia Regionale, dimissioni al vertice: “SuperPippo” Castiglione lascia! Destinazione: Parlamento nazionale

30 ottobre 2012, 23:51

castiglioneE’ con vivo rammarico che diamo questa notizia (notizia che in realtà vi avevamo anticipato un paio di mesi addietro mentri tutti ci prendevano per pazzi). Adesso giunge la conferma: un esponente di alto lignaggio della “classe dirigente” sicula ci…”lascia” per altri e alti lidi…romani. Si è dimesso.

di Marco Benanti, iena mangiapistacchi

I tifosi del Milan ricordano ancora “SuperPippo” Filippo Inzaghi. Rapace. Sotto porta.

I catanesi e i siciliani, invece, conoscono bene le doti eccelse, di alto lignaggio di “Superpippo” Giuseppe Castiglione da Bronte. Un nome, una garanzia. Lascia la Provincia Regionale Castiglione. In mezzo a qualche debituccio, in mezzo a tante cose che non si sono fatte. Ma si sono annunciate. E vola via, verso Roma. Elezioni nazionali lo attendono. Straordinaria la sua gestione del Pdl siculo: Nello Musumeci lo ringrazia vivamente. Anche oggi parole di vivo apprezzamento per come va il Pdl in Sicilia. Davvero da mettere in bacheca, la gestione diciamo. Magari per dimenticarla?

Chi ha deciso la sua candidatura, questo non importa in democrazia. Importa che siederà in Parlamento. E’ stato deciso così. Semplice.

Castiglione si è dimesso oggi.  Lo ha annunciato lo stesso Castiglione dopo avere riunito la giunta dell’ente, che presiede da quattro anni e mezzo. “E’ con grande dispiacere e con sentimenti di viva gratitudine per la straordinaria esperienza amministrativa e politica vissuta – ha detto – che rassegno le mie dimissioni da presidente della Provincia di Catania, costretto dalle norme discriminatorie che regolano le candidature alle elezioni politiche”.

Da parte nostra, da “ienesicule” un invito: “Superpippo” ripensaci. Non ci lasciare!

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Ambucammu

Elezioni Sicilia, Belcastro accusa: “Voti pagati 300 euro”

L’avvocato dei boss della ‘ndrangheta lancia in Parlamento l’accusa di voti compratialle elezioni regionali siciliane di domenica scorsa. E pur non indicando casi specifici, suscita la riposta stizzita dell’Udc, partito uscito vincitore dalle urne in quanto sostenitore del candidato Pd – e icona dell’antimafia – Rosario Crocetta. “Mi si dice che anche nelle ultime elezioni siciliane c’è stata una compravendita di voti. Un voto è stato pagato addirittura 300 euro“, afferema nel suo intervento in aula il deputato di Noi SudElio Belcastro, durante l’approvazione del Ddl anticorruzione. “I prezzi sono fortemente lievitati”, aggiunge il parlamentare calabrese, il cui studio legale assiste i principali boss della ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro: i Piromalli, i Molè, i Bellocco, i Pesce, i Crea. “In Calabria alle scorse elezioni al massimo si era arrivati a 70 euro per un voto“. La rivelazione del parlamentare è contestata da Roberto Rao, deputato dell’Udc, che controbatte: “Se il mio collega o altri fossero davvero a conoscenza di fatti gravissimi come questi, dovrebbero recarsi alla Procura della Repubblica e raccontare tutto quello che sanno. Altrimenti” – prosegue – ” il loro comportamento omissivo e omertoso e le loroinsinuazioni striscianti non faranno altro che generare una sensazione di complicità di questo Parlamento con comportamenti gravissimi e deliquenziali come è la compravendita dei voti”. La controreplica di Belcastro non si fa attendere e definisce“intimidazione” l’intervento di Rao. “Sono un uomo libero che denuncia dei fatti gravi” – si difende l’onorevole – “e non credo che Rao voglia tapparmi la bocca. Di ciò che sono a conoscenza sarei anche pronto a riferire”. E continua polemicamente: “Mi sarei aspettato non una denuncia contro chi denuncia, ma una richiesta di approfondimenti ulteriori, uno stimolare le Procure”. Lapidaria la dichiarazione conclusiva del Vicepresidente della Camera, Rocco Buttiglione, che così commenta: “Il deputato Belcastro denuncia politicamente in quest’Aula gli episodi di malcostume, assumendosi la piena responsabilità politica di quello che dice. Ma il cittadino che ha notizie di reato ha il dovere morale di portarle a conoscenza della magistratura”

31 ottobre 2012
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IL “PARTITO SICILIANO” PRIMA FORZA POLITICA DELLA SICILIA. ECCO GLI ELETTI

30/10/2012

Il risultato che esce fuori alla fine dello spoglio della tornata elettorale regionale è più che valido per la coalizione sicilianista che, con il 20% dei voti complessivi, elegge ben quindici deputati; dieci per il Partito dei Siciliani: Roberto Di Mauro, Pino Federico, Nicola D’Agostino, Toti Lombardo, Dino Fiorenza, Giuseppe Picciolo, Enzo Figuccia, Giovanni Greco, Pippo Gennuso, Giovanni Lo Sciuto. E cinque per Grande Sud: Michele Cimino, Annunziata Lantieri, Bernadette Grasso, Riccardo Savona, e Edy Tamajo.
Intanto, in una nota congiunta, i segretari dei tre partiti della coalizione Giovanni Pistorio del Partito dei Siciliani, Carmelo Briguglio di FLI, e Pippo fallica di Grande Sud, dichiarano: “Il Partito Siciliano è la prima forza politica della Sicilia. Ripartiamo da questa certezza per difendere con ancora più forza e determinazione gli interessi del nostro territorio”.
Uff. Stampa Partito dei Siciliani

IL "PARTITO SICILIANO" PRIMA FORZA POLITICA DELLA SICILIA. ECCO GLI ELETTI

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I novanta all’Ars

VOLTI NUOVI E VECCHIE CONOSCENZE ALL’ARS

La carica dei novanta

30 ottobre 2012 –

Ecco come sarà essere composta la nuova ARS (l’ultima con 90 deputati) suddivisa per gruppi consiliari. La pattuglia più numerosa è quella del Movimento 5 Stelle che conta 15 elementi, segue il Pd con 14 onorevoli, 12 deputati per il Pdl, con un componente in meno l’Udc, 10 per Pds-Mpa, 5 seggi ciascuno per Grande Sud e la Lista Crocetta Presidente, infine 4 per Cantiere Popolare e la Lista Nello Musumeci. Di seguito la probabile composizione dei gruppi:

PID – CANTIERE POPOLARE
Salvatore Cascio
Toto Cordaro
Roberto Clemente
Valeria Sudano

GRANDE SUD
Michele Cimino
Annunziata Luisa Lantieri
Bernadette Grasso
Riccardo Savona
Edy Tamajo

 

PDL
Vicenzo Fontana
Salvo Pogliese
Nino D’Asero
Marco Falcone
Santi Formica
Nino Germanà
Francesco Cascio
Francesco Scoma
Salvino Caputo
Giorgio Assenza
Enzo Vinciullo
Mimmo Fazio 

M5S
Matteo Mangiacavallo
Giancarlo Cancelleri
Angela Foti
Francesco Cappello*
Gianina Ciancio
Antonio Venturino
Valentina Zafarana
Claudia La Rocca
Salvatore Siragusa
Giorgio Ciaccio
Giampiero Trizzino*
Vanessa Ferreri
Stefano Zito
Valentina Palmeri
Sergio Troisi
*Cancelleri dovrà optare per un seggio tra i collegi di Caltanissetta, Catania e Palermo

CROCETTA PRESIDENTE
Gianfranco Vullo
Marcello Greco
Giovanni Di Giacinto
Nello Di Pasquale
Gianbattista Coltraro

NELLO MUSUMECI PRESIDENTE
Gino Ioppolo
Carmelo Currenti
Salvo Lo Giudice
Paolo Ruggirello

PdS-MPA
Roberto Di Mauro
Pino Federico
Nicola D’Agostino
Toti Lombardo
Dino Fiorenza
Giuseppe Picciolo
Enzo Figuccia
Giovanni Greco
Giuseppe Gennuso
Giovanni Lo Sciuto

PD
Giovanni Panepinto
Giuseppe Arancio
Antony Barbagallo
Concetta Raia
Mario Alloro
Franco Rinaldi
Giuseppe Laccoto
Filippo Panarello
Fabrizio Ferrandelli
Antonello Cracolici
Giuseppe Lupo
Giuseppe Di Giacomo
Bruno Marziano
Baldo Gucciardi

UDC
Calogero Firetto*
Margherita La Rocca Ruvolo*
Gianluca Micciché
Luca Sammartino
Lino Leanza*
Marco Forzese
Pippo Nicrota*
Giovanni Ardizzone
Nino Dina
Totò Lentini
Orazio Ragusa
Pippo Sorbello
Mimmo Turano
*Leanza e Firetto, appartenenti al listino Crocetta, potrebbero optare per il listino favorendo il subentro di Nicotra e La Rocca Ruvolo.

A questi deputati si aggiungono il presidente eletto, Rosario Crocetta, il candidato alla presidenza giunto secondo Nello Musumeci e gli otto nominativi che compongono il Listino Crocetta:

Mariella Maggio
Calogero Firetto
Marica Cirone
Lino Leanza
Maria Milazzo
Antonio Malafarina
Alice Anselmo
Nino Oddo

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Finite le elezioni ripartono gli arresti

INDAGINE DELLA POLIZIA

Tangenti, fotovoltaico e conti svizzeri
Obbligo di dimora per Mario Bonomo

Martedì 30 Ottobre 2012 – 18:23 di 

Si allarga l’inchiesta sul fotovoltaico che portò in carcere Gaspare Vitrano. Per Bonomo, deputato uscente e ricandidato nel Nuovo Polo, e il nipote Marco Sammatrice scatta l’obbligo di dimora. La procura chiedeva l’arresto. Scovati 400 mila euro in un conto svizzero.

PALERMO – La Procura avrebbe voluto arrestarli, ma il Gip ha stabilito che basta l’obbligo di dimora a Siracusa per garantire le esigenze cautelari. Anche perché sono trascorsi sei mesi dalla richiesta di misura cautelare nei confronti di Mario Bonomo, deputato regionale uscente, e del nipote Marco Sammatrice. Sono indagati per concorso in concussione nell’inchiesta sulle tangenti nel fotovoltaico che portò all’arresto di un altro ex onorevole, Gaspare Vitrano.

Bonomo ha tentato, senza successo, di rientrare all’Ars. Alle elezioni di domenica scorsa ha ottenuto poco meno di tremila preferenze. E’ stato il più votato a Siracusa nella lista di Futuro e libertà-Movimento per la Sicilia. Non è stato eletto perché il Nuovo Polo non ha superato lo sbarramento del cinque per cento.

Le indagini della sezione Reati contro la pubblica amministrazione della Squadra mobile, coordinate dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dal sostituto Maurizio Agnello, hanno portato gli investigatori fino in Svizzera. In una banca elvetica hanno scovato un conto, denominato “ognitanto” e intestato a Sammatrice, dove sarebbero confluiti anche i soldi delle tangenti. Poco meno di quattrocento mila euro che il gip ha messo sotto sequestro. Per mesi i funzionari svizzeri, precisi per come sono, hanno chiesto a Sammatrice di dimostrare la provenienza del denaro. Niente, dalla Sicilia nessuna risposta.

Anche il secondo troncone delle indagini si basa sulle dichiarazioni dell’ingegnere Piergiorgio Ingrassia. Fu arrestato assieme a Vitrano mentre l’imprenditore Giovanni Correro – artefice del blitz con la sua denuncia – consegnava dieci mila euro all’ex deputato del Pd. Una tangente, secondo l’accusa, il cui pagamento era stato mediato da Ingrassia. Spartizione di proventi societari, ha ribattuto la difesa di Vitrano, finito sotto processo. Ingrassia, che ha patteggiato una pena a due anni, è venuto in aula a ribadire la sua ricostruzione dei fatti. Ai pubblici ministeri ha pure raccontato dell’esistenza di un giro di sim attraverso cui Bonomo e Sammatrice avrebbero creato una rete riservata di comunicazione. Sammatrice, che è titolare di una concessionaria di moto, avrebbe rubato l’identità ad alcuni ignari clienti, utilizzandola per stipulare dei contratti con una compagnia telefonica. Il racconto di Ingrassia, anche stavolta, è risultato attendibile e riscontrato. La sua collaborazione non gli ha evitato la cancellazione dall’Ordine degli ingegneri. L’esecutività del provvedimento deciso il mese scorso è stata sospesa fino a quando non diventerà definitivo. Ingrassia, infatti, può ricorrere al Consiglio nazionale e poi in Cassazione.

Gaspare Vitrano, Mario Bonomo e Piergiorgio Ingrassia avevano intuito quanto redditizio fosse il business del fotovoltaico. L’ingegnere ci metteva le competenze tecniche e i due deputati la capacità di fare viaggiare spedite le pratiche. Nei casi che interessavano loro il sì è arrivato in un tempo decisamente inferiore rispetto ad una media di oltre tre anni per tutte le altre autorizzazioni. La Enerplus srl, una delle società al centro dell’indagine, ha ottenuto tre concessioni. A Roccamena l’autorizzazione è stata chiesta il 6 novembre 2008 e rilasciata il 21 ottobre 2010. Meno di due anni con in mezzo un ricorso al Tar e al Cga; meno di un anno per quella di Francofonte: 24 ottobre 2008 – 1 ottobre 2009; ancora meno a Monreale (10 mesi): 6 novembre 2008 – 25 settembre 2009. Le altre due autorizzazioni passate ai raggi x riguardano la società Green che ha ottenuto due autorizzazione a Carlentini: contrada Pedagaggi (chiesta il 29 dicembre 2008 e rilasciata il 6 dicembre 2010) e contrada Pancali (chiesta il 2 aprile 2009 e ottenuta il 17 dicembre 2010).

Come quando sono iniziati gli affari? Ecco la ricostruzione degli investigatori culminata nell’arresto di Vitrano del marzo 2011. Bonomo propone a Vitrano, poi espulso dal Pd, di mettersi in affari nel fotovoltaico. E Vitrano coinvolge Ingrassia. Nasce la Green srl con sede legale in viale Croce Rossa a Palermo. La presenza di Ingrassia nell’elenco dei soci è ufficiale, quella dei due deputati è nascosta dietro alcuni uomini di fiducia. Tra questi c’è Marco Sammatrice. L’obiettivo era ottenere con poche migliaia di euro le licenze per costruisce gli impianti e rivenderle a suon di milioni di euro. Meccanismo applicato con la Enerplus. Ufficialmente era l’azienda di famiglia di Ingrassia. Vitrano ha ammesso che lui e Bonomo ne erano soci di fatto, tanto da avere versato una parte dei soldi per la costituzione. Era della Enerplus un impianto a Roccamena rivenduto per sei milioni di euro ad un gruppo spagnolo a fronte di un investimento iniziale di poche decine di migliaia di euro. E i sei milioni dove sono finiti? Secondo Ingrassia, il denaro è stato versato in conti svizzeri per non incappare nei controlli. Dei sei milioni, il 10%, sempre secondo l’ingegnere, sarebbe andato a Vitrano. Se l’ex deputato era socio con Ingrassia perché mai avrebbe dovuto estorcergli del denaro?, hanno tuonato i difensori, gli avvocati Vincenzo Lo Re e Francesco Riggio.

Due settimane fa, Ingrassia è stato chiamato a deporre davanti alla terza sezione del Tribunale che processa Vitrano per concussione. Senza esitazione ha riferito cosa gli dissero Bonomo e Vitrano: “Noi siamo il potere e senza l’intervento politico andrai incontro a un fallimento”. “Mi dissero chiaramente – ha aggiunto – che senza l’appoggio politico non avrei potuto portare a termine i miei progetti”. A quel punto scattò l’imposizione: “I lavori dovevano essere affidati a ditte di loro fiducia. Accettai perché avevo paura a rifiutare l’accordo”. E poi arrivò la richiesta di tangenti: “Lo chiamavano ‘costo politico’. Vollero dei soldi quando vendetti la Enerplus per 2,3 milioni di euro”. Soldi che sarebbero confluiti nel svizzero, così come volevano i politici.

Quando ad aprile venne fuori la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati, Mario Bonomo, si proclamò innocente. Disse di avere avuto solo l’intuizione che “la produzione di energia pulita è il motore del nostro sviluppo. Quando nel 2008 fui eletto per la prima volta all’Ars e conobbi Vitrano, allora mio compagno nel Pd, fu naturale parlare con lui di economia. Gaspare è la persona più buona e più onesta che abbia mai conosciuto. Decidemmo di tentare insieme un’esperienza di impresa”. E concluse: “Io ho denunciato gli esattori del pizzo, non potrei mai chiedere una tangente”. Ora sarà di nuovo chiamato a discolparsi. E domani, giorno in cui è previsto il suo interrogatorio al processo a carica di Vitrano, si dovrò presentare in Tribunale. Gli servirà un permesso speciale per spostarsi da Siracusa, città da cui ha l’obbligo di non allontanarsi.

Ultima modifica: 30 Ottobre ore 19:03
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E’ iniziata l’ultima frantumazione

LO SCENARIO FUTURO

Pdl contro Pdl
A Catania si profila lo scontro

Martedì 30 Ottobre 2012 – 21:59 di 

Il movimento berlusconiano è in frantumi. A Catania gli ex An e gli ex Forza Italia dissentono anche sul risultato delle elezioni. Ma non è che i reduci missini fra di loro si amino troppo. Tutt’altro.

Pdl contro Pdl A Catania si profila lo scontro
CATANIA- L’idea circola ormai da mesi in Italia: con il Popolo della Libertà in frantumi, la componente ex Alleanza Nazionale potrebbe lasciare il movimento berlusconiano per creare un soggetto politico autonomo (che sarebbe il terzo, dopo Futuro e Libertà di Gianfranco Fini e Fare Italia di Adolfo Urso). Le elezioni regionali siciliane di domenica, che hanno visto un crollo verticale del Pdl impensabile qualche anno fa, hanno poi fatto da catalizzatore. Con il risultato che nell’Isola già gli animi fremono.

Lo scontro fra ex An ed ex forzisti è oltremodo palese a Catania. Raffaele Stancanelli, sindaco della città, non manca di precisare con dovizia di particolari le differenze che lo distinguono da Giuseppe Castiglione, presidente della Provincia. E sono differenze sostanziali. Perché si può anche (retro)pensare che il problema fra i due sia l’amicizia di Stancanelli con Raffaele Lombardo, inviso a Castiglione, ma in realtà un oceano separa l’inquilino di Palazzo degli Elefanti da quello di via Nuovaluce. Non solo l’analisi del voto di domenica, che per il sindaco è stato un tracollo, mentre per il presidente non sarebbe accaduto nulla di irreparabile, li divide inesorabilmente. Ma anche e soprattutto la strategia da seguire per “passare la nottata” del Pdl.

Pure quando è stata imbottita di tecnici, la giunta catanese, nella composizione politica, ha mantenuto l’assetto del 2008. Quanto gli sia venuto naturale non è dato sapere, ma Stancanelli in effetti si è sforzato di essere ecumenico, convinto che il centrodestra vince solo se unito e compatto, con insieme tutti i suoi pezzi originari. Per carità, non manca chi evidenzia come nei fatti non possa proprio disfarsi dell’alleato/amico Lombardo, ma con buona probabilità alle sue scelte crede davvero.

Di contro, Castiglione negli anni ha preferito sincronizzare quel che accadeva alla Provincia di Catania con quel che accadeva in Regione, rimuovendo gli uomini targati Mpa al pari di come Lombardo aveva rimosso quelli Pdl.

A questo punto, posto che la convivenza sullo stesso predellino è diventata difficile, i reduci di Alleanza nazionale possono anche andare via. Rimane però un problema supplementare, figlio della storia dell’Msi, un partito nel quale (il politologo Marco Tarchi lo ha spiegato in maniera scientifica) il vero nemico da battere e abbattere era sempre quello interno, più del comunista o del democristiano.

Gli ex An del Pdl vorrebbero fuggire via per dare vita a una formazione autonoma. Ma fra di loro non è che si amino poi tanto. Sempre a Catania, è notoria la freddezza con cui si guardano in genere Stancanelli da un lato e Salvo Pogliese e Basilio Catanoso dall’altro. Il sindaco sostiene che in politica la parola “amore” abbia scarso diritto di cittadinanza. A vedere le condizioni odierne del Pdl, da Catania a salire fino a Milano, c’è davvero da credergli.

Ultima modifica: 30 Ottobre ore 22:41
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Le liste di Catania

ELEZIONI REGIONALI

Le liste di Catania

Domenica 28 Ottobre 2012 – 07:08

Regionali 2012. Le liste a Catania.

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La preside di Bronte Tiziana D’Anna non riesce a spingere la lista del popolo della liberta’ e rimane fuori mentre Giovanni La Via resta ” nmezzu a na strata”

Popolo della Libertà – Catania

Sabato 27 Ottobre 2012 – 19:29

POPOLO DELLA LIBERTA’Giovanni La Via 1628Salvatore Domenico Pogliese detto Salvo 11931

Antonino D’Asero detto Nino 8634

Marco Falcone 8417

Giuseppe Limoli detto Pippo 6456

Giacomo Bellavia 1985

Antonina Bisignano 71

Gianluca Cannavó 2890

Nuccio Condorelli 4017

Dario Daidone 5043

Tiziana D’Anna 1822

Josefina Saurina Gomez 52

Valentina Grace Agata Macauda 171

Rita Musumeci 1127

Salvatore Panebianco detto Salvo 4454

Alfio Papale 7189

Anna Grazia Raciti detta Anna 154

Ultima modifica: 30 Ottobre ore 02:28
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La nuova Assemblea regionale siciliana

Martedì 30 Ottobre 2012 – 01:15 di 

L’assemblea regionale cambia volto. Tante le novità: dallo sbarco di ben quindici grillini, alla mancata riconferma per tanti “big”: da Rudy Maira a Innocenzo Leontini, da Camillo Oddo ad Alessandro Aricò. Ecco tutti i promossi e i bocciati di queste elezioni regionali.

PALERMO – Restano fuori “big” come Rudy Maira, Innocenzo Leontini, Camillo Oddo, Carmelo Briguglio, Alessandro Aricò e Giuseppe Buzzanca. Confermati invece alcuni (ma non moltissimi) uscenti, dall’ex presidente dell’Assemblea Francesco Cascio al segretario regionale del Pd Giuseppe Lupo. Ecco il nuovo identikit dell’Ars, mutato notevolmente grazie allo sbarco di ben quindici deputati del Movimento cinque stelle. Il gruppo più numeroso, davanti a quello di Pd (14), Pdl (12), Udc (11), Mpa (10), Lista Crocetta presidente e Grande Sud (5 ciascuno), Cantiere popolare e Nello Musumeci presidente (4 seggi ciascuno).

A Palermo, il maggior numero di seggi va ai “grillini”. I quattro eletti all’Ars saranno il candidato alla presidenza Giancarlo Cancelleri, Claudia La Rocca, Salvatore Siragusa e Giorgio Ciaccio. Tre invece sono i deputati Pdl eletti nel capoluogo: sono Francesco Cascio. Francesco Scoma e Salvino Caputo che brucia per pochissimi voti Giuseppe Milazzo e Piero Alongi. Tre parlamentari anche per il Pd: sono Giuseppe Lupo, Antonello Cracolici e Fabrizio Ferrandelli. Restano fuori, così, due deputati uscenti come Davide Faraone e Pino Apprendi, insieme all’ex presidente del Ciapi Francesco Riggio, molto quotato nelle scorse settimane. Conferme anche nell’Udc, dove Nino Dina e Totò Lentini tengono dietro l’ex presidente del consiglio comunale Alberto Campagna, il sindacalista dell’Uiltucs Pietro La Torre, oltre a Giulio Cusumano. Nel gruppo del Cantiere popolare invece troverà posto Toto Cordaro, mentre per un pugno di voti sfugge la riconferma a Marianna Caronia, “bruciata” da Roberto Clemente. Torna all’Ars anche l’ultimo presidente della Commissione bilancio Riccardo Savona, eletto tra le fila di Grande Sud, insieme a Edy Tamajo. Fuori, quindi, Franco Mineo, la cui candidatura è stata motivo di aspre polemiche a causa delle vicende giudiziarie che riguardano il deputato. Nel Partito dei siciliani ottimo exploit di Enzo Figuccia, che approda all’Ars insieme al riconfermato Giovanni Greco. Restano fuori Tony Rizzotto, Mimmo Russo e l’assessore uscente Nicola Vernuccio. Infine, ecco due eletti nelle liste dei presidenti. Con “Crocetta presidente” arriva all’Ars Giovanni Di Giacinto, con “Musumeci presidente” sbarca in Assemblea l’ex assessore provinciale Salvo Lo Giudice, che conquista l’unico seggio a disposizione e bruciando, così, Bartolo Sammartino. Tra gli esclusi “illustri” spicca Alessandro Aricò, ultimo candidato a sindaco per Fli e Mpa, e assessore uscente. Il suo partito Fli-Nuovo polo non ha superato lo sbarramento del 5%. Stessa sorte per il coordinatore provinciale di Italia dei Valori Pippo Russo.

A Catania, ecco l’eredità più diretta dell’ultimo governatore. Toti Lombardo conquista il seggio all’Ars. Lo fa col Partito dei siciliani, ovviamente, insieme all’ultimo capogruppo dell’Mpa Nicola D’Agostino (il più votato della lista) e l’altro deputato uscente Dino Fiorenza, che lascia fuori dall’Ars Giuseppe Arena. Resta fuori, invece, Fabio Mancuso, “sbarcato” tra gli autonomisti dopo l’addio al Pdl nel finale della legislatura. Tre seggi anche al Pdl, che porta a Sala d’Ercole tre deputati uscenti come Salvo Pogliese, Marco Falcone e Nino D’Asero. Resta fuori, invece, l’altro uscente Pippo Limoli. Per l’Udc, all’Ars arrivano l’ex Mpa Lino Leanza, Luca Sammartino e Marco Forzese. Leanza, però, potrebbe optare per il listino, aprendo così le porte dell’Ars a Pippo Nicotra. Anche il Movimento cinque stelle porta tre deputati all’Ars: i primi tre sono Giancarlo Cancelleri, Angela Foti e Francesco Cappello. Ma nel caso in cui il candidato presidente dovesse optare per un’altra provincia, approderebbe all’Ars la giovanissima Gianina Ciancio, 22 anni. Conferma all’Ars, tra le fila del Pd, per Concetta Raia, mentre approda tra gli scranni dei democratici Antony Barbagallo. Eletti anche Valeria Sudano (Cantiere popolare), Gianfranco Vullo (Crocetta presidente) e Giovanni Ioppolo (Musumeci presidente).

Ad Agrigento sono sette i seggi a disposizione. Ad aggiudicarseli sono Matteo Mangiacavallo del Movimento cinque stelle, Salvatore Cascio del Cantiere popolare, riconfermato come Michele Cimino di Grande Sud. Per l’Udc il più votato è stato Lillo Firetto: il seggio è suo, a meno che non decida di optare per il posto offerto dal listino, aprendo così le porte dell’Ars a Rita La Rocca. Conquistano uno scranno all’Ars anche l’ex presidente della provincia Enzo Fontana (Pdl), Roberto Di Mauro che torna all’Ars col Partito dei siciliani. Ritorno anche per Giovanni Panepinto del Pd, che “fa fuori” due deputati uscenti come Giacomo Di Benedetto e Vincenzo Marinello. Restano fuori, invece, l’ex assessore regionale Giovanni Gentile (Fli), l’ex deputato nazionale Pippo Scalia, l’europarlamentare Salvatore Iacolino e il deputato uscente Nino Bosco, entrambi del Pdl.

I quattro seggi del collegio di Caltanissetta vanno, in caso di opzione di Cancelleri per un’altra provincia, a Giuseppe Lo Monaco (M5S), Pino Federico (Partito dei siciliani), Peppe Arancio (Pd), Gianluca Antonello Micciché (Udc). Restano fuori, quindi, i deputati uscenti Rudy Maira (Cantiere popolare), Raimondo Torregrossa (Pdl) – in entrambi i casi non è scattato il seggio – e Miguel Donegani, “bruciato” dal collega del Pd per appena 50 voti.

I tre seggi di Enna, invece, sono andati ad Antonio Venturino (Movimento cinque stelle), Annunziata Luisa Lantieri (Grande Sud) e Mario Alloro (Pd). Fuori dall’Ars i deputati uscenti Edoardo Leanza (Pdl), Paolo Colianni (Partito dei siciliani) e Elio Galvagno (Lista Crocetta presidente). In tutti i questi casi, per le liste nessun seggio.

Cinque i “posti” offerti dal collegio di Ragusa. E in questo caso, si registra la debacle di un altro big: l’ex capogruppo del Pdl all’Ars Innocenzo Leontini. La lista “Cantiere popolare” nella quale l’ex deputato regionale si è candidato, infatti, non ha ottenuto nessuno scranno. I cinque seggi sono andati invece a Giorgio Assenza (Pdl), Vanessa Ferreri (Movimento cinque stelle), Nello Di Pasquale (Lista Crocetta Presidente), i deputati uscenti Pippo Di Giacomo (Pd) e Orazio Ragusa (Udc). Non ce l’ha fatta, invece, il deputato uscente del Pd Roberto Ammatuna.

Altro politico di peso a fallire l’ingresso all’Ars è Pippo Gianni, candidato col Cantiere popolare nel collegio di Siracusa. I sei seggi sono andati invece al deputato uscente del Pdl Vincenzo Vinciullo, a Stefano Zito del Movimento cinque stelle, a Giambattista Coltraro (Crocetta presidente), a Pippo Sorbello (Udc), e agli altri deputati uscenti Pippo Gennuso (Mpa), Bruno Marziano (Pd). Altri “big” a restare fuori dall’Ars l’ex capogruppo di Grande Sud Titti Bufardeci, Roberto De Benedictis (Pd), Nunzio Cappadona (Musumeci presidente) e Mario Bonomo (Fli-Mps).

Sette i seggi relativi al collegio di Trapani. Eletti l’ex sindaco di Trapani Mimmo Fazio (Pdl), Valentina Palmeri e Sergio Troisi (Movimento cinque stelle), il deputato uscente Paolo Ruggirello (Musumeci presidente), Giovanni Lo Sciuto (Partito dei siciliani), Baldo Gucciardi (Pd), e Mimmo Turano (Udc). Rimangono fuori da Sala d’Ecole, invece, il vicepresidente dell’Ars Camillo Oddo, l’ex presidente di Anci Sicilia Giacomo Scala, entrambi del Pd, l’ex sindaco di Castelvetrano Gianni Pompeo, e soprattutto altri due ex deputato regionali come Livio Marrocco (ultimo capogruppo all’Ars di Fli) e Toni Scilla (Grande Sud).

A Messina, invece, gli undici seggi sono andati a Bernadette Felice Grasso (Grande Sud), Santi Formica e Nino Germanà (Pdl), Valentina Zafarana (Movimento cinque stelle), Marcello Greco (Crocetta presidente), Pippo Currenti (Musumeci presidente), il deputato uscente del Pd passato all’Mpa Giuseppe Picciolo, gli altri tre parlamentari uscenti del Partito democratico Franco Rinaldi (il più votato, con oltre 18.600 voti), Pippo Laccoto e Filippo Panarello, infine, a Giovanni Ardizzone, anche lui parlamentare nell’ultima legislatura con l’Udc. Fuori dall’Ars, invece l’ex sindaco di Messina Beppe Buzzanca (Pdl), Santino Catalano (Cantiere popolare) e il coordinatore regionale di Fli Carmelo Briguglio.

Eletti all’Ars ovviamente anche i componenti del listino di Rosario Crocetta: oltre al nuovo presidente, ecco Mariella Maggio Lillo Firetto, Marika Di Marco, Lino Leanza, Antonella Milazzo, Antonio Malafarina, Alice Anselmo e Nino Oddo. Sarà un deputato dell’Assemblea anche il candidato presidente arrivato secondo, Nello Musumeci.

Ultima modifica: 30 Ottobre ore 11:36
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