Antonio Condorelli su livesicilia: “la composizione della lista del Pd? Una questione tra firrarelliani e lombardiani”

24 settembre 2012, 16:20

condoreldi Fabio Cantarella

Nei giorni scorsi, con diversi articoli esclusivi, vi abbiamo puntualmente documentato delle vicende interne al Partito democratico catanese e siciliano in generale. Del braccio di ferro in corso tra Enzo Bianco e Giuseppe Berretta, una contesa che abbiamo avuto modo di esaminare anche in passato allorché Bianco invitava il Pd a ritirare l’appoggio al governo regionale guidato da Raffaele Lombardo mentre Giuseppe Berretta e Concetta Raia lo sostenevano.

Una prova di forza che si è improvvisamente riaccesa nei giorni scorsi quando la direzione provinciale del Partito democratico di Catania, riunita per dibattere sulle prossime elezioni regionali, ha parlato della lista da presentare nella provincia etnea redigendo una bozza nella quale al momento non figura Daniele Capuana, giovane perbene che si è fatto molto apprezzare per come ha guidato l’assessorato provinciale allo Sport, candidato all’Ars in quota “Liberal Pd” e, quindi, Enzo Bianco.

Ma cosa sta succedendo realmente all’interno del Partito democratico siciliano e in particolar modo catanese? Dietro a queste forti prese di posizione c’è qualcos’altro che dovremmo sapere? Secondo Antonio Condorelli (in una recente foto, quando “seguiva” passo passo il governatore) all’interno del Pd catanese sarebbe nientepocodimeno in corso uno scontro tra firrarelliani e lombardiani. Ecco quel che ha scritto stamani per livesicilia.it il Condorelli.

di Antonio Condorelli

” Veleni e assetti di potere nel Pd catanese: oggi, per decidere chi può candidarsi all’Ars, è stata convocata una direzione regionale. Ecco chi sono i “firrarelliani” e i “lombardiani” che puntano alla guida del partito.

CATANIA-  Il partito democratico catanese, fedele al modello siciliano, ha ritagliato le posizioni delle due correnti che lo animano sulla base della lontananza o vicinanza a Raffaele Lombardo. Alle falde dell’Etna questa divergenza di vedute ha dato vita a due razze di democratici: i “lombardiani”, cioè i democratici che hanno mantenuto buoni rapporti con Lombardo e i “firrarelliani”, ovvero i democratici che hanno sempre contrastato Raffaele Lombardo. Attenzione: queste etichette non sono state inventate dai giornalisti, ma dai componenti del Pd etneo: tra di loro si chiamano e si insultano utilizzando questi appellativi. Chi è lontano dalle due etichette appena menzionate rischia di restare fuori dalla gestione del presente, ma soprattutto dall’edificazione del futuro.
Un esempio per tutti: Rosario D’Agata, capogruppo al consiglio comunale del partito democratico, è l’unico che, non essendo lombardiano, né firrarelliano, non è candidato alle regionali. Dal dopo-Bianco e quindi da oltre un decennio, Rosario D’Agata ha assicurato l’opposizione a tutte le giunte di centro-destra, non ha scheletri nell’armadio ed è molto legato alla società civile. I combattenti di Cittainsieme, la principale associazione portatrice di istanze sociali a Catania, pendono dalle sue labbra. Insomma: D’Agata è il democratico tipico, quello che Bersani deve aver sognato prima di iniziare a guidare il partito. Solo che non essendo lombardiano, né firrarelliano ha fatto un passo indietro: “Non ci sono – dice D’Agata a Livesicilia – le condizioni politiche per la mia candidatura”. Che tradotto vuol dire: “Avrei portato soltanto voti ai prescelti lombardiani o firrarelliani dalla direzione del partito”.
Altro particolare dei democratici etnei: firrarelliani e lombardiani sono molecole che si eccitano non appena si avvicinano ai rispettivi leader spirituali Raffaele Lombardo e Pino Firrarello. L’ultimo scontro è avvenuto addirittura nella terra del pistacchio, Bronte, la città amministrata da Firrarello, dove i “lombardiani” Concetta Raia e Giuseppe Berretta hanno osato aprire una sezione non del Pd, ma degli Ecologisti Democratici, costola nazionale del Pd. Immediate le proteste nei confronti di Raia e Berretta, solo che a scendere in campo non sono stati fascisti o estremisti di destra: sono stati gli iscritti “firrarelliani” al pd brontese, che hanno attaccato i colleghi “lombardiani” dello stesso partito.
La guerra per le regionali. Il Partito democratico catanese, in pratica, anziché portare avanti i propri fedeli militanti, ha aperto le porte, appena è iniziata la melodia delle regionali, ai pifferai cresciuti nell’alveo delle due categorie di homo democraticocataniensis.In ballo ci sono due o al messimo tre seggi all’Ars. A contenderseli sono la “lombardiana” Concetta Raia, deputato regionale uscente del pd sempre in prima fila durante le manifestazioni democratiche alla presenza di Raffaele Lombardo, il “bianchiano” e quindi, per la terminologia democatanese, “firrarelliano” Daniele Capuana, che è stato appena escluso dalla direzione lombardiana del pd catanese e che nel 2006 si è candidato con il Mpa, poi è diventato assessore della provincia di Catania guidata da Giuseppe Castiglione, il marito della figlia di Firrarello, e nel 2010 si è dimesso fondando il movimento Scelta Giovane, approdato di recente nel pd catanese in quota Enzo Bianco. Ma non basta: a correre per uno dei tre possibili seggi del piddicatania c’è addirittura il sindaco autonomista da 10 anni di Pedara: Antony Barbagallo, da sempre è stato l’uomo di fiducia di Raffaele Lombardo, eletto per due mandati con il Mpa.
Rischia di essere penalizzato, per questi giochi di partito, il consigliere provinciale decennale del Pd Giuseppe Galletta: non ha mai cambiato posizione, è stato minacciato dalla mafia durante un comizio a Catania e vanta un cospicuo consenso personale. Tanto che sabato scorso, per l’ufficializzazione dell’inizio della campagna elettorale, ha riempito la sala da mille posti del “Le Ciminiere”. Oggi è stata convocata la direzione regionale del partito democratico per decidere chi potrà candidarsi. Chissà che Pino Firrarello e Raffaele Lombardo non trovino un accordo”.
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