Stiamo affondando

VOCI DI UNA SCONCERTANTE DIRETTIVA AI DANNI DELLE IMPRESE ISOLANE

“RISCHIO DEFAULT” SICILIA, UNICREDIT BLOCCA ANTICIPAZIONI DI FATTURE A CARICO DELLA REGIONE

04 settembre 2012 – 13:34 – Economia,Politica
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Con una circolare diretta ai funzionari  della Sicilia, pervenuta il giorno 8 agosto, la direzione di Unicredit ha impartito una direttiva straordinaria senza precedenti: le richieste di anticipazione di fatture emesse a carico della Regione siciliana devono essere respinte.

Il provvedimento sarebbe stato assunto a causa del pericolo di default che correrebbe la Regione siciliana. Il condizionale è d’obbligo, perché la notizia della circolare non è trapelata e di essa si è venuti a conoscenza attraverso le risposte negative date dalla Banca a singole imprese.

L’Unicredit, com’è noto, ha rilevato il Banco di Sicilia che, a sua volta aveva rilevato, di fatto, la cassa di Risparmio delle province siciliane. La sconcertante iniziativa è stata perciò assunta dall’istituto di credito che avrebbe dovuto rappresentare la continuità, nel territorio, degli sportelli bancari “siciliani”. La straordinarietà della direttiva pone invece l’istituto di credito come la struttura bancaria meno vicina alla clientela business isolana.

Stando ai tempi in cui la circolare sarebbe stata inviata alle filiali siciliane, i primi giorni di agosto, la direttiva è stata assunta sulla base di articoli di giornali  – il più eclatante dei quali pubblicato dal quotidiano Libero” con un vistoso titolo in prima a tutta pagina (“La Sicilia è fallita”) – e di valutazioni personali di natura politica in piena bufera pre-elettorale.

Il pericolo di default affacciato dai giornali suggerì una lettera di convocazione del presidente del Consiglio, Mario Monti, al presidente della Regione, Raffaele Lombardo per chiarimenti (intervenuti successivamente a Palazzo Chigi). Le notizie allarmistiche sono state ridimensionate prima e poi smentite. Risultò, peraltro che la Regione siciliana avrebbe potuto collocarsi al centro di una virtuale classifica “debitoria” delle Regioni, classifica che invece vedrebbe il Piemonte in testa a maggior rischio default.

Sia il governatore della Sicilia quanto l’assessore all’Economia della Regione nel corso di incontri con i giornalisti hanno riferito in dettaglio sui conti in rosso e la “normalità” della situazione debitoria, sostenendo – tra l’altro – che il rapporto fra Pil e debito penalizzava piuttosto in misura estremamente più rilevante lo Stato rispetto alla Regione siciliana.

Il rischio default, dunque, avrebbe dovuto quindi suggerire alla Direzione bolognese di Unicredit una decisione analoga a quella adottata sulla Sicilia per le richieste di anticipazioni sulle fatture dello Stato e alcune Regioni italiane.

Una valutazione realistica e puntuale sulla solvibilità della Regione siciliana avrebbe potuto, e può ancora, venire dalla analisi del Rapporto annuale della Banca d’Italia sullo stato della finanza pubblica italiana, con particolare riferimento alla Regione siciliana, rapporto reso noto nel mese di giugno del corrente anno.

Per quale ragione dunque in Unicredit sarebbe prevalso il timore del fallimento? E perché è stata scelta questa diversità di trattamento che indubbiamente danneggia fortemente le imprese siciliane, costrette a fare fronte a situazioni debitorie provocate dai ritardi nel pagamento delle commesse alle imprese?

Invece che “tutelare” debiti solvibili seppure in tempi lunghi– lo Stato e la Regione sono da considerare tali –  Unicredit rischia di incaprettare le imprese. Se la decisione è quella che ci viene riferita, infatti, la direttiva costituisce un oggettivo strumento di destabilizzazione dell’economia isolana ai danni di una delle aree più deboli del Paese.

Le conseguenze della “chiusura” del credito infatti non agiscono unicamente sui singoli casi di diniego, provocando il pericolo di fallimento,  ma suscitano effetti moltiplicativi, innescando una spirale di insicurezza ed incrementando in modo esponenziale uno spread virtuale sfavorevole fra la Sicilia e lo Stato, sulla base di supposizioni giornalistiche e annunci politici di alcuna rilevanza reale.

Ove, invece, la notizia fosse destituita di fondamento e il diniego a qualche impresa dovesse risultareuna scelta territoriale da parte di qualche filiale siciliana, l’Unicredit dovrebbe immediatamente darne pubblicamente comunicazione per fermare l’allarme suscitato dalle voci di un giudizio di default dato dalla banca.

Il presidente della Regione, è il caso di ricordarlo, annunciò un’azione legale a tutela dell’immagine della Regione siciliana all’indomani della pubblicazione della notizia sul “fallimento della Sicilia”. La comunicazione di default, pur falsa, di un’azienda – pubblica o privata – può creare le condizioni del default reale.

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