CENTRO CARA di Mineo. Il paradiso “delle irregolarità”

 

Scritto da MIRKO TOMASINO
Martedì 04 Settembre 2012 19:38

Quattro anni fa nasceva il centro di accoglienza per i rifugiati “CARA” di Mineo. Fu salutato dai nostri politici locali, Pino Firrarello e il genero Giuseppe Castiglione, come una delle strutture più importanti che fosse in grado di recepire un numero consistente di rifugiati e dare loro degna accoglienza.

Dalle carte che stiamo per presentarvi, non sembra proprio essere così. Facciamo un salto indietro a questo inverno, quando, nel febbraio, all’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture giunge una segnalazione che evidenzia nette criticità sulla possibilità, in seno alla gara di attribuzione dei nuovi mandati, di elementi caratterizzanti l’accoglienza degli immigrati.

 

Secondo la segnalazione, i punti che suscitano perplessità sono i seguenti:

A) possibilità di produrre dei pasti in un raggio di azione di max 30 km

B) la formula utilizzata per l’attribuzione del calcolo relativo all’offerta economica (prezzo più basso/prezzo più alto) e il punteggio attribuito al parametro di ponderazione

C) Il requisito di partecipazione che prevede la possibilità di realizzare in modalità self – service, con comprovata esperienza di almeno tre anni, duemila pasti al giorno

Sul centro di cottura, e quindi la possibilità di realizzare e servire i pasti in un raggio d’azione max di 30 km, le Istituzioni preposte al controllo bombardano la Provincia di Catania di chiarimenti e missive. Il COT in una sua lettera del 16 gennaio 2012 anticipava che il CARA non si trovava in posizione conforme per l’espletamento dei pasti giornalieri e che anticipare l’offerta, in un corretto regime concorrenziale, rappresentava una discriminatoria attività di sostegno alle imprese locali contrarie alla legge imposta dalla Comunità europea.

Il COT, senza una presumibile risposta concreta da parte della Provincia, invia uno dei suoi dirigenti, dott. Ribaudo Emanuele, ad effettuare un sopralluogo al CARA e vedere come realmente stanno le cose al fine di far espletare correttamente la gara aggiudicatrice.

Dalla Provincia di Catania fanno sapere che sul requisito della cottura, la possibilità di possedere un centro per la produzione dei pasti fa parte dell’area dell’emergenza. L’ente controllore, invece, rigetta questa versione e in un secondo punto invita l’Amministrazione a rivedere i parametri corretti per l’assegnazione dell’appalto circa la modalità corretta per l’attribuzione del punteggio esatto per l’offerta economica.

Sempre il 28 gennaio 2012, di fronte alla “sordità istituzionale” del Presidente Giuseppe Castiglione e dell’Ente che presiede, il COT invia nuovamente un’ulteriore lettera in cui chiede chiarimenti e spiegazioni all’Istituzione.

Vi è la reale possibilità di soddisfare la produzione di 2000 pasti al giorno? Si può chiarire la detta disponibilità della Provincia a un centro produzione pasti a meno dei canonici 30 km? Vi sono dei documenti che possono convalidare questa ipotesi? Inoltre, l’ente controllore richiede alla Provincia la planimetria dei locali adibiti a self service, mensa e magazzini con preghiera di urgente riscontro, oltre altri importanti dettagli che riguardano il personale che opera presso la mensa, ossia: livello, mansioni, anzianità di servizio, eventuali assunzioni con condizioni particolari (legge 68/99 e legge 40/90 e gli orari di lavoro settimanali.

E’ chiaro, e di questo ne deve prendere atto il nostro presidente della Provincia Giuseppe Castiglione, che ci troviamo di fronte a una serie di irregolarità a cui non sappiamo bene se ancora l’ente provinciale, a distanza di sette mesi, abbia saputo fornire risposte adeguate e sia intervenuto prontamente come spesso richiesto dall’ente controllore.

E’ palese che manca quel fattore trasparenza spesso millantato dal PdL nelle sue numerose campagne elettorali nella generosa Sicilia.

Ultimo aggiornamento Martedì 04 Settembre 2012 20:25

 

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