Archivi del mese: Settembre 2012

Crocetta aveva pensato che tutta quella gente era per Lui, ma si sbagliava era per il candidato a sostegno di Micciche’

Mascalucia. Crocetta sbaglia la piazza del comizio, scongiurato errore diplomatico con un candidato lombardiano di Micciche’…

30 settembre 2012, 13:26

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Lo sappiamo che a qualcuno verrà da ridere a leggere i fatti che stiamo per narrarvi e siccome si tratta di una storia triste, non a lieto fine diciamo, vi preghiamo subito di astenervi dal farlo. Anzi vorremmo disabilitare la possibilità di postare commenti all’articolo ma ancora non abbiamo capito come si fa…

Bene, la storia dicevamo è da libro cuore, strappa lacrime, e probabilmente un ruolo, seppur marginale, in questa triste vicenda ce l’ha qualche opinionista politico che, non avendo di meglio da fare, si è passato il tempo a costruire ardite teorie in merito a un ipotetico inciucio sull’asse Crocetta-Lombardo-Micciche’ (che non è il tridente d’attacco di Zeman per sfortuna sua…).

Orbene, mettiamo da parte i processi alle opinioni e occupiamoci di quel che è avvenuto a Mascalucia, ridente cittadina alle falde dell’Etna che conta, secondo l’ultimo censimento, poco più di 30mila anime. E’ venerdì sera, siamo intorno alle 20,30, il Paese è blindato, le vie principali per l’accesso al Centro storico, ossia alle piazze San Vito e Chiesa Madre, sono off limits, il traffico è quasi in tilt, i vigili urbani con grande impegno sono al lavoro per contenere il disagio. A Mascalucia si attende l’arrivo di qualche pezzo da 90 della politica siciliana?

Nella piazza San Vito c’è il sindaco dimissionario Salvatore Maugeri, Turi per gli amici, candidato nella lista Fli-Nuovo Polo per la Sicilia a sostegno di Gianfranco Micciche’. Sta offrendo un aperitivo ad alcuni suoi sostenitori, la piazza è gremita, secondo stime ufficiose ci sono dalle 350 alle 400 anime accorse per prendere parte al rinfresco di Maugeri.

Anche la piazza Chiesa Madre è chiusa al traffico, ci sono una cinquantina di persone, per lo più militanti del Partito democratico: c’è tutta la stirpe dei Villari (l’ex deputato regionale Giovanni, il leader della Cgil Angelo, l’altro fratello Paolo), c’è l’ex candidata sindaco Rosetta Mammino. Sul palco allestito per un comizio, fresco di fuoriuscita dalla maggioranza del dimissionario sindaco del Mpa Salvatore Maugeri, c’è il consigliere comunale del Pd Giovanni Consoli (da varie legislature, all’insegna del ricambio generazionale, punto di riferimento del Partito democratico all’interno del Civico consesso) il quale annuncia che a breve avrà inizio un comizio. Secondo una stima di Turi Roccella, ex leader di Forza Italia e più volte consigliere comunale e assessore al Comune di Mascalucia, che si trovava lì per caso(?) imbottigliato nelle varie deviazioni al traffico, in tutto ci sarebbero state una cinquantina di persone: Consoli, Mannino e famiglia Villari inclusi. Possiamo credergli?

Ad ogni modo, nella precedente piazza, quella San Vito (da Piazza San Vito occorre passare per giungere in piazza Chiesa Madre), ecco sopraggiungere due auto, una prima con al seguito un’altra di scorta. I due veicoli entrano nel bel mezzo della manifestazione organizzata da Maugeri, c’è tanta gente e… dall’auto scortata ecco scendere Rosario Crocetta, candidato alla Presidenza della Regione Siciliana in quota Pd e Udc.Sarebbe stato bello fare un comizio in una piazza così gremita, ma non è il suo pubblico! Nessuno lo aspettava in quella piazza, tanto che dalla stessa auto, un altro signore seduto dietro (che non abbiamo individuato) gli grida: “Rosario risali, non è questa la piazza, non è questa la piazza!”. E il Crocetta nazionale risale subito a bordo tra l’imbarazzo collettivo e qualche sadico che se la ride con le lacrime. Ora, infondate voci d’inciucio a parte, a nostro avviso questa volta il buon Gianfranco Micciche’ si sarebbe incazzato davvero se Crocetta avesse comiziato con un candidato delle sue liste.

L’errore diplomatico però, come vi dicevamo, è stato evitato. Le due auto di Crocetta hanno ripreso la marcia e all’ex sindaco di Gela, giunto nella “sua” piazza, non può che essere rimasto l’amaro in bocca nel constatare che ad aspettarlo c’erano all’incirca più o meno un decimo delle presenze rispetto a quelle registrate nella prima piazza!!!Sceso dall’auto stavolta nella piazza giusta, sempre secondo la ricostruzione di alcuni testimoni, tra i quali spicca Turi Roccella che sarebbe pronto a testimoniarlo pubblicamente, Crocetta si sarebbe concesso una pausa di scampato imbarazzo in un bar cittadino.

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L’esercito degli inquisiti

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Voto in Sicilia, un esercito d’inquisiti in lista. Dal falso in bilancio alla corruzione

Tutti i partiti sposano la causa delle liste pulite. E nonostante questo molte formazioni gettano nella mischia elettorale personaggi con guai giudiziari. Del resto l’Assemblea regionale siciliana ha toccato il record di 24 deputati tra indagati e imputati su un totale di novanta

Voto in Sicilia, un esercito d’inquisiti in lista. Dal falso in bilancio alla corruzione

Per mesi è stata la parola d’ordine di tutti i candidati presidenti della Regione Sicilia. Dopo aver assistito all’Assemblea regionale più inquisita della storia – che ha toccato il record di 24 deputati su 90 tra indagati, imputati o addirittura arrestati (quasi il 30 per cento: tre su dieci) – i candidati governatori hanno arringato le folle promettendo una attenta pulizia tra tutti gli aspiranti deputati regionali. AncheGianfranco Miccichè, candidato presidente diGrande Sud, Futuro e Libertà e Partito dei Siciliani (ovvero il nuovo nome del Mpa di Raffaele Lombardo), aveva toccato l’argomento, predicando però massima cautela. “Liste pulite? Il tema va affrontato ma con prudenza”, era stato il monitodell’ex luogotenente di Silvio Berlusconi in Sicilia. E infatti il suo partito ha ricandidato Franco Mineo, imputato per intestazione fittizia di beni e indagato per abuso d’ufficio. “Forse per qualcuno sarebbe stato più facile cavalcare l’onda demagogica che ricorre in questi giorni, ma noi abbiamo preferito accordare una apertura di fiducia a Mineo: non siamo il tribunale dell’inquisizione”, ha cercato di spiegare il coordinatore di Grande Sud Giacomo Terranova, suscitando l’immediata replica di Futuro e Libertà, che appoggia Miccichè ma gli contesta le candidature per bocca diFabio Granata: “Il codice etico va applicato, non è l’inquisizione ma una garanzia per i cittadini. Miccichè desista da questa decisione”.

Miccichè, però, non ha desistito. E anzi ha rilanciato candidando a Messina Mario Briguglio, sindaco del comune peloritano di Scaletta, coinvolto nell’inchiesta sull’alluvione che tre anni fa causò la morte di 37 persone. Accusato insieme ad altri 17 amministratori locali di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni gravi colpose, il suo slogan è “prima la sicurezza del tuo territorio”. In sostegno di Miccichè, si ricandida con il Partito dei Siciliani anche Giuseppe Arena, condannato in primo grado a 2 anni e 9 mesi insieme all’ex sindaco di Catania Umberto Scapagnini per falso in bilancio.

Aveva rischiato di rimanere fuori dalle liste di Lombardo Riccardo Minardo, arrestato nell’aprile 2011 per associazione a delinquere, truffa aggravata e malversazione ai danni dello Stato, sospeso dall’Ars e poi riammesso una volta tornato a piede libero. Alla fine il suo nome è stato incluso nel collegio di Ragusa. A Catania gli autonomisti ricandidano anche Fabio Mancuso, in uscita dal Pdl, arrestato per bancarotta nel dicembre scorso.

Anche i Popolari d’Italia Domani si erano espressi sulle liste pulite. “Il caso di avviso di garanzia non è un ostacolo, perché significa che stanno facendo un accertamento e non c’è alcuna ragione di esclusione, altrimenti le liste le facciamo fare alle procure”, aveva spiegato l’ex ministro dell’agricoltura Saverio Romano, assolto in primo grado per concorso esterno a Cosa Nostra e attualmente indagato per corruzione. Il suo partito però è andato oltre. E a Ragusa ha candidatoGiuseppe Drago, che non ha alcun avviso di garanzia o accertamento all’attivo, ma una condanna definitiva per peculato: quand’era governatore si sarebbe appropriato dei fondi riservati alla presidenza. La Cassazione lo aveva pure interdetto dai pubblici uffici, e nel 2010 Drago si era dovuto dimettere da parlamentare nazionale. Nel giugno scorso l’interdizione è scaduta e adesso Drago è tornato in pista.

Si è ricandidato con il Pid anche Santo Catalano, che a causa di un patteggiamento a un anno e undici mesi per abuso edilizio aveva rischiato di decadere da deputato nel giugno del 2011. Dichiarato ineleggibile dal tribunale civile era stato salvato dal voto segreto dei colleghi onorevoli, che a pericolo scampato lo avevano anche festeggiato tra i corridoi di palazzo d’Orleans. Il partito dell’ex governatore Salvatore Cuffaro candida anche il deputato nazionale Pippo Gianni, ex sindaco di Priolo, arrestato nel 1994 per concussione e condannato in primo grado a tre anni. Nel 2000 fu assolto dalla Cassazione, nel frattempo però vinse 23 milioni di lire giocando al lotto i numeri “smorfiati” della sua condanna in primo grado. Risolti i guai con la giustizia, tempo fa Gianni fece parlare di sé, quando chiarì la sua posizione sulle quote rosa in politica: “Le donne non ci devono scassare la minchia” sintetizzò.

E a proposito di liste pulite, in casa del Pdl avevano invece cercato di fare le cose per bene. Prima avevano varato un codice etico tutto interno al partito del predellino, poi avevano ritirato la candidatura di Roberto Corona, deputato uscente arrestato nel dicembre scorso dalla procura di Roma e attualmente indagato per truffa. Tra i berlusconiani che sostengono la candidatura di Nello Musumeci è rimasto però Salvino Caputo, condannato in appello a un anno e cinque mesi per tentato abuso d’ufficio, e ci riprova anche l’ex sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca, condannato a sei mesi per peculato. Sempre col Pdl si candida per la prima volta l’ex sindaco di Trapani Girolamo Fazio, condannato in primo grado per violenza privata: recentemente avrebbe anche morso il naso di un avversario politico alla fine di una seduta del consiglio comunale trapanese.

La pulizia dell’Ars è stato ovviamente uno dei primi punti del programma di Rosario Crocetta, ex sindaco antimafia di Gela ora appoggiato dal Pd e dall’Udc. Con il partito di Pierferdinando Casinicorrono però Marco Forzese, indagato nell’inchiesta sulle promozioni facili al comune di Catania, ePippo Nicotra, sindaco del comune di Aci Catena poi sciolto per mafia nei primi anni ’90. Nel listino di Crocetta doveva essere incluso anche l’ex sindaco di Alcamo e presidente dell’Anci SiciliaGiacomo Scala, imputato per abuso d’ufficio a Trapani. Alla fine però Scala è stato candidato soltanto nella lista del Pd. “Il mio caso, cioè l’abuso d’ufficio, non è previsto nel codice etico del Pd fra quelli che prevedono l’esclusione dalla liste”, ha spiegato. Qualche vertenza con la giustizia c’è anche tra gli undici aspiranti governatori. Corre per diventare presidente anche Cateno De Luca, arrestato per concussione nel giugno scorso e attualmente indagato. E mentre viene il dubbio che le famose liste pulite alla fine non siano poi così tanto linde, gli uscieri di Palazzo dei Normanni ci hanno tenuto in queste ore a diramare un comunicato stampa, con cui annunciano che fino a domenica l’Ars rimarrà chiusa. Il motivo? Una semplice disinfestazione dei locali. Come dire che, in ogni caso, Palazzo d’Orleans sarà pulito.

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Il senato deve approvare il disegno di legge sulla stabilita’ e Firrarello che fa ? DORME

http://www.ansa.it/web/notizie/videogallery/italia/2011/11/11/visualizza_new.html_640905815.html?VIDEO_x201111111744

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L’inno dei “Fatebenefratelli”

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Stefania Prestigiacomo rompe definitivamente con Silvio Berlusconi

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“Disgustata dal partito”. Stefania Prestigiacomo lascia il Pdl

L’ex ministro dell’Ambiente e parlamentare siciliana, come annunciato dal quotidiano “la Repubblica”, ha confermato l’intenzione di voler lasciare il Pdl. “E’ solo una lotta fra bande” ha scritto in una nota. Sono ormai avviati i contatti per passare con Fli o Udc anche se dietro la mossa, secondo voci insistenti, c’è una sua esclusione alle prossime politiche

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L’ex ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo vuole lasciare il Popolo delle Libertà. La parlamentare siciliana dopo le indiscrezioni apparse questa mattina sul quotidiano “La Repubblica, conferma con una nota  l’intenzione di formalizzare il suo addio dal partito. “Gelmini sa meglio di me che per riempire le sale e parlare di contenuti bisogna lavorare fuori dal Pdl. Quella nomenclatura ha fallito. E lo sa anche Berlusconi. E’ solo lotta fra bande – ha aggiunto – che a tutto pensano, tranne che ai problemi della gente. Mentre il Nord soffre il Sud affonda. Apriamo gli occhi”.

Dalle parole riportate dal quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, la Prestigiacomo si è detta “sconcertata da tutto. Del sogno berlusconiano in questo partito non c’è più traccia. Siamo circondati – ha confidato a delle amiche – da piccoli gruppi di potere che passano le giornate a litigare”. Quindi si definisce “disgustata” e descrive il Pdl ormai “un partito inesistente“. La Prestigiacomo però, secondo la ricostruzione del quotidiano, non ha ancora rotto con Silvio Berlusconi: “Con lui i rapporti sono sempre ottimi”.

Se a livello nazionale, l’ex forzista approdata in parlamento nel ’94 viaggia a fari spenti, c’è un disimpegno ancora più pesante nella sua Sicilia. Per le elezioni regionali infatti, non solo non supporta il candidato del centrodestra, Nello Musumeci, ma è molto vicina al transfuga del Pdl,Gianfranco Micciché, in corsa anche lui per Palazzo d’Orleans con il suo partito, Grande Sud e appoggiato anche da Fli di Gianfranco Fini. Il presidente della Camera insieme ai centristi diPierferdinando Casini,  – secondo la Repubblica – sta convincendo la Prestigiacomo ad aderire al progetto per le elezioni, sebbene secondo i maligni tale scelta sia motivata da una sua probabile esclusione alle prossime politiche tra le liste del Pdl.

”Sono convinta che Stefania tornerà sui suoi passi”, è stato il commento alla notizia dell’ex ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. “Evidentemente – ha aggiunto – c’è qualche problema da risolvere ma siamo tutti al lavoro e confidiamo che il Pdl possa andare avanti”. Non appare particolarmente preoccupato nemmeno un altro ex ministro, Paolo Romani. “Ho l’impressione che ci sia qualche problema in Sicilia – ha spiegato – io non lo conosco”, la sua convinzione però è che non si tratti di un problema di rilevanza “nazionale”.

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Tutti contro Giuseppe Castiglione

L’ESCLUSIONE DI CAROLINA VARCHI

ELIMINATA DAL LISTINO POCO PRIMA
DELLA PRESENTAZIONE: RIVOLTA SUL WEB

29 settembre 2012 – 12:29 – Politica
Varchi Carolina

Centinaia di messaggi su Facebook e Twitter per protestare contro il Pdl per l’esclusione del Vice Presidente Nazionale di Giovane Italia Carolina Varchi dal listino regionale di Musumeci. Una vera e propria rivolta della base del partito corre sul web in queste ore a sostegno della giovane dirigente che, “dopo aver firmato la candidatura, e’ stata improvvisamente cancellata dal listino a pochi minuti dalla presentazione”, spiegano i giovani del Pdl. Una protesta forte che sta oltrepassando lo Stretto coinvolgendo giovani e non di tutta Italia. “Solidarieta’ che sta unendo tutti i giovani del Pdl, sia quelli provenienti da An che da FI”, spiegano.

Bersagli principali il Segretario Nazionale Angelino Alfano e il Coordinatore Regionale Giuseppe Castiglione accusati “di aver candidato nel listino due donne ”sconosciute” e poco rappresentative per i soliti giochi di potere interni”. Tra i messaggi emerge “l’accusa al Pdl di non dare spazio ai giovani, in particolare se donne, che militano con impegno e passione nel partito”. Riferimenti ironici anche a personaggi come Minetti e Fiorito nonche’ alla “chiara volonta’ del PDL di non cambiare i metodi di selezione della classe dirigente. Tanti anche i messaggi forti che invitano ad ”azzerare” il partito.

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E’ crollato il primo pilastro del castello di sabbia del PDL

APPOGGEREBBE LA CANDIDATURA DI MICCICHÈ

La Prestigiacomo lascia il Pdl: “Sono disgustata”

Stefania Prestigiacomo

29 settembre 2012 – Per l’ufficialità sarebbe solo questione di giorni, ma si profila un clamoroso addio in casa Pdl. L’ex ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, forzista della prima ora fin dal 1994,  sarebbe pronta a lasciare il Popolo delle Libertà.

Secondo il quotidiano Repubblica la parlamentare siracusana avrebbe detto di essere “sconcertata e disgustata di fronte allo spettacolo delle ultime settimane. Del sogno berlusconiano in questo partito non c’è più traccia, siamo invece circondati da gruppi di potere che passano le giornate a litigare”.

Secondo i rumours la Prestigiacomo sarebbe pronta al disimpegno dalla campagna regionale siciliana del Pdl che sostiene la candidatura dell’etneo Nello Musumeci che oggi pomeriggio terrà un convention al Politeama di Palermo, alla presenza dei vertici regionali del partito di Berlusconi e del segretario nazionale Angelino Alfano.  A meno di clamorosi colpi di scena la parlamentare siracusana non ci sarà e, secondo molti,  sarebbe pronta ad sostenere il suo grande amico e leader di Grande Sud Gianfranco Miccichè, nella corsa a palazzo d’Orleans.

 

Per quanto riguarda il suo collocamento a livello nazionale, l’ex ministro starebbe registrando i contatti e il pressing insistente da parte di Fini e Casini che alle prossime Politiche potrebbe quindi candidarsi alle prossime elezioni politiche con i centristi. 

“Sono convinta che Stefania tornerà sui suoi passi”, ha sostenuto dal palco del convegno ‘Ripartiamo dal Nord’l’ex ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, in merito alle affermazioni della sua ex collega di governo. Secondo Gelmini “c’è qualche problema da risolvere ma siamo tutti al lavoro e confidiamo che il Pdl possa andare avanti”.

Sull’argomento, a margine dello stesso convegno organizzato dalla Fondazione Liberamente, è intervenuto anche l’ex ministro delle Comunicazioni Paolo Romani secondo il quale “l’impressione è che ci sia qualche problema in Sicilia. Io non lo conosco – ha affermato – ma non credo abbia una rilevanza nazionale”.

E da Twitter fa sentire la sua voce anche Miccichè. “E’ divertente che la Gelmini auspichi il ritorno nel Pdl della Prestigiacomo parlandone al convegno ‘Ripartiamo dal Nord’” ha commentato il candidato governatore.

IL CASO

La Prestigiacomo lascia il Pdl

Sabato 29 Settembre 2012 – 13:34 di 

L’ex ministro dice addio ai berlusconiani in polemica col partito. “Siamo circondati da piccoli gruppi di potere che passano le giornate a litigare”.

ROMA – “Sono sconcertata da tutto. Del sogno berlusconiano in questo partito non c’è più traccia. Siamo circondati da piccoli gruppi di potere che passano le giornate a litigare”. Sono state queste le parole di Stefania Prestigiacomo riportate dall’edizione odierna del quotidiano La Repubblica, in un articolo a firma di Carmelo Lopapa. Si avvia così verso la fine l’idillio tra l’ex ministro e il partito di Berlusconi, di cui la Prestigiacomo fu militante della prima ora. Una militanza, tuttavia, non priva di conflitti con le diverse correnti interne del partito, dagli scontri con Tremonti alle quote rosa, fino alla battaglia sulla fecondazione assistita.Nonostante i rapporti tra la deputata siracusana e il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, restino immutati, è ormai insanabile la frattura tra Prestigiacomo e il suo ormai ex partito. Revocato, dunque, qualora mai ci fosse stato, il supporto al candidato presidente della Regione siciliana Nello Musumeci, probabilmente in favore dell’amico di sempre Gianfranco Micciché, con cui la Prestigiacomo ha condiviso diversi progetti politici in passato e che si candida seriamente a ricoprire il ruolo di outsider nell’agone elettorale del prossimo 28 ottobre.

AGGIORNAMENTO
“E’ divertente che la Gelmini auspichi il ritorno nel Pdl della Prestigiacomo parlandone al convegno ‘Ripartiamo dal Nord’. Così il candidato alla presidenza della regione siciliana Gianfranco Micciché su Twitter a commento delle dichiarazioni rilasciate questa mattina da Maria Stella Gelmini sulla fuoriuscita dal Pdl di Stefania Prestigiacomo.

Ultima modifica: 29 Settembre ore 13:35
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Il dirigente scolastico Tiziana D’Anna candidata dal senatore Pino Firrarello nella lista del PDL gestisce da diversi anni a Bronte i seguenti plessi scolastici. E’ una caratteristica del Senatore quella di dare visibilita’ politica a persone vicine a Lui ma che non siano di Bronte, vedi come esempio Pippo Limoli e Nino D’Asero

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Nuova udienza per il processo ” Garibaldi” e Firrarello attende l’altra udienza del 5/10/2012

Esclusivo Ienesicule, giudiziaria, clamoroso al processo d’appello per lo scandalo “Garibaldi”: viene fuori il nome di Mario Ciancio! Quale ruolo ebbe l’editore nella vicenda?

28 settembre 2012, 10:46

Ciancio_apertura-400x210In un’aula vuota, l’avv. Fiumefreddo, difensore di Giuseppe Cicero, tiene un’appassionata arringa. E dice…

di iena giudiziaria Marco Benanti

Qual è stato il ruolo dell’editore Mario Ciancio (nella foto) nella vicenda dello scandalo del nuovo ospedale “Garibaldi”? Questa è una delle domande venute fuori, ieri mattina, in udienza, nel processo d’appello per uno dei capitoli principali del “Caso Catania”. In un procedimento in cui Ciancio non è stato indagato, ma nel quale il suo “braccio destro” l’ing. Giuseppe Ursino è uscito dal processo con la prescrizione, c’è voluto l’intervento della Difesa dell’avv. Giuseppe Cicero per “squarciare il muro” di anni di silenzi, omertà, probabili omissioni.
Davanti ai giudici della prima sezione penale della Corte d’Appello, presidente Ignazio Santangelo, a latere Giuttari e Muscarella, l’avv. Antonio Fiumefreddo (nella foto in basso)

ha tenuto un’appassionata arringa, nel corso della quale sono venuti fuori elementi nuovi, mai sentiti prima, che lasciano intravedere scenari davvero inquietanti del processo al “sistema di Potere” catanese. Il vero processo al “sistema”. Infatti, sarà una coincidenza, in aula ieri mattina, a parte avvocati e giudici e un parente di un imputato, una delle figlie del senatore Pino Firrarello, non c’era nessuno. Nessuno della società civile. Nessuno dell’ “antimafia militante”. Nessuno dei giornalisti seri e della stampa seria. Niente, manco una telefonata!
Ecco la cronaca di oltre un’ora di parole “di fuoco”, quelle dell’avv. Fiumefreddo, che avrebbero dovuto ascoltare tutti a Catania. Per capire quali “abissi” di malaffare nasconde questa città. Ebbene, l’avvocato Cicero (nella foto in basso), in primo grado, è stato condannato per turbativa d’asta, in quanto non si è avvalso della prescrizione, rinunciandovi prima della sentenza di primo grado (13 aprile 2007). E’ stato assolto dai reati di corruzione e favoreggiamento della mafia. Cicero rispondeva nel processo nella veste di componente della commissione anomalie con gli ingegneri Ignazio Sciortino e Giuseppe Ursino.


Bene, l’avvocato Fiumefreddo ha subito specificato che la condotta ascritta al suo assistito non contempla assolutamente il reato per cui Cicero è stato condannato. Ha spiegato il legale: Cicero si rifiutò, come l’ing. Sciortino, di firmare la declaratoria di “anomalia” che avrebbe messo “fuori gioco” la “Fratelli Costanzo”. La prova è documentale: c’è un fax che sta lì. Inoppugnabile a dimostrarlo. Facendo così, mostrò di non essere “sintonico” con l’accordo illecito che avrebbe favorito la “Cgp” dell’imprenditore Giulio Romagnoli, che poi vinse l’appalto. Non firmò nemmeno la dichiarazione postuma. Eppure, su Cicero i tentativi, le autentiche pressioni , sia “mafiose che corruttive” –ha specificato l’avv. Fiumefreddo, ci furono e furono numerose. Ci provò il “mafioso Giuseppe Mirenna” –ha ricordato l’avv. Fiumefreddo, citando un verbale del 3 dicembre del 1999 proprio di Mirenna, divenuto “Gola profonda” e “Vangelo” della Procura della Repubblica di Catania. Mirenna –lo ricordiamo noi- ha una condanna definitiva per associazione mafiosa. Nel luglio scorso, Mirenna ha, fra l’altro, riportato condanna, in appello, nel procedimento cosiddetto “Padrini” che ha sconvolto Paternò.
Un “pentito” che –ha gridato l’avv. Fiumefreddo- “poteva dire alla Procura di Catania di avere paura a dire certe cose su certi Poteri e la Procura accettava lo stesso la sua collaborazione. Un pentito che in realtà è un mafioso e un truffatore!”.
Oltre alla mafia, contro Cicero –ha ricordato nell’arringa Antonio Fiumefreddo- ci furono tentativi “obliqui” di possibile sapore “corruttivo”: sia Romagnoli che Randazzo, i due imprenditori al centro degli appalti del “Garibaldi” e della residenza per studenti del “Tavoliere”, infatti, si rivolsero a lui, nella veste di stimato professionista (già al lavoro, fra l’altro, con l’avv. Gaetano Tafuri al Coreco, fra l’altro) per essere assistiti. Ma lui disse anche allora di no. Questo il contesto di un’affare gigantesco, dove Cicero ha mostrato più volte indipendenza. Mentre attorno “giravano” corruzioni, denari, accordi illeciti, mafiosi, probabilmente gente col cappuccio in testa e il grembiulino.
Attorno all’appalto miliardario dell’ospedale, ne accaddero di tutti i colori. L’avv. Fiumefreddo ha ricordato alcuni episodi, in particolare quelli a ridosso del termine dell’aggiudicazione, il 30 settembre del 1997. Dice il Tribunale in primo grado e anche la Procura: quel che accadde dopo è ininfluente perché l’appalto era stato già aggiudicato. La Difesa di Cicero ha ribadito, come già fatto in altre sedi, che questo non è vero: i tentativi di condizionare l’esito della gara a favore di “Romagnoli” andarono avanti anche dopo il 30 settembre. Ci fu una riunione, presenti i componenti della commissione anomalie, nello studio dell’ing. Ursino e poi in quello di Mario Ciancio, il 28 settembre. Di domenica. Ursino è l’ “uomo di Ciancio” –conosciutissimo nell’editoria e nell’imprenditoria catanese e siciliana. Ci fu quindi un altro tentativo di fare firmare postuma l’anomalia Costanzo ma Cicero e Sciortino non cambiarono atteggiamento. No. Dissero no. Nel racconto di Cicero, Sciortino, quando uscì da questa alquanto strana riunione, ebbe parole di chiara ostilità verso quanto stava accadendo, anche con questa riunione, con particolare riferimento all’editore Mario Ciancio.
In una città normale, non a Catania, in molti si sarebbero chiesti –aggiungiamo noi: ma perché a parlare di appalti si finisce nello studio di un editore e di quello del suo principale “braccio destro”?
Bene, i tentativi di condizionamento dell’appalto andarono avanti, anche dopo il 30 settembre, giorno della formale aggiudicazione della gara. E qui, siamo veramente al giallo. Si arriva ad una sorta di “movimentazione romana”. Ai primi di ottobre. Protagonisti dell’ “affaire Garibaldi”, come Ursino e come altri. Vengono fuori –dal lavoro d’indagine del superesperto Gioacchino Genchi- antenne “vip” di cellulari, nei dintorni del centro di Roma. “Una è in uso ai servizi segreti miliari” –ha detto in aula l’avv. Fiumefreddo. Che ha aggiunto, con riferimento ad una società cui sarebbe intestato uno dei questi cellulari: “Chi è Eta Beta? Ne chiediamo l’identificazione”. Ancora ai primi d’ottobre, si tentava –nella ricostruzione della Difesa di Cicero- di condizionare l’appalto. Ci sarebbe stato il 2 ottobre e non il 21 –come scritto in sentenza di primo grado- la famosa riunione all’ “Hotel Nazionale” con i politici Firrarello, Giuseppe Castiglione (assolto in appello), Cusumano (in primo grado per la gara del 2° lotto del Garibaldi Cusumano è stato prescritto. E’ stato invece assolto per concorso in associazione mafiosa e turbativa della gara del Tavoliere) e gli imprenditori Randazzo e Romagnoli per definire l’accordo sugli appalti del “Garibaldi” e del “Tavoliere”. Insomma, un “baillame” politico-imprenditoriale. Ma si è indagato fino in fondo su questo? E che dire di alcune intercettazioni –su cui ha riferito sempre l’avv. Fiumefreddo- nella “camera da letto dell’ing. Ursino”. In queste intercettazioni –ha spiegato il legale di Cicero- si sente la moglie del professionista fare chiaramente riferimento all’editore Mario Ciancio. In particolare, queste parole fanno adombrare un suo supposto ruolo nella vicenda “Garibaldi”. “Perché succede? ” -ha detto in aula l’avv. Fiumefreddo.
Ma la Difesa di Cicero si è soffermato anche e soprattutto sulla conduzione delle indagini, con una critica molto incalzante, talora feroce, in particolare sull’operato del Pm Nicolò Marino e del Gip Antonino Ferrara. Un episodio, in particolare, ha riferito l’avv. Fiumefreddo, con riferimento ad un alto ufficiale dei carabinieri, Gianmarco Sottili “uomo dei servizi –ha detto Fiumefreddo– come ricordato da Attilio Bolzoni in articoli di ‘Repubblica’, l’ ‘uomo del papello’. Bene, questo alto ufficiale, per conto del dott. Marino, convoca l’avv. Cicero e gli prospetta per evitare l’arresto di riferire elementi contro Firrarello e Sciortino”.
E la gara d’appalto per l’ospedale? Di fronte ai “no” di Cicero e Sciortino, l’ing. Franco Mazzone, presidente della commissione aggiudicatrice, si dovrà avvalere di un suo parere autonomo per dichiarare anomala l’offerta Costanzo. E favorire –illecitamente- la “Cgp” di Romagnoli.
E ancora? “Perché –si è chesto l’avv. Fiumefreddo– il Pm Marino ha detto al Csm di essersi sentito intimidito da richieste di spiegazioni del Procuratore della Repubblica? Erano richieste legittime in tema di indagine, nulla da cui essere intimidito. Oppure si paventava l’avocazione della Procura Generale? Lì era un personaggio, il procuratore Scalzo che successivamente è stato candidato appoggiato dall’Mpa di Raffaele Lombardo, imputato di reati di mafia. E Scalzo è finito anche in un consiglio d’amministrazione di una società pubblica.” Riferimenti analoghi sono arrivati per il dott. Antonino Ferrara per un incarico in una società “il cui presidente era in una loggia. La stessa loggia di Mirenna!”- ha aggiunto Fiumefreddo. E ancora: “il dott. Carlo Caponcello, cognato dell’ing. Sciortino, fu oggetto di un’ aggressione giudiziaria, all’interno di uno scontro in Procura. Sul caso Catania c’è da approfondire ancora”.
Il legale di Cicero ha ricordato, fra l’altro, che il suo assistito non ha mai ricevuto una denuncia per calunnia per quanto raccontato. Perché? –aggiungiamo noi.
Comunque, la Difesa di Cicero, chiedendo l’assoluzione del suo assisito, ha formulato precise subordinate: sentire Mirenna, Scalzo, i pentiti Calogero Pulci e Maurizio Di Gati. E ancora i verbali di Mirenna nell’inchiesta su “mafia e massoneria” chiamata “Belfagor”.
E ancora, sulla scorta di una recente sentenza (febbraio scorso) della terza sezione penale della Cassazione, offrire l’opportunità all’avv. Cicero di revocare la rinuncia alla prescrizione già espressa in primo grado. Se ne riparlerà di questo nella prossima udienza del 5 ottobre, quando dovranno parlare ancora altri due difensori. Il processo “Garibaldi” non è finito. Anzi, promette nuove clamorose rivelazioni. Malgrado Catania e il suo sistema di Potere.

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Il dirigente scolastico del 2° Circolo Mazzini di Bronte candidata alle regionali con il PDL

Catania, la lista Pdl

Venerdì 28 Settembre 2012 – 17:52

La Via Giovanni
Pogliese Salvatore Domenico detto Salvo
D’Asero Antonino detto Nino
Falcone Marco
Limoli Giuseppe detto Pippo
Bellavia Giacomo
Bisignano Antonina
Cannavó Gianluca
Condorelli Nuccio
Daidone Dario
D’Anna Tiziana
Saurina Gomez Josefina
Maucada Valentina Grace Agata
Musumeci Rita
Panebianco Salvatore detto Salvo
Papale Alfio
Raciti Anna Grazia detta Anna

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