La legge elettorale regionale aiuta a perdere i partiti maggiori

L’autunno presenta il conto
Fine bipolarismo, catastrofe Pd e Pdl

13 agosto 2012 – 20:20 – Politica
NAPOLI,  ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2011: SCRUTINIO DELLE SCHEDE ELETTORALI

Comunque vada, considerando la qualità e la quantità dei partiti che scenderanno in campo, la prossima legislatura dell’Assemblea regionale siciliana rrgistrerà la fine del bipolarismo. Si tornerà ai governi di maggioranza che dovranno convivere con il Presidente eletto. Non è una svolta totale, perché la legislatura che sta per spirare ha registrato un gap di maggioranza per due terzi del mandato. La novità consiste nel fatto che viene sancita una condizione diversa. Le urne non potranno legittimare, come in passato, una maggioranza di governo incaricata di esprimere un indirizzo politico rappresentato dal Presidente della Regione siciliana.

Alle politiche del 2013 poterebbe accadere la stessa cosa, ma in Sicilia il condizionale può essere eliminato: il governo di coalizione con i siuoi rituali – le trattative – nascerà successivamente al voto, a meno che le intenzioni di voto, fin qui raccolte dagli istituti demoscopici, non abbiano preso finora degli abbagli.

Alle regionali del 2008 la coalizione di centrodestra ottenne una vittoria schiacciante, eleggendo ben 61 deputati regionali; 29 andarono all’opposizione grazie ad unma serie di circostanze favorevoli. La coalizione vincente non ebbe bisogno di usufruire del premio di maggioranza, avendo abbondantemente raggiunto la maggioranza richiesta, e solo quattro liste superarono la soglia di sbarramento (Pdl, Pd, Udc e Mpa). Il Partito democratico, grazie all’insuccesso delle liste di minoranza, guadagnò i resti e conquistò ventinove deputati.

Questa circostanza non potrà più ripetersi perché la frammentazione politica è molto alta e molti soggetti politici sono potenzialmente in grado di superare lo sbarramento. Facendo un inventario sullo stato dell’arte, si può proporre un elenco di formazioni accreditati del superamento della soglia: Pdl, Pd, Lista civica Leontini, Udc, Partito dei siciliani, Grande Sud, Movimenti 5 Stelle, Idv-SelFds, Lista Crocetta Presidente e, forse la Destra di Storace-Musumeci.

La prima conseguenza è che il Pd non tornerà con 29 deputati regionale a Sala D’Ercole, ma con 12 o 13, se mantiene i consensi del 2008. Il Pdl, diviso in tre (Grande Sud, Lista civica, Pdl ufficiale), rischia di scendere a 7-8 deputati. Il Partito dei Siciliani e l’Unione di centro potranno contendere ai due partiti maggiori (Pdl, Pd), finora, la premiership. Se ciò accadesse, la formazione di una coalizione di maggioranza dovrebbe tenerne conto.

Torniamo al meccanismo, estremamente farraginoso, della legge elettorale vigente, che prevede l’assegnazione di dieci seggi su 90, assegnati per soddisfare la governabilità (otto seggi, il seggio al Presidente della Regione ed al leader del primo partito di opposizione, uscito sconfitto).

Perché la premialità aggiusti le cose, regalando l’agognata governabilità, la coalizione vincente dovrebbe superare il 40 per cento dei voti validi. Un’asticella troppo alta.

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