Lombardo il rottamatore lascia, il PdL etneo si prepara… a cosa non si sa

 

PDF Stampa E-mail La Politica – La Politica Scritto da MIRKO TOMASINO Martedì 07 Agosto 2012 11:53

Una settimana fa Raffaele Lombardo rassegnava le sue dimissioni. Troppo semplice fare commenti a caldo in cui si poteva dire di tutto e di più sulla condizione economica in cui imperversa la Sicilia, fare un resoconto troppo sommario sui quattro anni di governo e su quello che si poteva e si doveva fare. Di certo i demeriti di Lombardo non sono pochi. Come spesso si è detto su queste colonne, dall’autonomismo siciliano che paventò nel 2005 come svolta a una politica siciliana emarginata dalle logiche dei Palazzi romani, ci si aspettava decisamente di più. Lo Statuto è rimasto per quattro anni chiuso nel cassetto, e non si è avviata una politica di distacco da Roma ma una strategia che vedeva sempre i partiti romanocentrici sulla scena politica regionale. Buffe e ridicole, le reazioni del PdL e le messinscene attuate in una settimana. Episodi gravi, possibili, che non fanno presagire nulla di buono, se non il cavalcare, con molto opportunismo, la scia dell’antilombardismo cercando di apparire “vergini” agli occhi dei possibili elettori. Ma la gente non è stupida e tutti ricordano bene come quattro anni fa il PdL puntò proprio su Raffaele Lombardo governatore della Sicilia, e di come quel partito, già alla fine del 2009, a un anno e mezzo dall’esperienza autonomista alla Regione, si spaccò in lealisti e PdL Sicilia che faceva capo al baffuto Governatore. Possiamo definire il partito tutto meno che unitario, anzi, con le dimissioni del leader autonomista si è avuto anche l’ardire di scendere in piazza e festeggiare una rinnovata “liberazione”. Ma “liberazione” da chi e da cosa? Nel PdL abbiamo ancora personaggi storici come Pino Firrarello, che in un primo tempo era un corpo e un’anima con Lombardo per poi divenire nemici storici, suo genero Giuseppe Castiglione e molti altri soggetti che non hanno nulla a che vedere con una possibile rinascita di questa terra martoriata da una politica che utilizza vecchi e antiquati sistemi. Questo il commento di Salvo Pogliese, deputato regionale all’Ars, in occasione dei festeggiamenti di piazza a seguito delle dimissioni di Lombardo: “Con le dimissioni di Raffaele Lombardo si conclude la stagione più oscura della storia della Nostra Regione che ha rappresentato una vera e propria calamità per il Popolo siciliano”. “Cinque governi, policromi, in quattro anni e mezzo, trentuno assessori, tra politici e tecnici, e una miriade di consulenti strapagati, incapaci, persino di gestire i fondi europei, tutti sotto il rigido controllo del Governatore, con il proditorio obiettivo di occupare, sistematicamente, grandi e piccoli posti di potere”. “Con le dimissioni di Lombardo – ha aggiunto il Parlamentare – finalmente finisce tutto ciò e la Sicilia riconquista la sua Libertà. Ecco perché il 31 luglio rimarrà per i siciliani un giorno memorabile”. “Auspico – ha concluso Pogliese – che il ritorno alle urne restituisca alla Sicilia quella volontà popolare che, in questa strana legislatura, è stata negata dal ribaltonismo e che la classe politica, dopo una scrematura catartica operata dall’elettorato, riconquisti l’autorevolezza, la lealtà e lo spirito di servizio, indispensabili per riconquistare la credibilità e far ripartire la Nostra amata Sicilia”. Lasciamo ai nostri lettori la possibilità di giudicare queste parole espresse dal parlamentare regionale. Sul fronte “Firrarello Family” invece si registra una possibile novità. Giuseppe Castiglione, secondo voci di corridoio, potrebbe lasciare la Provincia ad Ottobre per candidarsi al Senato dove “l’amato” suocero gli cederebbe il suo scranno per andarne ad occupare uno a Palazzo dei Normanni. Se la notizia fosse realmente comprovata in queste settimane, ci troveremmo davanti a un utilizzo “usa e getta” della Provincia di Catania. L’Ente che proclamò con maggioranza bulgara il genero di Firrarello e che possibilmente, con un programma elettorale da portare a termine, si vedrà abbandonata in vista di una più comoda e remunerata posizione. Sarebbe un grave affronto nei confronti dei siciliani, una mancanza di rispetto nei confronti degli elettori del PdL e una caduta di immagine di un partito che in Sicilia fa acqua dappertutto come hanno dimostrato le recenti amministrative. Ma a questi politici, spesso, della gente interessa ben poco, anche se a ottobre e ad aprile bisognerà fare i conti con ciò che si è fatto (o non si è fatto) in questi anni di governo. E nessuno si chieda il perchè quando molta gente preferirà Grillo a questa indegna classe politica siciliana.

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