Archivi del mese: Agosto 2012

Scusate per il mancato aggiornamento del blog, qualche altro giorno di pazienza e si riparte. Grazie a tutti i fedelissimi

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Appelli inutili e troppo tardi, l’obiettivo del duo Firrarello – Castiglione e’ quello di distruggere definitivamente il PDL in Sicilia. Come mai un coordinatore quale Castiglione che doveva essere il primo candidato alla presidenza della regione da parte del PDL non si sta candidando e sta solo pensando alla poltrona romana? La risposta e’ questa: ha paura di perdere e con la perdita e’ bruciato definitivamente dalla scena politica nazionale e regionale quindi non rischia ma spudoratamente si affida a Musumeci il quale, in gamba per quanto possa essere, non ha mai militato nel PDL anzi nel passato non ha aderito all’alleanza con Berlusconi. Quindi un PDL allo sfascio totale e stanno ancora giocando per distruggerlo definitivamente. Ha ragione la Prestigiacomo ci vuole un uomo che ha saputo fare politica ma bisogna trovarlo all’interno di casa propria non fuori. Berlusconi aveva sicuramente scelto un uomo di grossa levatura politica solo che in Sicilia per questioni di contrapposizioni personali di alcuni soggetti preistorici non si riesce a coagulare una grande forza di centro destra ma fanno diventare tutti noi siciliani carne di puro macello. Ognuno di loro deve soltanto garantirsi il potere politico gestendo la vita dei bisognosi lavoratori siciliani al fine di governare tutti i grossi affari illeciti senza che nessuno li disurbi. Una mente aperta e limpida come Stefania Prestigiacomo dovrebbe impegnarsi un po’ di piu’ se vuole bene alla sua terra che gli ha dato tanto ma in questo momento di bisogno noi siciliani chiediamo il suo aiuto affinche’ non passi la politica andreottiana che ancora vive e vegeta in Sicilia.

Il diktat della Prestigiacomo: “In Sicilia ci vuole un governo politico”

ELEZIONI: SICILIA; SPUNTA IL NOME DELLA PRESTIGIACOMO

17 agosto 2012 – Dopo essere uscita allo scoperto per sostenere la corsa di Gianfranco Miccichè a palazzo d’Orleans Stefania Prestigiacomo interviene nuovamente nel dibattito politico sulle prossime elezioni regionali in Sicilia.

“Per la Regione ci vuole un governo politico” dice l’ex ministro per l’Ambiente aggiungendo che “il centrodestra deve ritrovare l’unita’ intorno ad una candidatura di prestigio, con personalita’ che in questi anni hanno dimostrato il loro valore e le loro capacita’.” Secondo la parlamentare del Pdl “non e’ in discussione il valore del singolo tecnico, ma la necessità di riaffermare il primato della politica”.

“Bisogna ricostruire la casa dei moderati – sottolinea – dialogando con tutte le forze disponibili a farlo,sulla base di un programma di governo di rilancio della Sicilia, che ancora una volta dovra’ essere laboratorio politico. Per fare questo e’ necessario, da parte di tutti i moderati, cominciando da quelli che militano nel mio partito, mettere da parte veti, rancori personali, pregiudiziali”.eur

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I Sindaci dei comuni superiori ai 20.000 abitanti posso tirare qualche altra boccata di ossigeno prima di dimettersi per candidarsi alle regionali

LA MOSSA DI LOMBARDO

Elezioni, c’è da aspettare
Nessun decreto in Gazzetta

Venerdì 17 Agosto 2012 13:21

Neanche sulla Gazzetta ufficiale di oggi c’è traccia del decreto di indizione dei comizi elettorali. Scaramanzia o un’astuta mossa del governatore per non dover costringere tanti fedelissimi alle dimissioni?

E anche il venerdì 17 è passato invano. Sarà stato per scaramanzia o perché i conti ancora non tornano, fatto sta che anche oggi il presidente dimissionario Raffaele Lombardo non ha fatto spuntare alcun decreto elettorale sulla Gazzetta ufficiale della Regione siciliana. Ci sono le ultime nomine varate dal governo, ci sono i commissari, ma non c’è il decreto che aprirebbe di fatto ufficialmente la campagna elettorale per il voto del 28 ottobre. Niente indizioni di comizi, quindi, niente via libera alla formazione delle liste, niente dimissioni incombenti dagli enti locali e regionali.

Già perché il busillis sarebbe proprio questo. La pubblicazione del decreto costringerebbe molti politici e burocrati a fare le valigie dai rispettivi posti di comando. Dalla pubblicazione del decreto, chi si volesse candidare alle Regionali avrà dieci giorni di tempo per rassegnare le dimissioni, pena l’ineleggibilità. In questa situazione si trovano tutti i sindaci e gli assessori dei comuni superiori a 20 mila abitanti, i presidenti delle Province, i dirigenti regionali, i manager delle Asp, i presidenti e i direttori delle società partecipate anche indirettamente dalla Regione, i magistrati della Corte dei Conti. Un esercito di potere e clientele.

In un primo momento sembrava che Lombardo volesse accelerare nel pubblicare il decreto. Un modo come un altro per prendere in contropiede i partiti e mettere il cappello per primo sulla lunga campagna elettorale. Cosa ha fatto cambiare idea al governatore dimissionario? Forse l’elenco stilato dagli uffici dell’assessorato agli Enti locali con i nomi di tutti i potenziali ineleggibili. Oltre cinquanta nomi molti dei quali vicini assai a Lombardo che in questo modo avrebbe perso alleati importanti in uffici e ruoli chiave strategici in vista del voto.

Il tempo c’è ancora. La legge prevede che il decreto per indire i comizi deve essere pubblicato al più tardi a 50 giorni dal voto. Ci sarebbe cioè tempo sino al 7 settembre. Ma è chiaro che la macchina elettorale per partire ha bisogno di certezze.

Ultima modifica: 17 Agosto ore 13:23
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LA CARICA DEGLI ONOREVOLI, I CANDIDATI ALLE REGIONALI NEL COLLEGIO DI CATANIA

15/08/2012 –

Pippo Limoli e alla sua sinistra Marco Falcone

Il Pdl riparte dalla provincia, riconfermati gli onorevoli uscenti: Il collegio di Catania, da diverse legislature roccaforte del Popolo delle Libertà, nella prossima tornata elettorale sarà uno dei banchi di prova verso una complicata riconferma. Degli otto eletti del 2008, sicure le candidature del consulente aziendale Giuseppe “Pippo” Limoli e di Antonino D’Asero.

Nel fronte degli ex Alleanza Nazionale conferma anche per Salvo Pogliese primo degli eletti nel 2008, e nel 2013 probabile candidato a Sindaco per la città di Catania. Con lui anche l’avvocato Marco Falcone. Nuovo tentativo invece per il Sindaco di Belpasso Alfio Papale, non eletto nel 2008 e nuovamente in corsa il prossimo 28 ottobre. Tra i Sindaci rumors di candidatura anche per Nino Garozzo, attualmente primo cittadino nel Comune di Acireale. Nome nuovo per la Regione invece quello di Nuccio Condorelli, capogruppo del Popolo delle Libertà al Comune di Catania e medico chirurgo all’Ospedale Vittorio Emanuele. Dalla Provincia, pronto al salto di categoria invece il consigliere Gianluca Cannavò.

Incerta la candidatura di Vittorio Virgilio, Assesore alla Pubblica Istruzione al Comune di Catania così come quella dell’ex Sindaco di Adrano Fabio Mancuso, per lui i dubbi però sono unicamente riconducibili al partito con cui sarà schierato.
Nessuna conferma invece sulla candidatura del Senatore e Sindaco di Bronte “Pino” Firrarello. Il suo nome da diversi mesi circola come quello di possibile capolista del Pdl nel collegio di Catania, dopo l’intervento e relativo invito di Silvio Berlusconi di candidatura per tutti i big del partito in Sicilia. Ancora in fase di stallo la candidatura a Governatore dell’attuale Presidente della Provincia Giuseppe Castiglione, diffidente, almeno al momento, verso il nome di Gianfranco Miccichè.

Nell’Udc il nome nuovo è quello di Lino Leanza: Nella lista degli eletti nel 2008, quasi sicure le riconferme nel partito di D’Alia per Pippo Nicotra (eletto con il Pdl), ex Sindaco di Aci Catena, Salvo Giuffrida anch’egli ex Sindaco ma nel Comune di Tremestieri Etneo e Marco Forzese attualmente leader in Provincia di Catania dell’Udc ma eletto nel 2008 con il Movimento per le Autonomie – Alleati per il Sud. Nomi “nuovi” quelli di Angelo Spina, primo cittadino del Comune di Valverde già candidato con esito negativo nelle scorse elezioni, e Santo Primavera consigliere Provinciale eletto con il Movimento per le Autonomie e passato all’Udc. La sua è una sorta di scalata verso i vertici della politica, ben due volte primo degli eletti al Comune di Acireale è stato anche il più votato nel collegio acese nelle provinciali del 2008.
Il vero pezzo da “novanta” però per l’Udc è sicuramente Nicola “Lino” Leanza, uscito di scena dal Movimento per le Autonomie il 6 giugno 2012 e primo degli eletti nel collegio di Catania nel 2008. Per l’ex segretario regionale del partito di Raffaele Lombardo è pronta una nuova sfida politica dopo essere stato nel 2008 temporaneamente Presidente della Regione dopo le dimissioni di Cuffaro ma anche capogruppo Mpa all’Ars e Assessore ai Beni Culturali.

Giuseppe Arena

Partito dei Siciliani: Nome nuovo, ma schieramento arcinoto. L’ex Movimento per le Autonomie riparte nel collegio di Catania dal suo nuovo leader, l’acese Nicola D’Agostino già onorevole alla Regione. Insieme a lui pronti ad una riconferma sia Giuseppe Arena (noto per un’intercettazione telefonica in cui gli si attribuiva l’uso della dicitura “sua maestà” per rivolgersi a Raffaele Lombardo) che il magnate delle cliniche private Guglielmo Scammacca, eletto nel 2008 con il Popolo delle Libertà e transitato al Movimento per le Autonomie.
Incerta la candidatura tra le fila del partito autonomista di Dino Fiorenza, vero camaleonte della politica in salsa sicula. Eletto nel 2008 con il Partito Democratico negli anni è passato prima in Futuro e Libertà, successivamente Movimento per le Autonomie, nelle ultime fasi della legislatura transitato all’Ars nel gruppo misto.
Incognita assoluta quella di Toti Lombardo, il giovane figlio dell’ex Governatore secondo numerosi organi di stampa sarebbe il candidato di punta nel collegio di Catania. In realtà Lombardo padre ha più volte smentito questa ipotesi.

Rosario D’Agata

Partito Democratico, fronte compatto ? Il senatore Enzo Bianco, in auge per la candidatura a Sindaco di Catania nel 2013 punta su due candidati. Rosario D’Agata capogruppo al Comune etneo del Pd, e Daniele Capuana di Liberal PD. Verso la riconferma Concetta Raia, originaria di Grammichele, lo stesso paese di Raffaele Lombardo ma più vicina al parlamentare Giuseppe Berretta.
Ancora incertezza invece su Giovanni Barbagallo. Nonostante infatti lo statuto del partito non dia la possibilità di ricoprire tre mandati e lo stesso abbia, in una lettera, annunciato la sua non candidatura, il suo nome rimane attualissimo per una deroga e una nuova corsa verso Palazzo dei Normanni. Eletto nel Partito Democratico e transitato nel partito di Rutelli (API) sicuro candidato anche Beppe Spampinato, nominato nel maggio 2012, in uno dei tanti rimpasti di Lombardo, Assessore alla famiglia. Più a sinistra ufficiale il nome di Claudio Fava ma ancora poche notizie sui candidati della sua lista.

La Destra, Grande Sud, Movimento Popolare Siciliano e gli altri: Nei partiti con percentuali minori possibile la candidatura di Ruggero Razza, ex vicepresidente alla Provincia di Catania e candidato a Governatore nel 2008 per La Destra- Fiamma Tricolore quando ottenne l’1,6% (45.000 preferenze). Nel partito di Gianfranco Miccichè, Grande Sud, probabile la candidatura di Nello Catalano ex Udc ed ex vicepresidente della Provincia Regionale di Catania.
Sul Movimento Popolare Siciliano, ancora incertezza riguardo al nome dell’imputato nel processo Iblis per concorso esterno in associazione mafiosa Giovanni Cristaudo, eletto nel 2008 con il Popolo delle Libertà. Sicuro invece il nome di Puccio La Rosa, candidato per Futuro e Libertà e consigliere comunale a Catania.

Movimento 5 Stelle: Alcuni tra i volti nuovi della politica siciliana, rappresentati dal candidato Governatore di origini nissene, Cancelleri nel collegio di Catania sono Tommaso Currò fisico di Catania, Santina Raciti giovanissima di 22 anni ed Angela Foti di origini acesi.

Dario De Luca

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La preistoria gestisce ancora la Sicilia

L’INTERVISTA

E da Catania arriva l’alt a Micciché
Firrarello: “Abbiamo bisogno d’altro”

Giovedì 16 Agosto 2012 11:56 di

Il senatore Pdl mette in freezer la candidatura dell’esponente di Grande Sud. “Meglio Musumeci o i Rettori Lagalla e Recca”. E poi parla di Lombardo, di Leanza, di Basilotta, dell’affare termovalorizzatori…

Si dice disposto a votare per Micciché presidente, ma preferirebbe la candidatura di Nello Musumeci, Roberto Lagalla e Antonino Recca, rispettivamente rettori di Palermo e Catania. Pino Firrarello, luogotenente del Pdl isolano, intervistato da Livesicilia, parla della strategia per le regionali, dei rapporti con Lino Leanza e di Raffaele Lombardo, suo eterno nemico che “si è comprato mezza Sicilia perché i magistrati non hanno agito per tempo”.A Ferragosto ha fatto la spola tra Giardini Naxos, località balneare in provincia di Messina e Bronte, la città che amministra da primo cittadino alle falde dell’Etna dove ha festeggiato i 50anni di sacerdozio di un amico parroco insieme a centinaia di persone. Ma è sulla riva del mare che guarda a Taormina che Pino Firrarello ogni estate raduna la famiglia, nipoti e genero Giuseppe Castiglione compresi, nel palazzo ristrutturato qualche anno addietro.

Il celebre e lussuoso Lido di Naxos diventa, durante la calda stagione, una sorta di sezione del Pdl dove sfilano i big del centro destra, accolti nei tavoli sotto al grande tendone, dove Castiglione e Firrarello trascorrono mattinate e pomeriggi con un vicino di casa in più: Lino Leanza. L’ex colonnello del Mpa -da sempre frequentatore delle spiagge di Taormina- è uno dei politici siciliani che sono stati convocati a cena all’Hilton, altro lussuoso albergo di Naxos, per trascorrere una serata con i vecchi amici del centrodestra, possibili alleati pero’ delle prossime regionali del candidato Pd Rosario Crocetta. Firrarello non è ancora convinto che Leanza abbia rotto con Raffaele Lombardo: “lo vedremo nei prossimi 30anni se Leanza ha chiuso con l’ex presidente della Regione -commenta ironicamente il senatore azzurro- certo è che negli anni ’90 Leanza era venuto in Forza Italia è poi è tornato da Raffaele”.

Il peccato originale e il nemico “Raffaele”
“La mia colpa più grave risale al 2003 quando dovevamo scegliere un successore a Nello Musumeci”. Firrarello racconta a Livesicilia che prima del 2003 aveva incontrato Lombardo soltanto una volta: “era venuto da me in cerca di lavoro tra il 1996 e il 1997, gli avevo proposto alcune soluzioni ma poi la cosa non andò in porto”. Nel 2002 Lombardo diventa vicesindaco di Umberto Scapagnini e poi, quando Forza Italia deve scegliere il candidato da sostenere per la guida della Provincia regionale di Catania, Firrarello registra un inaspettato sostegno degli azzurri proprio per Lombardo. “A tifare per lui c’erano il senatore Guido Ziccone che adesso è il suo legale nel processo per mafia, il compianto rettore Ferdinando Latteri e il senatore Domenico Sudano”. Guidando la provincia Raffaele Lombardo fa fuori, da subito, gli uomini di Firarrello, “molti se li compra”, ricorda il senatore, ma c’è un momento in cui le loro strade sembrano ricongiungersi.

Nel 2005, durante un’infuocata udienza nel processo per le tangenti del nuovo ospedale Garibaldi di Catania, l’imputato Firrarello cita Lombardo come teste della difesa. E il signore di Grammichele testimonia che Firrarello “non è mafioso”.

Due domande: eravate “sciarriati” in quel periodo? Fu una testimonianza autentica?
“Non ci frequentavamo più -risponde Firrarello- oltre a lui ho citato come testimone Capodicasa, Giovanni Burtone del Pd e Nello Musumeci. Ma con Lombardo avevo rotto veramente: lui aveva iniziato a far crescere il suo apparato politico clientelare mentre inaugurava e non completava mai le opere pubbliche”.

Ma allora dal punto di vista pratico che differenza c’è tra il metodo di Firrarello e quello di Lombardo di creare consensi?
“C’è una profonda differenza -risponde il sindaco di Bronte- io ho rispetto per le persone con le quali instauro rapporti d’amicizia. Se c’è qualcosa che posso fare la faccio. Da parte sua c’è sempre la volontà di assoggettare l’interlocutore. Un modo aberrante di fare politica: non accetta che qualcuno possa pensarla diversamente”. Firrarello rincara la dose: “se lui si è comprato mezza Sicilia la colpa è dei magistrati che non hanno agito per tempo. Io comunque se vengo a conoscenza di fatti che possono avere profili illeciti li denuncerò”.

E di denunce Firrarello a Lombardo ne ha fatte 3, solo negli ultimi anni. “La querela che gli ho fatto a Catania è stata archiviata in modo molto discutibile, a Palermo ho fatto una denuncia similare ed è stato richiesto un supplemento d’indagine, a Roma invece Lombardo è stato rinviato a giudizio e il 2 luglio ha chiesto un rinvio per impegni di governo”.

Una delle principali accuse di Lombardo, nei confronti del senatore di Bronte, è quella di essere stato interessato all’inceneritore di Paternò e di essere stato amico di uno dei proprietari dei terreni: l’imprenditore Alessandro Di Bella. “E’ vero -replica Firrarello- sono amico dell’imprenditore Di Bella, lo conosco bene e lo rispetto. Peccato però che i costruttori dell’inceneritore erano i Basilotta, noti alla magistratura e grandi amici di Raffaele Lombardo”.

Domanda d’obbligo: lei in primo grado è stato condannato per turbativa d’asta, l’appello è in corso. Come si difende dalle gravi accuse della magistratura?
“Assolutamente si tratta di fatti inesistenti perché come risulta dagli atti processuali la corruzione dell’ingegnere Mazzone è precedente agli incontri che io avrei avuto. Di conseguenza i miei incontri erano assolutamente ininfluenti. Altri avevano pagato Mazzone che poi ha truccato le gare. Io con Mazzone non avevo mai avuto rapporti e risulta dagli atti processuali. Per il resto non posso che essere molto disturbato da questa storia perché non stiamo riuscendo a fare l’appello per vari ritardi”.

Botta e risposta sulle regionali

“Sono ancora convinto che sia necessario il commissariamento per almeno 5 anni della Sicilia che ha un debito talmente alto da poter influenzare la vita politica dell’intero Paese. Penso che le istituzioni dovrebbero porsi questo problema”.

E voi quali soluzioni avete proposto rispetto a questo stato di cose?
“Noi -risponde Firrarello- abbiamo indicato Piero Grasso come candidato presidente”.

Chi comanda il Pdl in Sicilia?
“Ci sono 3 coordinatori di partito e c’è un comitato regionale che ha stabilito che non faremo accordi con Lombardo né con il Mpa, né con quanti lo hanno collaborato nel governare in modo disastroso, durante questi ultimi anni, la Sicilia”.

Cosa ne pensa di Miccichè?
“Ha una personalità veramente particolare. E’ un uomo generoso che ha un notevole intuito politico e grandi capacità di aggregazione ma per il suo carattere rischia di crearsi numerosi nemici”.

Lei voterebbe mai per Micciché?
“Si, lo voterei”.

Quindi diciamo che potrebbe essere il candidato del Pdl?
“Penso che abbiamo bisogno di altro e stiamo tentando di fare ricorso a qualcuno che ha dato prova di buon governo delle istituzioni”.

Qual è il nome di Firrarello il 16 agosto?
“Qualche tempo addietro avevo chiesto a Ivan Lo Bello di candidarsi presidente, ma lui mi ha detto che il codice etico di Confindustria lo vieta. Ho parlato con Piero Grasso, ma non ha accolto l’invito. Io ritengo che tutti i politici dovrebbero ammettere di avere delle colpe. Oggi la situazione è precipitata, il precariato è enorme, i soldi non vengono spesi, c’è una realtà della quale siamo tutti responsabili. Per questo è necessario rivolgersi a qualcuno che possa affrontare da un’ottica diversa l’amministrazione della Sicilia”.

Chi potrebbe essere?
“Penso a uno dei tre rettori delle principali università siciliane…”

Quindi Lei rilancia anche il rettore di Catania Recca?
“Si, penso che Antonino Recca e Roberto Lagalla hanno dato prova di saper amministrare bene. Anche Nello Musumeci può essere un buon candidato, ha lasciato un buon ricordo della sua esperienza di governo. E’ uno dei candidati che possiamo proporre all’elettorato siciliano”.

Il “compagno” Firrarello
“La mia militanza nella sinistra -racconta a Livesicilia il sindaco di Bronte- la porterò sempre nel cuore. Grazie all’impegno di Giuseppe Castiglione, durante il governo Capodicasa, sono stati aboliti gli enti economici regionali: enti mangiasoldi che sperperavano quattrini”.

Ha ancora interlocutori nel centrosinistra?
“Sicuramente Capodicasa, che ha un grande senso delle istituzioni”.

E Mirello Crisafulli?
“Contrariamente a quello che si può pensare è una persona di grande intelligenza”.

Ha mai pensato di creare un nuovo soggetto politico insieme a questi interlocutori?
“No, perché abbiamo una diversa concezione della vita. Con queste persone si può avere una collaborazione fermo restando che ciascuno ha un modo diverso dal mio di concepire la cosa pubblica”.

Lei ha governato a braccetto con i comunisti?
“Si, con il governo di Pippo Campione c’erano i comunisti. Io ero assessore alla Sanità ed è stata un’esperienza bellissima perché ho fatto una vera rivoluzione. Consideri che in Sicilia, prima della mia gestione c’erano 62 Usl e mille amministratori”.

Quando è nato il grande buco della sanità: durante la sua gestione o per colpa di quelli che sono venuti dopo?
“Io ho abolito le Usl, ho istituito 26 aziende che raggruppavano la rete ospedaliera e il territorio. Feci la legge che stabilisce che il piano sanitario viene fatto in via amministrativa e non legislativa. La classificazione degli ospedali l’ho istituita io e ho fatto male a non parlare mai della mia riforma che fu copiata subito dopo da tutte le regioni italiane. E’ stata un’esperienza molto bella fatta insieme ai comunisti e ai socialisti. Mio collega era l’attuale assessore all’agricoltura Aiello”.

Il futuro di Firrarello

Berlusconi la considera una “quercia”, ha mai pensato ad avere un erede politico? Giuseppe Castiglione è un suo erede politico?
“Giuseppe Castiglione vive un’esperienza diversa dalla mia. Io sono cresciuto nella Dc che era fatta di 7-8 correnti. Ogni corrente era un partito. C’erano grandi fibrillazioni ma quando ci si riuniva si trovavano le soluzioni. Io sono uno dei pochi che fa segreteria, incontra le persone…”

Mi raccontano dei suoi pranzi domenicali con almeno 60 persone…
“Viviamo una realtà molto bella. L’incontro inizia sabato sera a casa mia. In ogni caso la domenica è d’obbligo mangiare tutti insieme”.

E’ vero che si candida come deputato regionale?
“E’ vero che l’ho detto ma non mi candido. Fare il deputato regionale è molto impegnativo, poi l’idea di tornare a viaggiare verso Palermo non rientra nei miei progetti. Io sono sindaco di Bronte, lo sto facendo con amore per questa città che mi ha dato tantissimo. E probabilmente concluderò la mia attività politica da sindaco di Bronte”.

Pensa che il governo Monti arriva a fine mandato?
“Spero che continua anche nel futuro anche se non condivido tutto quello che sta facendo. Noi dobbiamo trovare un modo per uscire da questa crisi. Senza Monti saremmo come la Grecia”.

Che tipo è suo cugino Vito Bonsignore?
“Sicuramente un ottimo politico e un ottimo imprenditore”.

Non c’è il rischio che facendo il politico diventi più facile fare l’imprenditore?
“Assolutamente no, lui ha sempre separato le due cose”.

Bronte: il cuore “verde” di Firrarello, ex corrispondente di Ciancio

Che rapporto ha con i cittadini di Bronte?
“E’ una cittadina di grandi tradizioni culturali che ha dato i natali a numerosi personaggi illustri. In tutti i settori ci sono grandi personalità che hanno influito sulla storia dell’uomo. Io ci arrivai casualmente 50anni addietro. Ho iniziato ad occuparmi di politica pochi giorni dopo il mio arrivo a Bronte”.

Lei è stato corrispondente di Mario Ciancio?
“Sì, lo sono stato sino a quando non sono diventato sindaco la prima volta”.

Che tipo è Ciancio?
“E’ una persona che ha grandi capacità, che sa fare benissimo l’imprenditore e questo lo dimostra la sua vita. Per lui ho molta stima e so che se ci fossero tanti Ciancio in Sicilia le cose andrebbero meglio”.

Qual è il giudizio sul modo con cui Ciancio ha gestito mediaticamente l’epopea di Raffaele Lombardo?
“Un imprenditore deve innanzitutto fare quadrare i conti. Se Ciancio ha ritenuto di farli quadrare in questo modo vuol dire che aveva le sue motivazioni”.

Ultima modifica: 16 Agosto ore 12:19
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Firrarello sceglie come candidato alla regione Nello Musumeci. Da cio’ si deduce che il PDL in Sicilia ha fallito e non ha piu’ uomini da poter candidare

 

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Come un parlamentare italiano affronta la crisi ed i disagi dei cittadini

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