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Archivi del mese: Luglio 2012

La storia in foto di Raffaele Lombardo iniziata nel 2008 e finita il 31/07/2012

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Grande inaugurazione del nuovo tratto stradale della 284 stamattina a Bronte. Di pomeriggio chiusa al traffico veicolare e sembrerebbe per problemi legati alla sicurezza in quanto secondo qualche cittadino, un pilone ed esattamente il piu’ lungo, ha avuto un cedimento di circa tre centimetri. Vedremo cosa succedera’ in questi giorni

1 Agosto 2012

Inaugurato il primo tratto della nuova Ss 284 “Occidentale Etnea”

Firrarello: «Inseguo l’ammodernamento di questa strada dai tempi di Gullotti e Scalia»

Ss 284 Adrano-Bronte, inaugurazione 1° nuovo trattoAlla presenza dell’Amministratore unico di Anas, Pietro Ciucci, dell’assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Andrea Vecchio, del presidente della Provincia di Catania, Castiglione, e del sindaco, Pino Firrarello con i suoi colleghi del territorio è stato inaugurato ieri mattino il primo tratto della nuova Ss 284, fra Bronte ed Adrano.
La nuova strada, benedetta dal Vescovo di Catania, mons. Salvatore Gristina, è lunga appena più di 2 chilometri, i restanti 1,6 dell’intero tracciato ammodernato saranno completati a settembre, quando sarà interrotta la condotta dell’Acoset.
“La nuova Adrano Bronte – ha affermato il presidente Castiglione – realizza un sogno”. “Inseguo l’ammodernamento di questa strada dai tempi di Gullotti e Scalia. – ha aggiunto il senatore Firrarello – Finalmente vediamo con fatica cancellare il vecchio tracciato borbonico”. “Quest’opera – ha affermato l’assessore regionale Vecchio – è stata realizzata molto bene e velocemente. Vorrei che la Regione andasse alla stessa velocità”.
“Con responsabilità – ha affermato Ciucci – abbiamo deciso di non interrompere la condotta idrica. Oggi inauguriamo questo tratto di strada. Fra qualche mese la si potrà percorrere per intero”. Poi la benedizione del vescovo Gristina: “Di questa bella strada ne approfitterò anch’io quando vengo a Bronte”.
I lavori del primo lotto dei lavori di ammodernamento della Ss 284 nel tratto Bronte Adrano sono iniziati il 7 maggio 2010. L’Anas ha aggiudicato l’appalto integrato, dell’importo complessivo di circa 44 milioni di euro, all’Ati (Associazione temporanea di impresa) Ing. Pavesi & C. Spa, Franco Giuseppe Srl, Nuova Costruzione Siciliana S.c.a.r.l e Cogip Spa, che, con 38 milioni di euro, ha realizzato 3,8 km di strada completamente nuova, lasciando il tracciato esistente al servizio dei fondi agricoli.

Il nuovo tracciato prevede una strada a 2 corsie di 3,75 metri ciascuna 2 viadotti e 3 gallerie. Poi le autorità si sono recati al Ponte di Bolo sulla Ss 120, finalmente riaperto al transito.

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CATANIA, GIRO DA 10 MILIONI AL MESE

Droga e faida nel Catanese,
colpo al clan Ercolano-Santapaola

Martedì 31 Luglio 2012 07:21 di 

Mafia, droga e un fiume di denaro sono al centro dell’operazione “Stella Polare” che ha portato alla luce un vero e proprio “outlet” degli stupefacenti attivo h24 a San Cristoforo, rione storico dei Santapaola, dove si mescolano affari e nuovi equilibri all’interno di Cosa Nostra.

Droga e faida nel Catanese, colpo al clan Ercolano-Santapaola
Seguendo fiumi di droga e soldi i carabinieri sono arrivati al boss Orazio Magrì e ai fratelli Nizza, egemoni a Librino e nella parte meridionale di Catania. Tra i vicoli di san Cristoforo, lo storico rione dei Santapaola, gli investigatori hanno scoperto un vero e proprio “outlet” delle sostanze stupefacenti in grado di fruttare, per ciascuna strada o piazza, anche 30mila euro al giorno.Saro Lombardo detto “U Rossu”, acquistava un milione di euro di stupefacenti al mese, che venivano poi rivenduti al dettaglio da uomini di fiducia e affiliati, ciascuno dei quali consegnava mensilmente anche 300mila euro. La conquista delle piazze di spaccio di San Cristoforo ha consentito, al duo “Nizza – Saro U Rossu”, una rapida ascesa nella famiglia catanese di Cosa Nostra, a danno dei “Carateddi”. Gli investigatori distinguono due fasi: la prima vede il boss Sebastiano Lo Giudice, numero uno dei Carateddi, rifornirsi dai Nizza di circa 300 chili al mese di sostanze stupefacenti. La seconda fase riguarda l’arresto di Lo Giudice, dopo il quale i Nizza hanno dimostrato di essere in grado di gestire direttamente il tondicello della Playa, lo slargo a ridosso dell’area balneare da sempre cuore della criminalità organizzata catanese. Per questo “sgarro”, dal carcere di Bicocca, dove Sebastiano Lo Giudice era detenuto, è arrivato l’ordine di uccidere Giuseppe Privitera detto “Ricciolino”, affiliato ai Nizza e nuovo gestore del Tondicello della Playa.I canali di collegamento. Saro “U Rossu” era in grado di acquistare un milione di euro di stupefacenti al mese in Campania. I carabinieri hanno documentato l’esistenza di un altro canale di rifornimento, attivato da Lombardo con la Calabria, nella zona di San Luca, notoriamente controllata dalla ‘ndrangheta. I rifornimenti erano continui e si avvalevano di camionisti compiacenti che trasportavano soprattutto panetti di cocaina, come nel caso di Antonino Coppola, autotrasportatore arrestato pochi mesi addietro. “U Rossu” è stato intercettato mentre riceveva da ogni spacciatore cifre oscillanti tra i 70 e i 300 mila euro al mese.Tutti i numeri dell’operazione. Per ricostruire la fitta rete di rapporti al centro dei nuovi equilibri della mafia militare catanese, i carabinieri hanno eseguito, in soli 3 anni, 71 operazioni nel quartiere San Cristoforo. L’enorme mole di dati acquisiti, le intercettazioni e i pedinamenti hanno consentito di documentare ogni evoluzione della Cosa Nostra etnea. Le accuse nei confronti dei dieci arrestati sono di associazione per delinquere di stampo mafioso aggravata dall’uso di armi e associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. L’operazione Stella Polare porta la firma del colonnello dei carabinieri Nazareno Santantonio, specialista del clan Ercolano – Santapaola, punta di diamante del comando provinciale guidato da Giuseppe La Gala. Soddisfatto il procuratore Capo Giovanni Salvi, che ha coordinato le indagini insieme ai pm Jole Boscarino e Rocco Liguori: con questa operazione la Procura ha colpito la principale fonte di sostentamento dei Nizza.

Gli arrestati sono: Giuseppe Floridia, di 38 anni, Salvatore Scavone, di 26, Rosario Lombardo, di 43, Filippo Marletta, di 21, e Giovanni Nizza, di 38. Il provvedimento è stato notificato a altri cinque indagati, già detenuti: Salvatore Nicolosi, di 37 anni, i fratelli Daniele e Fabrizio Nizza, di 34 e 37 anni, Giuseppe Privitera, di 37, e Giuseppe Sciuto, di 29. L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore Giovanni Salvi e dai sostituti della Dda Iole Boscarino e Rocco Liguori.

Ultima modifica: 31 Luglio ore 13:08
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Blitz contro i Santapaola
stop spaccio a San Cristoforo
CATANIA – Il clan comprava marijuana da cosche del Napoletano per un milione di euro al mese per rifornire le piazze dello spaccio di Catania e per rifornire anche esponenti di clan storicamente rivali, con i quali erano in guerra.Era la forza economica del gruppo Ercolano-Santapaola nella gestione del traffico di droga a Catania emersa dall’ operazione Piazza Polare dei carabinieri del comando provinciale etneo sfociata in cinque arresti e nella notifica di un ordine di carcerazione ad altrettanti indagati detenuti.Cosa nostra etnea, che secondo l’accusa si riforniva anche nel Reggino, nella zona di San Luca, era in grado di gestire spacciatori che nella cassa comune del clan riuscivano a versare, ciascuno, 70 mila euro di incassi a settimana, per una media mensile di circa 300 mila euro.

Dalle indagini dei carabinieri, avviate nel 2009, emerge anche la tecnica del gruppo Ercolano-Santapaola, rappresentati da Orazio Magrì e dai fratelli Nizza, che non soltanto vendevano 200-300 chilogrammi di droga agli esponenti del clan dei Carateddi, frangia della cosca Cappello con cui erano rivali, ma gli sottraevano le “piazze dello spaccio” a Catania vendendo anche al dettaglio, a prezzi competitivi rispetto ai concorrenti, le dosi di marijuana e cocaina. Un giro vorticoso, ripreso dalle telecamere dei carabinieri, che il procuratore capo Giovanni Salvi ha paragonato a “un vero e proprio supermercato della droga”.

I contrasti sulla gestione dello spaccio di cocaina e marijuana ha fatto acuire le rivalità tra i due gruppi che è sfociato in una faida con omicidi contrapposti e la rappresaglia dei Carateddi che al furto di una piazza organizzano l’uccisione, ordinata dal carcere dal boss Lo Giudice, di un esponente di spicco dei Santapaola, Giuseppe Privitera. Omicidio sventato da investigatori. Per programmare la risposta il gotha di Cosa nostra si riunì, l’8 ottobre del 2009 a Belpasso, ma il summit fu interrotto da carabinieri di Catania.

Complessivamente nell’inchiesta sono 71 gli indagati, alcuni dei quali già arrestati in altre operazioni antidroga. Il trasferimento della droga avveniva con la complicità di camionisti: uno di loro fu bloccato da carabinieri a Catania con a bordo un chilogrammo di cocaina comprata nel Napoletano. Nella notte, oltre agli arresti, i carabinieri hanno sequestrato 512 grammi di marijuana, 404 di cocaina, 600mila euro in contanti e una pistola semiautomatica cal. 7,65. L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore Giovanni Salvi e dai sostituti della Dda Iole Boscarino e Rocco Liguori.

Gli arrestati sono Giuseppe Floridia, di 38 anni, Salvatore Scavone, di 26, Rosario Lombardo, di 43, Filippo Marletta, di 21, e Giovanni Nizza, di 38. Il provvedimento è stato notificato a altri cinque indagati, già detenuti: Salvatore Nicolosi, di 37 anni, i fratelli Daniele e Fabrizio Nizza, di 34 e 37 anni, Giuseppe Privitera, di 37, e Giuseppe Sciuto, di 29.

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Giuseppe Castiglione non e’ piu nei sondaggi

Chi saranno i candidati alla Presidenza della Regione Siciliana per le prossime consultazioni d’autunno?

  • Rosario Crocetta (59%, 4.483 Voti)
  • Gaspare Sturzo (7%, 509 Voti)
  • Nello Musumeci (6%, 471 Voti)
  • Fabio Granata (4%, 310 Voti)
  • Altri (3%, 197 Voti)
  • Francesco Cascio (3%, 192 Voti)
  • Pietro Grasso (2%, 170 Voti)
  • Roberto Lagalla (2%, 168 Voti)
  • Gianfranco Miccichè (2%, 166 Voti)
  • Massimo Russo (2%, 164 Voti)
  • Sonia Alfano (2%, 159 Voti)
  • Innocenzo Leontini (2%, 158 Voti)
  • Giampiero D’Alia (2%, 155 Voti)
  • Claudio Fava (2%, 152 Voti)
  • Ivan Lo Bello (1%, 49 Voti)
  • Gaetano Armao (0%, 31 Voti)
  • Beppe Lumia (1%, 25 Voti)

Totale Votanti: 7.648

Vota

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Potrebbe rientrare Bronte in questi 10 negozi?

DOMANI INCONTRO PER UN’ULTERIORE CASSA INTEGRAZIONE

Aligrup, dieci negozi fuori dalla trattativa E’ allarme rifornimento scaffali

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30 luglio 2012 – Non è ancora terminata la trattativa che riguarda l’affitto del ramo d’azienda di Aligrup, la società che gestisce innumerevoli negozi a marchio Despar in tutta la Sicilia, Catania, Caltanissetta, Palermo, Ragusa, Siracusa, Enna e Messina con circa 2mila dipendenti.

Il 12 luglio scorso il Tribunale di Catania ha rilasciato il nullaosta che apre la strada ad alcune aziende interessate (su tutte Conad, Romano, Ergon e Coop) per potere acquisire l’affitto del ramo di azienda dell’Aligrup.

Il tribunale, infatti, ha dato il proprio parere favorevole con riserva perché vuole verificare la congruità del prezzo di vendita. Sarà così un perito a valutare il patrimonio di Aligrup e solo dopo questa verifica arriverà il via libera per un compratore che, potrebbe essere Coop o Conad.

 

Secondo i dati forniti dai sindacati, l’azienda è in difficoltà economiche e per questo vorrebbe dare un ramo d’azienda in affitto 21 punti vendita alla Coop, 9 alla Conad, 4 a Ergon e altri anche a Romano e altre aziende. La Coop nel protocollo d’intesa firmato con la Aligrup aveva posto delle condizioni per quanto riguarda il fitto del ramo d’azienda, dichiarando di volere ottenere dal Tribunale  di Catania il nullaosta, cosa che ha già ottenuto ma, a detta dei sindacati, rimarrebbero fuori dalla trattativa 10 punti vendita, 8 a Catania e 2 a Palermo. 

Da circa due settimane – dichiara Toni Fiorenza, segretario provinciale Fisascat Cisl Catania – molti negozi non vengono riforniti questo perchè i fornitori, finchè la partita non verrà chiusa, non riconoscono Aligrup come società solida e le banche non fanno più creditoPer questo l’azienda ha comunicato che c’è la necessità di un’ulteriore cassa integrazione che coinvolge altre 300 persone, 200 nei punti vendita e 100 presso gli uffici aziendali. Attualmente questi lavoratori sono sottoposti al contratto di solidarietà. La situazione non è delle più rosee. L’azienda,  ad oggi ha subito una perdita pari al 50% del fatturato”.

“I dieci negozi in questione – continua Fiorenza – di cui ancora non abbiamo gli elenchi perchè la precedente trattativa con le aziende è stata chiusa e adesso ne è cominciata un’altra – sarebbero esclusi perchè non è l’Aligrup che li sceglie ma sono le aziende che stanno subentrando nella trattativa che scelgono i negozi. Evidentemente nessuno delle aziende è interessato all’acquisto di questi 10 negozi”.

Il nuovo accordo tra l’azienda e la Coop non è ancora noto: “L’accordo – conclude Fiorenza è ancora segregato. I termini non sono noti e l’azienda, così come il commissario giudiziario Massimo Consoli, hanno ribadito di non volere rendere nota la trattativa”.

Attualmente – riferiscono i sindacati – gli stipendi vengono pagati regolarmente. Domani si terrà un incontro tra le sigle sindacali e l’Aligrup per la concessione di un’ulteriore cassa integrazione per 300 operai oltre i 100 che gia usufruiscono degli ammortizzatori sociali.

Dura la replica del segretario generale della Fisascat Cisl Sicilia Mimma Calabrò: “La Sicilia non si può permettere di perdere un solo posto di lavoro. Gli ammortizzatori sociali devono essere utilizzati per la salvaguardia dei livelli occupazionali in attesa che le aziende traghettino per l’acquisto del ramo d’azienda.

Con la chiusura di Aligrup si metterebbe in ginocchio l’intera economia catanese. Tra l’altro l’azienda ha gli stessi operai della Fiat, cica 2mila. Quindi se nella provincia di Palermo la chiusura della Fiat di Termini metterebbe in ginocchio l’intero territorio, la stessa cosa accadrebbe con Aligrup, che è un’altra Fiat ma a Catania”.

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A volte chi amministra non capisce le esigenze dei propri dipendenti e come in questo caso possono succedere fatti mortali. Invito a tutti gli amministratori comunali di Bronte che i dipendenti comunali non sono delle macchine ma hanno un cuore ed un cervello per pensare al contrario di chi amministra che cervello non ne ha piu’ ed il cuore l’ha parcheggiato

LUTTO AL COMUNE NEL CATANESE

Paternò, stressato dal lavoro al Comune Si impicca il capo dell’ufficio tecnico

30 luglio 2012 – Il capo dell’ufficio tecnico del comune di Paternò, in provincia di Catania, si è suicidato impiccandosi nello scantinato della sua abitazione. A fare la scoperta è stata la moglie insospettita della prolungata assenza. Il tecnico, secondo il racconto dei suoi familiari, era particolarmente stressato dal lavoro che svolgeva per l’ente pubblico.

Da 20 giorni il sindaco di Paternò Mauro Mangano gli aveva affidato il settore dell’urbanistica, in aggiunta alle mansioni che rigurdavano l’ufficio dei Lavori pubblici. E da quanto è emerso nel corso delle indagini aveva scadenze di progetti per i “contratti di quartiere” per circa 7 milioni di euro.

Il sindaco, Mauro Mangano (Pd), si è detto ”sgomento e addolorato per quanto accaduto”, sottolineando che ”era un grande lavoratore apprezzato da tutti”. La Procura di Catania ha disposto la restituzione della salma ai familiari.

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Quando ci sono persone testarde puo’ succedere anche questo. Non bisogna mai approfittarne del momentaneo incarico posseduto e bisogna sempre guardare con molta attenzione le esigenze del dipendente. A volte basta poco per far succedere certi drammi e non solo nelle poste ma in tutti gli enti pubblici.

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Napoli, dipendente spara alla direttrice dell’ufficio postale e fugge

Anna Iozzino, 53 anni, è stata colpita da tre proiettili (e non da uno come appreso in un primo momento): alla gola, alla mandibola e di striscio al petto. Tutto sarebbe nato a seguito della decisione della donna di spostarlo l’impiegato ad altre mansioni durante il periodo di vacanze estive

Più informazioni su: .

Un uomo, che lavora per Poste Italiane, ha ferito con alcuni colpi di pistola la direttrice della filiale di Torre del Greco (Napoli) ed è fuggito dopo l’agguato. Si tratta di Cristofaro Gaglione, 59 anni, arrestato poche ore dopo l’accaduto. Secondo le prime ricostruzioni,  l’uomo si è presentato questa mattina (alle 8.10) al lavoro armato e si è diretto immediatamente nella stanza di Anna Iozzino, 53 anni. La donna, colpita da tre proiettili (e non da uno come appreso in un primo momento): alla gola, alla mandibola e di striscio al petto. Ora si trova all’ospedale Maresca, dove è in corso un delicato intervento chirurgico.

Sabato scorso c’era stato un diverbio tra la direttrice dell’ufficio postale di Via Veneto e l’uomo che oggi l’ha ferita. Tutto sarebbe nato a seguito della decisione della direttrice di spostarlo ad altremansioni durante il periodo di vacanze estive.  L’impiegato è stato rintracciato nella zona periferica della città a ridosso della vicina Torre Annunziata e sta per essere interrogato.

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Il dottore gli aveva consigliato di assumere fibre

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LA PROPOSTA DEL DEPUTATO BARBAGALLO

E dal Pd si alza una voce:
“Lombardo non dimetterti”

Domenica 29 Luglio 2012 12:33

 

“Le elezioni regionali ad ottobre? Un un calcolo politico. Sarebbe molto più responsabile se il presidente Lombardo concordasse, con tutte le forze politiche, un’agenda di fine legislatura per votare alla scadenza naturale”. Questa l’iniziativa del deputato regionale del Pd, Giovanni Barbagallo (nella foto), in vista delle dimissioni del governatore Lombardo.

 

“La Sicilia è sull’orlo del precipizio. La situazione  finanziaria della regione non è stata mai così grave. Si rischia la bancarotta”. E’ questo il grido d’allarme che oggi lancia  Giovanni Barbagallo, deputato del Pd all’Ars, che aggiunge: “Le elezioni regionali ad ottobre rispondono ad un calcolo politico, ma le conseguenze sul piano finanziario saranno devastanti. Il rischio paralisi è concreto. Sarebbe molto più responsabile se il presidente Lombardo concordasse, con tutte le forze politiche, un’agenda di fine legislatura per votare alla scadenza naturale (primavera 2013). Le elezioni anticipate – precisa Barbagallo – non servono per risanare la Sicilia, ma per fare eleggere soggetti politici del tutto subalterni ai meccanismi di gestione del potere che, a parole, si dice di voler combattere.

Mai – sottolinea – ci siamo trovati, contemporaneamente, senza soldi per i trattamenti di fine rapporto, con l’ente acquedotti travolto dai debiti, con i dipendenti dell’Ast senza stipendi, con i lavoratori della formazione professionale che non vengono pagati da tantissimi mesi, con la biblioteca regionale che non apre più per mancanza di risorse finanziarie, con lo stop alle borse di studio, con molti Comuni vicini al dissesto finanziario, con  i  lavoratori del trasporto pubblico locale a rischio licenziamenti. Il presidente Lombardo – continua l’onorevole – anziché dimettersi per poter approfittare dei ritardi di molti partiti nella scelta delle alleanze e dei candidati alla presidenza  della Regione, potrebbe dare un senso alla sua esperienza istituzionale operando per l’approvazione di una manovra di revisione della spesa più incisiva di quella proposta dall’assessore Armao, per accelerare la dismissione degli enti regionali inutili e per ridurre le consulenze.

E ancora, per adottare un piano di vendita del patrimonio regionale non utilizzabile a fini istituzionali, per avere la possibilità di applicare la riforma di riduzione dei deputati regionali da 90 a 70 e per eliminare  le indennità aggiuntive percepite dai parlamentari per incarichi connessi alle loro funzioni istituzionali (assessori, ufficio di presidenza dell’Ars, presidenti di commissioni, ecc…). Votare prima perché il proprio partito può ottenere più consensi – conclude Barbagallo – è una furbizia che potrebbe non pagare. I cittadini sapranno valutare chi cerca di ottenere voti senza impegnarsi per il risanamento finanziario e per lo sviluppo”.

Ultima modifica: 29 Luglio ore 12:40

 

 

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Trattativa, parla il pentito Mutolo: “Stato e mafia da sempre a braccetto”

E’ stato l’autista di Riina: “Dopo l’arresto sono andati a casa sua, c’erano cose che inguaiavano i politici, hanno fatto finta di nulla. Senza di noi non ci sarebbe stata la Dc e nemmeno Berlusconi. Ingroia lo mandano in Guatemala, lui sa che è meglio così”

processo interna nuova

Il nome di un morto e la sua strada, “tutt’assieme” come direbbe lui. Gaspare Mutolo, pentito di mafia, ha una personale mappa di Palermo: è un cimitero senza pace. Oggi la città dell’odio la dipinge ad olio, ed è soprattutto mare. In mezzo vent’anni di collaborazione con le istituzioni: il salto nel vuoto, dall’altra di una barricata con pochissimi eroi e troppi farabutti (tanti travestiti da uomini dello Stato), l’ha fatta con e per Giovanni Falcone. È lui il pentito che Borsellino stava interrogando nei dintorni di Roma, quando ricevette la famosa convocazione dal ministro.

Mutolo, come succede che un mafioso si pente?

Perché vengono traditi i sentimenti e non si ha più paura. A Buscetta gli avevano ucciso due figli, il genero, il cognato. A Mannoia il fratello: se uno è rispettato, non gli toccano nessuno. Appena Mannoia si vede toccato il fratello, parla con Falcone. Ma nemmeno terminò che noi mafiosi sapevamo che stava collaborando: avevamo le nostre fonti. Ma è successo qualcosa, è la prima volta in assoluto che la mafia uccide tre donne: sorella, madre e zia. Avevamo avuto anche qualche lamentela perché era con Giovanni Bontade, il fratello di Stefano, era stata uccisa anche la moglie.

Fa una differenza?

Sì: il palermitano ha una venerazione per la donna, è diverso dal catanese o dal trapanese: noi palermitani per la donna abbiamo un sentimento diverso proprio. Quando è stato deciso l’omicidio Falcone? Falcone lo seguivamo da vicino, era temuto e ammirato dai mafiosi. Aveva il coraggio dell’intelligenza. Diverso da tutti. Dell’omicidio di Falcone noi ne parliamo già durante il maxiprocesso: avevano scoperto il suo villino vicino a Valdese, c’era uno che aveva una pizzeria che ci raccontava gli spostamenti. Volevamo ucciderlo in una strada sterrata e boscosa. Santapaola aveva mandato addirittura un lanciamissili Katyusha: era “il regalo per il giudice Falcone”. Ma era molto scortato, non se ne fece nulla.

Lei lo sapeva che Falcone sarebbe stato ucciso?

Logico. Dopo che fu confermata la sentenza del maxi processo – io ero in carcere – i mafiosi cominciano a dire: ora ci dobbiamo rompere le corna a tutti, ai politici e ai magistrati. Non avevano mantenuto le promesse. Infatti muore Lima, infatti muore Falcone.

E lei perché si pentì?

Per delusione che avevo con Riina decido di parlare con Falcone: nel dicembre del ‘91 gli mandai un messaggio attraverso un avvocato: “Dicci a Falcone che Mutolo gli vuole parlare”. Lo ammiravo e lo volevo aiutare. Venne il 15, gli dissi: “Voglio collaborare. E comincerò a parlare dal suo ufficio e dalla Cassazione, fino in Parlamento.

Lo avvisò del pericolo?

Gli dissi che i mafiosi erano preoccupati perché non c’era più Carnevale. Carnevale era la nostra roccaforte in Cassazione (il giudice Carnevale fu assolto dalle accuse in Cassazione, dove, dopo una sospensione, ancora esercita le funzioni, ndr). È incredibile che faccia ancora il giudice.

E Borsellino?

Venne il 1 luglio del ‘92 la prima volta, insieme al giudice Aliquò. L’incontro doveva essere segreto: a Mannoia, mentre collaborava gli hanno ammazzato tutta la famiglia.

Poi arrivò la telefonata.

Mi disse: “Vado dal ministro”. Finalmente, poco tempo fa, Mancino l’ha ammesso: lo poteva fare vent’anni fa che non c’erano tutte queste chiacchiere, di aver stretto la mano a Borsellino. Comunque poi Borsellino torna da me. Ed era preoccupato che già sapevano del nostro incontro, era una cosa segretissima. Per lui era stato uno choc.

Lei non aveva paura di Riina?

Se avevo paura m’impiccavo da solo. Borsellino diceva: chi ha paura muore tutti i giorni.

Che rapporti aveva con Riina, prima?

C’imparai la dama. Ce lo voglio dire perché così anche lui si può ricordare dei momenti belli. Riina mi ha dato tanto e mi ha voluto bene tanto. Mi ha fatto regalare 50mila lire a testa da tutti i mafiosi per il mio matrimonio: ho fatto a mezzo con il compare d’anello. Lo fece sia per farmi avere soldi che per informare che lui ci teneva a me. In carcere una volta lo aiutai, che a lui ci era venuta la diarrea. Tutta la notte l’ho vegliato.

La trattativa è vera?

C’è, è stato rinviato Totò. E io non me la bevo che non sono andati a casa di Riina dopo che l’hanno preso. Se mi dicono: o tu cambi opinione o ti mandiamo alla fucilazione, io vado alla fucilazione. Perché è impossibile che non abbiano perquisito. Sono andati in casa di Riina, hanno trovato cose che inguaivano i politici e hanno fatto finta di nulla.

C’erano rapporti tra la mafia e le istituzioni?

Nel ‘71 il capomafia di Bagheria, Antonino Mineo, gli disse a Franco Restivo, ministro dell’Interno: dicci al tuo compare che se vuole mandare al confino noi palermitani, il primo che ci deve andare sei tu. Se no facciamo la pelle a te e a lui. Questi erano i rapporti: convivenza e connivenza, i contatti tra mafia e forze dell’ordine, mafia e politica ci sono sempre stati. Ci sono stati personaggi cui hanno pulito i cartellini penali per fargli fare i sindaci. La Sicilia è una fonte di guadagno e di voti, senza non ci sarebbe stata la dicci, Andreotti e nemmeno Berlusconi, che tramite Dell’Utri era legato a molti mafiosi. Io a Berlusconi lo ammiro, ci sa fare. Non m’interessa del bunga bunga, perché c’era già a Palermo molti anni prima.

Cioé?

A questi uomini politici ci piace la bella vita. Nel ‘74 mi trovai in casa dell’onorevole Matta, della diccì: aveva una villa a Partanna Mondello, la mia zona. Sotto c’era un night club, con le luci, un giradischi, una distilleria di liquori con centinaia di bottiglie. E una parete intera di vestiti di lamè e di scarpe: servivano per le “signore”.

Torniamo a oggi: lei ha detto “ci vorrebbero cinque Ciancimino per ripulire Palermo”.

Massimo Ciancimino dice cose importanti. È assurdo che si sia bruciato con il pizzino che nomina Gianni de Gennaro. Quella porcata l’ha combinata o gliela hanno fatta combinare? Mentre Ciancimino si trovava a Bologna, lo so da persona fidata, hanno fermato due persone che si aggiravano attorno alla sua casa: erano due dei servizi segreti. Io credo che volevano fermarlo. Come a Ingroia.

Cioè?

Adesso a Ingroia lo mandano in Guatemala: lui dice che ha accettato e ci vuole andare. Ma secondo me lui sa che è meglio così, perché ormai è un grande conoscitore della mafia: che deve fare, deve diventare un altro Borsellino o un altro Falcone? Speriamo che le cose cambino, anche se finché ci sono uomini come Dell’Utri e Mannino (assolto per concorso esterno, di nuovo indagato per trattativa) a decidere le cose politiche, non ci sono speranze. La Sicilia è bella, io sono sicuro che mi farò uccidere là, ci voglio tornare.

Quante persone ha ucciso?

Tante. Ma c’era sempre una giustificazione.

Non è pentito?

Forse nemmeno era giusto uccidere queste persone, è una cosa che capisco ora. Ma sempre c’era una giustificazione. Non è cosa di cui avevo colpa. Una volta ho ucciso un tale, Imperiale, a pugnalate (che è diverso da uccidere con la pistola.) Quando mi sono guardato allo specchio ero una maschera di sangue. Non lo dimenticherò mai.

Lei ora è un pittore, e una volta ha detto: “Quando dipingo mi dimentico chi sono”. È difficile avere il suo passato?

Io ho rifiutato il mio passato: per dimenticarlo che debbo fare, mi devo suicidare? Ho fatto quello che pensavo giusto. Oggi accendo la musica, dipingo il mare. A volte mi commuovo perché so che sto dipingendo Mondello. Mi sento un altro e vorrei essere quello, ma non posso cambiare il passato. Finché sarò in vita sarò sempre l’assassino che ha fatto quello che ha fatto.

Si ricorda lo sguardo di qualcuno degli uomini che ha ucciso?

Gaspare Mutolo, che ha parlato per tre ore senza fermarsi, sorride amaramente per un tempo lungo. E poi dice: “lo sguardo di chi muore sempre quello è. Pensi: è arrivato il mio momento. Quello sguardo l’ho avuto tante volte anch’io.

da Il Fatto Quotidiano del 29 luglio 2012

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