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Archivi del mese: Aprile 2012

Le contraddizioni di Peppe. Ma che bello fare il politico, oggi spari una minchiata e domani la smentisci o viceversa

Politica

“Sì all’accorpamento delle Province
per ridurre i costi della politica”

Il richiamo della Bce è stato accolto con favore da Giuseppe Castiglione, presidente dell’Upi: “Sono mesi che ribadiamo che è l’unica riforma possibile per tagliare le spese. Forse adesso qualcuno ci darà ascolto”

30/04/2012
ROMA – Il richiamo della Bce in tema di accorpamento delle Province ha riacceso i riflettori su un tema da tempo nell’agenda di Parlamento e governo ed è stato salutato positivamente dall’Upi. Ma la strada percorsa dai progetti di riforma è arrivata apparentemente a meta con l’art. 23 del decreto legge 201, il cosiddetto ‘Salva Italia’, che assegna alle Province funzioni di indirizzo politico e di coordinamento delle attività dei Comuni.Il tema continua a essere però quello della loro cancellazione, il cui iter era cominciato a maggio 2010 in occasione della messa a punto della Finanziaria, quando si era ipotizzata l’abolizione delle Province con meno di 220 mila abitanti. Ormai da anni il futuro delle Province è rimasto in bilico tra una serie numerosa di provvedimenti: come l’articolo 15 del decreto legge 138 del 13 agosto 2011, che prevedeva la soppressione delle Province con più di 300 mila abitanti e il divieto di istituire nuove Province in Regioni con meno di 500 mila abitanti. Prevedendo contestualmente un trasferimento alle Regioni delle funzioni delle Province soppresse.Ma poi si è ripartiti da zero con lo stop dato all’articolo 15 deciso con la legge 148 di settembre 2011 che ha convertito il decreto 138. Nello stesso mese Palazzo Chigi ha inviato alla Conferenza delle Regioni un ddl costituzionale (‘Soppressione degli enti intermedi’), strumento accolto da subito con favore, soprattutto dai diretti interessati, che avevano criticato lo strumento della decretazione d’urgenza.Tutto annullato anche in questo caso, visto che a dicembre scorso il tema della cancellazione delle Province è tornato in un ddl, il 201 appunto. Come è noto, il testo prefigura un organo istituzionale di secondo livello, conferendo alla Provincia soltanto le funzioni di indirizzo politico e di coordinamento della attività dei Comuni nelle materie e nei limiti indicati con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.

Il richiamo della Bce (accorpare le Province “sarebbe l’unica, vera misura di taglio dei costi della politica”) è stato accolto con favore dall’Upi. “Sono mesi – ha detto il presidente dell’organizzazione Giuseppe Castiglione – che ribadiamo che l’unica riforma possibile è la razionalizzazione delle Province, l’accorpamento degli uffici periferici dello Stato, il taglio delle società e degli enti strumentali. Oggi la Bce non fa che attestare che la proposta dell’Upi è la più innovativa e efficace. Forse adesso qualcuno ci darà ascolto”.

A dar man forte all’Upi interviene anche il presidente della Lega Umberto Bossi che precisa da Thiene: “Le Province sono utili anche se c’é chi le vuole togliere a tutti i costi”. A chi gli ricordava il sollecito in tal senso lanciato dalla Bce Bossi ha replicato: “la Bce non mi pare una grande autorità nel merito delle istituzioni del nostro Paese. Invece con Monti – ha proseguito – c’é da preoccuparsi. Le Province non costano niente: quindi toglierle vorrebbe dire togliere un pezzo di organizzazione del territorio”.

Il progetto complessivo di accorpamento consentirebbe addirittura 5 miliardi di risparmi, spiega il vicepresidente dell’Upi Antonio Saitta, secondo il quale la proposta della Bce “si sposa perfettamente con quella lanciata dal ministro Cancellieri che prevede la razionalizzazione degli Uffici periferici dello Stato”.

D’accordo anche Guido Podestà, presidente della Provincia di Milano, che valuta positivamente l’esortazione della Bce perché “non prevede una cancellazione indiscriminata”. Contro corrente il leader Idv Antonio Di Pietro, che risponde alla Bce spiegando che “per eliminare veramente gli sprechi della politica è necessaria l’abolizione delle Province”.

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 “Riduzione si, abolizione no” è questo in sintesi il pensiero del presidente dell’Upi, unione province italiane, Giuseppe Castiglione. “La casta va ricercata altrove, non nelle Province” sostiene il Presidente. “C’è una campagna demagogica e denigratoria sulla funzionalità delle province” afferma il Presidente della Provincia di Siena Simone Bezzini “ma i cittadini sanno che le Province servono, per le scuole e altre infrastrutture, noi rischiamo inoltre di cessare di esistere prima dell’abolizione contenuta nella riforma costituzionale, per asfissia a causa dei tagli previsti in manovra”. “La riforma costituzionale prevede comunque un ente intermedio tra Regioni e province, perché allora non razionalizzare le province- sostiene il vice presidente della provincia di Bari, Trifone Altieri – e abolire tutti quegli enti non statali come gli Ato che sono fuori dal controllo della Corte dei Conti”.
Servizio di Irene Buscemi

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Avviso ai politici: sbrigatevi prima che i soldi finiscono

 

Economia

Pioggia di soldi dal Cipe
nuovi interventi a Fontanarossa

In arrivo 90 milioni di euro da investire nello scalo aereo di Catania: in programma il rifacimento della pista e dei piazzali, la riqualificazione della vecchia stazione Morandi, parcheggio multipiano e un parco fotovoltaico
30/04/2012
CATANIA – Con l’approvazione da parte del Cipe del Contratto di Programma quadriennale (2012-2015) stipulato fra Enac e Sac, prende il via il piano di investimenti in autofinanziamento predisposto in questi anni dalla società di gestione dell’Aeroporto Internazionale di Catania Fontanarossa nell’ambito della concessione quarantennale dello scalo da parte di Enac.

La somma che dovrà investire Sac – che in questi anni ha avuto al suo fianco Mediobanca in qualità di advisor finanziario – ammonta a 90 milioni di euro. “Sono numerosi e strategici i progetti da realizzare – sottolinea con soddisfazione Gaetano Mancini, presidente della SAC – per questo accogliamo con soddisfazione la notizia e diamo atto al CIPE di aver gestito in questa fase con attenzione e puntualità i progetti infrastrutturali dell’aeroporto di Catania”.

I LAVORI. Si comincia a novembre 2012 con i lavori di riqualificazione della pista che prevedono il rifacimento della pavimentazione a cominciare dalle fondazioni che risalgono a circa 50 anni fa e sono inevitabilmente usurate. La riqualificazione della pista prevede il miglioramento dei piazzali e, soprattutto, la realizzazione delle strip laterali: accorgimenti tecnici che garantiscono maggiori condizioni di sicurezza nel caso in cui l’aeromobile andasse fuori pista.

In programma anche la riqualificazione della vecchia aerostazione Morandi e la realizzazione di nuovi parcheggi: il multipiano nell’area del terreno comunale dove oggi ha sede il campetto di calcio Fontanarossa e che da quasi un anno ospita, temporaneamente, una comunità di famiglie rom; e ancora la sopraelevazione del parcheggio P4.

PARCO FOTOVOLTAICO
. Nel segno dell’innovazione tecnologica e dell’energia verde l’ultimo dei progetti per Fontanarossa inserito del Contratto di Programma SAC e d Enac approvato oggi dal Cipe. Prevede infatti la realizzazione di un grande parco fotovoltaico (28 mila metri quadrati, quasi 3 ettari) sulla copertura della sopraelevazione del parcheggio P4. L’obiettivo è quello di ridurre i consumi di energia da fonti tradizionali dell’aeroporto Fontanarossa, il più trafficato scalo della Sicilia e del Sud Italia, che potrà così soddisfare in autonomia, e grazie a una fonte naturale, una quota significativa del fabbisogno energetico necessario alla gestione dell’infrastruttura. In programma anche la copertura con pannelli solari dei magazzini merci della Sac e il rivestimento con pellicole fotovoltaiche della nuova aerostazione.

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Scuola

“La mafia è più forte dello Stato”

Sondaggio dell’istituto Pio La Torre tra gli studenti dai 16 ai 18 anni, pessimista il 50%

26/04/2012

PALERMO – La mafia può essere definitivamente sconfitta solo per il 23,7% degli studenti di Nord e Suditalia; il 37,19% pensa che non lo sarà. Alla domanda chi è più forte tra lo Stato e la mafia solo il 14,27% ha risposto “lo Stato”; quasi la metà, il 49,90%, ha invece risposto: “la mafia”. Inoltre, per il 68,83% lo Stato non fa abbastanza per sconfiggere la mafia e per il 79,28% la mafia è forte, perché s’infiltra nello Stato.

È quanto emerge dalla sesta indagine annuale sulla percezione del fenomeno mafioso, condotta dal Centro studi Pio La Torre, che ha distribuito 1.409 questionari a un campione di ragazzi fra i 16 e i 18 anni. Il 67% di loro proviene da scuole siciliane, seguono Liguria (203 questionari, pari al 14,41% del campione), Lazio (186 questionari, 13,20) e Lombardia (76, cioè 5,39).

Il 47,13% del campione pensa che la mafia sia “abbastanza” diffusa nella propria regione; “molto diffusa” il 38%, mentre quasi il 12% la ritiene “poco diffusa”. Quasi pari le percentuali sulla percezione di una presenza concreta della mafia nella propria città: il 28,8% del campione l’ha avvertita “poco”, il 27% “abbastanza”, il 19% “per niente”. Secondo gli studiosi ciò è dovuto al fatto che, “per molti italiani la mafia è soltanto qualcosa di cui si è a conoscenza di seconda mano e questo vale anche per molti siciliani, a seconda dei quartieri in cui risiedono o degli ambienti che frequentano”, spiega nel rapporto il sociologo Antonio La Spina, che ha curato lo studio insieme ai ricercatori Giovanni Frazzica e Attilio Scaglione. “Chi ha risposto frequenta le ultime classi di licei, istituti tecnici e professionali – sostiene La Spina – non si è abbastanza adulti a quell’età per aver ricevuto, poniamo, una richiesta di pizzo; ma, a seconda del luogo in cui si vive, si avverte il controllo del territorio”.

Nel dettaglio, potendo scegliere fino a tre risposte, ciò che secondo gli studenti permette alla mafia siciliana di continuare a esistere è, in primo luogo, “la mentalità dei siciliani” (risposta del 51,81% del campione), segue ‘la corruzione della classe dirigente” (51,03%), mentre per il 40% ci sono”le scarse opportunità di lavoro”. Per il 51,38% di loro il rapporto tra mafia e politica”è molto forte”; oltre il 30% del campione pensa che”mafia e arretratezza economica si autoalimentano”, mentre il 23,28% pensa che l’arretratezza sia un effetto della mafia.

Oltre il 41% del campione, pari a 590 studenti, ritiene che la presenza della mafia sia un ostacolo per il proprio futuro; il dato sale al 50,7% per gli studenti siciliani e si attesta al 28% per i loro coetanei lombardi, 23% per i liguri e 22 per i giovani del Lazio. Inoltre, nella ricerca di un lavoro nella propria città oltre il 34% del campione ritiene importante presentare un curriculum o frequentare un corso professionale (28,8%), contro il 21,29% che ritiene più importante rivolgersi a un politico e il 18,45% che considera”più importante rivolgersi a un mafioso”.

Per il 47% dei ragazzi intervistati ”sarebbe più corretto seguire criteri meritocratici”, e per il 25% per cento”una persona raccomandata non è valida”. I giovani considerano più scorretto”evadere le tasse” (70,97%) e assumere lavoratori in nero (42,80), seguono il mancato rispetto dell’ambiente (27,96) e”l’astensione dal voto (16,25). “Gli studenti del campione sono consapevoli degli ostacoli che incontreranno nella vita – ha detto Vito Lo Monaco, presidente del Centro studi – nel 30/o anniversario dell’uccisione di Pio La Torre sentiamo particolarmente il compito di additare come esempio i cittadini caduti nell’adempimento del proprio lavoro”.

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Nuove indagini sul leghista Stiffoni operazioni sospette sui conti al Senato

Venerdì scorso il politico, già ascoltato come teste, si era autosospeso. Interrogato dai pubblici ministeri milanesi anche il capo gruppo a Palazzo Madama Federico Bricolo. Al centro degli accertamenti l’emissione di assegni circolari e una serie di prelievi in contanti

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 Il senatore Piergiorgio Stiffoniautosospesosi nei giorni scorsi dal gruppo parlamentare della Lega Nord, avrebbe utilizzato un conto che serve di norma per rimborsare le spese dei senatori, per effettuare operazioni “sospette” come l’emissione di assegni circolari e una serie di prelievi in contanti. Il senatore leghista, che era ascoltato dagli inquirenti milanesi che indagano per appropriazione indebita aggravata e per truffa, era citato anche nelle intercettazioni tra l’ex tesoriere Francesco Belsito e la segretaria Nadia Dagrada: in una conversazione emergeva che Stiffoni avrebbe intascata 50 mila euro.

I magistrati milanesi avevano sentito come teste Stiffoni per la vicenda dell’acquisto di diamanti per un valore di circa 200mila euro, affare privato secondo il senatore come del resto avrebbe fatto anche la vice presidente del Senato Rosi Mauro, poi espulsa. I pm, Roberto Pellicano Paolo Filippini e l’aggiunto Alfredo Robledo, nei giorni scorsi ascoltato anche il capo dei senatori a Palazzo Madama Federico Bricolo proprio sui conti del Carroccio su c’è anche la firma del senatore. Bricolo avrebbe in sostanza spiegato che lui non sapeva cosa facesse Stiffoni con i soldi del conto per i senatori del Carroccio, perché il senatore aveva la delega ad operare e la fiducia del partito. Le operazioni considerate sospette emergono proprio dagli accertamenti degli ultimi giorni sui fondi del Carroccio. Gli inquirenti a questo punto valutano la posizione di Stiffoni e non è esclusa una eventuale contestazione del reato di peculato, perché si tratta di soldi pubblici. Infatti l’audizione del senatore era stata sospesa quando il politico leghista era caduto in contraddizioni, sostanzialmente  quindi avvicinandosi alla posizione di possibile indagato. Le movimentazioni sui conti sono state segnalate anche da Bankitalia.

Al senatore Stiffoni, secondo quanto risulta dalle indagini dei pm di Milano, la Lega Nord aveva dato la delega ad operare sul conto, acceso presso la Bnl, su cui confluiscono soldi pubblici di pertinenza del Senato e che devono andare a coprire le spese dei senatori e in questo caso di quelli del gruppo del Carroccio. Stiffoni avrebbe così gestito, tra il 2010 e il 2011, in modo sospetto secondo le prime analisi degli investigatori, tra i 3 e i 4 milioni di euro di fondi pubblici. Per gli inquirenti Stiffoni avrebbe effettuato una serie di operazioni considerate anomale su quel conto, movimentando assegni e facendo prelievi.

Intanto è prevista per oggi una riunione del consiglio federale della Lega Nord, nella sede di via Bellerio a Milano. Il massimo organo esecutivo del Carroccio è chiamato a deliberare sui regolamenti per i congressi nazionali, in programma a inizio giugno (l’1 e il 2 quello lombardo; il 2 e il 3 quello veneto) e federale (30 giugno-primo luglio). Come ha spiegato, in mattinata, Roberto Maroni, il federale “approverà le proposte contro l’introduzione dell’Imu sulla prima casa”, che saranno poi illustrate domani, a Zanica (Bergamo), nel corso del “Lega unita day”. All’ordine del giorno però, ci sarebbe, inoltre, l’ipotesi di possibili espulsioni dal movimento (il federale è’ l’organo competente, ndr) di altri componenti del partito, coinvolti nello scandalo sulla gestione dei soldi del Carroccio. Tra i nomi più a rischio potrebbe esserci proprio quello di Piergiorgio Stiffoni, ex componente del comitato amministrativo.

 

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Catania, messa in onore di Mussolini. E in chiesa parte il saluto romano

Come ogni anno, padre Antonio Lo Curto ha celebrato in ricordo del Duce. In chiesa una quarantina di persone, mani tese e il prete dice tra le risate: “Ho sognato i nostri governanti impiccati all’altare della patria”

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 «Non ho nessuna posizione politica, ma per Benito non potevo tirarmi indietro». Come ogni 28 aprile, il Rettore della chiesa di San Gaetano alle Grotte di Catania ha appena celebrato una messa in suffragio di Benito Mussolini. Padre Antonio Lo Curto non ha molta voglia di pubblicizzare l’evento: «Ovviamente la curia sa della messa, ma non vorrei avere altri tipi di problemi» confida, riferendosi a eventuali rappresaglie politiche nei suoi confronti. Eppure l’annuncio è apparso tra le pagine del più noto quotidiano cittadino e il prete è un personaggio piuttosto famoso alla fera o luni, il mercato vicino alla chiesa. «Lo conoscono tutti, è il prete fascista che fa la messa in greco» dice senza esitazioni un venditore. Del resto quello in onore di Mussolini è un rito che si celebra ogni anno nel capoluogo etneo. Ma stavolta la grande popolarità è arrivata da Facebook, imprevista, tra l’indignazione generale.

Centinaia le condivisioni sul social network del trafiletto che annunciava la messa con «onore e fedeltà» al dittatore, definito con un più politicamente corretto «già capo del governo». Ma di politicamente corretto, alla cerimonia c’è ben poco: Mussolini era una brava persona, magnanimo e giusto «come Federico II di Svevia»: «Benito ha solo commesso alcuni errori, come le leggi razziali e la guerra. Ma sono errori che tutti possiamo fare», declama il sacerdote nel corso dell’omelia, che risuona nella piccola chiesa insieme alle critiche all’attuale governo, alle banche, a una Italia che «è un Paese sotto la dittatura della prostituzione della finanza». Tanto che il sacerdote afferma: «Ho fatto il sogno di questi personaggi impiccati all’Altare della patria», riferendosi agli attuali componenti del governo. Risate, all’interno della chiesa, sottolineano l’eccessivo trasporto del sacerdote. Che cerca di correggere il tiro: «Non auguro la violenza ma non si può restare senza far nulla, come dei debosciati».

Nella chiesetta di piazza Carlo Alberto ci sono una quarantina di persone e sembrano conoscersi tutte. Da molti anni infatti si ritrovano qui per l’anniversario della morte del Duce. «Prima a celebrare la messa era padre Spampinato, ora cappellano al carcere», precisa padre Lo Curto. Seduti, composti, tutte persone normalissime quelle che partecipano alla cerimonia, con la croce celtica al collo. C’è anche chi è venuto con la famiglia al completo, ed alcuni volti noti dell’estrema destra catanese, a cominciare dall’avvocato Francesco Condorelli Caff, segretario regionale del partito Fiamma Tricolore, che ha richiesto la messa in suffragio.

C’è chi prega e chi sta in religioso silenzio, ma è impossibile non lasciarsi distrarre dal maleodorante odore che proviene dall’ingresso. «E’ stato un atto contro la cerimonia, hanno lanciato una bottiglia di acido puzzolente» spiega un uomo. E l’atto vandalico è stato in effetti rivendicato da un gruppo che si fa chiamare Antifascisti catanesi.

Ascolta le dichiarazioni e l’omelia di padre Antonio Lo Curto

Alla fine della cerimonia Condorelli Caff si alza e prende la parola. «Sono tempi nei quali non ci rendiamo conto della dittatura delle banche. I cittadini stanno bevendo da un amaro calice» dice il segretario del partito di estrema destra ai presenti, facendo eco alle parole del sacerdote, ringraziandolo pubblicamente. «Ogni anno questa messa ci unisce. E c’è bisogno di unità, perché siamo tantissimi» continua Condorelli, auspicando una maggiore partecipazione dei giovani «la nostra speranza per il futuro». Ma, senza contare i bambini, i giovani presenti erano davvero pochi.

«Io ho anche ben altri interessi» precisa padre Lo Curto. La chiesetta di piazza Carlo Alberto e il suo Rettore sono in effetti piuttosto noti in città per l’originalità della messa del sabato. Messa celebrata «con rito bizantino, in greco», spiega il sacerdote, che mostra con orgoglio le quattro bandiere sugli altari laterali: siciliana, spagnola borbonica, tedesca e greca. Simboleggiano «le varie anime della Sicilia» per Lo Curto, che ha però qualche precisazione da fare in merito alla cerimonia. «Mussolini era solo un cristiano battezzato, tra l’altro onorato dalla Chiesa cattolica quando era al potere. Per Hitler o Stalin non l’avrei mai fatta una messa, ma per qualunque altro personaggio politico positivo sì». L’avrebbe fatta anche per un Antonio Gramsci, morto il 27 aprile come vittima del fascismo? «Certo, anche perché non è detto che fosse davvero ateo» spiega. La storia di quegli anni, secondo il sacerdote, non è stata scritta correttamente. Si dimentica «quanto di buono Mussolini ha fatto per l’Italia». Ma perché ricordare solo lui? Semplice: «Ricordando lui si ricordano anche le vittime della Resistenza, i caduti della repubblica di Salò, le vittime delle foibe e della guerra in generale».

«Benito Mussolini» grida Condorelli. E la chiesetta per un attimo trema. Un urlo, «Presente!», mentre all’unisono tutti alzano il braccio per un saluto romano. «E’ anche un bel gesto, Ave!» scherza padre Lo Curto, alzando il braccio anche lui.

di Leandro Perrotta – ctzen.it

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Maroni: “Piergiorgio Stiffoni è tecnicamente fuori dalla Lega Nord”

L’ex ministro dell’Interno: “Preso atto della sua autosospensione, il consiglio federale ha deliberato la sua cancellazione dal libro dei soci”. Il senatore leghista avrebbe utilizzato un conto del gruppo per operazioni sospette come l’emissione di assegni circolari. La sua firma sulle ricevute dei diamanti

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Piergiorgio Stiffoni è “tecnicamente fuori” dalla Lega Nord. Ad annunciare la “cacciata” è stato il triumviro Roberto Maroni, al termine del Consiglio Federale di oggi. L’ex ministro spiega: “Abbiamo preso atto della autosospensione del senatore Stiffoni e il consiglio federale ha deliberato la sua cancellazione dal libro dei soci ordinari militanti il che equivale tecnicamente all’espulsione e Stiffoni quindi è fuori dal movimento”.

Il senatore Stiffoni, si era autosospeso nei giorni scorsi dal gruppo parlamentare della Lega Nord,perché avrebbe utilizzato un conto che serve di norma per rimborsare le spese dei senatori al fine di effettuare operazioni “sospette” come l’emissione di assegni circolari e una serie di prelievi in contanti.

I magistrati milanesi lo avevano sentito il 20 aprile per la vicenda dell’acquisto di diamanti per un valore di circa 200mila euro. Il senatore è testimone, ma sulle ricevute d’acquisto dei preziosi c’è la sua firma. La Procura cerca però di capire se i diamanti siano stati pagati con i soldi della Lega Nord o con i suoi risparmi. Una circostanza che vale anche per il vicepresidente del Senato Rosi Mauro che ha già detto di aver comprato i diamanti con propri soldi. Stiffoni, nei giorni scorsi, aveva dichiarato più volte di voler chiarire la situazione parlando con gli inquirenti.

Maroni poi illustra la situazione riguardo alla posizione della Lega Nord nei confronti dell’ex tesoriere, Francesco Belsito: “Sono in corso una serie di azioni, anche legali, per ottenere da parte nostra tutto quello che è’ di nostra spettanza: le informazioni, ma anche, e soprattutto, i soldi”.

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29/04/2012 –

Malore durante un comizio: muore un candidato a Motta D’Affermo

  

Andrea Martorana

Andrea Martorana, 60 anni, è deceduto dopo essere stato colpito da un infarto mentre stava parlando sul palco. Inutili i soccorsi. Grande commozione nel piccolo centro del Messinese

 

MOTTA D’AFFERMO. Tragedia durante un comizio a Motta D’Affermo, nel Messinese. Il candidato al consiglio comunale per la lista “Motta D’Affermo – Uniti per crescere”, Andrea Martorana, 60 anni, è morto a seguito di un malore mentre stava parlando in un comizio elettorale. Tutto si è svolto nel giro di pochissimo tempo. Martorana, candidato sindaco alle scorse amministrative nel 2007, era sul palco quando ad un certo punto ha fermato il suo discorso, appassionato e sentito, dicendo di avere un giramento di testa, per poi crollare su una sedia. Subito si è capita la gravità della situazione, anche perchè l’imprenditore già in passato aveva accusato dei problemi cardiaci. Immediati sono scattati i soccorsi, con alcuni medici e infermieri che hanno tentato in tutti i modi di salvargli la vita, applicando tutte le misure del caso, praticandogli il massaggio cardiaco. Purtroppo tutto si è rivelato inutile, e l’uomo, che lascia una moglie, Rita, e tre figli (Lella, Saro e Lucia), è spirato poco dopo l’arrivo dell’ambulanza, che lo stava portando al vicino ospedale di Mistretta. La morte di Andrea Martorana ha di fatto gettato nello sconforto la piccola comunità mottese, un paese di poco più di 700 anime, dove l’uomo era molto apprezzato e conosciuto da tutti soprattutto per la sua grande passione per la politica.

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In questa merda ci marcirai

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Bossi: “Questa è un paese di merda, noi comunque restiamo in piedi”

Il presidente leghista ha partecipato a un incontro elettorale in provincia di Venezia. Ai suoi ha confidato il rammarico per aver fatto entrare i figli nel partito. Dopodiché ha attaccato la figura di Belsito. L”ex tesoriere del Carroccio, riferisce l’Ansa, intercettato dall’ex autista del Trota ammette: “Io faccio ciò che mi dicono”

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Umberto Bossi lo dice alla fine: “Questo è un paese di merda”. Niente mezzi di termini per il senatur ospite a Mira in provincia di venezia. Parole non in libertà ma ancorate a un sospetto che il leader del Carrocico va ripetendo da settimane: la Lega preda di un complotto.  Sì perché i rapporti dell’ex tesoriere padano Francesco Belsito con imprenditori in odore di mafia insospettiscono Bossi. ”Ma come è possibile – ragiona – che i servizi segreti abbiano permesso che uno collegato con la ‘ndrangheta sia potuto diventare vice presidente di Fincantieri, una fabbrica che produce anche armi?”. Prosegue: “Se questo è successo allora tanti auguri alla mafia”.

E a proposito dello stesso Belsito, proprio oggi l’agenzia Ansa rilancia alcune intercettazioni ambientali effettuate dall’ex autista di Bossi, Oscar Morando. Il colloquio, si legge nel take d’agenzia, è avvenuto il 12 gennaio scorso in un ufficio milanese. ”Io – dice Belsito – devo applicare solo ciò che mi viene detto”. Morando, preoccupato per il suo futuro lavorativo, chiede spiegazioni a Belsito che in quel momento, nonostante fosse già scoppiato sui mass media il caso Tanzania, teneva ancora i cordoni della borsà. All’ex autista, prima assunto per lavorare con il leader del movimento e poi passato con il figlio Renzo, viene annunciata la sua prossima “uscita” dal Carroccio. Dall’11 di marzo dell’anno precedente i suoi rapporti con il Trota si sono incrinati e lui si lamenta: “Mi ha trattato come un giocattolo, Francesco, diciamoci la verità. Io lo so che è il tuo…che con lui hai un rapporto particolare, ma la verità è che lui mi ha trattato come un giocattolo. Questa è la verità, mi ha trattato come un gioco”. Considerazioni a cui Belsito replica: “Il problema non è questo, il problema è che se tu hai dei datori di lavoro con una certa funzione, non è quella di rispondere a un ministro o quella di fare il segretario…, ma quella di fare l’autista fiduciario e questo rapporto non c’è più, io non posso entrare nel merito perchè i rapporti fiduciari sono basati tra due persone e quello che nasce tra di loro.. se nasce un’amicizia – continua l’ex tesoriere – sono ben contento perchè vuol dire che il rapporto è migliorato, se non nasce un’amicizia ma nasce un conflitto, io non posso andare… Io devo solo applicare ciò che mi viene detto”.

E dei figli parla ancora oggi lo stesso Bossi. Perché di tutta questa vicenda, l’averli introdotti in politica resta il suo più grande rammarico. ”Rimpiango mille volte di aver fatto entrare i miei figli nella Lega. Meglio ripartire e fargli fare prima il piccolo consigliere comunale, anziché spingerli avanti. La politica può essere pericolosa”.

E dopo i rimpianti sulla bufera giudiziaria, il leader del Carroccio rilancia il partito dentro alla prossima battaglia elettorale. “Può darsi che perderemo qualcosa – dice – ma resteremo in piedi, continueremo”. “La gente sa – aggiunge – che quel che ci capita è legato al tentativo di ucciderci politicamente”. Il presidente leghista resta, comunque, realista. Sa che qualche effetto gli scandali “potranno anche averlo però non abbiamo paura delle conseguenze. La Lega cambierà, e la gente capirà che quando tiri in mezzo la libertà uno Stato può anche ucciderti; è successo anche con chi ha fatto le Rivoluzioni, anche in Italia”. “Possono farci qualsiasi cosa – conclude il Senatur – ma non possono ucciderci, perchè nei nostri cuori c’è il più’ grande progetto: la libertà della Padania”.

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Grazie per le due visite da Singapore e dall’Australia

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La bambina che zittì il Mondo per 6 minuti (Nazioni Unite 1992

 

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