Condannati a 134 anni di carcere gli arrestati brontesi dell’operazione Gatto Selvaggio

A un anno dall’operazione “Gatto Selvaggio”, che il 14 febbraio del 2011 ha visto i carabinieri di Bronte e Randazzo, coordinati dalla Dda della Procura della Repubblica di Catania, arrestare numerosi presunti esponenti dei clan mafiosi di Bronte, sono arrivate le sentenze per coloro che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. Il Gup del Tribunale di Catania, Laura Bernanti, infatti, ha inflitto pene complessive per 133 anni e 8 mesi di carcere più 76mila e 800 euro di multa, riducendo in parte le richieste di pena formulate dal Pubblico Ministero, Iole Boscarino che di anni di carcere ne aveva chiesti complessivamente 167, ma confermando le accuse formulate dai carabinieri della Compagnia di Randazzo. Tutti gli imputati, infatti, a vario titolo erano accusati di associazione mafiosa, estorsioni e traffico di sostanze stupefacenti.

Queste le condanne inflitte: Gabriele Bellitto Grillo, 10 anni e 6 mesi; Emanuele Bonfiglio, 19 anni e 2 mesi; Giovanni Capace, 3 anni e 6 mesi più 800 euro di multa; Gabriele Destro 3 anni e 8 mesi più 18 mila euro di multa; Benedetto Fazio, 9 anni 2 mesi; Nunzio Galvagno, 6 anni più 20mila euro di multa; Davide Gambino, 4 anni e 2 mesi più 18mila euro di multa; Luca Lo Foco, 3 anni e 4 mesi più 20mila euro di multa; Giuseppe Longhitano, 9 anni e 2 mesi; Claudio Reale, 9 anni e 2 mesi; Antonino Russo, 7 anni; Sebastiano Russo, 9 anni; Vincenzo Sciacca, 7 anni; Nunzio Spanò, 5 anni; Antonino Triscari, 8 anni e 2 mesi; Giuseppe Uccellatore, applicata la continuazione con una precedente condanna di 6 mesi, alla pena di 10 anni e 2 mesi di reclusione; Fabio Vicario, applicata la continuazione con una precedente condanna di 6 mesi, alla pena di 9 anni e 6 mesi di reclusione. Pene comunque dure se pensiamo che sono ridotte di un terzo, poiché gli accusati hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. Coinvolti nell’inchiesta anche Salvatore Catania, Irene Lanzafame ed Edoardo Pappalardo, che hanno deciso di essere giudicati con il rito ordinario, e 3 minori che dovranno essere giudicati dal Tribunale dei minori. Nutrita la schiera degli avvocati difensori: sono Goffredo D’Antona, Antonino Caputo, Salvatore Caruso, Francesca Politi, Samantha Lazzaro, Marco Tringali, Lucia D’Anna, Maria Caltabiano, Mario Brancato, Carmelo Galati, Mario Schilirò, Giovanna Aprile, Maurizio Magnano di San Lio, Augusto Zozzo, Gabriella Gennaro e Sandro Costanzo.

P.Z. Fonte “La Sicilia” del 02-03-2012

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Droga ed estorsioni. In città come in provincia i clan riempiono la “bacinella” battendo principalmente queste strade. Si, è vero, talvolta ci si può infilare in qualche grosso appalto ma è fuori di dubbio che la liquidità immediata arriva soprattutto proprio grazie a questo genere di affari. L’ennesima conferma di ciò arriva a conclusione dell’indagine “Gatto selvaggio”, condotta dai carabinieri della compagnia di Randazzo e coordinata dai sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia Carmelo Zuccaro, Iole Boscarino e Antonino Fanara. E’ Stato il procuratore Vincenzo D’Agata, che ieri si è velocemente congedato dalla stampa in quella che lui ha definito “l’ultima conferenza prima di essere posto in quiescenza”, ad illustrare i dettagli dell’operazione così definita poiché durante le indagini nel corso degli appostamenti (anche per piazzare le “cimici” poi servite nell’attività specifica), i militari si sono imbattuti due volte in questo animale tipico di quelle zone dell’Etna. Il procuratore ha ricordato che sul centro di Bronte gravano gli interessi di due gruppi criminali: quello di Francesco Montagno Bozzone, più vicino ai “carcagnusi” di Santo Mazzei, e quello di Salvatore Catania, considerato un fedelissimo di Santapaola.

SEGUE NEI DETTAGLI

Ed è stato proprio indagando sul Catania che i carabinieri hanno avuto modo di ricostruire questi affari illeciti. Il fatto è che l’indagine sfociata nei diciotto arresti di ieri viene considerata una sorta di continuazione del blitz “Padrini” del 2008: Catania è già stato condannato in abbreviato per quei fatti, cosicché il leader del gruppo dei Santapaoliani non verrà raggiunto da alcun provvedimento restrittivo in questa circostanza e continuerà a restare a piede libero, dove si trova già da qualche mese, ovvero dopo la scarcerazione dell’estate del 2010. Ovviamente i fatti contestati sono antecedenti all’operazione “Padrini”, quindi sono compresi fra il 2007 e il 2008, ovvero nel biennio (poco meno) in cui il Catania – scarcerato dopo altra detenzione – si rifugiò in una casa di campagna in cui riceveva pochissime persone. Fra queste il cognato, Sebastiano Russo, e l’incensurato Emanuele Bonfiglio, cui avrebbe dato mandato di seguire il traffico di droga. Bonfiglio si sarebbe mosso con grande “professionalità”, prendendo contatti con fornitori siciliani che avevano le loro basi in Lombardia e Toscana, rispettivamente Nunzio Galvagno (residente nel Milanese) e Benedetto Fazio (nel Fiorentino). I due avrebbero fatto partire, destinazione finale Bronte, svariati quantitativi di cocaina, che in qualche circostanza sarebbero stati graditi, mentre in altre occasioni sarebbero stati considerati “robaccia” dagli acquirenti, tant’è vero che nelle intercettazioni telefoniche eseguite dai carabinieri si evincono chiaramente le lamentele del Bonfiglio per la scarsa qualità dello stupefacente ricevuto. Diversi i sequestri effettuati dagli stessi carabinieri. In uno di questi, il più consistente, nell’agosto del 2007, l’Arma mise le mani su un carico da 270 grammi di cocaina, che i corrieri Giuseppe Uccellatore e Fabio Vicario stavano trasportando su una “Bmw” presa a noleggio e “lavorata” dall’esperto carrozziere Luca Lo Foco, il quale si era premurato di creare un nascondiglio all’interno del serbatoio. Nel corso delle indagini, che hanno permesso di registrare anche alcune scaramucce fra il gruppo del Montagno Bozzone e quello del Catania ( i carabinieri misero sotto sequestro delle armi, ma anche un motociclo di provenienza furtiva e dei caschi integrali che, a loro dire, sarebbero dovuti servire per un’azione di fuoco), è stata fatta luce anche su una estorsione ai danni di una sala giochi di Bronte: il titolare si sarebbe rifiutato di pagare e per questo subì il danneggiamento di alcune macchine, prima che la denuncia ai militari dell’Arma fermasse quell’andazzo delle cose.

GLI ARRESTATI: Bellitto Grillo Gabriele nato a Bronte l’1-10-1966, domiciliato a Pesaro; Bonfiglio Emanuele nato a Bronte il 4-6-1981, residente a Bronte; Capace Giovanni nato a Catania il 31-3-1990, residente a Bronte; Fazio Benedetto nato a Catania 31-10-1963, domiciliato a Bronte; Lanzafame Irene nata a Bronte il 6-7-1962, domiciliata a Pesaro; Longhitano Giuseppe nato a Catania il 22-1-1971, domiciliato a Paternò; Pappalardo Eduardo nato a Bronte il 6-6-1998, residente a Bronte; Prisco Antonino nato a Bronte il 22-4-1990, residente a Bronte; Reale Claudio nato a Bronte il 15-6-1971, residente a Bronte; Russo Antonino nato a Bronte il 6-6-1988, residente a Bronte; Russo Sebastiano nato a Bronte il 22-1-1963, residente a Bronte; Sciacca Vincenzo nato a Catania il 12-6-1962, residente a Bronte; Triscari Antonino nato a Bronte il 3-9-1978, residente a Bronte; Uccellatore Giuseppe nato a Werdhol (Germania) il 23-3-1984, residente a Bronte; Vicario Fabio nato a Colonia (Germania) il 23-5-1987, residente a Bronte.

AI DOMICILIARI: Galvagno Nunzio nato a Bronte il 8-4-1984, residente a Vizzolo P. (Milano); Gambino Davide nato a Plettenberg (Germania) il 26-1-1987, residente a Bronte; Lo Foco Luca nato a Milano il 6-10-1967, residente a San Giuliano Milanese (Milano).

Concetto Mannisi fonte “La Sicilia” del 15-02-2011

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