Queste sono notizie molto drammatiche

Costretto a licenziare per la crisi
Si suicida un imprenditore

 
lunedì 2 gennaio 2012
17:06
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Si è suicidato la notte di San Silvestro, forse in presa all’esasperazione per il fatto di dover licenziare alcuni suoi dipendenti a causa della crisi. L’uomo di 47 anni, che insieme al fratello gestiva a Catania una concessionaria di motociclette in via Vittorio Veneto, dopo il cenone ha ingerito numerosi psicofarmaci e si è impiccato. Gli affari dell’imprenditore, secondo le prime ricostruzioni, nell’ultimo anno avevano subito un pesante calo a causa della crisi, tanto da spingerlo a licenziare alcuni dipendenti.

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In tempi di crisi, costretto a licenziare s’impicca
Deve saldare l’Inps, si getta dal palazzo

A cavallo della notte di Capodanno anche a Bari un suicidio legato alla crisi: un pensionato riceve la richiesta dell’Inps di pagare 5000 euro, ma convinto di non farcela, si getta dal palazzo

Due suicidi, una causa in comune: la crisi. Un imprenditore catanese ha ingerito, la notte di Capodanno, barbiturici e poi s’è impiccato a causa di una depressione legata al crollo di vendite della sua azienda, mentre ieri un pensionato s’è gettato dal palazzo intimorito dalla richiesta dell’Inps di saldare un debito di 5000 euro.R. M., un 47enne catanese titolare, assieme al fratello, di una concessionaria di moto che opera da oltre 30 anni a Catania si è suicidato la vigilia di Capodanno, ingerendo barbiturici e poi impiccandosi. Secondo quanto si è appreso, l’uomo soffriva, da tempo, di crisi depressiva che si sarebbe acuita con problemi economici legati all’andamento della sua azienda, colpita dalla crisi con un vistoso calo nelle vendite, e che lo avrebbe costretto a licenziare dei dipendenti. L’imprenditore e’ stato trovato, nella tarda mattinata di Capodanno, nella sua abitazione da familiari. Da tempo era sotto cura con antidepressivi per problemi legali alla sfera personale. Investigatori intervenuti sul posto non hanno trovato alcun messaggio che spiegasse il gesto.

L‘anziano di Bari che s’è gettato, ieri, dal palazzo dove risiedeva temeva di non riuscire a restituire i cinquemila euro che l’Inps gli chiedeva e aveva paura che per colpa di quel debito avrebbe perso anche la casa nella quale abitava, unica sua proprietà. L’uomo viveva con 700 euro al mese. Percepiva una pensione sociale di 450 euro, più altri 250 euro per aver lavorato alcuni anni all’estero, in Germania e Olanda. Tra Natale e Capodanno, però, l’Inps con una lettera gli aveva comunicato di avergli corrisposto indebitamente, per errori materiali nei calcoli, circa cinquemila euro, somma che avrebbe quindi dovuto restituire con rate di 50 euro al mese. Ma il pensionato, che già era costretto a vivere con una pensione minima, ha cominciato a temere di non farcela. Un medico gli aveva prescritto tranquillanti che aveva cominciato ad assumere. Ma non è bastato. Il primo giorno dell’anno l’anziano ha deciso di suicidarsi e all’ora di pranzo, poco dopo le 13, si è lanciato nel vuoto dal quarto piano della palazzina dove abitava assieme ad un fratello più giovane di qualche anno. Il 74enne è morto sul colpo. A trovare il cadavere è stato proprio il fratello che non vedendolo in casa l’ha cercato ovunque. Quando si è affacciato al balcone interno dell’edificio ha visto il corpo riverso per terra.

Sulla questione s’è espresso Maurizio Pompili, responsabile del Servizio per la prevenzione del suicidio dell’ospedale S.Andrea di Roma: “Con l’aggravarsi della crisi economica sono aumentati i suicidi e i tentativi di suicidio A decidere di farla finita non sono tanto i disoccupati di lungo corso, quanto le persone che perdono il lavoro o sono costrette a chiudere piccole aziende di famiglia: i piccoli imprenditori sono particolarmente a rischio. a rischiare di più sono gli uomini, in media di 40-50 anni, ma abbiamo visto anche casi di 30enni, che perdono il posto o sono costretti a chiudere l’azienda di famiglia. Piccoli imprenditori, soprattutto del Nord-Est, che non riescono a superare la fine del progetto di una vita, e sono costretti a fare i conti con un fallimento vissuto come un’onta”.

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Costretto a licenziare per la crisi
imprenditore catanese si suicida

Roberto Manganaro era titolare, assieme al fratello Giuseppe, di una delle più note concessionarie di moto della città. La notte di Capodanno ha ingerito barbiturici e si è impiccato

di MICHELA GIUFFRIDA

 
 
 

CATANIA – Depresso per la crisi che lo aveva costretto a licenziare alcuni dei suoi dipendenti. L’ultimo dell’anno la cena con i familiari, poi Roberto Manganaro si è allontanato. Ha ingerito barbiturici e si è impiccato. L’imprenditore, 47 anni, conosciutissimo a Catania come la sua azienda, che da anni è un punto di riferimento per la vendita di moto e motocicli e accessori del settore, è stato trovato morto nella notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio 2012. Questa mattina il negozio, che l’imprenditore gestiva assieme al fratello, era sbarrato, sulla porta d’ingresso solo un biglietto con la scritta “chiuso per lutto”.

Sono i titolari degli esercizi vicini a raccontare dei problemi che negli ultimi mesi affliggevano l’imprenditore. Lui che considerava i propri dipendenti come gente di famiglia, negli ultimi mesi, con il fatturato che si era notevolmente ridotto, pare fosse stato costretto a fare ricorso al partime e a “tagliare” alcuni posti di lavoro nonostante di recente l’esercizio fosse diventato anche concessionario ufficiale Honda. Ma le prospettive, come raccontano gli altri commercianti di viale Vittorio Veneto, che pure è una delle strade a maggiore densità commerciale del centro di Catania, erano tutt’altro che rosee per il 2012. Oggi pomeriggio, alle 16, nella chiesa di San Placido, saranno celebrati i funerali.

 
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