Infiltrato della Finanza nella rete del riciclaggio, Arrestato Lapis, ex prestanome di Ciancimino

Il tributarista palermitano Gianni Lapis è stato arrestato con l’accusa di aver diretto una maxi rete di riciclaggio. Cercava di ripulire 60 milioni di dollari. E’ stato incastrato da un agente sotto copertura del nucleo speciale di polizia valutaria. L’inchiesta è stata coordinata dalla Procura di Palermo

di SALVO PALAZZOLO

L’avvocato tributarista Gianni Lapis

 
 

E’ stato uno dei principali prestanome di Massimo Ciancimino, e poi anche il grande corruttore della politica siciliana: nonostante una condanna e un’inchiesta ancora in corso, l’avvocato tributarista Gianni Lapis avrebbe però proseguito i suoi affari poco chiari. La Procura di Palermo e la Guardia di finanza hanno scoperto che il professionista palermitano era diventato negli ultimi mesi l’anello centrale di una rete di riciclaggio di soldi sporchi. Lapis è stato arrestato questa mattina dai militari del nucleo speciale di polizia valutaria: il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e i sostituti Lia Sava e Dario Scaletta gli contestano l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio.

Il provvedimento di arresto, firmato dal gip Lorenzo Jannelli, riguarda anche altre cinque persone, sono broker e faccendieri. Perquisizioni sono ancora in corso fra Palermo, Catania, Roma e Taranto.

Dall’inchiesta è emerso che Gianni Lapis e il suo gruppo volevano liberarsi di sessanta milioni di dollari. In cambio chiedevano una corrispondente somma in euro, scontata del quindici per cento. L’agente sotto copertura, un ufficiale della Valutaria, ha finto di portare avanti la trattativa: per settimane, sono proseguiti incontri in alberghi e istituti di credito.

Il 5 ottobre scorso, l’avvocato Lapis era stato condannato dalla Corte di Cassazione a due anni e 8 mesi, per intestazione fittizia, nell’ambito del processo sul tesoro dei Ciancimino. Il professionista, che è stato anche docente universitario, è

 

attualmente indagato pure per corruzione: la Procura di Palermo gli contesta di aver consegnato mazzette all’ex ministro Saverio Romano e al senatore Carlo Vizzini.

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