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Archivi del mese: Dicembre 2011

Il Consigliere Di Mulo Giuseppe percepisce l’indennita’ di consigliere piu’ che raddoppiata rispetto ai colleghi. Ma che fa non dorme la notte. In effetti i cittadini brontesi lo notano il suo “massiccio” impegno verso l’intera comunita’ vedi determina. Una curiosita’ il Presidente del Consiglio Salvatore Gullotta percepisce una indennita’ mensile di € 732.80 lordi che al netto delle tasse percepira’ circa 400,00€ mensili, bene il consigliere Di Mulo lo supera di molto. Complimenti e sempre a danno dei cittadini. Ma il Sindaco certe cose non le nota e qualche amico consigliere neppure li fa notare.

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Agevolò un’associazione mafiosa’
Indagato il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno

Il primo cittadino del capoluogo ionico è stato tirato in ballo dall’imprenditore Mario Babuscio, già condannato per mafia. La questione ‘incriminata’ è la gestione di un bar all’interno dell’ospedale Santissima Annunziata

Il sindaco di Taranto, Stefàno

Abuso d’ufficio con l’aggravante di aver agevolato un’associazione mafiosa. E’ l’accusa formulata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce al sindaco di Taranto Ippazio Stefàno. L’iscrizione nel registro degli indagati è avvenuta a seguito delle dichiarazioni rilasciate dall’imprenditore mafioso Mario Babuscio tra il 12 e il 19 novembre 2010, giorni in cui raccontò al sostituto procuratore Lino Giorgio Bruno di aver chiesto e ottenuto l’aiuto del sindaco per risolvere una vicenda burocratica legata al bar del padiglione Vinci dell’ospedale Santissima Annunziata. Babuscio, già condannato in via definitiva per mafia, era stato arrestato un mese prima nell’ambito dell’operazione denominata Scarface, che ha portato in carcere 46 persone, affiliate o comunque vicine, secondo l’accusa, al clan capeggiato da Pino Florio.

A distanza di un mese dal suo arresto, Babuscio decise di iniziare il suo percorso di collaborazione con la giustizia raccontando al magistrato e al capo della squadra mobile di Taranto, Fabio Abis, che il boss Cataldo Ricciardi, elemento di spicco della criminalità organizzata tarantina, dopo averlo estromesso dalla gestione dell’esercizio commerciale, formalmente intestato a Francesco Presicci (anche lui arrestato nell’operazione) avrebbe tentato di ottenere la cessione dell’attività in favore del figlio Francesco. La mancanza del certificato di agibilità tuttavia creò inevitabili lungaggini burocratiche. Il boss decise quindi di rivolgersi proprio a Mario Babuscio, affinché con le sue amicizie trovasse il modo di risolvere la vicenda.

“Con le amicizie che ci hai me lo devi seguire lo stesso” avrebbe detto il boss a Babuscio. “Io sono uomo e lo faccio” sarebbe stata la risposta dell’imprenditore. E così Babuscio mise in moto la sua macchina di conoscenze, puntando direttamente al primo cittadino. “Io i contatti – raccontò Babuscio al magistrato nel secondo interrogatorio datato 19 novembre – ce li avevo frequentemente da solo, andavo a Palazzo di città, mi incontravo alle 8 e mezza di mattina (…) e gli esponevo qualche problema che ci avevo (…) tra i quali il problema che ci avevo questo bar dell’ospedale”.

L’imprenditore si presentò così nell’ufficio di piazza Castello accompagnato da Anna Guarella, moglie del boss, specificando agli inquirenti che però il sindaco non solo non fosse a conoscenza dell’identità della donna, ma chiarendo che Stefàno non sapesse nulla della ingerenza di Cataldo Ricciardi nell’affare. Il sindaco, secondo il racconto dell’uomo, indicò un dirigente dell’Asl a cui rivolgersi e avrebbe ordinato al suo segretario di accompagnare Babuscio e la donna aggiungendo “rivolgetevi a tizio e digli che ti ho mandato io”.

Il primo cittadino di Taranto, Ezio Stefàno, fu eletto nel 2007 con il sostegno di una coalizione che teneva insieme Udeur e la sinistra radicale. Dopo la netta vittoria otttenuta al ballottaggio controGianni Florido, altro candidato della sinistra moderata e presidente in carica della provincia di Taranto, il lavoro principale del pediatra con la passione per la politica è stato quello di uscire dal dissesto in cui il comune di Taranto si trovava dal 18 ottobre 2006. Una pesante eredità lasciata dalla precedente amministrazione di centrodestra guidata, per due mandati, dalla sindacaRossana Di Bello.

La posizione del sindaco Stefano è stata stralciata dal procedimento principale che il prossimo 11 gennaio vedrà protagonista proprio Babuscio. L’uomo dovrà infatti confermare, nella formula dell’incidente probatorio, le dichiarazioni rese in quelle due occasioni e che, oltre al sindaco di Taranto, hanno coinvolto anche alcuni imprenditori, avvocati e il consigliere regionale del PdlGianfranco Chiarelli, indagato per aver versato denaro in cambio di voti durante la campagna elettorale per le regionali del 2009.

di Francesco Casula

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Bocciato l’emendamento di Leontini uomo di Castiglione e Firrarello.

Da gennaio valanga di dimissioni tra parenti

Casta sicula: con la votazione segreta, bocciato l’emendamento ‘salva-parenti’

Con il no dell’Assemblea Regionale Siciliana al provvedimento pensato da Innocenzo Leontini, dal primo gennaio dovrebbero iniziare le dimissioni a catena: niente più figli, padri, madri, sorelle e fratelli nella stessa giunta o consiglio comunale e provinciale. Tantissimi i casi nella politica isolana

Innocenzo Leontini

 

Era un emendamento minuscolo nascosto tra le pieghe dell’esercizio provvisorio di Bilancio. Una leggina piccola piccola che in pratica doveva semplicemente prorogare l’entrata in vigore di un’altra legge, ben più corposa, approvata nell’aprile scorso. Mentre i deputati dell’Assemblea Regionale Siciliana votavano l’ordine del giorno per salvare i conti dell’isola, rischiava di passare sotto silenzio l’emendamento “salva parenti”, un tentativo per sanare all’ultimo secondo lo status delle “famiglie” siciliane impegnate in politica. Un bel regalo di Natale per la casta in salsa sicula. Che però non si è concretizzato. L’Ars infatti ha bocciato l’emendamento, lasciando nel panico tutti i vari consanguinei che siedono negli stessi organi amministrativo dell’isola.

Approfittando del festoso clima natalizio, e forse della generale distrazione dell’opinione pubblica, Innocenzo Leontini, capogruppo del Pdl all’Ars ed ex assessore di Cuffaro all’Agricoltura, aveva inserito nel provvedimento di esercizio provvisorio il suo semplice emendamento-regalo, che nella sostanza non faceva altro che rinviare alla prossima legislatura l’entrata in vigore della legge 6 dell’aprile 2011. Legge che al comma 6 dell’articolo 4 disciplinava un semplice principio: “Non possono far parte della giunta il coniuge, gli ascendenti e i discendenti, i parenti e gli affini sino al secondo grado, del sindaco, di altro componente della giunta e dei consiglieri comunali”.

Un principio sacrosanto: se per esempio un Comune dovesse aggiornare il piano regolatore che modifica la destinazione, e quindi il valore, degli immobili come si comporterebbero i parenti che siedono nello stesso organo? Seguiranno le esigenze generali o decideranno in base all’interesse, e alle proprietà familiari? Proprio per questo era passata nell’aprile scorso la legge contro la presenza di consanguinei negli stessi enti. Ma potevano gli onorevoli deputati siciliani permettere che ciò accadesse? Che le famiglie politicamente impegnate venissero obbligate alle dimissioni di massa? Ovviamente no. Leontini quindi ha avuto la buona idea di inserire il suo emendamento-dono proprio durante una votazione tanto importante per i conti dell’isola.

“Di fronte ad una situazione sociale ed economica gravissima esponenti con ruoli parlamentari di primo piano impiegano il loro tempo e la loro fantasia legislativa per garantire le posizioni di famiglie di fedeli galoppini” aveva detto l’esponente della Federazione della Sinistra Luca Cangemi, l’unico a lanciare l’allarme. L’approvazione della legge a difesa della consanguineità della politica sembrava quindi cosa fatta. Oggi però il colpo di scena: il deputato del Pd Bruno Marziano ha infatti chiesto il voto segreto per l’emendamento “salva parenti”. E nel segreto dell’urna 34 deputati contro 26 hanno trovato il coraggio di bocciare il regalo di Leontini alle piccole caste familiari degli enti locali.

In pratica, dal primo gennaio in Sicilia dovrebbero iniziare le dimissioni a catena: niente più figli, padri, madri, sorelle e fratelli nella stessa giunta o consiglio comunale e provinciale. Un vero colpo soprattutto nelle realtà più piccole dove le correnti politiche sono spesso riconducibili a cordate parentali semplici o acquisite. Una micidiale mazzata soprattutto in prospettiva delle elezioni amministrative di primavera, dove magari le correnti familiari saranno obbligate puntare su un solo membro del nucleo.

I casi di parenti che sarebbero stati salvati dall’emendamento di Leontini infatti si sprecano in tutta la Regione: dall’isola di Favignana, dove l’assessore al bilancio Peppe Pagoto convive con la madre consigliere comunale Luigia Pastore, fino al piccolo comune messinese di Militello Rosmarino, dove la famiglia Lo Re gestisce da decenni la poltrona di sindaco e il consiglio comunale come un affare di famiglia (adesso sindaco è Calogero Lo Re dopo il padre Vincenzo, il nonno Calogero, zii, cugini e perfino la madre). Ma è nella provincia di Ragusa che la parentopoli negli enti locali raggiunge i picchi massimi. A Vittoria, con l’emendamento di Leontini si sarebbero salvati i fratelli Garofalo del Pd: Salvatore è assessore e vice sindaco mentre la sorella Arcangela siede in consiglio comunale. Avrebbero tirato un sospiro di sollievo anche i fratelli Salvatore e Giovanni Mallia, Pdl: il primo è assessore alla provincia di Ragusa, il secondo invece è consigliere provinciale.

Nella stessa situazione anche i fratelli Mandarà: in giunta con il maggiore Piero e in consiglio con il minore Salvatore. Piero Mandarà è poi il papabile candidato sindaco del piccolo comune di Santa Croce Camerina. Candidatura benedetta, come racconta il mensile Il Clandestino, proprio dal capogruppo Pdl Innocenzo Leontini: il padre dell’emendamento salva parenti infatti è eletto proprio nella provincia di Ragusa. Dove la famiglia, come in tutta la Sicilia, è sacra. Anche e soprattutto in politica. Questa volta però ai seguaci della politica familiare è andata male.

 

 

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Sotto l’albero, l’Iacp di Catania “trova” le dimissioni del suo direttore generale Santo Schilirò Rubino!

Babbo-NatalAvevamo scritto a Babbo Natale chiedendo a lui di portarsi via -simbolicamente-  situazioni, personaggi e altro. Altro che regali! E invece che succede? A poche ore dal Santo Natale, Santo Schilirò Rubino, direttore generale dell’Iacp di Catania, ha rassegnato le dimissioni dall’incarico.

Incredibile:  anche a Catania, dove “s’ingoia” di tutto dalla mattina alla sera, può capitare che un alto dirigente, imputato, in un processo che comincerà il primo marzo prossimo, di reati gravi -abuso, truffa e falso- contro l’ente che dirige, passi la mano. Davvero “fantascienza”!

Invece, il 23 pomeriggio Schilirò s’è dimesso da direttore dell’Iacp. Avrebbe potuto e dovuto farlo prima, ma, insomma, siamo sempre a Catania, provincia di un paese che è una commedia vivente: insomma, non esageriamo.

Ma ora arriva la domanda delle cento pistole: chi prenderà il suo posto? Ci sarà qualcuno all’Altezza?

Di certo, fondamentale è stata la “mossa” dell’assessore regionale alle infrastrutture Pier Camillo Russo che ha scritto alla Procura di Catania, denunciando violazioni di legge per la condizione di un ente alla cui guida è stato fino a pochi giorni fa un rinviato a giudizio per reati contro il suo stesso ente! Secondo Russo, Schilirò sarebbe dovuto essere trasferito ad altro incarico. Insomma, Russo ha davvero “mosso le acque” più della stampa.

iena popolare

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Il regalo di Babbo Natale ed il rimpasto della Giunta Lombardo

Rimpasto della Giunta Lombardo

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Non voglio fare il mago, ma per questo posto c’e’ una riserva per Bronte

GAL ETNA
Villa delle Favare Via Vittorio Emanuele 128
95033 BIANCAVILLA (CT)
AVVISO PUBBLICO PER LA FORMAZIONE
DI UNA SHORT LIST DI CONSULENTI ED ESPERTI

Vi daro’ a breve conferma 

 

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IL SINDACO DI RANDAZZO ERNESTO DEL CAMPO, PRIMO IN GRADUATORIA COME RESPONSABILE DI PIANO AL GAL ETNA

U figghiu aviva bisognu ri natru postu. Ma PERCHE NON TI FAI UN TAGLIETTO SULLA GUANCIA DESTRA.VERGOGNATI NON TI BASTA FARE IL SINDACO DI RANDAZZO DEVI ANCHE RUBARE I POSTI A QUALCHE GIOVANE DISOCCUPATO O PADRE DI FAMIGLIA.

VEDI GRADUATORIA Selezione_RdP

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Le migliori immagini del 2011

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61 pandori e 45 bottiglie di spumanti a soli 347,00 €. Vi sembrera’ strano ma anche l’Amministrazione Comunale compra all’Eurospin. Cosa sta succedendo che questo Natale vi ha illuminato le menti? Speriamo che questa luce del corretto risparmio non si spegnera’ al piu’ presto. Vedi delibera

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