Martedi, 18 Ottobre 2011

“Vuoi lavorare? Rinuncia ai tuoi diritti”. Sotto processo Fabio Mancuso e Filippo Drago

Cronaca
Scritto da iena giudiziaria
  

Il deputato regionale Fabio Mancuso (nella foto) e il sindaco di Aci Castello Filippo Drago, entrambi punti di riferimento del Popolo della Libertà, sono accusati di estorsione in concorso ai danni della collega Elena Giordano che non ha calato la testa querelando i due politici.Di qui un’indagine e un processo che lunedì mattina, 17 ottobre, vivrà un’altra udienza davanti ai giudici della quarta sezione del Tribunale di Palermo, Presidente Mario Fontana, a latere Tania Hmeljak e Cintia Nicoletti, pubblico ministero Maurizio Agnello.

Previsto, fra l’altro, che venga sentita come testimone l’ex assessore regionale ai Lavori pubblici, la dott.ssa Agata Consoli.

Nella giungla del lavoro giornalistico siciliano, ne accadono di tutti i colori. Troppo spesso il bisogno di lavorare dei giornalisti, in un contesto infestato da illegalità, favoritismi e nepotismi di ogni risma, diventa strumento di manovre spregiudicate. Talora da codice penale.

Come nel caso della collega Elena Giordano, assistita dall’avv. Donatella Singarella, che ha querelato due politici, Fabio Mancuso e Filippo Drago, all’epoca dei fatti entrambi nell’Udc, per estorsione.

Di qui, un’indagine, sfociata in un processo – per estorsione in concorso, imputati i due politici- che lunedì mattina, 17 ottobre, vivrà un’altra udienza davanti ai giudici della quarta sezione del Tribunale di Palermo, Presidente Mario Fontana, a latere Tania Hmeljak e Cintia Nicoletti, Pm Maurizio Agnello. Previsto, fra l’altro, che venga sentita come testimone l’ex assessore regionale ai lavori pubblici, la dott.ssa Agata Consoli.

Cosa ha denunciato Elena Giordano? Il 17 dicembre 2004, il gruppo parlamentare Udc-Dl, presso l’Assemblea Regionale Siciliana, su proposta del legale rappresentante, l’on. Fabio Mancuso, le fa recapitare una lettera di assunzione con rapporto di lavoro giornalistico continuato e a tempo indeterminato, secondo le regole stabilite dal contratto collettivo di lavoro giornalistico, con la qualifica di capo servizio, nella specie “giornalista del gruppo Udc”.
Dal momento dell’assunzione, Elena Giordano lavora ininterrottamente fino al maggio del 2006, quando –improvvisamente e senza alcun preavviso- le viene sospesa la busta paga.

La giornalista decide di rivolgersi all’avvocato Marasà, del foro di Palermo: costui invia al gruppo parlamentare dell’Udc una lettera di diffida a provvedere al pagamento della retribuzione relativa al mese di giugno 2006 nonché alle 14 esima (indennità redazionale annuale) relative agli anni 2005 e 2006. A questa comunicazione, gli stessi del gruppo Udc danno seguito affermando che il gruppo da lì a poco chiuderà dunque provvederanno a trovare una collocazione a patto che la giornalista desista dall’intraprendere qualsiasi eventuale azione legale.

Il 12 luglio 2006 Elena Giordano firma, per intercessione dell’Ordine Regionale dei Giornalisti, un incarico come portavoce, presso la Regione Siciliana, dell’Assessore ai Lavori Pubblici, l’esponente Udc Agata Consoli. La dott.ssa Consoli, secondo quanto affermato in querela dalla giornalista, avrebbe posto come unica condizione a questa assunzione il previo benestare di Mancuso e Drago. Alle contrattazioni per il nuovo incarico professionale assiste il dott. Franco Nicastro, presidente dell’Ordine Regionale dei giornalisti all’epoca dei fatti: il nuovo lavoro sarebbe cominciato a far data dal 19 luglio 2006.

E cosa accade? Ha denunciato Elena Giordano di aver ricevuto – il pomeriggio del 12 luglio- due telefonate: una effettuata dal capo di gabinetto pro tempore dell’assessore Consoli, il quale la informava che prima di prendere servizio sarebbe stata contattata dall’on. Mancuso per “regolarizzare una certa situazione”.

La seconda chiamata sarebbe stata fatta, secondo la versione della collega, dagli on.li Mancuso e Filippo Drago. “Nel corso di quest’ultima chiamata –ha denunciato la collega Giordano- mi veniva ‘chiesto’, rectius imposto, che se avessi voluto lavorare, avrei dovuto firmare una liberatoria dove assumevo di essere stata soddisfatta nei crediti e nei doveri di assunzione per chiusura del Gruppo Parlamentare, altrimenti non avrei mai più lavorato!”

Risultato: dal punto di vista economico la giornalista non ha ricevuto nulla (il gruppo parlamentare dell’Udc ha chiuso successivamente la questione economica dal punto di vista civile attraverso una transazione che le ha visto corrispondere una parte delle somme dovute). “Mi veniva altresì ‘raccomandato’ di non presentarmi sul posto di lavoro prima di aver ‘diligentemente’ compiuto il mio dovere ovvero di firmare la quietanza che avrebbero provveduto a recapitarmi via fax”- ha aggiunto la giornalista che ha continuato: “in data 26 luglio 2006 mi veniva recapitata a mezzo fax, da un ufficio dell’Ars una lettera liberatoria da firmare e recapitare immediatamente. ‘Diligentemente’ eseguii detto adempimento, facendo recapitare una prima copia via fax e la seconda, all’indomani ed in originale, tramite raccomandata A.R. L’accordo consisteva che all’atto del ricevimento della raccomandata avrei preso subito servizio, altrimenti non se faceva più niente e io non avrei più lavorato!”

Ebbene? “La raccomandata è stata fatta, io non ho più lavorato!”-denuncia la giornalista. Di lì contatti con Mancuso e Drago, ma nessun risultato concreto. Poi, il 6 settembre 2006 la giornalista si reca in assessorato regionale ai Lavori pubblici e viene a conoscenza che il suo posto è già stato occupato da altra persona.

Questa, in sintesi, la vicenda per la quale già ci sono state numerose udienze al Tribunale di Palermo, dove sono stati sentiti, tra gli altri, il Presidente dell’Ordine Regionale dei Giornalisti di Sicilia Franco Nicastro, il cronista Giuseppe Lo Bianco e ancora investigatori della Guardia di Finanza.

Gli imputati negano ogni addebito. Inoltre, Filippo Drago, con spontanee dichiarazioni rese in aula, ha espresso tutta la sua amarezza per una vicenda che lo vede contrapposto ad una persona –ha ricordato in aula- che conosce da tanti anni e che –a suo dire- ha aiutato. Seguiremo la vicenda

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