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Archivi del mese: Marzo 2011

Sintesi della legge elettorale siciliana approvata il 24/03/2011 – sono finiti i tempi dei furbi

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Ministro indagato

Romano ministro dell’Agricoltura. La forzatura di Berlusconi in barba alle indagini per mafia


 

di Aaron Pettinari – 23 marzo 2011
Francesco Saverio Romano è il nuovo ministro per le Politiche Agricole. Il leader del Pid, appartenente alla corrente dei “Responsabili”, ha giurato oggi nelle mani del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Una nomina paventata da giorni dal premier Berlusconi, che non perde mai l’occasione per autodefinire il proprio governo come quello dell’antimafia dei fatti, “dimenticando” che Romano è sotto inchiesta sia per concorso in associazione mafiosa che per corruzione aggravata. Ma del resto poco importa quando, a cominciare da se stesso, tra le proprie fila si può contare su una lunga serie di indagati (Verdini e Cosentino solo per citarne alcuni), o peggio ancora condannati (vedi Dell’Utri).
Berlusconi ha così forzato la mano al Capo dello Stato nonostante i dubbi espressi appena dopo il giuramento. Appena dopo il giuramento, infatti, il Quirinale ha divulgato una nota in cui si legge: “Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dal momento in cui gli è stata prospettata la nomina dell’on. Romano a ministro dell’Agricoltura, ha ritenuto necessario assumere informazioni sullo stato del procedimento a suo carico per gravi imputazioni. Essendo risultato che il giudice delle indagini preliminari non ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Palermo, e che sono previste sue decisione nelle prossime settimane, il capo dello Stato ha espresso riserve sull’ipotesi di nomina dal punto di vista dell’opportunità politico-istituzionali”. E poi conclude: “A seguito, dell’odierna formalizzazione della proposta da parte del presidente del Consiglio, il presidente della Repubblica ha proceduto alla nomina non ravvisando impedimenti giuridico-formali che ne giustificassero un diniego. Egli ha in pari tempo auspicato che gli sviluppi del procedimento chiariscano al più presto l’effettiva posizione del ministro”. Parole che hanno immediatamente sollevato grandi polemiche.
“Le questioni sollevate dal Presidente della Repubblica sulla nomina a ministro di Saverio Romano sono più che mai opportune – ha commentato il senatore Pd Lumia, membro della Commissione parlamentare Antimafia – Non si può assolutamente far finta di nulla. È necessario che il premier prenda atto che con questa forzatura si indebolisce l’autorevolezza e la credibilità della politica, già abbastanza compromesse. Il nostro Paese non può subire un’ulteriore incrinatura proprio su tali versanti, in un momento in cui ha più che mai bisogno di figure autorevoli e libere da qualsiasi condizionamento”. Il finiano Bocchino ha fatto una considerazione politica sostenendo che “Berlusconi non è più in grado di agire liberamente nella sua attività di governo. Ha, infatti, dovuto sottostare al diktat dei responsabili e nominare ministro Saverio Romano nonostante le note e annunciate perplessità del Quirinale. Solo così si è assicurato il voto dei ‘disponibili’ in Giunta per le autorizzazioni a procedere su questioni che sono del tutto personali”.
Tanto è vero che, nella giornata di oggi, i deputati del gruppo dei “Responsabili” hanno partecipato alla giunta per le Autorizzazioni della Camera, che decideva in merito alla richiesta della maggioranza di sollevare un conflitto di attribuzioni nei confronti dell’autorità giudiziaria di Milano che ha rinviato a giudizio Silvio Berlusconi per il caso Ruby. Guarda caso il provvedimento è stato approvato, per un solo voto (11 favorevoli e 10 contrari), soltanto dopo la notizia che che confermava la nomina a ministro di Romano.

Fonte Antimafia duemila del 24-03-2011

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Saverio Romano non puo’ fare il ministro

Mafia, il gip non archivia Romano non può fare il ministro

Ci sono solo un paio di giorni di tempo, probabilmente oggi e domani, a disposizione di Silvio Berlusconi per convincere il presidente della Repubblica a controfirmare la nomina di Saverio Romano a ministro dell’Agricoltura. Poi, infatti, Napolitano volerà negli Usa e se ne riparlerà dopo il suo ritorno, ai primi di aprile, quando davanti al gip di Palermo Giuliano Castiglia si deciderà la sorte dell’inchiesta per concorso in associazione mafiosa nei confronti del parlamentare siciliano: la procura ha chiesto l’archiviazione quattro mesi fa, ma il gip ha deciso di non chiudere l’indagine, e così il toto-nomina del ministro in pectore per la formazione dei Responsabili si incrocia con la questione giudiziaria, che, per quest’accusa, sembrava risolta, appunto, dalla richiesta di archiviazione. Ma il gip Giuliano Castiglia non ci sta e ha deciso di fissare la nuova udienza per il 1 aprile. Davanti al gup compariranno il pm Nino Di Matteo, che per Romano ha chiesto l’archiviazione, sottolineando che dalle indagini è emerso un quadro di “contiguità”, penalmente non rilevante, con ambienti mafiosi villabatesi e l’avvocato Franco Inzerillo, difensore del deputato.

E, se vorrà, all’udienza potrà partecipare anche Saverio Romano, che ieri ha commentato così il provvedimento del giudice: “Il gip non è un passacarte. È giusto che faccia una valutazione sua. Altrimenti metterebbe solo timbri. Svolge una valutazione della richiesta del pm e degli atti che gli presentano e può chiedere chiarimenti se c’é una evidente discrasia. È legittimo”. Una lettura tecnico-giudiziaria del deputato, che è anche avvocato penalista, che però non spegne i boatos registrati a Montecitorio e negli ambienti politici romani sulle difficoltà emerse nel tragitto tra palazzo Chigi e il Quirinale sulla sua nomina a ministro. Boatos che hanno provocato la reazione di Romano: “Leggo dietrologie e veleni, del tutto destituiti di fondamento, a proposito del presunto rallentamento della mia eventuale nomina a ministro – ha detto –. A tal riguardo debbo ribadire che così come non mi lascio logorare dall’ansia, di certo non mi lascio irretire da provocazioni ad orologeria”.

Anche perché, sul tema dei problemi giudiziari di chi fa politica, Romano ha rispolverato l’evangelico “chi è senza macchia scagli la prima pietra”: “in Italia – ha aggiunto – molti si difendono da condanne, molti altri da processi, c’è chi si difende da una richiesta di rinvio a giudizio, ma qualche benpensante addirittura vorrebbe che il sottoscritto dopo otto anni debba giustificare una richiesta di archiviazione”. Che il gip ha fermato, rinviando al primo aprile un’udienza al termine della quale potrebbe accogliere l’archiviazione o disporre nuove indagini assegnando un termine al pubblico ministero. Agli atti, per ora, non ci sono riscontri sufficienti alle dichiarazioni del pentito Francesco Campanella, che aveva definito Romano persona “a disposizione” di Cosa nostra e, in particolare, dei capimafia di Villabate, Nicola e Antonino Mandala e, quindi, non esistono “elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio”. Il parlamentare era già stato indagato nel 1999, ma l’inchiesta si era chiusa con un’archiviazione. La seconda indagine è stata avviata nel 2005 proprio dopo le dichiarazioni di Campanella. A carico di Romano, infine, pende un’altra inchiesta, stavolta per corruzione aggravata, nata dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, intercettate da una microspia.

Da Il Fatto Quotidiano del 23 marzo 2011

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Il Comune di Catania si sciolga per mafia

Catania li,  24/03/2011

Il Governo nazionale la settimana scorsa ha sciolto il Comune di Bordighera in provincia di Imperia per infiltrazioni mafiose.

Il comune di Paternò fatto oggetto di una relazione dei Carabinieri molto più pesante rispetto a quella che ha portato allo scioglimento del comune ligure, attende ancora che la Prefettura di Catania formalizzi la proposta al Governo e francamente non si capisce cosa aspetti ancora e perché indugi così a lungo.

Ma il comune di Catania in quale condizione si trova?

Esaminiamo la situazione e spieghiamo perché SUD chiederà al Ministro dell’Interno e sul territorio al Prefetto lo scioglimento del Comune di Catania per infiltrazione mafiosa.

Il Consigliere comunale Vincenzo Castelli, del PdL, è indagato per intestazione fittizia di beni nell’ambito di una più ampia indagine antimafia.

Il consigliere Castelli è nientedimeno che componente della Commissione consiliare Lavori Pubblici; e ci sembra il minimo.

C’è poi il Consigliere comunale Maurizio Mirenda, MpA, coinvolto in una storia di voti di scambio (con Patronati che distribuivano pacchi di pasta), e con parentele ed affinità pericolose.

Un giornale tempo addietro si occupò del Mirenda e questi, evidentemente informato prima, offrì ai giornalisti denaro affinché non uscisse niente. I giornalisti naturalmente non accettarono.

Proviamo ad indovinare di quale Commissione consiliare fa parte il Mirenda? Ma, della Commissione Lavori Pubblici naturalmente!

Ci sono indagini, molte, di  minore importanza e tuttavia di forte impatto politico.

Per esempio, per violazione della legge elettorale e turbativa di pubblico servizio. Insieme con il Sindaco Stancanelli è coinvolto il consigliere comunale Giuseppe Navarria del PdL. Insieme tenevano una riunione di medici presso l’Ospedale Garibaldi, con i professionisti mobilitati ed “obbligati” ad assistere al comizio piuttosto che provvedere ai malati e lì convocati dal Direttore generale dell’Ospedale, dott. Navarria. Un omonimo del consigliere? No, suo padre!

Nulla  a che vedere con la mafia per carità, il Navarria è un giovane avvocato simpatico, ma quanto a stile istituzionale?

Ci sono poi quei consiglieri e funzionari coinvolti nello scandalo dei Servizi Sociali che portò all’arresto di un ex assessore comunale e che non ha mancato di coinvolgere anche parenti ed affini di consiglieri comunali in carica.

I funzionari, si quella pletora di eminenze grigie che nella macchina comunale comandano da 10, 20, 30 anni  e sono diventati degli intoccabili.

Funzionari arrestati per mafia, per corruzione, per falso. Ma eccoli sempre lì al loro posto, come prima e più forti di prima.

Ed il Capo dell’Amministrazione?

Ebbene, Stancanelli risulta indagato in diverse indagini che attengono appunto al suo ruolo di amministratore pubblico ed è sostenuto in Consiglio anche da quei consiglieri che sono sospettati di rappresentare in Consiglio comunale quella parte del popolo catanese che si chiama anche “Cosa Nostra”.

Nei prossimi giorni pubblicheremo i certificati dei carichi pendenti di tutti i consiglieri comunali cosicchè ciascuno si potrà rendere conto di chi sono gli “eletti”,  ma intanto bene farebbe il Prefetto a richiederli d’Ufficio e magari a dedicare alla questione una seduta straordinaria del Comitato per l’Ordine pubblico e la sicurezza.

Da oggi, quindi, cominciamo la nostra battaglia per liberare Catania da questo Consiglio comunale, domandando anche a quanti lì siedono e sono esenti da censure penali, di non tacere e di non rendersi complici con il loro silenzio di presenze inaccettabili.

Il Prefetto avvii la procedura ispettiva ed informi il ministro.

Catania non può permettersi e comunque non merita di finire nelle mani dei criminali che la stanno uccidendo.

Fonte sudpress

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