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Il Comune di Catania si sciolga per mafia

Catania li,  24/03/2011

Il Governo nazionale la settimana scorsa ha sciolto il Comune di Bordighera in provincia di Imperia per infiltrazioni mafiose.

Il comune di Paternò fatto oggetto di una relazione dei Carabinieri molto più pesante rispetto a quella che ha portato allo scioglimento del comune ligure, attende ancora che la Prefettura di Catania formalizzi la proposta al Governo e francamente non si capisce cosa aspetti ancora e perché indugi così a lungo.

Ma il comune di Catania in quale condizione si trova?

Esaminiamo la situazione e spieghiamo perché SUD chiederà al Ministro dell’Interno e sul territorio al Prefetto lo scioglimento del Comune di Catania per infiltrazione mafiosa.

Il Consigliere comunale Vincenzo Castelli, del PdL, è indagato per intestazione fittizia di beni nell’ambito di una più ampia indagine antimafia.

Il consigliere Castelli è nientedimeno che componente della Commissione consiliare Lavori Pubblici; e ci sembra il minimo.

C’è poi il Consigliere comunale Maurizio Mirenda, MpA, coinvolto in una storia di voti di scambio (con Patronati che distribuivano pacchi di pasta), e con parentele ed affinità pericolose.

Un giornale tempo addietro si occupò del Mirenda e questi, evidentemente informato prima, offrì ai giornalisti denaro affinché non uscisse niente. I giornalisti naturalmente non accettarono.

Proviamo ad indovinare di quale Commissione consiliare fa parte il Mirenda? Ma, della Commissione Lavori Pubblici naturalmente!

Ci sono indagini, molte, di  minore importanza e tuttavia di forte impatto politico.

Per esempio, per violazione della legge elettorale e turbativa di pubblico servizio. Insieme con il Sindaco Stancanelli è coinvolto il consigliere comunale Giuseppe Navarria del PdL. Insieme tenevano una riunione di medici presso l’Ospedale Garibaldi, con i professionisti mobilitati ed “obbligati” ad assistere al comizio piuttosto che provvedere ai malati e lì convocati dal Direttore generale dell’Ospedale, dott. Navarria. Un omonimo del consigliere? No, suo padre!

Nulla  a che vedere con la mafia per carità, il Navarria è un giovane avvocato simpatico, ma quanto a stile istituzionale?

Ci sono poi quei consiglieri e funzionari coinvolti nello scandalo dei Servizi Sociali che portò all’arresto di un ex assessore comunale e che non ha mancato di coinvolgere anche parenti ed affini di consiglieri comunali in carica.

I funzionari, si quella pletora di eminenze grigie che nella macchina comunale comandano da 10, 20, 30 anni  e sono diventati degli intoccabili.

Funzionari arrestati per mafia, per corruzione, per falso. Ma eccoli sempre lì al loro posto, come prima e più forti di prima.

Ed il Capo dell’Amministrazione?

Ebbene, Stancanelli risulta indagato in diverse indagini che attengono appunto al suo ruolo di amministratore pubblico ed è sostenuto in Consiglio anche da quei consiglieri che sono sospettati di rappresentare in Consiglio comunale quella parte del popolo catanese che si chiama anche “Cosa Nostra”.

Nei prossimi giorni pubblicheremo i certificati dei carichi pendenti di tutti i consiglieri comunali cosicchè ciascuno si potrà rendere conto di chi sono gli “eletti”,  ma intanto bene farebbe il Prefetto a richiederli d’Ufficio e magari a dedicare alla questione una seduta straordinaria del Comitato per l’Ordine pubblico e la sicurezza.

Da oggi, quindi, cominciamo la nostra battaglia per liberare Catania da questo Consiglio comunale, domandando anche a quanti lì siedono e sono esenti da censure penali, di non tacere e di non rendersi complici con il loro silenzio di presenze inaccettabili.

Il Prefetto avvii la procedura ispettiva ed informi il ministro.

Catania non può permettersi e comunque non merita di finire nelle mani dei criminali che la stanno uccidendo.

Fonte sudpress

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