Intervista a Lino Leanza

Leanza e le scelte di Lombardo
“Ecco tutti gli sbagli di Raffaele”

Parla uno dei fondatori dell’Mpa: “Il governatore ha preso delle cantonate – dice – ha scelto assessori tecnici irreprensibili ma che non sanno togliere le castagne dal fuoco. Io alla guida del soggetto che nascerà? Non è questo il vero problema”

di ANTONELLA ROMANO

 Lino Leanza

“L’Mpa ha perso il suo spirito originario perché ha rafforzato più gli altri partiti. Forza del Sud, Api, Fli sono cresciuti a danno nostro. Abbiamo fatto le fortune degli altri e la gente nostra si è demotivata. Ecco perché l’Mpa è entrato in crisi e oggi dobbiamo recuperare la serenità dei nostri inizi, e ricostruire da lì il nuovo partito del Sud”.

Eppure, onorevole Lino Leanza, il presidente della Regione Lombardo è stato soprannominato “Arraffaele” proprio per la mania di piazzare suoi uomini in tutti i posti di potere.
“L’impressione di arraffare c’è stata anche quando in realtà potenziavamo gli altri. Sono state fatte anche scelte sbagliate, è passato chi non aveva i meriti, chi si è nascosto sotto le sottane di Lombardo. Dovevamo affidarci alla nostra classe dirigente. Così si è creato dello scontento: chi aveva vinto con noi ha perso e chi ha perso si è ritrovato sul carro della vittoria”.

La partita delle nomine, ancora aperta alla Regione, secondo lei non ha rafforzato il monopolio dell’Mpa?
“È diventata in realtà il nostro tallone d’Achille. E questo perché uno dei limiti di Lombardo, leader come pochi, che non bara perché ama la Sicilia, è la diffidenza. Non si fida di nessuno e non si affida a nessuno. A volte è lui il peggiore nemico di se stesso. E lo dico in maniera bonaria, lui lo sa. Se vogliamo costruire un nuovo partito plurale e interclassista, e non populista, Lombardo deve far parlare gli altri. Se non lo fa, sbaglia. Dobbiamo ripartire dalla selezione della nostra classe dirigente, puntando su chi ha lavorato in questi anni a pane e acqua mettendoci la faccia”.

Sulla giunta tecnica, che giudizio dà?
“La giunta tecnica va sostenuta. Ma anche in questo caso Lombardo ha preso delle cantonate. Ci sono alcuni assessori bravissimi; altri, irreprensibili, ma che non sanno togliere le castagne dal fuoco. E Lombardo diventa l’alibi di tutti. È una leggenda metropolitana che lui controlli tutto: anche umanamente, sarebbe impossibile. Altro paradosso: abbiamo tanto lottato contro la burocrazia, per poi nominare in giunta due direttori generali”.

Lombardo pensa a uno scrittore come leader del nuovo soggetto politico. Gli piacerebbe Camilleri. Che ne pensa?
“Lombardo temporeggia. Il messaggio è chiaro: chi vuole lavorare per la Sicilia si faccia avanti. Va benissimo Camilleri o un altro come Camilleri. L’importante è che sia qualcuno che si dedichi notte e giorno a questa scommessa. Il nuovo Mpa deve essere aperto a chi si accosta alla politica con passione, costanza, onestà, capacità e voglia di fare”.

Lei si autocandiderebbe alla guida?
“Quello che ho avuto è stato già tanto e mi basta. Non è questo il problema. Ora punto al progetto”.

Da dove partirebbe?
“Investirei su Palermo. Se non cresciamo a Palermo non cresciamo in Sicilia. Chiederei a Lombardo di stare meno nel palazzo e andare più tra la gente. Per chi lo conosce, Lombardo diventa affidabile”.

 

(04 marzo 2011)

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