Dedicato a qualche deficiente

Bilanci di previsione dei Comuni: termine prorogato al 30 settembre

Scritto il 30 luglio 2015 alle ore 15:19 da

Logo_AnciSicilia_TpOggiLe amministrazioni comunali della Sicilia avranno tempo fino al prossimo 30 settembre per approvare i bilanci di previsione. Lo ha deciso stamattina la Conferenza Stato-Città, presieduta dal ministro dell’Interno Angelino Alfano alla quale hanno partecipato, fra gli altri, anche il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, il sottosegretario all’Economia e alle Finanze, Pier Paolo Baretta, il sottosegretario all’Interno, Gianpiero Bocci e i rappresentanti dell’ANCI e UPI.
La proroga al 30 settembre, già prevista per le città metropolitane e le Province, era stata richiesta ufficialmente ai rappresentanti del Governo dal presidente di Anci Sicilia, Leoluca Orlando che ha espresso “apprezzamento per questa decisione del Ministro dell’Interno che pone parzialmente rimedio alla decisione della Regione Siciliana di approvare solamente il 10 luglio scorso la norma che impone ai Comuni siciliani l’attuazione della riforma sull’armonizzazione contabile, una conferma ulteriore del perdurante stato di calamità istituzionale in cui versa la Sicilia”.

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Incastrato uno dei killer di Iano Fichera E' Pinuccio Orestano, affiliato al clan Sciuto Tigna

A Orestano la misura è stata notificata in carcere dalla Squadra Mobile. E’ stato inchiodato da tre collaboratori di giustizia: il suo nome lo hanno fatto anche durante il processo Revenge 3 a carico di Biagio Sciuto, ritenuto il mandante dell’omicidio avvenuto nel 2008. (Nella foto il murale realizzato a San Giorgio in memoria del boss ucciso)

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Arriva la Dichiarazione dei diritti di Internet

Una carta che per il momento non ha alcun valore normativo, ma fissa le 14 regole sull’uso del web. Tra i punti anche il diritto all’OBLIO

Internet ha contribuito in maniera decisiva a ridefinire lo spazio pubblico e privato, a strutturare i rapporti tra le persone e tra queste e le Istituzioni. Ha cancellato confini e ha costruito modalità nuove di produzione e utilizzazione della conoscenza. Ha ampliato le possibilità di intervento diretto delle persone nella sfera pubblica. Ha modificato l’organizzazione del lavoro. Ha consentito lo sviluppo di una società più aperta e libera.Internet deve essere considerata come una risorsa globale e che risponde al criterio della universalità.

Si legge cosi nella bozza della “carta dei diritti di Internet” fortemente voluta dalla presidente della Camera Laura Boldrini e realizzata da una commissione presieduta dal giuristaStefano Rodotà. 

Questa Dichiarazione dei diritti in Internet è fondata sul pieno riconoscimento di libertà, eguaglianza, dignità e diversità di ogni persona.  Si legge nella bozza del progetto composto da 14 punti.

La garanzia di questi diritti è condizione necessaria perché sia assicurato il funzionamento democratico delle Istituzioni, e perché si eviti il prevalere di poteri pubblici e privati che possano portare ad una società della sorveglianza, del controllo e della selezione sociale. Internet si configura come uno spazio sempre più importante per l’autorganizzazione delle persone e dei gruppi e come uno strumento essenziale per promuovere la partecipazione individuale e collettiva ai processi democratici e l’eguaglianza sostanziale.

I principi riguardanti Internet tengono conto anche del suo configurarsi come uno spazio economico che rende possibili innovazione, corretta competizione e crescita in un contesto democratico.
Una Dichiarazione dei diritti di Internet è strumento indispensabile per dare fondamento costituzionale a principi e diritti nella dimensione sovranazionale.

Ecco i punti salienti della CARTA:

1.RICONOSCIMENTO E GARANZIA DEI DIRITTI

Sono garantiti in Internet i diritti fondamentali di ogni persona riconosciuti dai documenti internazionali, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dalle costituzioni e dalle leggi.
Tali diritti devono essere interpretati in modo da assicurarne l’effettività nella dimensione della Rete.

Il riconoscimento dei diritti in Internet deve essere fondato sul pieno rispetto della dignità, della libertà, dell’eguaglianza e della diversità di ogni persona, che costituiscono i principi in base ai quali si effettua il bilanciamento con altri diritti.

2.DIRITTO DI ACCESSO

Ogni persona ha eguale diritto di accedere a Internet in condizioni di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e aggiornate che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale.
Il diritto fondamentale di accesso a Internet deve essere assicurato nei suoi presupposti sostanziali e non solo come possibilità di collegamento alla Rete. L’accesso comprende la libertà di scelta per quanto riguarda sistemi operativi, software e applicazioni.

L’effettiva tutela del diritto di accesso esige adeguati interventi pubblici per il superamento di ogni forma di divario digitale – culturale, infrastrutturale, economico – con particolare riferimento all’accessibilità delle persone con disabilità.

3. NEUTRALITA’ DELLA RETE

Ogni persona ha il diritto che i dati che trasmette e riceve in Internet non subiscano discriminazioni, restrizioni o interferenze in relazione al mittente, ricevente, tipo o contenuto dei dati, dispositivo utilizzato, applicazioni o, in generale, legittime scelte delle persone.

La neutralità della Rete, fissa e mobile, e il diritto di accesso sono condizioni necessarie per l’effettività dei diritti fondamentali della persona. Garantiscono il mantenimento della capacità generativa di Internet anche in riferimento alla produzione di innovazione. Assicurano ai messaggi e alle loro applicazioni di viaggiare online senza discriminazioni per i loro contenuti e per le loro funzioni.

4. TUTELA DEI DATI PERSONALI

Ogni persona ha diritto alla protezione dei dati che la riguardano, per garantire il rispetto della sua dignità, identità e riservatezza.

I dati personali sono quelli che consentono di risalire all’identità di una persona e comprendono anche i dati identificativi dei dispositivi e le loro ulteriori elaborazioni, come quelle legate alla produzione di profili.
I dati devono essere trattati rispettando i principi di necessità, finalità, pertinenza, proporzionalità e, in ogni caso, prevale il diritto di ogni persona all’autodeterminazione informativa.

I dati possono essere raccolti e trattati solo con il consenso effettivamente informato della persona interessata o in base a altro fondamento legittimo previsto dalla legge. Il consenso è in via di principio revocabile. Per il trattamento di dati sensibili la legge può prevedere che il consenso della persona interessata debba essere accompagnato da specifiche autorizzazioni.

Il consenso non può costituire una base legale per il trattamento quando vi sia un significativo squilibrio di potere tra la persona interessata e il soggetto che effettua il trattamento.
Sono vietati l’accesso e il trattamento dei dati personali con finalità anche indirettamente discriminatorie.

5. DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE INFORMATIVA

Ogni persona ha diritto di accedere ai propri dati, quale che sia il soggetto che li detiene e il luogo dove sono conservati, per chiederne l’integrazione, la rettifica, la cancellazione secondo le modalità previste dalla legge. Ogni persona ha diritto di conoscere le modalità tecniche di trattamento dei dati che la riguardano.

Le raccolte di massa di dati personali possono essere effettuate solo nel rispetto dei principi e dei diritti fondamentali.
La conservazione dei dati deve essere limitata al tempo necessario, tenendo conto del principio di finalità e del diritto all’autodeterminazione della persona interessata.

6. INVIOLABILITÀ DEI SISTEMI E DOMICILI INFORMATICI

Senza l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria, nei soli casi e modi previsti dalla legge, è vietato l’accesso ai dati della persona che si trovino su dispositivi personali, su elaboratori remoti accessibili tramite credenziali da qualsiasi elaboratore connesso a Internet o simultaneamente su dispositivi personali e, in copia, su elaboratori remoti, nonché l’intercettazione di qualsiasi forma di comunicazione elettronica.

7. TRATTAMENTI AUTOMATIZZATI

Nessun atto, provvedimento giudiziario o amministrativo, decisione comunque destinata ad incidere in maniera significativa nella sfera delle persone possono essere fondati unicamente su un trattamento automatizzato di dati personali volto a definire il profilo o la personalità dell’interessato.

8. DIRITTO ALL’IDENTITÀ

Ogni persona ha diritto alla rappresentazione integrale e aggiornata della propria identità in Rete.
La sua definizione riguarda la libera costruzione della personalità e non può essere sottratta all’intervento e alla conoscenza dell’interessato.

L’uso di algoritmi e di tecniche probabilistiche deve essere portato a conoscenza delle persone interessate, che in ogni caso possono opporsi alla costruzione e alla diffusione di profili che le riguardano.
Ogni persona ha diritto di fornire solo i dati strettamente necessari per l’adempimento di obblighi previsti dalla legge, per la fornitura di beni e servizi, per l’accesso alle piattaforme che operano in Internet.

La definizione di un’identità in Internet da parte dell’amministrazione pubblica deve essere accompagnata da adeguate garanzie.

9. ANONIMATO

Ogni persona può comunicare elettronicamente in forma anonima per esercitare le libertà civili e politiche senza subire discriminazioni o censure.
Limitazioni possono essere previste solo quando siano giustificate dall’esigenza di tutelare un interesse pubblico e risultino necessarie, proporzionate, fondate sulla legge e nel rispetto dei caratteri propri di una società democratica.

Nei casi previsti dalla legge e con provvedimento motivato dell’autorità giudiziaria l’autore di una comunicazione può essere identificato quando sia necessario per garantire la dignità e i diritti di altre persone.

10. DIRITTO ALL’OBLIO

Ogni persona ha diritto di ottenere la cancellazione dagli indici dei motori di ricerca dei dati che, per il loro contenuto o per il tempo trascorso dal momento della loro raccolta, non abbiano più rilevanza.
Il diritto all’oblio non può limitare la libertà di ricerca e il diritto dell’opinione pubblica a essere informata, che costituiscono condizioni necessarie per il funzionamento di una società democratica. Tale diritto può essere esercitato dalle persone note o alle quali sono affidate funzioni pubbliche solo se i dati che le riguardano non hanno alcun rilievo in relazione all’attività svolta o alle funzioni pubbliche esercitate.

Se la richiesta di cancellazione dagli indici dei motori di ricerca dei dati è stata accolta, chiunque ha diritto di conoscere tali casi e di impugnare la decisione davanti all’autorità giudiziaria per garantire l’interesse pubblico all’informazione.

11. DIRITTI E GARANZIE DELLE PERSONE SULLE PIATTAFORME

I responsabili delle piattaforme digitali sono tenuti a comportarsi con lealtà e correttezza nei confronti di utenti, fornitori e concorrenti.
Ogni persona ha il diritto di ricevere informazioni chiare e semplificate sul funzionamento della piattaforma, a non veder modificate in modo arbitrario le condizioni contrattuali, a non subire comportamenti che possono determinare difficoltà o discriminazioni nell’accesso. Ogni persona deve in ogni caso essere informata del mutamento delle condizioni contrattuali. In questo caso ha diritto di interrompere il rapporto, di avere copia dei dati che la riguardano in forma interoperabile, di ottenere la cancellazione dalla piattaforma dei dati che la riguardano.

Le piattaforme che operano in Internet, qualora si presentino come servizi essenziali per la vita e l’attività delle persone, favoriscono, nel rispetto del principio di concorrenza, condizioni per una adeguata interoperabilità, in presenza di parità di condizioni contrattuali, delle loro principali tecnologie, funzioni e dati verso altre piattaforme.

12. SICUREZZA IN RETE

La sicurezza in Rete deve essere garantita come interesse pubblico, attraverso l’integrità delle infrastrutture e la loro tutela da attacchi esterni, e come interesse delle singole persone.
Non sono ammesse limitazioni della libertà di manifestazione del pensiero; deve essere garantita la tutela della dignità delle persone da abusi connessi a comportamenti negativi, quali l’incitamento all’odio, alla discriminazione e alla violenza.

13. DIRITTO ALL’EDUCAZIONE

Ogni persona ha diritto di acquisire le capacità necessarie per utilizzare Internet in modo consapevole e attivo. La dimensione culturale ed educativa di Internet costituisce infatti elemento essenziale per garantire l’effettività del diritto di accesso e della tutela delle persone.

Le istituzioni pubbliche promuovono attività educative rivolte alle persone, al sistema scolastico e alle imprese, con specifico riferimento alla dimensione intergenerazionale.
Il diritto all’uso consapevole di Internet è fondamentale perché possano essere concretamente garantiti lo sviluppo di uguali possibilità di crescita individuale e collettiva; il riequilibrio democratico delle differenze di potere sulla Rete tra attori economici, Istituzioni e cittadini; la prevenzione delle discriminazioni e dei comportamenti a rischio e di quelli lesivi delle libertà altrui.

14. CRITERI PER IL GOVERNO DELLA RETE

Ogni persona ha diritto di vedere riconosciuti i propri diritti in Rete sia a livello nazionale che internazionale.
Internet richiede regole conformi alla sua dimensione universale e sovranazionale, volte alla piena attuazione dei principi e diritti prima indicati, per garantire il suo carattere aperto e democratico, impedire ogni forma di discriminazione e evitare che la sua disciplina dipenda dal potere esercitato da soggetti dotati di maggiore forza economica.

La costruzione di un sistema di regole deve tenere conto dei diversi livelli territoriali (sovranazionale, nazionale, regionale), delle opportunità offerte da forme di autoregolamentazione conformi ai principi indicati, della necessità di salvaguardare la capacità di innovazione, della molteplicità di soggetti che operano in Rete, promuovendone il coinvolgimento in forme che garantiscano la partecipazione diffusa di tutti gli interessati. Le istituzioni pubbliche adottano strumenti adeguati per garantire questa forma di partecipazione.

In ogni caso, l’innovazione normativa in materia di Internet è sottoposta a valutazione di impatto sull’ecosistema digitale.
La gestione della Rete deve assicurare il rispetto del principio di trasparenza, la responsabilità delle decisioni, l’accessibilità alle informazioni pubbliche, la rappresentanza dei soggetti interessati.

L’accesso ed il riutilizzo dei dati generati e detenuti dal settore pubblico debbono essere garantiti e potenziati.
La costituzione di autorità nazionali e sovranazionali è indispensabile per garantire effettivamente il rispetto dei criteri indicati, anche attraverso una valutazione di conformità delle nuove norme ai principi di questa Dichiarazione.

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Dia, sequestro da 500 mila euro a Morabito: usuraio ritenuto vicino ai Santapaola
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Tragico scontro sulla statale 417, un morto Un ferito trasportato in elisoccorso al Cannizzaro
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Bronte, il punto nascita deve rimanere

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Calanna a Palermo per il punto nascite di Bronte

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Caso Crocetta, indagati i due collaboratori de L’Espresso autori dell’articolo sulla presunta intercettazione

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/27/caso-crocetta-indagati-i-due-collaboratori-de-lespresso-autori-dellarticolo-sulla-presunta-intercettazione/1912145/

Caso Crocetta, indagati i due collaboratori de L’Espresso autori dell’articolo sulla presunta intercettazione

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L’ex Presidente del Consorzio Sol Calatino Paolo Ragusa, indagato dalla Procura di Caltagirone, se qualcuno lo ha dimenticato Vi ricordo che e’ lo stesso soggetto che sta gestendo lo Sprar di Bronte

Pubblicato: lun 20 lug 2015

Cara Mineo, il sindaco di Mineo e altri quattro indagati dalla Procura di Caltagirone per una presunta parentopoli.

cara verzera

Estate rovente al Cara di Mineo e non solo per ragioni climatiche. Sul centro menenino si concentra il fuoco incrociato di tre Procure: quella di Roma per l’inchiesta Mafia Capitale, quella di Catania e quella di Caltagirone. Dopo le recenti dichiarazioni in Commissione Antimafia del procuratore Giovanni Salvi, dal 15 luglio alla guida della Procura di Roma, che ha denunciato la «finalizzazione al consenso elettorale di molte delle attività legate al Cara menenino», rivelando inoltre di aver «individuato contatti tra soggetti che possono fare riferimento a Cosa Nostra», sui quali si sta lavorando, e ventilando anche l’ipotesi di voto di scambio politico-mafioso ai sensi del 416-ter, piombano come un fulmine a ciel sereno, ma in verità annunciate da tempo, cinque informazioni di garanzia emesse dal Procuratore di Caltagirone Giuseppe Verzera, che sta indagando su una presunta parentopoli che riguarderebbe assunzioni sospette presso il Centro di accoglienza di Contrada Cucinella. Le ipotesi di reato sono, a vario titolo, istigazione alla corruzione e corruzione in atti d’ufficio.

Destinatari delle informazioni di garanzia sono, oltre al sindaco di Mineo Anna Aloisi, già presidente del Consorzio Calatino terra d’Accoglienza” che amministrava il Cara prima della messa in mora dopo le perquisizioni e gli avvisi di garanzia emessi dalla Procura etnea, l’ex primo cittadino Giuseppe Mario Mirata, l’ex presidente del Consorzio Sol Calatino Paolo Ragusa, il consigliere e assessore comunaleLuana Mandrà e l’ex assessore comunale Maurizio Gulizia. Nel mirino della Procura calatina ci sarebbero due episodi: un posto di lavoro nel Cara, poi rifiutato, alla fidanzata di un consigliere comunale di minoranza in cambio di un “trasloco”, armi e bagagli, alla maggioranza, e un’analoga offerta in cambio di un posto di assessore.

«Uno dei fascicoli – aveva detto Verzera ai nostri microfoni durante l’intervista che ci ha rilasciato nel mese di aprile scorso  – che ho attenzionato immediatamente quando mi sono insediato qui Caltagirone è stato il famoso appalto del Cara di Mineo. È un’inchiesta molto complessa, che assorbe moltissimo me e la polizia giudiziaria che mi coadiuva nell’inchiesta».

I provvedimenti emessi da Caltagirone, si aggiungono alle perquisizioni e agli avvisi di garanzia nei confronti dei sei nomi eccellenti indagati dalla Ptrocura di Catania per turbativa d’asta: assieme al faccendiere Luca Odevaine, il Sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione; Giovanni Ferrera direttore del Consorzio dei comuni “Calatino Terra d’Accoglienza”; Anna Alosi, presidente del Consorzio dei Comuni e Sindaco di Mineo; Paolo Ragusa presidente del Consorzio Sol. Calatino eAurelio Sinatra, sindaco di Vizzini e presidente dell’assemblea dei sindaci del Consorzio.

Il rapporto di collaborazione con la Procura calatina di Giuseppe Verzera è stato definito da Salvi, durante l’audizione in Commissione Antimafia,  “buono”, ma certo, man mano che l’inchiesta prosegue e si fa più complessa,  occorrerà in futuro definire meglio gli ambiti di competenza. «Abbiamo un buon rapporto di collaborazione – ha dichiarato – , ma indubbiamente c’è una sorta di alternativa perché all’inizio Caltagirone ha iniziato a occuparsi in via praticamente esclusiva del problema Cara visto che lì venivano commessi i reati ipotizzati. Noi – ha chiarito – abbiamo legato la fase della gestione, attraverso l’articolo 61, comma 2, cioè i reati finalizzati l’uno a commettere, e all’articolo 81 del codice penale, al primo degli appalti che è stato deliberato a Catania, quindi abbiamo attratto questa parte degli appalti». «Ora, però – ha ammesso Salvi -, sta emergendo dalle indagini un collegamento anche con quella parte che, invece, era certamente di competenza di Caltagirone, per cui stiamo lavorando insieme. Alla fine di questo lavoro valuteremo quale parte rimane di competenza di Caltagirone e quale parte è attratta da noi. Spero che questo avvenga in buon accordo, ma al momento stiamo lavorando insieme».

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ESCLUSIVO. Intervista al procuratore di Caltagirone Verzera sull’inchiesta Cara di Mineo

Pubblicato: ven 24 lug 2015

Ph Il Sette e Mezzo

Uno dei fascicoli che aveva attenzionato immediatamente – aveva confidato ai nostri microfoni il procuratore di Caltagirone Giuseppe Verzera durante l’intervista che ci ha rilasciato nel mese di aprile scorso  –¸ sin da quando si era insediato a Caltagirone, era quello relativo all’appalto milionario del Cara di Mineo. «Un’inchiesta molto complessa» – aveva aggiunto –, che assorbe moltissimo me e la polizia giudiziaria che mi coadiuva nell’inchiesta».

L’inchiesta è andata avanti ed è arrivata alla fase di conclusione delle indagini, con cinque informazioni di garanzia destinate al sindaco di Mineo Anna Aloisi, già presidente del Consorzio Calatino terra d’Accoglienza” che amministrava il Cara prima della messa in mora dopo le perquisizioni, all’ex primo cittadino Giuseppe Mario Mirata, all’ex presidente del Consorzio Sol Calatino Paolo Ragusa, al consigliere e assessore comunale Luana Mandrà e all’ex assessore comunale Maurizio Gulizia.

Il procuratore Verzera, ci ha concesso una lunga e articolata intervista sull’inchiesta della Procura calatina che cerca di far luce sul centro di accoglienza di Contrada Cucinella. Un’intervista a tutto campo: dalla compravendita di consiglieri per farli transitare dall’opposizione alla maggioranza – una sorta di baratto di posti in cambio di appoggio all’amministrazione -, all’appalto milionario, secondo Verzera «conferito ad personam»; alla commistione tra affari e politica: «un appalto di così rilevante importo, la gestione di somme di denaro ingentissime – ha dichiarato il procuratore – implicano che politici del posto facciano il possibile per poter governare un piccolo comune che gestisce una situazione economica così impressionante. E quindi è chiaro che la ricerca del consenso popolare per prendere la poltrona di sindaco di assessore sia fortissima».

L’INTERVISTA

Nel mirino della Procura calatina anche la gestione dei migranti: risulterebbero infatti dalle indagini«moltissimi migranti pagati pur non essendo presenti nella struttura». Un fiume di soldi, stanziati per l’accoglienza e finiti chissà dove. Sull’ipotesi di infiltrazioni mafiose avanzata da Salvi, Verzera chiarisce che questo aspetto dell’indagine è di competenza della Dda di Catania, ma in base alla sua esperienza maturata a Messina e Reggio Calabria, afferma che «a fronte di un appalto, di un giro di soldi di centinaia di milioni, è oltremodo verosimile ipotizzare che la mafia abbia interessi su questa vicenda». La Procura invece non si sta occupando dell’utilizzo di fondi provenienti dall’accoglienza e destinati illecitamente alle sagre paesane, in quanto non vi sono risultanze degne di nota riguardo a questo aspetto. Abbiamo infine chiesto se l’indagine verte anche sulla rete di Sprar gestita dalle stesse coop che hanno in carico il Cara menenino. «Su questo non posso rispondere», è stata la laconica risposta. Un silenzio più eloquente di una risposta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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