Caso Lupi, il Nuovo centrodestra vicino all’implosione

Troppe correnti. Nessuna guida. E tanti guai giudiziari: l’ultimo della lista è Lupi. Alfano sull’orlo di una crisi di partito. Stretto fra Cl, siciliani ed ex Forza Italia.

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17 Marzo 2015

Maurizio Lupi e Angelino Alfano.

(© Imagoeconomica) Maurizio Lupi e Angelino Alfano.

Per salvare Ercole Incalza e la sua struttura di missione sulle Grandi opere, il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, era pronto anche a far saltare il governo.
Lo rivelano gli atti dell’inchiesta della procura di Firenze che ha portato all’arresto del super burocrate dei Lavori pubblici e di altri tre manager, oltre all’iscrizione di 51 persone nel registro degli indagati.
SERVONO CHIARIMENTI. L’ex assessore del Comune di Milano non è tra questi, ma restano tutte da chiarire le motivazioni per cui alcuni degli imprenditori finiti in manette abbiano fatto generosi regali a lui e al suo secondogenito Luca.
Lupi dovrà però chiarire anche a livello politico, con i suoi compagni di partito, quali sarebbero stati i motivi di far saltare un esecutivo se la struttura del suo ministero fosse passata sotto il controllo diretto di Palazzo Chigi.
BATTAGLIERO AL TELEFONO. Il titolare delle Infrastrutture è stato intercettato il 16 dicembre 2014 mentre parlava proprio con Incalza.
I toni della conversazione sembrano battaglieri. Eppure solo 13 mesi prima aveva mollato il suo leader Silvio Berlusconi e Forza Italia per senso di responsabilità verso il Paese.
Ma un anno dopo tutto poteva andarsi a far benedire pur di non farsi sfilare l’organismo che si occupa, tra l’altro, di Expo e Mose.
RESA DEI CONTI INTESTINA. Sul punto specifico sono soprattutto i colleghi del Nuovo centrodestra ad aspettare una risposta.
Perché la lotta interna al gruppo di Angelino Alfano si è fatta sempre più aspra, al limite della deflagrazione.
E se per ora la componente (forte) di Comunione e liberazione ha retto colpo su colpo gli attacchi degli oppositori interni, questa nuova ondata di intercettazioni rischia di aprire una frattura che in pochi immaginano possa essere sanata con semplici chiarimenti del caso.

Tante anime nel partito, nessuna guida: le carte le fa il Pd di Renzi

Quagliariello, Boschi, De Girolamo e Cicchitto.

Quagliariello, Boschi, De Girolamo e Cicchitto.

Secondo quanto ricostruito daLettera43.it, oggi nel Ncd convivono sotto lo stesso tetto diverse anime, separate e con mire diametralmente opposte: i già citati ciellini, con Lupi in testa e Roberto Formigoni a seguire (tra i due comunque non ci sarebbe grande feeling), i siciliani di rito alfaniano, i siciliani di rito schifaniano, i berlusconiani alla Nunzia De Girolamo, i fedelissimi dell’ex sottosegretario Antonio Gentile, i “neo renziani” tipo Beatrice Lorenzin, i socialisti ex forzisti come Fabrizio Cicchitto e Maurizio Sacconi e gli indipendenti che ancora non hanno trovato una collocazione specifica.
Ognuna di queste aree pretende in teoria di avere il dominio assoluto del partito, mentre nella pratica di tutti i giorni sono quasi sempre Matteo Renzi e il Pd a dare le carte e il Nuovo centrodestra ad adeguarsi.
SCONFITTI SU MATTARELLA. L’esempio più lampante di questa condizione èl’elezione del nuovo capo dello Stato, Sergio Mattarella.
Allora fu proprio Lupi il primo a saltare dalla sedia, tuonando: «Renzi da segretario del Partito democratico ha fatto una scelta su un nome autorevole che ha compattato il Pd. Però non può chiedere a noi e a tutta l’area dei popolari di seguire questa scelta sbagliata che ha portato a indicare Mattarella. Per cui noi voteremo scheda bianca».
SACCONI E SALTAMARTINI VIA. Alla fine le cose andarono per il verso giusto al premier, e il ministro, per protesta, decise di non accomodarsi ai banchi del governo nel giorno del suo insediamento davanti alle Camere riunite, mentre Sacconi si dimise da capogruppo in Senato e Barbara Saltamartini abbandonò il gruppo.

Da Formigoni ad Aiello, un lungo elenco di guai giudiziari

Roberto Formigoni, ex governatore della Lombardia.

(© ImagoEconomica) Roberto Formigoni, ex governatore della Lombardia.

Furono i primi seri scricchiolii, sintomo di una debolezza strutturale del Nuovo centrodestra.
Oltre ai guai politici, il partito di Alfano deve fare i conti anche con quelli giudiziari.
La lista degli indagati, infatti, è lunga.
A partire proprio da Lupi, finito sotto inchiesta per abuso d’ufficio da parte della procura di Cagliari in seguito alla nomina di Piergiorgio Massidda a commissario straordinario dell’Autorità portuale del capoluogo sardo.
DE GIROLAMO NELLA ‘LISTA’. Il ministro, comunque, è in buona compagnia di altri nomi eccellenti, come quello di Roberto Formigoni, indagato per corruzione a Milano, del sottosegretario Giuseppe Castiglione per abuso d’ufficio e turbativa d’asta a Catania, della capogruppo alla Camera, Nunzia De Girolamo, per truffa, abuso d’ufficio e turbativa d’asta a Benevento, del senatore Piero Aiello per voto di scambio aggravato dalle modalità mafiose a Catanzaro, del vice presidente della commissione Politiche dell’Unione europea della Camera, Paolo Tancredi, per la cosiddetta “rifiutopoli” di Pescara, del presidente della commissione Bilancio del Senato, Antonio Azzollini, per truffa ai danni dello Stato e associazione per delinquere a Trani.
LA FIGURACCIA DI GENTILE. E, dulcis in fundo, di Antonio Gentile coinvolto nella inquietante vicenda del giornale l’Ora della Calabria, per la quale fucostretto a rinunciare al sottosegretariato ai Trasporti in sole 48 ore dalla nomina.
LUPI SOGNA MILANO 2016. Insomma, di nodi da sciogliere nel Ncd ce ne sono davvero tanti (specialmente adesso che dalla fusione con l’Udc di Pier Ferdinando Casini è nata la nuova Area popolare), e Lupi è sicuramente uno dei più urgenti.
A Milano, infatti, si vota nella primavera del 2016 e se davvero il ministro appassionato di Adriano Celentano vuole candidarsi alla guida di Palazzo Marino, dovrà cercare di serrare le fila innanzitutto del suo partito per avere reali chance di battere il sindaco uscente, Giuliano Pisapia, e soprattutto il duo Berlusconi-Salvini.

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La De Girolamo umilia Ncd: ormai è come il Grande fratello

L’ex capogruppo denuncia: “Mi hanno sfidato senza votare perché voglio un centrodestra unito con Berlusconi”. Solidarietà da Fi

Roma – «Ncd come il Grande fratello. Nominata da Alfano sono dovuta uscire dalla “casa” per le mie idee».

Su Twitter Nunzia De Girolamo ironizza sulle modalità della sua «defenestrazione» da capogruppo di Ncd e il passaggio di testimone con Maurizio Lupi.

L’attenzione si concentra soprattutto sulle anomalie della sua rimozione. «Mi hanno sfiduciato senza votare poiché non è gradita la mia linea alternativa a Renzi e per un centrodestra unito», scrive ringraziando per la solidarietà la deputata di Forza Italia, Elvira Savino convinta che la sua, più che una sostituzione, sia stata «un’epurazione». L’ormai ex capogruppo sfoga tutta la sua delusione dialogando con chi, su Twitter, le esprime solidarietà. «Speriamo solo di poter ricostruire, tutti insieme, un’alternativa a Renzi», risponde ad Alessandra Gallone, assessore di Forza Italia a Bergamo. Mentre all’account «Ncd Roma», che parla di «progetto fallito» riferendosi alla nuova formazione centrista, De Girolamo sottolinea: «Per questo ho chiesto di cambiare linea, ma avete visto le reazioni…». Anche Maurizio Gasparri detta il suo elogio: «Non si piega a Matteo Renzi. Perde l’incarico ma altri perdono di più: la dignità». E l’ex Ncd, Antonio Caridi scrive: «De Girolamo epurata dalla coppia Alfano-Renzi, senza alcuna votazione democratica, solo perché non conforme ai diktat del presidente del Consiglio. Ncd ormai una costola del Pd».

Il disappunto, l’amarezza e la delusione non sono legate soltanto all’impossibilità di incarnare all’interno di Ncd una linea meno schiacciata sul governo Renzi e più incline alla ricostituzione del centrodestra, ma anche al modo in cui si è proceduto al cambio di capogruppo. Perché se Angelino Alfano fa sapere che Maurizio Lupi è stato eletto «per acclamazione e con piena condivisione della linea politica da parte dell’assemblea dei deputati», in realtà non c’è stata nessuna elezione o votazione bensì solo una comunicazione della decisione a una platea all’interno della quale non sono mancati interventi critici o polemici. Tra questi quello di Fabrizio Cicchitto che ha sottolineato la sostanziale irrilevanza e l’incapacità degli esponenti di governo di incidere, a partire dalle questioni di politica economica.

Nunzia De Girolamo per il momento resta in Ncd. Non prenderà decisioni a caldo, ma valuterà il da farsi dopo le Regionali. Non c’è dubbio, però, che i suoi moniti trovino ascolto e corrispondenza soprattutto lontano dalle poltrone di Montecitorio e Palazzo Madama e vengano apprezzati dalla dirigenza locale preoccupata per la trasformazione di Ncd in una formazione di centrosinistra. La profezia espressa dalla De Girolamo durante la riunione è forte: «Questo è un lento suicidio, così fra qualche mese spariremo». «Non mi sono dimessa, ha deciso Alfano. Vengo sostituita perché continuo a dire che il centrodestra non può stare con Renzi e che si costruisce il centrodestra anche con Berlusconi». Il partito è ancora alle prese con una serrata discussione interna e spera sempre in un ministero delle Regioni arricchito almeno dal portafoglio dei Por (i piani di investimento le regioni). Non è chiaro, però, se Renzi concederà il suo via libera.

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BRONTE: DUE NUOVI GRUPPI NEL CONSIGLIO COMUNALE. Articolo datato 19/02/2014

cons com  bronteDue nuovi gruppi consiliari nel Consiglio comunale di Bronte. Si è costituito il gruppo dell’Ncd “Nuovo centro destra”. Ne fanno parte i consiglieri Salvatore Gullotta, Alfio Paparo, Giancarlo Luca, Thomas Cuzzumbo, Nunzio Saitta, Rosario Lanzafame, Angelica Prestianni e Daniele Scalisi che è stato nominato capogruppo. Durante la stessa seduta si è costituito il nuovo gruppo consiliare “Insieme per Firrarello sindaco” composto da Massimo Castiglione e Gino Prestianni nominato capogruppo. Il consigliere Maurizio Fichera, eletto nelle fila del Pdl, invece, si è dichiarato indipendente: “Non faccio parte – ci dice – nelle della maggioranza, ne dell’opposizione. Valuterò di volta in volta gli atti da votare, sempre nell’interesse della comunità”. Questa la dichiarazione del neocapogruppo Daniele Scalisi, inviata a questo Ufficio stampa che si inoltra integralmente:

Ringrazio i colleghi consiglieri per la fiducia che mi è stata accordata. Consapevole delle responsabilità insite nel nuovo ruolo, dedicherò il massimo impegno per affrontare con equilibrio e moderazione il compito che mi è stato assegnato, indirizzando gli sforzi al servizio di tutti i cittadini. E’ intenzione del nostro gruppo proseguire e rafforzare l’azione di apertura al dialogo nella convinzione che rappresenti la strada maestra per compiere scelte oculate e razionali. Un plauso all’azione di governo dell’Amministrazione Firrarello, forte delle tantissime iniziative che hanno portato, nella nostra cittadina, innovazioni e risorse non indifferenti, in grado di contribuire ad alleviare in disagio economico in cui ci troviamo. Al Sindaco ed alla Giunta rinnoviamo il nostro appoggio incondizionato.  La stima personale che ci lega al nostro Sindaco e al Sottosegretario Giuseppe Castiglione è la motivazione principale che ha portato in nostro gruppo ad aderire al Nuovo Centro Destra. Oltre la stima, condividiamo le scelte della nuova formazione politica, ed in primis il rispetto della volontà popolare, che ritiene necessaria la stabilità di Governo nella convinzione che non c’è tempo da perdere per attuare il processo di riforme di cui il paese ha bisogno. Condividiamo in pieno le scelte del ministro Angelino Alfano che pone la famiglia al centro dell’azione politica e le linee programmatiche sui temi del lavoro, della dignità della persona, delle libertà e della giustizia. Un progetto coraggioso e innovativo quale è il Nuovo Centro Destra rispecchia il nostro modo di fare politica, esclusivamente rivolto al principio sturziano delle ricerca ed attuazione del bene comune”.  

L’Addetto stampa Gaetano Guidotto

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Nuovo Centrodestra, oltre un terzo dei parlamentari nei guai con la giustizia. Diciannove su 54, il 35 per cento. Tanti sono i deputati e senatori del partito di Alfano che hanno avuto a che fare con la magistratura. Per abuso d’ufficio, turbativa d’asta e persino per concorso esterno in associazione mafiosa. Condannati, assolti o archiviati. Ecco una rassegna

Nuovo Centrodestra, oltre un terzo dei parlamentari nei guai con la giustizia
Dall’abuso d’ufficio alla turbativa d’asta fino al concorso esterno in associazione mafiosa. Reati da brivido quando toccano l’onorabilità e la fedina penale di un uomo politico. E non sono le uniche macchie. Riguardano i Nuovo centrodestra finiti a vario titolo nelle maglie della giustizia. Qualcuno è stato assolto, qualcun altro archiviato. Ma c’è anche chi è stato condannato. Il caso di Maurizio Lupi – peraltro non indagato – è solo l’ultima vicenda che investe un partito che in un anno e mezzo di vita ha già collezionato tanti incidenti di percorso. Che hanno portato nelle aule dei tribunali e agli onori delle cronache 19 parlamentari su 54. Il 35%. Percentuale che non cambia molto se si prende in considerazione l’intero gruppo parlamentare che, sia alla Camera che al Senato, unisce gli eletti del partito del ministro degli Interni Angelino Alfano a quelli dell’Udc di Pier Ferdinando Casini: in questo caso su 69 iscritti, i parlamentari attenzionati dalla magistratura salgono a 23, cioè il 33% del totale. Tanti, troppi, se consideriamo che nella squadra del governo di Matteo Renzi il Nuovo centro destra sta giocando un ruolo importantissimo sul fronte giustizia. Può infatti contare su un viceministro, Enrico Costa, titolare della carica proprio nel ministero di via Arenula guidato da Andrea Orlando (Pd). E poi sul relatore del disegno di legge anticorruzione, impantanato da due anni al Senato: Nico D’Ascola, ex forzista – già avvocato di Claudio Scajola eGianpaolo Tarantini – passato nel novembre 2013 proprio nelle file del Ncd. Ma chi sono tutti questi politici? Ilfattoquotidiano.it li ha passati in rassegna.

PIERO AIELLO: senatore. È stato consigliere regionale in Calabria dal 1995 al 2013, passando dal Ccd a Forza Italia per poi finire in Ncd. Nel 2013 è entrato per la prima volta al Senato, eletto nelle liste del Popolo della libertà. Nel luglio dello stesso anno viene coinvolto in un’inchiesta in cui è accusato di aver favorito la cosca mafiosa dei Giampà in cambio di voti. Per due volte il gip ha respinto la richiesta di arresto. Nel febbraio 2015 la Direzione distrettuale antimafia ha chiesto il rinvio a giudizio. “Ho affrontato, negli anni, numerosissime campagne elettorali senza mai promettere e/o accettare nulla e di questo possono esserne testimoni tutti”, si è sempre difeso.

ANTONIO AZZOLLINI: senatore, presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama. Avvocato, classe 1953, passa dai Verdi al Pci-Pds fino al Partito popolare. Nella sua carriera politica ci sono poi, nell’ordine, Forza Italia, Pdl eNuovo centrodestra. I suoi guai giudiziari, invece, iniziano nell’ottobre 2013 quando la Procura di Trani lo iscrive nel registro degli indagati nell’inchiesta sui lavori di ampliamento del porto di Molfetta, città di cui è stato sindaco dal 2006 al 2012. I reati ipotizzati sono associazione per delinquere, abuso d’ufficio, reati ambientali, truffa e falso. Per gli inquirenti l’ex primo cittadino avrebbe avallato l’opera pur sapendo che i costi iniziali sarebbero lievitati per la bonifica dei fondali marini, con un giro d’affari di circa 150 milioni. A dicembre 2014 Azzollini ha però trovato un solido supporto nei colleghi senatori: l’Aula ha negato alla Procura la possibilità di usare le intercettazioni telefonicheche lo riguardano.

MAURIZIO BERNARDO: senatore. Un passato nel Pdl, già noto alle cronache per l’omonimo “lodo” che, inserito nel disegno di legge anticrisi nel 2009, limitava l’azione della Corte dei Conti per danno erariale nei confronti di funzionari pubblici infedeli. Nel 2005, quando era assessore regionale lombardo alle Risorse idriche e ai servizi di pubblica utilità, Bernardo è stato indagato pertraffico illecito di rifiuti. Accusa da cui è stato prosciolto nel 2007.

GIOVANNI BILARDI: senatore. È entrato nel consiglio comunale di Reggio Calabria nel 1993, restandoci per 14 anni e facendo la trafila: Partito socialdemocratico, Ccd, Ppi e Margherita. Nel 2007 fa il salto di qualità: è nominato assessore a Reggio Calabria. Approda al Senato nel 2013 ma nel frattempo ha cambiato casacca: viene eletto col Pdl. Sul suo conto c’è un avviso di garanzia per l’ipotesi di reato di peculato nell’ambito dell’inchiesta sulle “spese pazze” al Comune.

GIUSEPPE CASTIGLIONE: deputato e sottosegretario all’Agricoltura. È indagato con l’accusa di turbativa d’asta e abuso d’ufficio nell’inchiesta sull’appalto da 97 milioni di euro per la gestione del centro rifugiati di Mineo (Catania), assegnato nel 2014 con un ribasso dell’1%. Finendo così sotto la lente d’ingrandimento dell’Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone. Il nome di Castiglione, che pure lo scorso anno non ricopriva incarichi pubblici in Sicilia, è stato tirato in ballo da Luca Odevaine, uomo chiave di “Mafia Capitale”. Nel 2012, da presidente della provincia di Catania, Castiglione ha gestito l’emergenza migranti affidando l’appalto ad un consorzio con sede in un ufficio affittato da un altro esponente di Ncd, Giovanni La Via. La sua iscrizione nel registro degli indagati è quindi un atto dovuto. Nel 1999, inoltre, Castiglione è stato arrestato  nell’inchiesta sull’ospedale Garibaldi di Catania. L’accusa: aver favorito imprese vicine a Cosa Nostra. Condannato a dieci mesi in primo grado per turbativa d’asta, è stato assolto in appello.

FABRIZIO CICCHITTO: deputato. Tessera 2232 della loggia P2, dopo diciotto anni passati in Parlamento col Partito socialista, nel 1999 si trasferisce in Forza Italia prima di sposare gli ideali diNcd dopo la fine del Pdl. Nel 2009  Cicchitto è indagato perricettazione dalla procura di Pescara in seguito alla pubblicazione del memoriale della ex moglie del parlamentare azzurro Sabatino Aracu. La donna raccontò ai magistrati che Aracu avrebbe consegnato all’allora capogruppo berlusconiano “somme certamente non inferiori a 500mila euro anche per sostenere la propria candidatura”. Un’accusa dalla quale Cicchitto è stato in seguito prosciolto.

FRANCESCO COLUCCI: senatore. È il parlamentare più longevo. Le cronache raccontano che ha varcato la soglia di Montecitorio nel 1972 grazie al Partito socialista italiano, per il quale ricoprì anche l’incarico di sottosegretario. Negli anni Novanta è stato accusato di tangenti per “corruzione elettorale”. Nel 1999 è però arrivata l’assoluzione: la prima sezione della corte d’Appello di Milano lo ha giudicato innocente. In quel caso a difenderlo ci ha pensato l’avvocato Umberto Del Basso De Caro, ex socialista ora nel Pd, attuale sottosegretario alle Infrastrutture, pluricitato nella recente inchiesta che ha portato all’arresto Ercole Incalza.

NUNZIA DE GIROLAMO: deputato, capogruppo alla Camera. Entra in Parlamento nel 2008 col Pdl. Cinque anni dopo diventa ministro dell’Agricoltura del governo Letta e in seguito, nonostante un passato da berlusconiana di ferro, aderisce a Ncd. La sua ascesa subisce una battuta d’arresto nel gennaio 2014. I fatti che la vedono coinvolta risalgono al 2012: nel corso di alcune conversazioni con Michele Rossi e Felice Pisapia, rispettivamente manager e direttore amministrativo della Asl di Benevento, la parlamentare campana avrebbe cercato di imporre le proprie nomine nell’azienda sanitaria. Messa sotto accusa, decide di rassegnare le dimissioni affermando però di essere vittima di un “linciaggio mediatico”.Iscritta nel registro degli indagati con l’ipotesi di abuso di ufficio.

ULISSE DI GIACOMO: senatore. Dopo due anni come assessore alla Salute nella Regione Molise, viene eletto al Senato nel 2008 col Pdl. Il suo nome è salito agli onori della cronaca quando è subentrato a Silvio Berlusconi in seguito al voto sulla decadenza del leader forzista. Dopo la scissione del Pdl ha scelto il Nuovo centrodestra contribuendo a rafforzare i numeri della maggioranza di governo. In passato è stato messo sotto indagine nell’ambito dell’inchiesta sulla Turbogas di Termoli, ma la sua posizione è stata archiviata.

ROBERTO FORMIGONI: senatore. A gennaio l’ex presidente della Lombardia è stato condannato in primo grado perdiffamazione (pena sospesa) per aver definito i Radicali “criminali e maestri di manipolazione”. I suoi problemi con la giustizia non si fermano certo qui: Formigoni è infatti imputato nel processo che lo vede accusato di associazione a delinquere e corruzione in un filone dell’inchiesta sulla sanità lombarda.Secondo i pubblici ministeri avrebbe garantito protezione alla fondazione Maugeri, attiva nel settore della riabilitazione sanitaria nella Regione guidata in passato dal “Celeste”. Già in precedenza, comunque, Formigoni è finito a processo. Nel 2002 è statorinviato a giudizio per un’inchiesta sulla bonifica di Cerro(Milano), da cui è stato assolto sia in primo grado che in appello. Nel 2009 ha ricevuto un avviso di garanzia per lo sforamento dei limiti di concentrazione delle polveri sottili in Lombardia. La sua posizione è stata archiviata.

VINCENZO GAROFALO: deputato. Classe 1958, è stato uno dei fondatori della costola messinese di Forza Italia, per la quale ha ricoperto il ruolo di coordinatore provinciale dal 2001 al 2005. Poi, nel 2013, il passaggio a Ncd. Nel 2008, un anno dopo aver concluso l’esperienza di presidente dell’Autorità portuale di Messina (2003-2007), Garofalo è stato indagato per omicidio colposo plurimo. La causa: il suicidio di una donna che nel 2003, a bordo della sua auto, si lanciò insieme ai figli nelle acque del porto della città siciliana. Secondo il magistrato, se l’area fosse stata messa in sicurezza il terribile gesto non sarebbe stato compiuto. Nel 2012 Garofalo è poi stato assolto.

CARLO GIOVANARDI: senatore. L’ex ministro per i Rapporti con il Parlamento del secondo e terzo governo Berlusconi è noto per le sue dichiarazioni spericolate. Una di queste gli è costata unadenuncia per diffamazione. Nel corso di una puntata della Zanzara (Radio24), parlando della morte del giovaneFederico Aldrovandi, disse che nella foto che ritrae il giovane privo di vita la “macchia rossa che è dietro (la testa, ndr) è un cuscino, non è sangue”. Gli atti del procedimento sono stati inviati al Senato, che dovrà pronunciarsi per far proseguire o bloccare l’iter. Lui si è sempre difeso: “Non ho mai detto che la foto è modificata”.

MAURIZIO LUPI: deputato, ex ministro delle Infrastrutture.Dimessosi dal governo Renzi per il caso Incalza, uomo di punta diComunione e Liberazione, aveva già ricevuto in passato due avvisi di garanzia. Il primo nell’ambito dell’inchiesta “Cascina”, quando contro di lui era stato ipotizzato il reato di abuso d’ufficio per aver dato la Cascina San Bernardo in concessione alla Compagnia delle Opere. Fatti che riguardano il periodo in cui Lupi era assessore allo Sviluppo del territorio al Milano (1997-2001). Il procedimento si è chiuso con il proscioglimento nell’udienza preliminare perché “il fatto non sussiste”. Nel 2014, poi, viene indagato dalla Procura di Tempio per una nominaai vertici dell’Autorità portuale del Nord Sardegna e di Cagliari. “Ho seguito le procedure”, le parole di Lupi. A Cagliari il processo è statoarchiviato.

ANTONINO MINARDO: deputato. Nipote di Riccardo Minardo, noto alle cronache per essere stato arrestato nel 2011 con l’accusa di associazione a delinquere e truffa ai danni dello Stato, Antonino è stato condannato in Cassazione a 8 mesi di reclusione per abuso d’ufficio. I fatti risalgono a quando l’ex assessore provinciale allo Sport di Ragusa era presidente del Consorzio autostrade siciliane e riguardano la nomina illegittima dell’allora direttore generale dell’ente, effettuata senza selezione né utilizzo del personale già presente al suo interno.

BRUNO MANCUSO: senatore.Sindaco di Sant’Agata di Militello (Messina) dal 2004 al 2013, è approdato al Senato per la prima volta in questa legislatura. I suoi precedenti con la giustizia risalgono a un presunto reato di voto di scambio in occasione delle Amministrative del 2009. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 8 mesi di reclusione e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. Ma il 29 ottobre 2013 Mancuso è stato assolto perché “il fatto non sussiste”. Dal 2014 il senatore è stato invece indagato per associazione a delinquere finalizzata al falso in una inchiesta della procura di Patti su un giro di appalti sospetti (“Operazione Camelot”) per un centinaio di milioni di euro e rinviato a giudizio. Prima udienza il 19 maggio.

ALESSANDRO PAGANO: deputato. Siciliano doc, è stato assessore al Bilancio e ai Beni culturali della prima giunta regionale di Totò Cuffaro. Nato politicamente in Forza Italia (della quale in passato ha guidato la macchina organizzativa sull’isola), nel 2008 è eletto per la prima volta alla Camera con il Pdl. A novembre 2013, dopo essere stato riconfermato a Montecitorio, passa a Ncd. L’anno prima però è stato condannato in appello a 5 mesi e dieci giorni per concorso in abuso d’ufficio. Secondo l’accusa, fra il 2007 e il 2008 Pagano avrebbe fatto pressioni sui dirigenti dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta per la nomina di un primario. Nel 2014 il deputato è stato assolto in Cassazione.

VINCENZO PISO: deputato. Uomo forte del centrodestra a Roma, è stato coinvolto nel Laziogate, l’inchiesta sul presunto boicottaggio della lista di Alessandra Mussolini alle elezioni regionali del 2005 poi vinte dal centrosinistra. All’epoca dei fatti era vicepresidente del consiglio comunale di Roma e venne indicato come possibile complice del leader della Destra Francesco Storace. Per Piso, però, è arrivata l’assoluzione sia in primo grado che in appello.

RENATO SCHIFANI: senatore, capogruppo a Palazzo Madama. Ex democristiano, nel 1995 entra in Forza Italia e dopo aver fatto il consigliere comunale a Palermo diventa senatore. Nel 2008 viene eletto presidente del Senato, ma all’ascesa politica corrisponde anche l’avvio di una inchiesta a suo carico. Schifani viene infatti indagato per concorso esterno in associazione mafiosa per una vicenda che risale agli anni che precedono il suo ingresso in Parlamento, quando era avvocato esperto di diritto amministrativo. A ottobre 2014 la sua posizione viene definitivamente archiviata. Anche se con molta fatica. Nelle motivazioni il gip Vittorio Anania scrive infatti che “sono emerse talune relazioni con personaggi inseriti nell’ambiente mafioso o vicini a detto ambiente nel periodo in cui lo Schifani era attivamente impegnato nella sua attività di legale civilista ed esperto in diritto amministrativo”. Tali relazioni che però “non assumono un livello probatorio minimo per sostenere un’accusa in giudizio tanto più che, a prescindere dalla consapevolezza dell’indagato dell’effettiva caratura mafiosa dei suoi interlocutori, tali condotte si collocano per lo più in un periodo ormai lontano nel tempo (primi degli anni Novanta). Fatti per i quali opererebbe, in ogni caso, la prescrizione”.

PAOLO TANCREDI: deputato. Dal consiglio comunale di Teramo a Montecitorio passando per Palazzo Madama. Sempre grazie a Forza Italia. La sua passione per Berlusconi si è interrotta con la fine del Popolo della Libertà. E così Tancredi ha abbracciato il progetto di Angelino Alfano. Nel 2010, quando era senatore, è stato indagato per corruzione nell’inchiesta sulla costruzione dell’inceneritore di Teramo. Il “no” all’utilizzo delle intercettazioni arrivato dall’Aula della Camera ha comunque impedito l’accelerazione del procedimento a suo carico.

PIETRO LANGELLA: senatore. Infine il caso di un parlamentare a carico del quale non risultano problemi diretti con la giustizia e per questo non conteggiato nelle nostre statistiche. Il nome della sua famiglia è però legato alla storia della camorra. Suo padre Giovanni era infatti un boss della zona vesuviana e fu ucciso nel 1991 in un agguato davanti ad un bar. Si trattò di un regolamento di conti. Langella jr, eletto nelle liste del Popolo della Libertà, ha sempre chiesto “di essere giudicato per i fatti, non per la mia parentela, perché non è giusto che le colpe dei padri debbano ricadere in eterno su figli e nipoti”. Rivendicando così la fedina penale pulita.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/21/centro-destra-dei-parlamentari-guai-giustizia/1525633/

Twitter: @SteI @GiorgioVelardi

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Peculato:arrestato medico legale nisseno

Con l’accusa di peculato i carabinieri hanno arrestato a San Cataldo (Cl) Vito Claudio Maria Milisenna, 58 anni, direttore del dipartimento di medicina Legale dell’Asp di Caltanissetta.

L’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari è stata, emessa dal Gip del tribunale nisseno. Secondo gli investigatori l’indagato avrebbe, da maggio 2013 a febbraio 2015, “percepito indebitamente somme di denaro effettuando prestazioni in regime di intramoenia per consulenze medico-legali”.

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Guerrina Piscaglia, arrestato il frate: padre Gratien accusato di omicidio

Guerrina Piscaglia, arrestato il frate: padre Gratien accusato di omicidio

Cronaca
Padre Gratien Alabi, il frate congolese indagato per la scomparsa di Guerrina Piscaglia, della quale non si ha più traccia da un anno è stato arrestato a Roma per essere trasferito a Arezzo a disposizione del pm Marco Dioni che indaga sulla scomparsa della donna da Ca’ Raffaello, frazione di Badia Tedalda (in provincia di Arezzo). Guerrina Piscaglia è scomparsa dal primo maggio 2014. Il gip Piergiorgio Ponticelli ha firmato l’ordinanza e i carabinieri hanno fermato il religioso a Roma, in un monastero nel quale padre Gratien si trovava da alcune settimane.

Padre Alabi, che in paese veniva chiamato padre Graziano, è accusato di omicidio e occultamento di cadaverel’imputazione contestata al religioso: “Rilascerò dichiarazioni – commenta l’avvocato del frate Luca Fanfani – solo quando conoscerò le motivazioni che hanno portato il gip a firmare l’ordinanza”.

Il mandato di arresto era stato richiesto dalla Procura il 23 febbraio motivandolo con il pericolo di fuga. Nei confronti del frate, infatti, era stata disposta la misura del divieto di espatrio per il reato di favoreggiamento che però sarebbe scaduto il 25 aprile. Alla base della richiesta della misura di custodia cautelare in carcere ci sono – secondo quanto riferiscono fonti giudiziarie all’Ansa – nuovi e importanti elementi.

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BRONTESE EVADE DALLA COMUNITA’ ALLOGGIO: ARRESTATO

SPITALERI Vito , Bronte 26.1.1967

ACI SANT’ANTONIO. E’ stato arrestato con l’accusa di evasione il 48enne di Bronte Vito Spitaleri. L’uomo, sottoposto agli arresti domiciliari nella comunità alloggio Villa Sant’Antonio di Aci Sant’Antonio, è stato sorpreso questa mattina da una pattuglia dei carabinieri della locale stazione mentre si trovava in piazza Maggiore, in palese violazione della misura restrittiva cui era sottoposto. L’arrestato, in attesa del giudizio per direttissima, è  stato ricollocato ai domiciliari nella medesima struttura.

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Csm propone Salvatore Scalia come Pg a Catania

Al posto di Giovanni Tinebra, andato in pensione. La valutazione deve adesso passare dal voto del plenum

Giovanni Tinebra
Giovanni Tinebra

CATANIA – La quinta commissione del Consiglio superiore della magistratura ha proposto, all’unanimità, l’Avvocato generale Salvatore Scalia al ruolo di Procuratore generale di Catania al posto di Giovanni Tinebra, andato in pensione. La valutazione deve adesso

Scalia nuovo Pg di Catania Plenum vota all'unanimità

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La societa’ brontese Romano Vincenzo e C. Sas fa razzia di premi portando il paese di Bronte in una vetrina internazionale. Caro Sindaco Firrarello ma dopo tutti questi premi che una ditta brontese sta conquistando Lei quando gli deve riconoscere i giusti meriti? Perché in tutti questi anni non ha ringraziato pubblicamente questa realta’ brontese? Non capisce che a parte il pistacchio si puo’ incrementare anche l’olio di qualità? Comunque oramai il suo tempo amministrativo e’ finito vuol dire che sara’ la prossima amministrazione a riconoscere i giusti meriti alla ditta.

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ROMANO VINCENZO & C S.A.S

Contrada  Corvo – S. Nicola

95034 Bronte Ct

Tel/Fax +39 (0)957723200

PASQUALE ROMANO

+393289670509

18 aprile 2015 ore 18,30 momenti di grande emozione ricevere tre premi nello stesso giorno alla stessa ora

ISOLA DELLA SCALA (VR) Giovanni Rana e Elisabetta Gardini ci consegnano per il secondo anno consecutivo il premio del concorso oleario internazionale AIPO D’ARGENTO 2015
1° CLASSIFICATO CATEGORIA MONOVARIETALE fruttato intenso etichetta
“ROMANO”

GALLIPOLI (LE) premiazione concorso oleario nazionale “L’ORO D’ITALIA” 2015
3° CLASSIFICATO CATEGORIA MONOVARIETALE fruttato medio etichetta
“LE SCIARE”

GALLIPOLI (LE) premiazione concorso oleario internazionale “L’ORO DEL MEDITERRANEO” 2015
3° CLASSIFICATO CATEGORIA MONOVARIETALE fruttato medio etichetta

“LE SCIARE”

Saluti

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Visitando l’antica Dolceria di Bronte dei F.lli Di Vincenzo si scoprono foto bellissime

Inviato da iPhone

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